Archivio per giugno 2012

Chi dice no alla mozione unitaria si assume grande responsabilità

postato il 27 Giugno 2012

Il ‘Financial Times’ di questa mattina scrive che Monti ha un mese per evitare la deriva dell’Italia. Il vertice europeo si preannuncia drammatico, come si deduce dalle affermazioni al Bundestag di Angela Merkel e dalle parole del premier spagnolo Mariano Rajoy. In questa bufera -dopo aver sentito le parole responsabili dell’ex ministro degli esteri Frattini (per conto del PDL)-, PD, UDC e FLI chiedono una mozione unitaria a sostegno dell’esecutivo sulla politica europea. Cosa lo impedisce? Chi non vorrà rispondere a questa domanda si assumerà una grande responsabilità verso il Paese.

Pier Ferdinando

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No al replay di coalizioni fallimentari

postato il 27 Giugno 2012

Riceviamo e pubblichiamo di Attilio Biancalana

Il Presidente Casini dimostra ancora una volta la linearità e la forza del suo impegno politico. Fin dopo le elezioni del 2008, che avevamo affrontato da soli contro tutti, il Presidente Casini ha sempre affermato pubblicamente che avrebbe svolto una opposizione repubblicana per rispettare il mandato degli elettori; mentre in vista delle prossime elezioni politiche avrebbe cercato di evitare quella esperienza solitaria e traumatica alleandosi con quella forza politica in quel momento più vicina sia sul piano programmatico che su quello politico. L’attuale grave momento politico italiano non richiede risibili esperimenti od il replay di coalizioni fallimentari, richiede senza confusioni ideali un governo forte autorevole, determinato e coeso che è sia nella storia e nella tradizione del PPE e del PSE europei sia nella storia della democrazia italiana (DE Gasperi-Togliatti e Moro-Berlinguer).

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Un’enormità di italiani tifa per Monti

postato il 27 Giugno 2012

Riceviamo e pubblichiamo, di Stefano Tassinari

Siamo arrivati al decisivo summit UE.
Monti, sottoposto quotidianamente alla scomposta graticola destrorsa, appare debilitato. Gli è rimasto l’appoggio del centro e del team di Bersani (forse la maggioranza del Pd).
Però si deve ricordare che un’enormità di italiani è con Lui in questa fase, quindi anche se fuori forma, dovrà essere ben presente e concentrato sul pezzo e trovare energie in quantità e al momento buono trasformarsi in una belva. Killer instict allo stato puro trasudante da tutti i pori. Forza Monti.

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Ospite di Otto e Mezzo

postato il 27 Giugno 2012

Nell’approfondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber, con Marco Damilano

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Dall’irrilevanza dei cattolici alla presenza dei cristiani

postato il 25 Giugno 2012

di Adriano Frinchi

Ernesto Galli della Loggia nel suo contributo sul Corriere della Sera al dibattito sull’opportunità di un nuovo partito cattolico afferma chiaramente due cose: non c’è bisogno di un nuovo partito cattolico, ma è assolutamente necessaria una voce cristiana nella politica e nella società italiana.

L’analisi di Galli della Loggia è largamente condivisibile e la diagnosi sull’irrilevanza dei cattolici è una preoccupante realtà. Ci sono soluzioni? Sì, ma non vanno cercate nella formule politiche. L’impossibilità di formare un partito cattolico e l’irrilevanza politica dei cattolici sono figli del cambiamento del cattolicesimo. La questione dunque non è politica ma squisitamente teologica, e per la precisione ecclesiologica.

Il partito unico dei cattolici oggi è impossibile perché non esiste più il monolite del cattolicesimo romano, ma, nonostante la Chiesa istituzionale si muova in senso contrario, esiste un “cattolicesimo liquido”, per usare un aggettivo caro a Zygmunt Bauman, plurale e con diverse sensibilità ai limiti dello “scisma sommerso” evocato da Pietro Prini. Il partito unico era il percorso più naturale in politica per una “cattolicità solida”, oggi per come conosciamo il mondo cattolico il modello del partito unico non è più proponibile.

La strada allora è quella di ripensare la presenza politica dei cattolici, una presenza che va ripensata alla luce del grande dibattito che inevitabilmente animerà la Chiesa cattolica nei prossimi anni.

I cattolici dovranno fare i conti con la pluralità, non solo della società ma anche del mondo cattolico. Ecco perché più che di cattolici bisognerà parlare di cristiani, per includere le diverse sensibilità, le legittime diversità ed aprirsi a livello ecumenico.

Perché i cristiani ritornino alla politica, perché riescano a tornare “lievito” per usare un’immagine evangelica, i cristiani dovranno tornare all’essenzialità liberante del messaggio evangelico. Forse negli ultimi anni si è prestato più attenzione a documenti o a note, oggi bisogna tornare senza esitazione al Vangelo. Non c’è manifesto o documento programmatico che tenga di fronte al Vangelo, e la presenza dei cristiani in politica non può prescindere da esso.

La presenza cristiana in politica non riparte dalle alchimie politiche, ma alla luce del Vangelo e concretamente, ad esempio, da una scelta fondamentale per i poveri. I poveri nella Sacra Scrittura sono gli oppressi, i curvati, secondo un termine ebraico che è entrato a far parte della spiritualità cristiana. I poveri sono gli anawîm, i sottoposti, nei confronti dei quali Dio si curva, diventa il misericordioso perchè volge lo sguardo ai miseri. L’opposto dei poveri nella Bibbia non sono i ricchi, ma i potenti, quei potenti che, nel Magnificat, “vengono rovesciati dai loro troni”.

Ecco, il posto dei cristiani nella politica e nella società è accanto ai poveri, chinati su ogni forma di povertà umana. E questa non è anti politica, e nemmeno criptosocialismo. E’ solamente Vangelo.

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«Sì a un asse progressisti-moderati»

postato il 25 Giugno 2012

Pubblichiamo dal Corriere della Sera l’intervista a Pier Ferdinando Casini

di Andrea Garibaldi

ROMA—A questo punto, chiediamo a Pier Ferdinando Casini, c’è la possibilità di elezioni a ottobre?
«Il rischio esiste. E arriva dal centrodestra, soprattutto».

Un ritorno in scena di Berlusconi…
«Con buona pace di Schifani che aveva chiesto sostegno più netto a Monti e degli sforzi di Alfano, Berlusconi è tornato a dare le carte e a spingere il Pdl verso la solita deriva del populismo. Ero sicuro che sarebbe finita così. È la risposta a chi mi accusava di non fare una proposta per un grande partito dei moderati».

Berlusconi pensa che attaccando l’euro e l’Europa «tedesca» riprenderà voti.
«Può certamente prendere più voti. Si mantiene in un recinto sicuro, ma isola il Pdl in uno scivolamento a destra che lo renderà ininfluente nella prossima legislatura. Vedo che ora chiede il 51 per cento, ma lui aveva il 51 per cento dopo le elezioni 2008! Fa di tutto per stabilire che la colpa è sempre di qualcun altro, Fini, Casini… in realtà ha promesso la riforma liberale e ha perso una decina di anni». [Continua a leggere]

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