postato il 22 Ottobre 2013 | in "Interventi"

Ue: Casini, cambi musica delle politiche economiche

Signor Presidente,
abbiamo sentito dalla sua relazione che il Consiglio europeo ha tanta carne al fuoco, forse troppa, ma speriamo che almeno si possa cucinare qualcosa: economia digitale, mercato unico delle telecomunicazioni, apertura dei mercati e dei servizi, sostegno alle piccole e medie imprese, unione economica e monetaria e unione bancaria. Ci auguriamo, come Gruppo parlamentare, che oltre ai titoli si arrivi veramente a qualcosa di concreto perché abbiamo una malattia grave che si aggira per l’Europa. È l’antieuropeismo, che si salda ai vari movimenti populisti, e noi dobbiamo trasmettere l’immagine di un’Europa percepita. Un’Europa è percepita solo se risolve i problemi dei cittadini.
Il tema dei giovani è un banco di prova importante e io ritengo fondamentale l’impegno del Governo a presentare, entro pochi giorni, il piano nazionale per l’attuazione della garanzia dei giovani in modo che dal primo gennaio del prossimo anno possa partire l’iniziativa europea per l’occupazione.
Come sapete, colleghi, il dibattito è contingentato e pertanto desidero soffermarmi molto rapidamente su tre punti. Il primo. Papa Francesco – lei lo ha richiamato – parla di europeizzazione dell’indifferenza. È necessario, come Governo e come Italia, che in questo Consiglio ci concentriamo per sollecitare un piano di intervento straordinario nel Mediterraneo.
Questa mattina ho letto l’intervista della commissaria Malmström. Lei l’ha ringraziata. Ha fatto bene a ringraziarla. Il commissario ha ricordato che le richieste di asilo in Italia sono scarse rispetto ad altri Paesi e ha chiesto di migliorare le condizioni del centro di accoglienza di Lampedusa. Sono d’accordo con lei su entrambe le questioni. Francamente, però, ritengo del tutto inadeguato il tono che ella ha usato all’indomani di una tragedia che ha messo in luce il ruolo dell’Italia e la solidarietà dei nostri cittadini nei confronti di chi soffre. Siamo stati gli unici a mettere in campo un’iniziativa concreta come quella della missione Mare nostrum. Non accettiamo che, all’indomani di una tragedia di questo tipo, si usi nei confronti del nostro Paese un tono così irriverente. Non è accettabile. È del tutto impropria la terminologia usata nei confronti del nostro Paese.
Sappiamo che bisogna fare di più, che bisogna mettere in atto la rete europea di sorveglianza delle frontiere esterne; sappiamo che bisogna rafforzare l’operatività di Frontex; sappiamo soprattutto che, se non facciamo cooperazione con i Paesi vicini, non capiamo la grande questione geopolitica su cui l’Europa è sola. Penso che a tutti voi sia chiaro che oggi la grande partita energetica ha cambiato i connotati anche dell’impegno americano rispetto al Mediterraneo: oggi gli Stati Uniti d’America sono in condizioni molto diverse da qualche anno fa, hanno un approvvigionamento energetico potenziale prospettiva che li rende molto meno dipendenti dalle questioni mediterranee.
Allora, dobbiamo gestire in prima persona un riflesso delle primavere arabe che rischia di essere drammatico per l’impatto con il Mediterraneo. Al riguardo dobbiamo far presente all’Europa che, come ha fatto tante cose per l’Est europeo all’indomani della caduta del Muro di Berlino, oggi c’è un’emergenza, quella del Mediterraneo; non è una questione italiana, non è solo nemmeno una questione umanitaria, è la questione fondamentale su cui l’Europa deve dimostrare se esiste e dare anche un segnale ai cittadini europei.
Cito testualmente le sue parole, presidente Letta, e arrivo al sodo di una questione che riguarda molto da vicino il ministro Saccomanni. Lei dice: «Abbiamo uno schema; il semestre europeo è uno schema di regole – il six pack, two pack – che stanno dando buoni risultati. La strada per uscire dalla crisi non è costruire nuove gabbie di procedura, monitoraggi, sanzioni». Poi dice: «Per me questo significa essere rigorosi con noi stessi, ma l’Europa deve cambiare la sua politica». Questo è il punto fondamentale.
Sono molto deluso dal fatto che, all’indomani della grande coalizione tedesca che si sta realizzando, il rischio è che non cambi lo spartito e che la musica sia sempre la stessa. Qui si chiedono nuove gabbie, nuove procedure, anche invasive rispetto alla determinazione delle politiche economiche, ma in cambio l’Europa cosa è disponibile a fare? È una questione fondamentale per noi, per l’Italia, perché il nostro Paese, con il Governo Monti prima e con il Governo Letta oggi, ha dimostrato di fare i sacrifici, di fare i compiti a casa. Ma noi abbiamo bisogno che cambi la politica europea, che non si parli solo in termini di rigore, peraltro funzionale in particolare alla Germania, ma che si cambi la musica che è assolutamente inadeguata.
Faccio un’ultima considerazione che rivolgo anche alla Presidenza del Senato, come alla Presidenza della Camera, nella mia qualità di Presidente della Commissione affari esteri: il 25 giugno 2013 abbiamo approvato un documento in quest’Aula che impegna l’Italia ad organizzare, entro l’inizio del 2014, prima dello svolgimento delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, d’intesa con gli altri Stati e le istituzioni dell’Unione europea, l’assise sull’avvenire dell’Europa, vale a dire una grande conferenza dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo. Onorevole Presidente, lei di questo non ha parlato. Noi siamo al suo fianco nel semestre, ma oggi dobbiamo sciogliere un nodo, che è un nodo istituzionale ma anche di serietà; ne abbiamo parlato con il presidente Chiti, in quanto coinvolge anche la sua Commissione. Organizzare questa assise nel semestre greco, prima delle elezioni europee, mi sembra molto difficile. Allora o ribadiamo questo impegno e ci muoviamo con grande celerità anche sul piano parlamentare per non organizzare solo l’ennesima riunione ma per creare un evento europeo come quello che Mitterand organizzò nel 1990 che aprì la strada al Trattato di Maastricht ed alle nuove grandi conquiste europee (ma se vogliamo organizzarla nel giro di tre mesi c’è l’assoluta necessità di partire cambiando ritmo) oppure organizziamola nel semestre europeo verso fine anno avendo un lasso di tempo più ampio. Credo che questa sia una questione molto importante connessa agli impegni del semestre europeo.

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