Archivio per dicembre 2016

«Gli italiani a Caracas senza cibo né medicine assediati dai criminali»

postato il 29 dicembre 2016

con-la-stampa-venezuelana-alluscita-del-parlamento-venezuelano-1Il colloquio con P. Di Caro pubblicato sul Corriere

Le linee telefoniche non reggono, si comunica faticosamente con WhatsApp dal Paese che fu tra i più ricchi dell’America Latina e che oggi è sprofondato in una crisi politica ed economica senza fine.

Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri, ha deciso di andare a vedere con i suoi occhi il dramma del Venezuela, è arrivato martedì sera in una Caracas quasi deserta- «E il vuoto, la gente ha paura, si chiude in casa, non c’è nessuno in giro» – ha incontrato prima la Comunità italiana al centro Italiano-Venezuelano della capitale, poi ieri mattina il gruppo parlamentare di Amicizia tra i due paesi e Julio Borges, il coordinatore della coalizione di opposizione al presidente Maduro, già fedelissimo di Chàvez, e infine il presidente della Conferenza episcopale venezuelana.

Un’esperienza forte, quasi violenta quella della sua missione parlamentare: ieri mattina Casini ha tentato di fare visita al sindaco di Caracas Antonio Ledezma, agli arresti domiciliari da quasi due anni con l’accusa di tentato golpe (ma il processo non è mai iniziato), è stato bloccato dalla polizia, ha improvvisato una conferenza stampa in strada con la moglie del «mio amico, da tanti anni, figlio di un italiano, esempio di grande sacrificio». [Continua a leggere]

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«L’uomo solo ha fallito. Ora intesa tra responsabili»

postato il 27 dicembre 2016

Il centrista apre a un nuovo patto del Nazareno: «Con il proporzionale non ci saranno alternative»7460931474_07caa972db_o

L’intervista di A. Greco pubblicata su Il Giornale

Per il leader centrista Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera oggi alla guida della Commissione Esteri del Senato, il dopo referendum apre una fase nuova, in cui serviranno larghe intese. Al Centro.

Da cosa è caratterizzata questa fase nuova?
«Da due elementi su cui devono riflettere quelli che sono stati impegnati per il Sì come me e quelli che hanno votato No. Il primo è il sistema elettorale proporzionale, verso il quale si torna, che vuol dire la fine dell’idea dell’uomo solo al comando e dell’incapacità di stringere alleanze. Il secondo è lo scontro in Europa e nel mondo tra populismo demagogico e forze che cercano di risolvere i problemi».

Eppure, quelle in crescita sembrano le forze populiste.
«Capisco le condizioni che portano al successo le formazioni estreme: il disagio sociale, i problemi economici, la bomba immigrazione. Ma le loro ricette non sono sufficienti a cambiare cose, molto più complesse di come sono state descritte. Lo ha dimostrato la Lega, quando Maroni è stato per anni al ministero dell’Interno e ora il M5s, con la Raggi sindaco di Roma». [Continua a leggere]

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«Matteo e Silvio tornino insieme»

postato il 22 dicembre 2016

Larghe intese e proporzionale. La prossima legislatura Renzi può rifare il premier

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L’intervista di Veronica Passeri pubblicata su QN

Renzi di nuovo a Palazzo Chigi e un governo di larghe intese con Berlusconi. Ma niente fretta sul voto. E’ lo scenario che disegna l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: «Renzi serve al Paese, ha fatto degli sbagli ma ha pagato, è l’unico che si è dimesso e in fondo poteva non farlo».

Le parole di Mattarella sono un freno alle urne anticipate?
«La corsa all’interpretazione non mi piace: è la gara tra chi vuole immedesimare le parole del Capo dello Stato nelle proprie opinioni e non è rispettoso. Mattarella non ha indicato una data del voto, né ha escluso la possibilità che sia anticipato ma ha chiesto serietà e chiarezza nelle leggi elettorali. Mattarella alla prima prova importante merita veramente dieci e lode, ha condotto la crisi in modo impeccabile e senza clamori».

Se il voto slitta all’autunno Renzi finisce nell’angolo?
«Ho conosciuto i più grandi leader politici del Paese, da Fanfani ad Andreotti, da Craxi a Berlusconi. Tutti sono entrati in scena e usciti, i grandissimi sono riusciti a rientrare. I tempi sono cambiati, ma Renzi non è un comprimano: se riuscirà a dominare il suo carattere e una certa impulsività potrà tornare a Palazzo Chigi e governare questo Paese».

La fine del patto del Nazareno è l’origine di tutti i mali di Renzi?
«Il patto del Nazareno è stato rotto e questo ha provocato delle conseguenze, come una certa impostazione sul referendum. Ma il governo Renzi ha lavorato bene e oggi le condizioni oggettive riportano Berlusconi là dove lo avevamo lasciato: lui ha bisogno del governo e probabilmente la maggioranza ha bisogno di Berlusconi. Guai se Renzi la sciasse nelle mani di altri il processo: se sarà capace di essere un punto di forza come Pd e di equilibrio con le altre forze politiche tornerà a Palazzo Chigi». [Continua a leggere]

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Strage Berlino: serve salto di qualità della Ue, non demagogia

postato il 20 dicembre 2016

L’intervista di Valentina Antonello ai microfoni di Rainews24

Gli attentati di queste ore sono la logica conseguenza dei fallimenti che l’Isis sta registrando in Siria e in Iraq. L’Unione europea deve fare finalmente un salto di qualità nella prevenzione, vigilanza e repressione: con la propaganda di qualche demagogo non si combatte di certo né il Daesh né lo jihadismo.

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“E’ Renzi l’unica risorsa contro Grillo ma faccia alleanze”

postato il 13 dicembre 2016

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Alberto D’Argenio pubblicata su Repubblica

«Matteo Renzi è l’unica risorsa del Paese se vogliamo evitare di finire in mano a Grillo, ma non deve sprecarsi». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione esteri del Senato, all’ex premier Matteo Renzi consiglia calma, equilibrio e capacità di tessere alleanza. Così tornerà a Palazzo Chigi.

Presidente, cosa deve fare Renzi per riprendersi la leadership del Paese?
«Deve recuperare quella forza, quella sicurezza e quella tranquillità che gli italiani chiedono».

È stato troppo irruento?
«Gli italiani puniscono gli eccessi, Renzi pensava che il Paese avesse bisogno di un elettroshock per risollevarsi ma il suo atteggiamento è stato scambiato per arroganza. Ora deve riequilibrare la sua posizione e deve anche cambiare schema».

Cosa intende per schema?
«Con la futura legge elettorale proporzionale non contano solo i muscoli, ma anche le alleanze».

Ne sarà capace?
«Non ci sono alternative a Matteo quindi tornerà certamente in pista se farà capire che su di lui si può contare, che non è capace di correre solo i 100 metri ma anche i 1.500. In questo modo riprenderà quella campanella che oggi ha ceduto».

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Aiutiamo il giovane Matteo. La mia generazione ha fallito con le riforme

postato il 3 dicembre 2016

10471952983_b6032e6073_zL’intervista di Monica Guerzoni pubblicata sul Corriere della Sera

«Bisogna dare una mano a questo ragazzo».
Pier Ferdinando Casini, teme la sconfitta del premier?
«Noi saggi – sorride il presidente della commissione Esteri del Senato – non possiamo restare intrappolati nel gioco delle invidie, dei risentimenti, dei revanchismi. Se lo facessimo, non avremmo nulla della saggezza che gli anziani dovrebbero avere».
Gli «anziani» non erano tutti con il fronte del No?
«Per Plutarco la città si difende con le lance dei giovani e i consigli degli anziani. Ma perché gli anziani siano considerati saggi, non possono dire “non ce l’abbiamo fatta noi, non deve farcela neanche lui”. Vendicarsi perché non si è avuto un posto, non è saggio».
Ce l’ha con D’Alema?
«Dobbiamo prendere atto che la nostra generazione non è riuscita a fare quel che Renzi sta facendo. Sembrava inimmaginabile far votare ai senatori una riforma che li decapita. Gli italiani possono pure bocciarla, ma non ce n’è un’altra dietro l’angolo. E non ci si illuda che i senatori siano disponibili a rivotare la loro riduzione».
Perché Prodi ha detto Sì?
«Non ci possiamo consentire il benaltrismo. Piuttosto che nulla, meglio il piuttosto. Se Berlusconi non si fosse fatto abbindolare da Salvini, oggi lui e Prodi potevano chiudere la Seconda Repubblica con una pacificazione ed essere i costituenti di una nuova fase».
La riforma la convince?
«Che nel contenzioso tra Regioni e Stato debba prevalere l’interesse nazionale è sacrosanto. In Italia non si sa mai chi e quando decide».
Non teme che decida uno solo?
«Questa roba della deriva autoritaria fa crepare dal ridere».
Davvero la partita è aperta?
«La differenza la faranno gli elettori moderati. Tutto quello che troveremo nelle urne in più, rispetto al 30% che i sondaggi assegnano al Pd, sono moderati che hanno capito il rischio enorme di fare un favore a Grillo».
Convinto che, se prevale il No, Grillo vincerà le Politiche?
«Sarà lui l’unico beneficiario della vittoria del No, per questo i moderati come me pensano che a Renzi non c’è alternativa. Lo scontro non è tra destra e sinistra, ma tra demagogia populista e politica di responsabilità».
Se vince il No, Renzi si dimette?
«Bisogna vedere come si perde. E comunque deciderà lui, di concerto con il capo dello Stato. Da una parte ci sarebbero Grillo, Salvini, Berlusconi, dall’altra Renzi e una maggioranza solida».
Il voto all’estero è a rischio brogli?
«È a rischio stupidità. A meno che non si scoprano brogli, è previsto dalle nostre norme, proprio come il voto italiano. Ho una figlia che ha votato a Buenos Aires, i suoi diritti di cittadina italiana vanno rispettati».
Sua figlia ha votato Sì, come lei?
«Penso proprio di sì».

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Referendum: Riforma è per l’Italia, che aspettiamo da 30 anni

postato il 2 dicembre 2016

L’intervista ai microfoni del Tg2

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“Riforme, ultima occasione. Il nostro sì, un no a Grillo”

postato il 2 dicembre 2016

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L’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Messaggero

Sono molte le ragioni forti per votare Sì. La prima è che il Sì è il voto della stabilità ed è un no a Grillo». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, ha fatto campagna referendaria con i centristi per il Sì. «Dopo tanti anni che parliamo di riforme dice – finalmente abbiamo la possibilità di realizzarle. Qualcuno sostiene che anche votando No, le si potrà fare nei prossimi mesi. La verità è che invece si metterebbe la pietra tombale sul cambiamento. Questa è la prima volta che si riesce a far votare il Senato per la propria abolizione. Se prevarrà il No, si potrà convincere nuovamente i parlamentari a dimezzarsi? In passato lo stesso Berlusconi dovette inserire nel testo, poi bocciato, una norma transitoria che escludeva effetti immediati. Se la riforma non passa, la reputazione dell’Italia finisce sotto i piedi».
Eppure, perfino l’Economist si è schierato per il No.
«La libertà di pensiero è un elemento vitale della società contemporanea. Io so che nella mia missione in Sud America, la prima cosa che mi hanno chiesto i presidenti è stata che fine avrebbe fatto la riforma. Un piccolo segnale dell’attenzione spasmodica che c’è anche nel mondo, soprattutto dopo il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump. Chi pensa diversamente finge di vedere una realtà che non c’è. Il referendum sarà il banco di prova della capacità italiana di progredire e non restare intrappolata nei propri vizi tradizionali».

I critici obiettano che non c’è superamento del bicameralismo. È così?
«Il superamento è totale. Ci si dimentica che oggi il compromesso fra il centro e le amministrazioni locali si realizza in un organismo che è la conferenza Stato-Regioni. La riforma, di fatto, la sostituisce con il nuovo Senato in modo trasparente. Inoltre, lo Stato avrà l’ultima parola e questo rassicurerà gli imprenditori che in Italia non sanno mai chi decide, come e perché. Un trasporto speciale da Nord a Sud non può essere costretto ad attraversare diverse Regioni con regole ogni volta diverse. Né una Regione può bloccare per mesi una decisione come la costruzione di un gasdotto. I guasti del titolo V della Costituzione vengono riparati da questa riforma». [Continua a leggere]

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