Archivio per marzo 2019

«L’inchiesta sulle banche? Mette in pericolo il sistema»

postato il 31 Marzo 2019

A rischio l’erogazione del credito

L’intervista di Antonio Troise pubblicata su QN
«Non mi piace fare la Cassandra, ma non mi ero sbagliato quando non votai la Commissione di inchiesta sulle banche. Ho proprio la stessa sensazione: ci stiamo complicando la vita da soli. In un’economia in pre-recessione tutto questo è autolesionista». Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera e a capo della Commissione di inchiesta sul credito nell’ultima legislatura, non nasconde le sue preoccupazioni. E il suo disappunto: «Ho sempre pensato che le commissioni d’inchiesta più si moltiplicano e più sono inutili. O, nella peggiore ipotesi, possono diventare la cassa di risonanza di strumentalizzazioni politiche».

Anche lei ne ha guidata una. Pentito?
«Devo dire che è stata la cosa più difficile che ho fatto da quando sono entrato in politica».

E perché?
«Ho fatto i salti mortali per evitare che diventasse la sede parallela della campagna elettorale. Devo dire, però, che sono soddisfatto. Il nostro lavoro è stato apprezzato anche dai risparmiatori».

Serviva proprio una nuova Commissione d’inchiesta sulle banche?
«La situazione è completamente diversa. La Commissione che ho presieduto doveva indagare solo su episodi specifici. Ora, invece, si indagherà a 360 gradi su tutte le banche, senza tenere conto che ci sono leggi italiane ed europee che tutelano l’autonomia e la segretezza dei dati sensibili. Con i poteri di autorità giudiziaria, si può entrare ovunque. Ma a quale scopo?».

Ed è un male?
«Il problema è che oggi le banche sono sottoposte alla vigilanza europea, si sono messe in regola, si sono capitalizzate. Sono un pilastro della nostra economia. Se non rispettiamo le regole, si può solo compromettere l’integrità del sistema e l’erogazione del credito all’economia reale».

Cosa teme?
«Non serve un commissariamento né è ammissibile un’interferenza sulle autorità autorità indipendenti che devono vigilare sul settore, dalla Banca d’Italia alla Consob fino all’Isvap».

Ma se è così, quali sono i veri obiettivi?
«Non riesco a capirli. A meno che non si voglia creare un gigantesco diversivo per arrivare alle elezioni anticipate e precostituirsi un alibi per la campagna elettorale…».

Sia sincero: la Commissione che ha presieduto ha davvero fatto chiarezza?
«Le nostre conclusioni sono state apprezzate anche dal presidente della Consob che, nell’ultima assemblea annuale, ha ringraziato la Commissione perché il suo lavoro ha accelerato la firma del protocollo di intesa con la Banca d’Italia. Non avevamo certo la bacchetta magica…».

Ha fatto bene Mattarella dare il via libera alla Commissione voluta da Lega e M5s?
«Il Presidente ha fatto una cosa importante, dando una nuova apertura di credito alla maggioranza e dimostrando di rispettare chi ha vinto le elezioni».

Che cosa possono fare, ora, i presidenti di Camera e Senato?
«Non possono fare molto più di una moral suasion. L’importante è che usino bene i poteri loro assegnati all’atto dell’individuazione dei singoli commissari».

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Commissione banche: Spero che i parlamentari non debordino dal mandato

postato il 30 Marzo 2019

Ineccepibile la lettera del Presidente Mattarella. Il sistema bancario italiano è una risorsa preziosa per il Paese; c’è anche il pericolo che venga calpestato il ruolo di terzietà della Banca d’Italia e delle altre autorità garanti 

L’intervista di Roberto Giovannini, pubblicata su La Stampa

«Mi chiede se questa Commissione può trasformarsi in una bomba istituzionale ed economica? Non mi faccia parlare… dico solo che oggi, con tutti i problemi che abbiamo, non vedo proprio l’esigenza di crearne di nuovi. Per questo sarebbe auspicabile una riflessione dei gruppi parlamentari. Del resto, consapevole dei rischi potenziali, io votai contro la legge istitutiva di questa Commissione».
Parla Pier Ferdinando Casini, senatore, ex presidente della Camera e presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche istituita alla fine della scorsa legislatura.
Casini, che ne pensa della lettera del presidente Mattarella su questa nuova Commissione d’inchiesta?
«È ineccepibile. La Commissione che ho presieduto partiva da fatti di corruzione all’attenzione della magistratura che avevano coinvolto sette banche ben precise e i loro risparmiatori coinvolti. Noi non potevamo sindacare la gestione di Intesa piuttosto che di Unicredit. Ora, invece, c’è l’intenzione di creare una Commissione con un potere di vigilanza permanente rispetto all’autonomia degli istituti bancari, che è sancita da leggi europee e leggi nazionali. Un potere che può calpestare lo stesso ruolo di terzietà della Banca d’Italia e delle altre autorità garanti. Nella lettera di Mattarella, dunque, è specificato bene quel che dovrebbe fare questa Commissione e ciò che non può fare. Perché sono in ballo questioni che riguardano gli assetti legislativi, la necessità di non interferire rispetto all’autonomia di gestione degli istituti di credito».
Problemi certo molto delicati…
«Problemi centrali per una democrazia liberale: i politici sono terminali di interessi legittimi, ma le banche ad esempio sono vincolate sul segreto bancario, l’erogazione del credito e altro ancora. Non è possibile che una Commissione senza un campo di azione delimitato possa agire in base a una presunzione di colpevolezza dell’intero sistema bancario».
La lettera del Capo dello Stato è chiara, ma è un fatto che la nuova Commissione avrà amplissimi poteri, e potrebbe operare anche al di là dei limiti richiamati nella missiva, spedita ai presidenti delle Camere.
«L’unica garanzia, purtroppo, è affidata alla moral suasion dei presidenti delle Camere, che dovrebbero intervenire nel caso che all’ordine del giorno dei lavori della Commissione venissero posti temi impropri o sconfinanti. Ma il meccanismo è fragile».
Le pongo la domanda in quanto presidente emerito della Camera: concretamente, cosa possono fare Fico e Alberti Casellati se i limiti indicati dal Capo dello Stato venissero violati?
«Una volta istituita e insediata, una Commissione d’inchiesta si rapporta con le istituzioni esterne autonomamente, al punto di poter sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale su decisioni della Magistratura. E quindi c’è solo la moral suasion».
Dunque, se ad esempio fosse convocato Mario Draghi, o l’ad di una banca importante al centro di un’operazione di mercato?
«Una Commissione d’inchiesta ha ampi poteri. Nel caso di Draghi, finché è presidente della Bce, c’è da rispettare la normativa internazionale che ne estende le prerogative in modo forte. Ma un banchiere certamente deve presentarsi».
E stanti così le cose è fondato il timore di potenziali clamorosi conflitti istituzionali, politici ed anche economico-finanziari?
«Spero con tutto il cuore che la lettera di Mattarella non susciti polemiche, ma riflessioni. C’è un grande bisogno di riflettere approfonditamente: il sistema bancario italiano è una risorsa preziosa per il Paese. E i primi che dovrebbero esserne consapevoli sono le autorità politiche di maggioranza. Non dimentichiamo che negli “stress test” europei sulla solidità patrimoniale le banche italiane escono bene, tengono nonostante una precaria situazione economica e sociale. Sarebbe molto meglio evitare di destabilizzare questo sistema, con tutti i gravi rischi del caso»

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«Va bene aderire alla Nuova via della seta però bisogna muoversi in ambito europeo»

postato il 13 Marzo 2019

Ha ragione Prodi a chiederci di esporre la bandiera europea il 21 marzo

L’intervista di Marco Ventura pubblicata sul Messaggero

Va bene fare affari con i cinesi e aderire alla Via della Seta, ma non senza l’accordo di Europa e Stati Uniti. Ne è convinto Pier Ferdinando Casini, presidente dell’Unione interparlamentare, per il quale «prima siamo andati alla guerra con l’Europa sulla legge di bilancio, salvo poi cercare intese; dopo abbiamo insultato i francesi, andando però a Canossa per negoziare una soluzione sulla Tav; adesso siamo l’unico Paese in Europa che non ha riconosciuto Guaidò in Venezuela, e l’unico che firma un protocollo sulla One belt one road’ con la Cina. Ci viene detto che questo non cambia la collocazione atlantica dell’Italia L’importante è capire che nella politica internazionale a ogni azione corrisponde una reazione».

E quale sarebbe?
«Non meravigliamoci se qualche nostra grande azienda non chiuderà qualche contratto con gli americani. Grandi gruppi come Leonardo e Eni, in un sistema consolidato di alleanze, hanno ogni giorno concertazioni o affari con gli Usa. Questo salto in avanti dell’Italia sulla Via della Seta è un vorrei ma non posso’ rispetto a tedeschi e francesi, che i loro interessi commerciali li fanno tranquillamente, con i cinesi, senza compromettersi in una firma così impegnativa. Alla fine scontenteremo pure i cinesi, perché adesso si cerca di ridimensionare il tutto».

Siamo in grave ritardo su tedeschi e francesi con la Cina, e dovremmo frenare?
«Noi dovremmo essere al fianco di Francia e Germania per l’Europa, che è l’unica costruzione in grado di garantire i nostri interessi nel mondo. Se procediamo in ordine sparso diventiamo irrilevanti. Ha ragione Prodi a chiederci di esporre la bandiera europea il 21 marzo. Ma il Parlamento, oltre alla bandiera, deve mettere la politica. E prima di qualsiasi firma, il ministro degli Esteri deve venirci a spiegare in Parlamento che cosa si sta per firmare».

Francia e Germania gli affari con la Cina li fanno da quel dì
«Per recuperare il tempo perduto si lavori nel concreto dell’economia e dei rapporti bilaterali, senza sottoscrivere questa Opa amichevole’ della Cina sul mondo, fuori dal contesto europeo». [Continua a leggere]

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Bologna: 18/8 alla presentazione volume “Oltretevere”

postato il 11 Marzo 2019

Il rapporto tra i Pontefici e i Presidenti della Repubblica italiana dal 1946 a oggi
Lunedì 18 marzo – ore 18:00 – presso la Sala eventi Fondazione Carisbo Via Luigi Farini, 15 – Bologna

Presentazione del libro di Alessandro Acciavatti
Coordina:
Dott. Giancarlo MAZZUCA
Giornalista e scrittore
Intervengono:
Sen. Pier Ferdinando CASINI
Presidente emerito della Camera dei Deputati
Prof. Alberto MELLONI
Segretario Fondazione per le Scienze Religiose
Giovanni XXIII
S.E. Mons. Matteo Maria ZUPPI
Arcivescovo Metropolita di Bologna
Sarà presente l’autore

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