Archivio per ottobre 2013

In Giunta gravissimo errore, ma io al Senato sceglierò il sì

postato il 31 ottobre 2013

Alfano dovrà decidere se salvare la dignità o restare con Silvio

Pier Ferdinando Casini

 L’intervista di Aldo Cazzullo a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

Senatore Casini, lei voterà per la decadenza di Berlusconi?
«Il problema non è il mio voto. E che questa vicenda è stata costellata da troppi errori: da ultimo, quello gravissimo della votazione palese».

Visto che è palese, ci dica come vota?
«Se ci tiene a saperlo, la mia scelta per la decadenza di Berlusconi è maturata da tempo».

A quali errori si riferisce allora?
«Il primo l’ha commesso la Giunta quando ha disatteso il consiglio, giunto da autorevoli costituzionalisti di sinistra, di togliere ogni dubbio sulla retroattività della legge Severino, ricorrendo alla Consulta. Un erro re in particolare per chi in questi anni ha avversato Berlusconi. Prima di votare la decadenza di un avversario politico, ci vuole un’attenzione supplementare. Se si è garantisti, a maggior ragione bisogna esserlo con un avversario politico. Ma l’errore del voto palese è ancora più grave».

Perché? Ogni senatore si assume una responsabilità.
«È vero, ci sono valutazioni che possono spingere a una pubblicizzazione del voto. Ma c’è prima di tutto il principio sancito nel regolamento e nella prassi quando si deve decidere in ordine alle persone, a garanzia di uno Stato di diritto c’è la protezione di uno scrutinio segreto. Ci sono stati mutamenti a questa prassi, ma in casi diversi, ad esempio di dimissioni volontarie. La prassi del voto segreto risponde a una concezione garantista a tutela del singolo e della libertà di coscienza dei parlamentari». [Continua a leggere]

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Ospite di Uno Mattina

postato il 30 ottobre 2013

Negli studi di Rai 1, rispondo alle domande di Duilio Gianmaria

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Voto segreto un dovere ma il governo non si discute

postato il 30 ottobre 2013

C’è una maggioranza a prescindere dalle scelte del Cavaliere

casiniL’intervista pubblicata su “Il Mattino” di Nando Santonastaso

Chi lavora per far cadere il governo rischia di compromettere la stabilità del Paese, avverte Pier Ferdinando Casini, presidente dell’Udc e della Commissione esteri del Senato. E la stabilità, spiega, «non è qualcosa di cui l’Italia possa fare a meno, perché perderebbe tutto ciò che ha faticosamente ricostruito in questi mesi».

Eppure, presidente, lo scontro sulla decadenza di Berlusconi sembra disegnare scenari a dir poco fragili per la maggioranza delle larghe intese.
«Se il governo fosse dovuto nascere sulla base di uno scambio esplicito tra le vicende giudiziarie di Berlusconi e l’appoggio del Pdl all’esecutivo, non sarebbe mai nato. Bisogna essere seri: il governo si è formato sull’onda di una emergenza e lo stesso Berlusconi ha assicurato più di una volta che le sue vicende giudiziarie dovevano essere separate da quelle dell’esecutivo. Se queste condizioni oggi sono cambiate, bisogna mettere le carte in tavola senza produrre fibrillazioni quotidiane che sono un colpo letale per la credibilità del Paese».

Ma il futuro di Letta sembra dipendere soprattutto dal braccio di ferro in corso tra falchi e colombe nel Pdl.
«Non so da cosa può dipendere, sicuramente non dalle vicende giudiziarie di Berlusconi. Il Pd non lo accetterebbe mai. Berlusconi dica che vuole andare al voto anticipato e si prenda atto di questo cambiamento di rotta. Dopo di che, però, io credo che il governo abbia comunque una maggioranza, a prescindere cioè dalle scelte del Cavaliere. È la maggioranza di chi crede al valore della stabilità ed è consapevole che bisogna assolutamente difenderla per non vanificare tutti i sacrifici che abbiamo fatto finora. [Continua a leggere]

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Grillo si turba? Gli offrirò camomilla

postato il 29 ottobre 2013
Se Grillo è turbato perché parlo gli offrirò una camomilla.
 
Pier Ferdinando
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A Otto e mezzo

postato il 29 ottobre 2013

Ospite di Lilli Gruber, nello spazio di approfondimento politico di La7

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Aung San Suu Kyi paladina di libertà e statista

postato il 28 ottobre 2013

casini_primopiano

Aung San Suu Kyi non solo è una donna straordinaria, ma anche una testimone coraggiosa della nostra epoca, dei diritti umani e delle libertà democratiche.
Oggi alla paladina della libertà, chiusa in uno Stato non democratico, si sostituisce la statista che lavora per concretizzare quella transizione. Il cambiamento auspicato della Costituzione in Birmania dovrà assicurare un mutamento, volto a garantire un’autentica libertà in termini politici e religiosi.

Pier Ferdinando

 

Foto: ©2013 Archivio fotografico, Senato della Repubblica

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Giusto che l’Italia ricordi suoi figli migliori, Alberto Musy

postato il 23 ottobre 2013

Questa notte, dopo lunghi mesi di agonia, è scomparso l’avvocato Alberto Musy, consigliere comunale di Torino, che in una mattinata del marzo 2012 subì un terribile agguato, dopo aver accompagnato le figlie piccole a scuola.
È stato un grande avvocato, un costituzionalista, un esemplare cittadino, un amministratore pubblico spinto solo da un autentico spirito di servizio verso la sua città, Torino, che in questi lunghi mesi non ha mai smesso di ricordarlo e di essere vicino alla sua famiglia.
Vorrei esprimere alla moglie, Angelica, alle figlie, esemplarmente vicini in tutto questo tempo al marito e al padre, ed anche al sindaco di Torino i sentimenti di vicinanza di tutti noi. È giusto che l’Italia ed il Senato onorino i loro figli migliori.

 

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Ue: Casini, cambi musica delle politiche economiche

postato il 22 ottobre 2013

Signor Presidente,
abbiamo sentito dalla sua relazione che il Consiglio europeo ha tanta carne al fuoco, forse troppa, ma speriamo che almeno si possa cucinare qualcosa: economia digitale, mercato unico delle telecomunicazioni, apertura dei mercati e dei servizi, sostegno alle piccole e medie imprese, unione economica e monetaria e unione bancaria. Ci auguriamo, come Gruppo parlamentare, che oltre ai titoli si arrivi veramente a qualcosa di concreto perché abbiamo una malattia grave che si aggira per l’Europa. È l’antieuropeismo, che si salda ai vari movimenti populisti, e noi dobbiamo trasmettere l’immagine di un’Europa percepita. Un’Europa è percepita solo se risolve i problemi dei cittadini.
Il tema dei giovani è un banco di prova importante e io ritengo fondamentale l’impegno del Governo a presentare, entro pochi giorni, il piano nazionale per l’attuazione della garanzia dei giovani in modo che dal primo gennaio del prossimo anno possa partire l’iniziativa europea per l’occupazione.
Come sapete, colleghi, il dibattito è contingentato e pertanto desidero soffermarmi molto rapidamente su tre punti. Il primo. Papa Francesco – lei lo ha richiamato – parla di europeizzazione dell’indifferenza. È necessario, come Governo e come Italia, che in questo Consiglio ci concentriamo per sollecitare un piano di intervento straordinario nel Mediterraneo.
Questa mattina ho letto l’intervista della commissaria Malmström. Lei l’ha ringraziata. Ha fatto bene a ringraziarla. Il commissario ha ricordato che le richieste di asilo in Italia sono scarse rispetto ad altri Paesi e ha chiesto di migliorare le condizioni del centro di accoglienza di Lampedusa. Sono d’accordo con lei su entrambe le questioni. Francamente, però, ritengo del tutto inadeguato il tono che ella ha usato all’indomani di una tragedia che ha messo in luce il ruolo dell’Italia e la solidarietà dei nostri cittadini nei confronti di chi soffre. Siamo stati gli unici a mettere in campo un’iniziativa concreta come quella della missione Mare nostrum. Non accettiamo che, all’indomani di una tragedia di questo tipo, si usi nei confronti del nostro Paese un tono così irriverente. Non è accettabile. È del tutto impropria la terminologia usata nei confronti del nostro Paese.
Sappiamo che bisogna fare di più, che bisogna mettere in atto la rete europea di sorveglianza delle frontiere esterne; sappiamo che bisogna rafforzare l’operatività di Frontex; sappiamo soprattutto che, se non facciamo cooperazione con i Paesi vicini, non capiamo la grande questione geopolitica su cui l’Europa è sola. Penso che a tutti voi sia chiaro che oggi la grande partita energetica ha cambiato i connotati anche dell’impegno americano rispetto al Mediterraneo: oggi gli Stati Uniti d’America sono in condizioni molto diverse da qualche anno fa, hanno un approvvigionamento energetico potenziale prospettiva che li rende molto meno dipendenti dalle questioni mediterranee.
Allora, dobbiamo gestire in prima persona un riflesso delle primavere arabe che rischia di essere drammatico per l’impatto con il Mediterraneo. Al riguardo dobbiamo far presente all’Europa che, come ha fatto tante cose per l’Est europeo all’indomani della caduta del Muro di Berlino, oggi c’è un’emergenza, quella del Mediterraneo; non è una questione italiana, non è solo nemmeno una questione umanitaria, è la questione fondamentale su cui l’Europa deve dimostrare se esiste e dare anche un segnale ai cittadini europei.
Cito testualmente le sue parole, presidente Letta, e arrivo al sodo di una questione che riguarda molto da vicino il ministro Saccomanni. Lei dice: «Abbiamo uno schema; il semestre europeo è uno schema di regole – il six pack, two pack – che stanno dando buoni risultati. La strada per uscire dalla crisi non è costruire nuove gabbie di procedura, monitoraggi, sanzioni». Poi dice: «Per me questo significa essere rigorosi con noi stessi, ma l’Europa deve cambiare la sua politica». Questo è il punto fondamentale.
Sono molto deluso dal fatto che, all’indomani della grande coalizione tedesca che si sta realizzando, il rischio è che non cambi lo spartito e che la musica sia sempre la stessa. Qui si chiedono nuove gabbie, nuove procedure, anche invasive rispetto alla determinazione delle politiche economiche, ma in cambio l’Europa cosa è disponibile a fare? È una questione fondamentale per noi, per l’Italia, perché il nostro Paese, con il Governo Monti prima e con il Governo Letta oggi, ha dimostrato di fare i sacrifici, di fare i compiti a casa. Ma noi abbiamo bisogno che cambi la politica europea, che non si parli solo in termini di rigore, peraltro funzionale in particolare alla Germania, ma che si cambi la musica che è assolutamente inadeguata.
Faccio un’ultima considerazione che rivolgo anche alla Presidenza del Senato, come alla Presidenza della Camera, nella mia qualità di Presidente della Commissione affari esteri: il 25 giugno 2013 abbiamo approvato un documento in quest’Aula che impegna l’Italia ad organizzare, entro l’inizio del 2014, prima dello svolgimento delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, d’intesa con gli altri Stati e le istituzioni dell’Unione europea, l’assise sull’avvenire dell’Europa, vale a dire una grande conferenza dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo. Onorevole Presidente, lei di questo non ha parlato. Noi siamo al suo fianco nel semestre, ma oggi dobbiamo sciogliere un nodo, che è un nodo istituzionale ma anche di serietà; ne abbiamo parlato con il presidente Chiti, in quanto coinvolge anche la sua Commissione. Organizzare questa assise nel semestre greco, prima delle elezioni europee, mi sembra molto difficile. Allora o ribadiamo questo impegno e ci muoviamo con grande celerità anche sul piano parlamentare per non organizzare solo l’ennesima riunione ma per creare un evento europeo come quello che Mitterand organizzò nel 1990 che aprì la strada al Trattato di Maastricht ed alle nuove grandi conquiste europee (ma se vogliamo organizzarla nel giro di tre mesi c’è l’assoluta necessità di partire cambiando ritmo) oppure organizziamola nel semestre europeo verso fine anno avendo un lasso di tempo più ampio. Credo che questa sia una questione molto importante connessa agli impegni del semestre europeo.

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Negli studi di Porta a Porta

postato il 21 ottobre 2013

Ospite dell’approfondimento politico di Rai 1, condotto da Bruno Vespa

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L’intervista al Tg5

postato il 20 ottobre 2013

Rispondo alle domande di Guido Del Turco 

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