Tutti i post della categoria: In evidenza

Imu, cedolare secca, case fantasma

postato il 25 Luglio 2010

I tre punti cardine su cui si gioca il futuro immobiliare italiano

Il mondo immobiliare italiano in questi giorni è stato al centro della politica finanziaria nazionale, anzi si può dire che è uno dei campi principali su cui si gioca buona parte della sopravvivenza del governo interessando anche le tasche dei cittadini.
E non vi sembri esagerato quanto affermo, perché sull’immobiliare si gioca il futuro e la tenuta finanziaria dei comuni, e il federalismo fiscale tanto caro alla Lega: stando ai diktat della Lega, i Comuni dovrebbero essere la prima linea del federalismo, ma per fare ciò, hanno bisogno di fondi e di autonomia impositiva, ovvero di potere liberamente decidere se e quanto tassare i cittadini. [Continua a leggere]

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Ddl intercettazioni, si può fare di meglio

postato il 25 Luglio 2010

di Giuseppe Portonera

La battaglia in commissione giustizia ha portato i suoi frutti. L’alleanza tra Udc, Pd e Finiani è riuscita a modificare sostanzialmente il testo di legge sulle intercettazioni approvato precedentemente dal Senato e a scatenare la dura reazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che si è detto deluso, perché “con le modifiche alla legge sulle intercettazioni la situazione resterà pressappoco come è adesso” e perché, soprattutto, “non si lasceranno gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile”. È una buona notizia, perché dimostra come, mettendo insieme le opposizioni e le fasce più ragionevoli della maggioranza, si è riusciti a migliorare un testo che, così com’era, poteva solo essere stracciato. Una battaglia condotta con coraggio e con buon senso, senza né sensazionalismi o esibizionismi e senza neppure arrendevolezza o paura. [Continua a leggere]

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Morti bianche: Si può morire di lavoro?

postato il 23 Luglio 2010

di Gaspare Compagno

Questo è un argomento vitale, anche se tratta di morte: si parla di morti bianche, che sono quelle che accadono nei posti di lavoro.

Il rapporto INAIL pubblicato oggi attesta che sono in diminuzione, addirittura ai minimi dal 1993. Ma questa riduzione, purtroppo non è legata a maggiore sicurezza sul lavoro, bensì alla diminuzione dei lavoratori.

Nonostante ciò, i numeri restano da infarto: gli infortuni sono stati 790mila, 85mila in meno rispetto al 2008. Per una riduzione del 9,7 per cento, mentre i casi mortali sono calati del 6,3 per cento. I lavoratori che hanno perso la vita sul posto sono stati 1050, 70 in meno rispetto all`anno precedente; gli infortuni dei lavoratori stranieri passano da 143mila del 2008 a 119mila, con una flessione del 17%.

Dobbiamo rallegrarci per questa flessione?

Assolutamente no, è legata solo al minore numero di lavoratori.

E non possiamo rallegrarci di questa notizia, perché ogni morte, ogni vita spezzata, è motivo di dolore, e proprio per questo dobbiamo batterci per aumentare la sicurezza sul posto di lavoro.

Ma non basta questo.

Spesso sui giornali leggiamo di proteste eclatanti, come quella dei lavoratori alla Scala di Milano, o come quella dei lavoratori della Playtex a Roma, ma troppo spesso ci dimentichiamo di chi ci lascia prematuramente, come del tecnico a Milano, o come l’operaio a Taggia, o dell’operaio a Siracusa, e potrei continuare perché l’elenco è tristemente lungo.

Ma oltre a questi dobbiamo pensare anche a chi muore perchè non ha il lavoro o lo ha perduto e sfugge alle statistiche dell’Inail: ad esempio a Brembate muore un operaio che aveva perso il lavoro; in Campania due operai si sono suicidati perché senza lavoro e potrei continuare.

L’ultimo suicidio, frutto dell’abbandono della speranza, è avvenuto sabato scorso dalle parti di Salemi in Sicilia, dove un ex dipendente, Francesco Gucciardi, della Telecom Sicilia srl, società dichiarata fallita nel 2000, dopo che per 10 anni è stato prima ignorato, poi illuso, poi di nuovo ignorato, ha deciso di suicidarsi.

E queste morti, magari ci colpiscono, ma poi finiscono nel dimenticatoio per tutti, tranne che per le famiglie che anche a distanza di anni piangono i loro cari, come nel caso dello scoppio del Molino Cordero, dove dopo soli tre anni, alla cerimonia di commemorazione c’erano solo i parenti.

Non è giusto che in un paese che si definisce civile e all’avanguardia, ancora oggi, il lavoro o l’assenza dello stesso, sia una delle prime cause di morte violenta. Occorrono risposte e soluzioni.

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Quote latte, diamo voce ad un allevatore veneto che ha sempre rispettato la legge

postato il 22 Luglio 2010

“Riceviamo e pubblichiamo” la testimonianza di Stefano Baldan, imprenditore agricolo di Mira (Venezia)

Sono un imprenditore agricolo, allevatore di vacche da latte. In questi giorni mi sento profondamente indignato, offeso e preso in giro. Svolgo il mio lavoro quotidianamente, mi alzo alle 5 tutte le mattine, giorni feriali e festivi, pago il mio lavoro e quello dei miei dipendenti tutti i giorni perché rispetto la legge: sono in regola con le quote latte, acquistate negli anni con grande sacrificio.

Negli scorsi giorni sono stati pubblicati vari articoli sui quotidiani che parlavano di persone (che non definisco allevatori ma “truffatori”) che hanno contenziosi con lo stato, ossia multe da pagare di 3,5 milioni di euro, che si presentano a trasmissioni televisive e hanno spazio sui giornali, come vittime o eroi di turno; si presentano però alle manifestazioni con trattori nuovi da 100-150 mila euro, fanno parte di cooperative fasulle, create per non versare le multe, sono venditori di latte “in nero”… ma io mi chiedo: tutti i soldi del latte venduto fuori regola, che fine hanno fatto?

L’anno scorso il ministro Zaia aveva promulgato una legge per sistemare in modo definitivo il problema delle quote latte. Dopo meno di un anno ed il parere negativo dell’Unione Europea sulla questione, a questa legge, fatta da un ministro leghista, subentra una nuova proroga e “questi” continuano a non pagare!Qual è la morale? Io, che come tanti italiani, rispetto le leggi e le regole civili, giuste o non giuste che siano, educo i miei figli a questi valori, assisto continuamente alla vittoria degli imbroglioni, degli irrispettosi e dei furbi.

Lo stato italiano si sta sporcando, perdendo dignità davanti all’Europa e togliendo soldi dalle tasche di tutti gli italiani per salvaguardare un manipolo di 400 “allevatori” fuorilegge.

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Il mercato immobiliare: sale o scende?

postato il 21 Luglio 2010

di Gaspare Compagno

Nomisma e Tecnocasa, sostengono che il mercato immobiliare stia anticipando la ripresa economica. Anche se il mercato immobiliare risulta ingessato, con i prezzi di vendita in calo di circa un punto percentuale nel primo semestre 2010 rispetto all’analogo periodo del 2009 (mentre l’affitto risulta in discesa di circa l’1,5-2%), l’offerta nel mercato residenziale è in forte crescita. Ma è davvero così?

Ci permettiamo di nutrire qualche dubbio: per gli operatori, dall’inizio della crisi, i prezzi di vendita hanno perso il 5% del valore nominale, mentre i canoni di locazione accusano una flessione di circa il 7%; in realtà, queste sono le variazioni nominali, mentre se andiamo a guardare ai valori reali, osserviamo che i livelli sono tornati quelli di circa 5 anni fa, una perdita secca (considerando la sola inflazione) per i costruttori e le società di real estate, nonostante l’ottimismo di Nomisma che rileva come la flessione dei prezzi si stia riducendo.

Ma questo ottimismo è giustificato? Citiamo “Il Sole 24 ore” che dice: “Le flessioni dei prezzi della prima metà del 2010 sono le più contenute dell’ultimo biennio, il che prefigura un percorso di ripresa lento e graduale che non porterà aumenti nei valori prima del 2011. Questo dice Nomisma, come peraltro aveva detto l’ufficio studi Tecnocasa due giorni fa. Quindi è probabile che ciò avvenga”.

Sarebbe stupendo se, nello stesso articolo, il quotidiano non dicesse testualmente “ questo il dato che tutti i proprietari e i potenziali acquirenti di abitazioni si attendevano dall’odierna presentazione del rapporto semestrale”.

Notata la dicitura? “Il dato che tutti si attendevano”. Questa attesa, potrebbe avere involontariamente condizionato le rilevazioni, nonostante la comprovata serietà e professionalità di Nomisma e Tecnocasa?

Per avere una visione oggettiva e completa dobbiamo analizzare meglio i dati forniti e andare a vedere non in base ai valori nominali, ma ai valori reali.

Allora osserviamo che, se è vero che il calo dei prezzi è stato dell’1% a livello semestrale, a livello annuale la diminuzione diventa pari al -2,6%; le transazioni invece sono molto basse rispetto ai livelli precrisi: si parla di circa il 30% in meno rispetto al 2007.

Ma la cosa che maggiormente ci spinge a riflettere è che Nomisma, nel suo rapporto, parla esplicitamente di “sconti”. Dice infatti che “Una nota parzialmente positiva viene dal fatto che gli sconti sui prezzi hanno segnato la prima lieve riduzione, attestandosi mediamente al 13% per le case”. Flessione che viene dopo vari semestri di cali continui.

Cosa significa? Significa che in realtà, il venditore, non accusa una flessione dell’1%, ma di almeno il 13% se è disposto a concedere questa percentuale come sconto medio, perchè per concedere questa diminuzione del prezzo, la motivazione è una fondata paura di non riuscire a vendere.
E questo pone degli interrogativi inquietanti sulla tenuta finanziaria di assicurazioni, fondi di real estate e banche che finanziano i costruttori.

Similarmente, anche il mercato della locazione ha dei problemi: la flessione degli affitti vede una riduzione del 10% del canone di locazione su base reale, ma siccome la flessione è stata leggermente inferiore alla flessione dei prezzi di vendita, il rendimento della locazione per il proprietario si è riuscito a mantenere intorno al 4,8%.

Anche Tecnocasa finge ottimismo, ma in realtà dipinge un mercato non proprio idilliaco per i costruttori, infatti apertamente parla del rischio del credit crunch, ovvero la restrizione del credito operata dalle banche, che potrebbe condizionare pesantemente le vendite delle case. L’ottimismo di Tecnocasa si fonda tutto sui bassi tassi di interesse dei mutui che, secondo loro, dovrebbero incoraggiare gli acquirenti. Personalmente credo che sia una visione troppo positiva se, come invece afferma Nomisma, aumenta l’acquisto di immobili con capitale proprio (totale del 30% delle compravendite) perchè per le famiglie è difficile ricorrere al mutuo bancario.

E questa visione, non proprio ottimistica, la si percepisce se si si va a leggere quanto dichiarato da Assoedilizia, ovvero che per una ripresa del mercato immobiliare nazionale bisognerà attendere almeno 2-3 anni e che bisogna assolutamente introdurre la cedolare secca per gli affitti (come tra l’altro proposto dall’UDC). Questa affermazione di Assoedilizia è confermata da Antonio Pastore, Presidente di Borsa Immobiliare e da Lionella Maggi, presidentessa della Fimaa (Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari).

Proprio per questo motivo, è lecito nutrire qualche dubbio verso il facile ottimismo presentato da Nomisma e Tecnocasa. Questi sembrano dipingere un settore pronto a decollare e popolato da famiglie che sembrano non avere problemi a comprare casa, una realtà molto diversa da quella disegnata oggi dalla Svimez, che parla chiaramente di impoverimento delle famiglie italiane, e dall’ISTAT.

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Vendola e il suo Pantheon, guai a farsi prendere dai protagonismi

postato il 20 Luglio 2010

di Adriano Frinchi

Dopo il Pantheon del Pd arriva quello di Nichi Vendola che nel lanciare la sua candidatura a leader del centrosinistra  indica ai suoi seguaci delle figure di riferimento anzi degli eroi: «vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani». Quest’ultima frase con seguente elogio di Giuliani come “eroe ragazzino” lascia assolutamente molto perplessi. Non è il caso di riaprire il dibattito sulla tragica vicenda di Giuliani che è vicenda dolorosa e triste come doloroso e triste è lo spegnersi di ogni giovane vita, ma l’accostamento di Carlo Giuliani con  i due magistrati palermitani è quanto meno azzardato.

Probabilmente Nichi Vendola parlava al cuore di una parte del suo elettorato che è quella sinistra antagonista che era presente al G8 di Genova, ma questa motivazione politica non può giustificare un torto alla verità. Un torto alla verità è equiparare chi è stato ucciso dalla mafia con chi è stato vittima dell’imperizia e della paura di un carabiniere; è mettere sullo stesso piano chi ha difeso lo Stato con chi voleva abbatterlo; è additare come esempi chi era paladino di legalità e democrazia insieme a chi di legale e democratico, almeno nei comportamenti, aveva ben poco.

Sicuramente sia i due giudici che il giovane Giuliani erano animati da grandi tensioni ideali e volevano cambiare questo nostro Paese e hanno tentato di cambiarlo i primi con il loro lavoro di magistrati il secondo con la ribellione e la protesta, ma è necessario sottolineare che lo sforzo di cambiamento di Falcone e Borsellino si distingue sostanzialmente da quello del giovane Carlo perché intriso d’amore. Diceva Paolo Borsellino parlando di Palermo che “il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”; a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non piaceva la loro terra e si sono impegnati ad amarla, e ad amarla così tanto da dedicarle ogni attimo della loro vita fino al sacrificio supremo, scrivendo con la propria vita un Vangelo, una buona notizia che da sempre dice che “nessuno ha un amore più grande di questodare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).

Così non è stato per Carlo Giuliani che ha creduto di poter cambiare il mondo brandendo un estintore contro un mezzo dei carabinieri che forse in quel momento vedeva come il braccio armato dei potenti della Terra radunati a Genova ma in realtà era solo una scatola di latta dentro la quale si agitava impaurito un giovane come lui, con le stesse speranze e gli stessi sogni svaniti in un colpo di pistola nell’indifferenza dei potenti del mondo.

Ma c’è anche una differenza nei “frutti” delle vicende dei giudici e di Giuliani: la morte di Falcone e Borsellino ha aperto una stagione nuova, ha prodotto una  presa di coscienza di una terra che ha trovato il coraggio di ribellarsi e di provare a cambiare mentre la morte del povero Carlo ha lasciato solo  tristezza, dolore e una rabbia non sopita divisa tra giustizia e vendetta.

Se Nichi Vendola vuole proprio nel suo personalissimo Pantheon Carlo Giuliani non lo ascriva però nella schiera degli eroi martiri ma lo presenti come vollero  i suoi amici: “Carlo Giuliani, ragazzo”. Un ragazzo con sogni e ideali vittima della rabbia e della paura. Questa discussione sul pantheon vendoliano non è la solita polemica estiva prodotta dalla mancanza di notizie, ma è una questione di notevole rilevanza ideale e politica perché ci dice qualcosa di più su chi si candida non solo a guidare l’alternativa a questo governo  ma addirittura il Paese. Vendola deve scegliere se essere il campione di una sinistra antagonista, arroccata nei suoi “no” e sempre “contro” oppure il leader di una sinistra moderna, protagonista del cambiamento e capace di essere “per” qualcosa cioè di raccogliere ed unire intorno ad un progetto. E questa scelta dell’aspirante leader del centrosinistra passa anche dalle nicchie del suo pantheon.

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La scuola vista da una “maturata”

postato il 18 Luglio 2010

di Chiara Cudini

Ebbene, è “ormai” passata più di una settimana dalla conclusione del mio percorso scolastico. Posso iniziare a vedere con lucidità e senza rancori (qualche nervoso per un determinato professore, per un voto ecc. penso lo si ricordi comunque per lungo tempo) la scuola, la sua organizzazione e la preparazione che essa offre.

Innanzitutto, mi sono diplomata in un liceo scientifico con risultati soddisfacenti, per sottolineare il fatto che alcune critiche che solleverò non sono dettate dall’insoddisfazione personale, anche perché non mi limiterò ad analizzare solo il mio percorso ma anche di miei conoscenti, di quello che so riguardo ad altre scuole, ad alcuni casi di professori, perciò la mia è una visione generale.

Guardandomi indietro, non posso che sentirmi un po’ preoccupata. Mi spiego. Non posso dire di essere contenta riguardo a quello che la scuola offre oggi (ripeto, non necessariamente a livello personale), per due motivi in particolare: l’impreparazione di alcuni insegnanti, non a livello di conoscenze (questo è un altro punto) ma soprattutto a livello pedagogico, in quanto trovo abbiano alcune difficoltà a trasmettere il loro sapere;  le difficoltà crescenti delle scuole per la mancanza di fondi.

Ammetto che fare l’insegnante dev’essere difficile quasi quanto fare il genitore, se pensiamo al ruolo di educatore che dovrebbe avere, e per questo motivo penso che per fare un mestiere del genere si debba possedere una certa passione, una certa dose di pazienza e una preparazione su come affrontare i bambini, gli adolescenti, i “nascenti” adulti. Ho notato, invece, che fare questo mestiere è diventato oggi un ripiego per chi, laureato, non trova lavoro. E non ho nulla da rimproverare a queste persone, se non trovano lavoro un motivo c’è, ma pretenderei comunque da loro un impegno adeguato, che permettesse agli studenti di apprendere ciò che loro sanno, senza imporre loro la loro frustrazione, la loro ideologia. Quest’ultima, in particolare, mi preoccupa. Infatti, esistono ancora casi un cui lo studente, che la pensa diversamente dal professore, deve pagarne le conseguenze e subire una sua valutazione ingiustamente negativa (si sa, gli insegnanti hanno il coltello dalla parte del manico). E non lo trovo affatto giusto per un semplice motivo: la scuola, appunto, ha un ruolo educativo, per il fatto che lo studente, studiando il passato, le ideologie di grandi pensatori, le proposte per il progresso futuro, deve, negli anni in cui inizia a pensare con la sua testa, essere in grado di formare un SUO pensiero, un SUO credo, una SUA ideologia. Se essa si rivelerà sbagliata nel tempo non è un problema, ogni convinzione può cambiare nel corso degli anni. Ma cosa succede se lo studente, evidentemente più maturo, ha già una propria personalità e ideologia? Che non segue semplicemente la massa o non è influenzato da chi lo circonda? Ad alcuni insegnanti non sta bene, perché la pensano diversamente, perché sentono una competizione, perché preferisono avere a che fare con una moltitudine uguale, piatta, più facilmente gestibile, piuttosto che con persone, individui diversi che si stanno formando e che rappresentano il loro futuro.

Inoltre, se alcuni professori si trovano a fare questo mestiere non per passione ma per necessità, lo studente sente un certo rifiuto per questa materia. Si sa, se una cosa non la si fa con passione, si rischia di farla male. Il loro compito dovrebbe essere, invece, quello di coinvolgere direttamente gli studenti, trasmettere l’interesse, puntare sulla curiosità, e, soprattutto, farli entrare nell’ottica dell’epoca, nella testa di quel filosofo piuttosto che di quello scrittore, farli riflettere e pensare.

Ho esposto le critiche agli insegnanti, ma bisogna ovviamente tenere in considerazione la buona fetta di responsabilità degli studenti, i loro atteggiamenti, il loro comportamento, la loro crescente svogliatezza e il loro disimpegno, sarà che ormai gli stimoli sono pochi?

Un altro problema è, appunto, la mancanza di fondi. In tempo di crisi, si sa, bisogna fare delle rinunce, dei tagli ecc., ma non trovo che tagliare sull’istruzione sia di giovamento, proprio perché in futuro, sarà determinante la preparazione e la formazione di quelli che adesso sono “solo” giovani studenti. Insomma, si sta parlando di tagli sul progresso della nazione. A questo proposito mi ha colpito la decisione, in Germania, di fornire uno stipendio mensile di 300 euro agli studenti più meritevoli, sulla base dei voti e non del reddito dei genitori, andando a colpire l’8% della popolazione universitaria per una spesa di 300 milioni di euro all’anno. Infatti, Angelo Bolaffi (direttore dell’Istituto italiano di cultura a Berlino) dichiara che “il ministero dell’Istruzione è l’unico a non aver subito tagli, anzi ad aver beneficiato di aumenti […] tutta l’azione del governo si basa sul presupposto che scuola e ricerca non si toccano, sono settori strategici per chiunque voglia competere nella globalità”. Mi pare un discorso sensato, se si pensa che in Italia c’è la più bassa percentuale di borse di studio (0,12% del Pil contro lo 0,25% della media Ocse) e che quando da noi si assegnano 100.000 borse, in Francia se ne garantiscono 400.000 (dati forniti da Claudio Gentili ne Il corriere della sera). La decisione tedesca ha ovviamente suscitato un dibattito su cosa, fra egualitarismo e meritocrazia, debba prevalere. Ad esempio Roger Abravanel (autore di “Meritocrazia”) appoggia la ministra dell’Istruzione tedesca Annette Schavan, sostenendo che “al centro dell’interesse non c’è più un gruppo sociale (chi ha un basso reddito) ma il singolo individuo col suo valore, sganciato dal proprio contesto economico di origine”, mentre si oppone ad esempio Giovanni Floris (autore di “Mal di merito”) che pensa che “l’aiuto ai meno ricchi serve per sfondare le troppe porte chiuse”.

Al di là del dibattito, fa riflettere come in altri Paesi si punti (con vari mezzi) sull’Istruzione. Quando da noi, si fa sempre più fatica a trovare i fondi per i corsi di recupero, per attivare altre attività o semplicemente per il materiale necessario in una scuola. Queste difficoltà vengono espresse bene da una lettera aperta al ministro Gelmini da parte del dirigente scolastico Antonio Panazzione del liceo scientifico statale di Roma, che solleva il problema di un possibile 6 politico a tutti o di una bocciatura di massa, data l’impossibilità di attivare corsi integrativi. Ed è una difficoltà che riscontra la maggior parte della scuole italiane.

Insomma, non chiedo di avere come insegante un John Keating, protagonista de “L’attimo fuggente” interpretato da Robin Williams, sarebbe pretendere troppo, ma richiederei l’attenzione sull’importanza di avere un insegante valido e umano, soprattutto, con il quale si possa avere un rapporto di stima e rispetto (chi non ha nel cuore un insegante speciale che ricorderà con piacere tutta la vita?). E chiedo attenzione sul delicato problema che il mondo dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sta affrontando, quello della mancanza di soldi, per giungere alla consapevolezza che il progresso e il risollevamento di una nazione parte prorio da qui.

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I furbetti del latte

postato il 17 Luglio 2010

di Giuseppe Portonera

Una signora (su un sito dal nome che è tutto un programma: “Il Padano”, sottotitolo esplicativo: “Una terra, un popolo, il suo quotidiano”) si chiede perché l’On Casini e l’Udc stiano conducendo una battaglia così aperta contro il condono per le quote latte in eccedenza e perché “Casini, che non rinnega il suo passato democristiano, non fa il bel gesto di pagare di tasca sua le assurde e democristiane multe che ridurrebbero sul lastrico le famiglie dei nostri allevatori?”. Sembra una richiesta accorata, da non sottovalutare. Peccato sia soltanto falsa e faziosa. Perché intanto le famiglie che rischierebbero di essere ridotte sul lastrico sarebbero una irrisoria parte degli attuali 40 mila allevatori: solo quelle, cioè, dei furbetti, di coloro che si sono rifiutati di mettersi in regola con le direttive europee e hanno optato per la resistenza ad oltranza, non tirando mai fuori un centesimo. Ed ora, come se niente fosse, saranno proprio loro a beneficiare addirittura di una sospensione del pagamento delle multe, perché gli amici leghisti (sì, proprio quelli di Roma Ladrona), hanno ben pensato di salvare i (loro) furbetti della mangiatoia, quel 10 per cento di allevatori del Nord che si è fatto beffe dei colleghi onesti. Quindi, signora, perché pensare a Casini? C’è già Bossi, per questo.

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Il vademecum del buon intercettato

postato il 16 Luglio 2010

di Germano Milite

“Pensionati non sapremmo, ma sfigati questi della P3 lo erano di certo”. Così si conclude l’ironico, irriverente e pungente “Vademecum del buon intercettato” proposto da Fare Futuro Web Magazine. Il webzine finiana, proprio come un esperto Dj che deve mixare i migliori successi dell’estate in una compilation alla Festivalbar, sceglie il tormentone estivo (il ddl intercettazioni, appunto) e procede con l’opera di tam-tam.
Del resto la corrente del Presidente della Camera aveva fin da subito dichiarato guerra a quella legge sconsiderata e bocciata praticamente da tutti (si attende il parere negativo solo da Ahmadinejad, ormai). E, così, tramite la penna intelligente di Sergio Talamo, Fare Futuro regala 10 regolette semplici-semplici da seguire per evitare “di fare la figura del pirla” quando si viene intercettati. [Continua a leggere]

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Expo 2015, rischia di essere un’occasione persa

postato il 16 Luglio 2010

di Gaspare Compagno

Dopo le dimissioni di Stanca dalla direzione dell’Expo 2015 si rischia che una occasione unica, una vetrina importantissima per Milano e per l’Italia, diventi una occasione persa.

Anzi,  l’on. Casini, in una conferenza a Milano ha testualmente detto che rappresenta “un grande risultato, molto importante” per il capoluogo lombardo, esprimendo ”forti perplessità” sulla gestione dell’evento: ”Non vorremmo che quello che doveva essere un momento di riscatto per Milano, la Lombardia e tutta l’Italia, diventi un’occasione persa”. In tal senso, sono da leggersi le dimissioni di Stanca che rappresentano ”il risultato di una paralisi e di un disagio”.

A questo punto, non bisogna più attardarsi, ma anzi bisogna concordemente lavorare per rilanciare il progetto, e questo per il leader dell’Udc, si può fare solo attraverso “una gestione dell’Expo trasparente ed efficace”.

Su questa visione, si trova d’accordo anche Filippo Penati che afferma “Sull’Expo condividiamo il giudizio di Casini: la sua conquista è stata un successo che poteva essere una grande occasione per Milano e la Lombardia e che invece, per colpa di una gestione pessima, rischia di diventare un’occasione persa”.

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