Archivio per dicembre 2010

Buon anno a tutti gli italiani

postato il 31 dicembre 2010

Il 2010 si conclude nella confusione e nell’incertezza politica, sociale ed economica. Come se non bastasse “l’anonima sfascisti” prova ad aggravare la situazione con attacchi, per fortuna tutti senza conseguenze, contro istituzioniforze politiche. E’ necessario non dare alcuno spazio a chi vuole approfittare di questa situazione tentando di innescare una spirale di violenza, ed è ugualmente importante cercare di non dare seguito a quanti innescano “bombe mediatiche” per colpire avversari politici ma che hanno solo il risultato di  incrementare uno scontro politico di cui l’Italia in questo momento non ha davvero bisogno.

L’Udc, come sempre, farà la sua parte nel segno della responsabilità e della chiarezza per cominciare il nuovo anno in maniera positiva, mettendo da parte conflitti e inutili polemiche e puntando a realizzare ciò che è utile per l’Italia. Con il 2011 deve aprirsi una stagione della responsabilità, una stagione dunque di risposte alle famiglie, ai lavoratori e ai giovani. Il 2011 non è solo un nuovo anno, ma una grande e straordinaria opportunità per l’Italia che le forze politiche devono cogliere: smettiamola di parlare di poltrone, non ci interessano, la politica cambi registro. L’Udc ci sarà.

La Redazione

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Il processo all’oligarca Khodorkovskij riapre la questione dei diritti umani in Russia

postato il 29 dicembre 2010

Agli inizi degli anni ’90 la Russia di Eltsin attraversò un convulso periodo di apertura al mercato.

Non tutte le aziende ereditate dalla defunta Unione Sovietica erano in condizioni tecnologiche ed economiche disastrose: a partire dalla metà degli anni ’70 infatti l’U.R.S.S., complice anche la Crisi Petrolifera, conobbe un notevole incremento nel campo dell’estrazione del carburante fossile.

Benché tecnologicamente arretrate, le industrie estrattive russe, divennero la preda più ambita dalla schiera di funzionari appartenenti all’ex Partito Comunista.

Si fecero così largo, sotto l’ala protettrice della presidenza Eltsin, diverse figure che approfittando della svendita per pochi spiccioli dovuta alle privatizzazioni delle aziende di Stato, riuscirono ad accaparrarsi delle industrie che in un sistema economico chiuso alla concorrenza estera come quello comunista, riservavano un potenziale di sviluppo enorme.

In questo quadro si inserisce la storia del magnate Mikhail Khodorkovskij.

Facendo leva sugli stretti legami intessuti col Cremlino, Khodorkovskij riuscì ad acquistare nel 1995 una delle principali aziende petrolifere statali, creata due anni prima da Eltisn mediante la fusione tra YUganskneftegaz e KuibyshevneftOrgSintez: nacque così la Yukos.

L’ascesa al potere di Vladimir Putin aprì un’aspra lotta di potere in capo alle aziende controllate dagli oligarchi, legati a doppio filo con la burocrazia ed il potere politico che il neo-presidente aveva intenzione di scardinare.

Proprio in questo constesto, nel 2005 Khodorkovskij a seguito di un’indagine iniziata due anni prima, venne condannato ad otto anni di reclusione per frode ed evasione fiscale, e rinchiuso in un carcere siberiano; coimputato è Platon Lebedev, presidente della banca maggiore azionista di Yukos.

Nel frattempo Yukos fu smembrata e costretta alla bancarotta a favore dello Stato, per far fronte alla richiesta del fisco di 30 miliardi di dollari.

Oggi, scontata metà della condanna, Khodorkovskij e Lebedev sono stati riconosciuti colpevoli di appropriazione indebita di 218 tonnellate di petrolio (per un valore stimato di 97,5 milioni di dollari): l’intera produzione del defunto colosso petrolifero tra il 1995 ed il 1998 e condannati a scontare altri sette anni di carcere.

Dure reazioni a quello che è visto da molti come un processo politico giungono dalle principali cancellerie occidentali.

Il Governo italiano in tal senso non ha dato seguito alle proteste internazionali, benché, come ricorda l’On. Rao (U.d.C.): – “Lo scorso anno tutte le forze politiche presenti in Parlamento, ad eccezione della Lega, approvarono una mozione a firma Casini con la quale si chiedeva di attivare tutti i canali diplomatici disponibili per garantire il rispetto dei diritti umani e il diritto alla difesa di Khodorkovsky, come anche di Lebedev e dei cittadini russi in generale”. Anche “Avvenire” si è espressa nella stessa direzione, ammonendo “che la magistratura non può colpire un avversario politico”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Federico Poggianti

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Rassegna stampa, 29 dicembre ’10

postato il 29 dicembre 2010

E se, davvero, Umberto Bossi mettesse la parola fine a questa legislatura agonizzante? Ormai sono in pochi quelli pronti a scommettere sulla salute del Governo e il leader leghista lamenta la “palude” in cui il Centrodestra è sprofondato: palude di cui sembra essersi reso conto anche lo stesso Premier che, infatti, come ci racconta Mattia Feltri su La Stampa, starebbe pensando a una trasformazione radicale del PDL. Secondo l’editorialista del Sole, Stefano Folli, però, il Governo può sperare solo nell’appoggio esterno dell’Udc; intuizione confermata dall’appello lanciato da Formigoni: “basta Finiani, porte aperte all’Udc e sì alle preferenze” (i soliti specchietti per allodole? sì, perché tanto noi non ci ricaschiamo: leggete Cacciari). Le traversie interne alla “maggioranza” (o presunta tale) continuano: dopo lo scontro intorno al “finto attentato” a Fini (che intanto querela e punta il dito contro Belpietro), oggi arrivano le lamentele di Cirielli (che chiede 50 milioni per Salerno o niente fiducia) e di Bechis, che, su Libero, denuncia le mancate promesse di Silvio. Tutto questo mentre il Veneto si scopre in “rosso”, il Tg1 viene punito nelle pagelle sulla qualità dell’informazione e l’Idv va in frantumi.

Bossi: scarseggiano i numeri siamo nella palude romana. Pazienti fino al federalismo (Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera)

Bossi: “Numeri scarsi, siamo nella palude” (Rodolfo Sala, La Repubblica)

Il punto – A gennaio il governo può ambire solo all’appoggio esterno di Casini (Stefano Folli, Sole24Ore)

Formigoni: “Basta finiani, porte aperte all’udc e torniamo alle preferenze sulla scheda” (Rodolfo Sala, La Repubblica)

Bechis – Tutto quello che Silvio diceva è non ha fatto (Franco Bechis, Libero)

Giovani e libertà, il nuovo partito di Silvio (Mattia Feltri, La Stampa)

“Finto attentato a Fini”, è scontro (Giovanna Casadio, La Repubblica)

Derby tra i quotidiani di destra- nel mirino la scorta di Belpietro (Paolo Colonnello, La Stampa)

Cirielli: “II governo mi dia 50 milioni o non darò nessun aiuto” (La Repubblica)

Veneto in rosso si scopre meno leghista (Marco Alfieri, La Stampa)

Italia dei Valori senza pace. Flores attacca: Di Pietro mente. L’ex pm: non rispondo (Il Messaggero)

Di Pietro: “Per colpa loro sono cornuto e mazziato” (Antonio Di Pietro, Il Fatto Quotidiano)

Marchionne divide la politica (Enrico Marro, Corriere della Sera)

«Nel 2011 rincari per mille euro». Non si ferma la corsa al rialzo delle tariffe pubbliche (Antonella Baccaro, Corriere della Sera)

Tg1 punito dai telespettatori anche nelle pagelle di qualità (Aldo Fontanarosa, La Repubblica)

Fidatevi: Casini non ci ricasca (Massimo Cacciari, L’Espresso)

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Lavoro? in Liguria è il momento di agire

postato il 28 dicembre 2010

Un mercoledì come un altro. 37 anni. 3 figli e 1 moglie. Un lavoro. Prima. Crisi, lavorativa e depressiva. Ora. Basta. Fine. Non ce la faccio più. Giù. Mi butto. Mi butto giù!

Ho provato a narrativizzare un tragico evento, accaduto mercoledì scorso nel Levante di Genova. E mi ha fatto pensare: “Che dramma, che disgrazia”. Vien spontaneo dire così, e ci mancherebbe!
Poi, però, ti fermi. Ti fermi a contare e a pensare: lui mercoledì, poi un altro venedì. Ma ce ne era già stato uno la settimana scorsa. E non era il primo! E poi, uno anche Sabato. Basta lo dico io e vorrei lo dicessero tutti. Ma voglio staccarmi dalla cronaca. Mera triste somma di singole tragiche vicende.

Via la cronaca. Si passi alla politica, ai fatti. O meglio, alle soluzioni che la politica deve dare ai problemi della società. Senno’, che ci sta a fare?!

Premessa: non si può prendere il tema sottogamba, non si scherza col Lavoro. E’ incastonato, scritto (con idealità, certo, ma ci sta scritto) nell’ Art.1 della Costituzione e in modo più specifico (seppur sempre generale, come si confa ad una Legge Fondamentale) agli Artt. 35 e 36.

“Siamo in un periodo di forte crisi economica”, “la crisi sta colpendo”, “tutto l’Occidente sta attraversando un’impressionante momento di crisi”, e tante altre espressioni di questo tipo. “Non ci sono più soldi”, “L’Italia ha il debito pubblico più grande dell’Europa, e non solo”, “Negli Anni ’80 ci si è indebitati oltre misura”, “il Welfare non potrà garantire nemmeno più chi già oggi lavora”, e tante altre espressioni di questo tipo. Io mi sono stufato e credo con me si sia stufato ancor di più chi se le sente “raccontare” da più tempo di me. Sono tutte parole che sappiamo a memoria dai Tg.

E’ ora di cambiare musica, di affrontare la crisi e le difficoltà. E’ ora di rimboccarsi le maniche, di prendere il coraggio a 2 mani e decidere “che fare”: Se c’è la crisi, va bene tirare le corde della borsa, va bene decidere di non spendere più, ma non può bastare. Ci vuole coraggio, il coraggio di fare Riforme -con la “R” maiuscola- e, magari, anche Riforme impopolari. Parlo di liberalizzazioni, pensioni, università e accesso al lavoro.

Tutti, rossi, neri, azzurri, verdi, bianchi e a pois, negli anni, si sono riempiti la bocca si slogan e buone intenzioni. Non basta più.
La crisi sta soffocando chi fino a ieri riusciva, magari barcamenandosi tra una rinuncia e 100 saldi di fine stagione, a tirare avanti, e invece oggi proprio non ce la fa, non solo economicamente, ma anche proprio moralmente. Sente che intorno a lui, fuori dalle mure di casa, non c’è una società, non c’è uno Stato, non un tessuto sociale, non c’è un Welfare State capace di accoglierlo e sostenerlo. E questo, comprensibilmente, “ti butta giù”…

E’ necessario, ora più che mai, che lo Stato si riappropri di quel ruolo che gli spetta di diritto. Non con politiche assistenzialiste incapaci di creare un vero cambiamento, ma investendo in modo mirato e ponderato dove riesce. Detto così sembra facile, ma non lo è, chiaramente. Però, non è certo con i tagli lineari e “il braccino corto” che si può cambiare veramente.

Un esempio? Le prospettive nell’ambito Portuale Lgure. A chi piace leggere e seguire un poco le vicende, appare uno scenario molto interessante per il futuro: un futuristico“piano MiNova” (ossia un’alleanza strategica tra Genova e Milano, stile Parigi, caldeggiata dal Presidente dell’Autorità Portuale di Genova); 1500 nuovi posti di lavoro, in un futuro prossimo, tra il Porto di Genova e quello di Savona; “Terzo Valico” (si parla di dimezzare il tempo di percorrenza del tratto MI-GE!); il Boom dei Container a La Spezia, e tante altre. Ma anche una rinascita prospettata a Cornigliano (nel Ponente di Genova), e non solo. Solo veramente tante, tantissime le prospettive di una nuova ripresa, in tutta la Liguria.

Ma possiamo crederci?! Sono ottimista sul fatto che tutto ciò si verifichi, ma possiamo pensare che tutto accada lasciando al caso o (dando meriti a chi se li merita, appunto) per il merito e l’impegno di tanti singoli?! Perché non fare squadra?! Perché non coordinare il tutto, semplificando e velocizzando processi che potrebbero richiedere un periodo di realizzazione ancora troppo ampio?! Perché non assumersi la responsabilità di farsi primo motore della ripresa? Serve coraggio, tenacia, e un pizzico di audacia. Quella che ti permette di andare anche contro alcuni veti e perplessità (vedi Terzo Valico e Gronda, sia di Levante sia di Ponente), quella che ti permette di dire alla gente che scelte impopolari devono essere fatte, per stare meglio, veramente meglio, domani.

Ma poi, ovviamente, si è liberi di pensare che sia meglio andare avanti così, “tirare a campare”, pur di non rischiare di fare qualche piccolo sacrificio oggi, anche se porterebbe un benessere domani… Ma chi ci pensa al Domani? ciò che conta è solo l’Oggi!

I primi a pensare al Domani devono e sono i Veri Giovani! Non chi ad essere giovane si atteggia o, al limite, lo è anagraficamente.  Ma Giovane nello spirito e nel modo di pensare. Per cambiare veramente, bisogna cambiare molto, lasciarsi alle spalle alcune abitudini e anche, oso dire, alcune comodità e privilegi a cui si è abituati.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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Rassegna stampa, 28 dicembre ’10

postato il 28 dicembre 2010

Segretario Bersani, cosa farà il suo partito nel 2011? «Chiedetelo a Casini» (Jena, La Stampa)

Bondi e Consulta, i timori del premier (Massimo Chiari, Avvenire)

Posti per i centristi Berlusconi, nuovi ostacoli al «piano allargamento» (Paola Di Caro, Corriere della Sera)

La Lega offre una pace impossibile al Pd per reclamare meglio il voto (Il Foglio)

L’attivismo leghista che preoccupa il Pdl (Lina Palmerini, Sole24Ore)

Pacchi bomba, la Grecia nel mirino (Maria Corbi, La Stampa)

Si indaga sulle rivelazioni di Belpietro (Corriere della Sera)

“Finto attentato a Fini”, è scontro (Giovanna Casadio, La Repubblica)

Legittimo impedimento. Consulta, spunta l’ipotesi del compromesso «mirato» (M. Antonietta Calabrò, Corriere della Sera)

«Sondaggio anti-Idv taroccato». Lite Flores D’Arcais-Di Pietro (Dino Martirano, Corriere della Sera)

“Stringeva accordi coi narcotrafficanti così il generale Ganzer tradì lo Stato” (Emilio Randacio, La Repubblica)

Iervolino: “La colpa non è mia, Caldoro gioca col fuoco e non usa i suoi poteri” (Dario Del Porto, La Repubblica)

Rusconi – Le amnesie dei cattolici in politica (Gian Enrico Rusconi, La Stampa)

Binetti: la legge arrivi in aula (Corriere della Sera)

Giovannini (Istat): “Non rottamiamo il Pil, ma vogliamo capire come cambia il Paese” (Lucio Cillis, La Repubblica)

Sull’orlo del fallimento 100 banche Usa: “Strozzate dai prestiti a rischio” (Angelo Aquaro, La Repubblica)

Al Sud benzina verde a 1,5 euro (Franco Sarcina, Sole24Ore)

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Rassegna stampa, 27 dicembre ’10

postato il 27 dicembre 2010

La nostra rassegna stampa si apre con la constatazione forte e decisa del presidente Casini, che spiega –leggete dal Messaggero – le ragioni del Polo della Nazione: il bipolarismo in cui abbiamo vissuto per 15 anni ha dimostrato il proprio plateale fallimento e noi moderati vogliamo ripartire da una prospettiva politica assolutamente nuova. A chi chiede da che parte staremo, infatti, noi rispondLa nostra rassegna stampa si apre con la constatazione forte e decisa del presidente Casini, che spiega –leggete dal Messaggero – le ragioni del Polo della Nazione: il bipolarismo in cui abbiamo vissuto per 15 anni ha dimostrato il proprio plateale fallimento e noi moderati vogliamo ripartire da una prospettiva politica assolutamente nuova. A chi chiede da che parte staremo, infatti, noi rispondiamo (come bene fa Federico Brusadelli su FFWeb): “dalla parte di una nuova Repubblica”, finalmente europea, moderna e fattiva.

Le beghe politiche ci interessano poco, come anche la sicumera del Premier, che assicura il sostegno al suo Governo di nuovi deputati, ma che in realtà (trovate tutto su La Stampa) ha una strada davanti tutta in salita (e a nulla possono servire gli appelli “al ruolo storico” che ci invia Bondi: non perdetevi la sua lettera sul Giornale). I problemi interni al Pdl (lo stesso Bondi che pensa alle dimissioni, il caso Prestigiacomo che non rientra, Caldoro che mormora, addirittura Il Giornale che auspica un’allargamento della maggioranza e non delle poltrone!) sono solo l’espressione più evidente del fallimento bipolare. Anche
l’Idv, infatti, se la passa male e sui dipietristi aleggia un’aria di scissione (“questione morale”, la chiamano); un occhio ai blog con Gilioli che ripercorre “gli stracci” Idv di questi giorni, mentre Metilparaben non ci va per il sottile. Il tutto mentre, come ricorda Scalfari su Repubblica, si decidono i destini del Paese.

Casini: il “terzo polo” nasce dal fallimento del bipolarismo (Il Messaggero)

Pezzotta: «Il premier pensi a governare» (Corriere della Sera)

Il rilancio di Berlusconi: “Al governo fino al 2013” (Ugo Magri, La Stampa)

Quota 325, la trattativa è in salita (Francesco Grignetti, La Stampa)

Fate crescere la maggioranza non le poltrone (Mario Cervi, Il Giornale)

Da che parte sta il nuovo Polo? dalla parte di una nuova Repubblica… (Federico Brusadelli, Fare Futuro web megazine)

Volontè: Si alzi la voce sui martiri (QN)

“Federalismo fiscale? Crescono le distanze” (Luigi Grassia, La Stampa)

Caldoro: “Il governo prova a fare il suo dovere ma per cambiare servono altri tre anni” (Ottavio Lucarelli, La Repubblica)

Prestigiacomo: «A disagio in questo Pdl. Insultata dagli ex An» (Aldo Cazzullo, Corriere della Sera)

Idv, De Magistris apre la questione morale (Dino Martirano, Corriere della Sera)

Idv, bufera sulle “colpe” dei tradimenti (Milella Liana, La Repubblica)

L’IDV tra Andreotti e Togliatti (Alessandro Gilioli, Piovono Rane)

Questione di metodo (Metilparaben)

Bondi: Casini chiamato a svolgere un ruolo storico per la stabilità (Il Giornale)

Sfiducia e ”sgarbi” di Tremonti ora Bondi pensa alle dimissioni (Carmelo Lopapa, La Repubblica)

Scalfari – I tre voti che pesano sul futuro del paese (Eugenio Scalfari, La Repubblica)

Benzina, il prezzo del pieno cresciuto di 4 euro in un mese (Gabriele Dossena, Corriere della Sera)

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Auguri, desideri e speranze per la Lucania che verrà

postato il 27 dicembre 2010

Ancora pochi giorni e poi sarà 2011. Questi ultimi sono giorni di bilanci, desideri e propositi.

Tra i desideri espressi in questi giorni, ce n’era uno di particolare importanza per me, un desiderio di pace e serenità per questo Paese, dilaniato da un anno di scontri, conflitti e discussioni, che hanno indebolito la nostra amata Italia e l’hanno resa più vulnerabile. Partendo da quest’amara considerazione, mi sono soffermata a riflettere su quelli che, secondo me, sarebbero i migliori regali per la mia regione, la Basilicata, e per il nostro Paese.

Innanzitutto, spero che questo nuovo anno, porti un rinnovamento vero, che possa risollevare le sorti di una regione che da troppi anni arranca e soffre il peso di un sempre più forte spopolamento, che ha bisogno di invertire rotta e di imboccare, finalmente, la strada dello sviluppo.

Uno sviluppo che sia il più ecosostenibile possibile, che non renda ancora più tristi le già difficili condizioni ambientali lucane.

Spero fortemente che davvero, in questo 2011, possa cambiare qualcosa nella nostra regione, auspico che si possa parlare presto di una regione rinata, forte delle proprie peculiarità, resa grande dalla sua unicità.

Spero, ancora, che questo sviluppo possa interessare tutti quei giovani che, vedendosi sbarrare le porte del lavoro, sono costretti a lasciare la Lucania, costretti a rivedere la propria terra solo durante le vacanze natalizie, costretti a lasciarsi alle spalle tanti ricordi, ad allontanarsi dalla propria famiglia per necessità, per rincorrere il tanto desiderato posto di lavoro.  Spero che la nostra regione non debba essere più costretta a veder fuggire via i ragazzi migliori, i più capaci, che vorrebbero investire la propria intelligenza sul territorio, ma si vedono preclusa questa possibilità a causa della scarsa lungimiranza di una classe politica troppe volte inadatta a rispondere alle nostre esigenze.

Spero che il nuovo anno, dunque, non si risolva soltanto in un mare di propositi, ma che possa portare davvero quelle novità che attendiamo da mesi, anni o, piuttosto, da decenni.

Ed infine, un’ultima speranza, questa volta rivolta al nostro bel Paese: spero che il 2011 sia un anno di soddisfazioni dopo le difficoltà di questi ultimi tempi, confido nell’anno che verrà, perché questo possa segnare una svolta vera per la nostra Italia.

E quindi, concludo questa mio elenco di desideri e speranze con un augurio. Un augurio di Pace e Serenità, affinchè Gesù possa rinascere nei nostri cuori, portando gioia, felicità e cambiamento.

Buon Natale e felice 2011!

“Riceviamo e pubblichiamo” di Marta Romano

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Post-it natalizio, tanti auguri alla mia Milano

postato il 26 dicembre 2010

Una realtà vasta e complessa come Milano e la sua Area Metropolitana ha tanto da dire e da chiedere in questo periodo di attesa, di bilanci, di aspettative. Ognuno con le sue molteplici sfumature e peculiarità potrebbe vorrebbe donare quel qualcosa che manca e che sente di poter dare al tessuto umano e sociale nel quale si trova inserito.

Il Natale delle maschere forse nasconde tante verità,oltre il velo della miseria umana, il non senso che ha caratterizzato l’attualità di questi mesi, quando la vera finanziaria da varare la fa ogni famiglia a fine mese, quando l’augurio secondo me più vero è quello di lasciarsi provocare da questa festa nelle nostre coscienze per non lasciare nuovamente nella mangiatoia colui che è venuto per noi.

Sicuramente il mio grazie va in primis agli operatori che si spendono in solidarietà, che innanzitutto vuol dire aiutare gli emarginati (famiglie separate, minori, senzatetto, tossicodipendenti, extracomunitari in difficoltà) a ritrovare fiducia in loro stessi ed inserirsi o reinserirsi nella società, in secondo luogo anche cibo, vestiti e coperte. Un’opera infaticabile va di sicuro riconosciuta ai City Angels ed a tutto il capillare mondo dell’associazionismo e volontariato attivo che gravitano come satelliti luminosi nei meandri più bui di una metropoli,che troppo spesso ultimamente ha smesso di brillare in operosità e convergenze di intenti, dimenticandosi che la Pace non è solo una Marcia occasionale che si svolge in Umbria, ma è quanto dovremmo far accadere ogni giorno nei nostri territori.

Mi sento anche di ringraziare questi operatori che cercano di supplire alle carenze educative di tutte le periferie che spesso si sentono collegate al grande centro luminoso di cemento e negozi solo per mezzo di un tram che compie un viaggio lunghissimo, a tutti coloro che sentono di creare relazioni nei quartieri come antidodo alla droga e ai legami familiari carenti, sono loro la vera diga sociale che tiene a fatica insieme i pezzi quando le amministrazioni pubbliche sono distratte a mettere in atto dei provvedimenti, sono loro le ultime coscienze morali rimaste con le rotelle attive in questa città e nella sua provincia, che sembra aver perso la borghesia illuminata che l’ha contraddistinta per anni.

La città non è fatta di soli piani regolatori, o piani di governi del territorio, e di innumerevoli cantieri sparsi a destra e a manca, dove spesso la parte debole e marcia della politica arriva a compromessi con le cosche inquinando la filiera e l’economia. Se guardiamo Milano da un punto di vista nuovo dobbiamo ricordarci che la città ha bisogno di immensi “cantieri sociali”, che vanno realizzati con una mappatura ben definita in cui lavorare e in cui gli spiriti creativi e propositivi debbano innestare la loro opera di cambiamento per smantellare la frammentazione sociale spesso diffusa mista a depressione che si respira in città.

Senza far torto e dimenticare nessuno, faccio anche i miei auguri a chi è fuggito senza casa né parenti, a chi non ha identità, a chi non conosce onorevoli, deputati, magistrati, e nemmeno un appuntato a cui votarsi, a chi non siede in nessuno Cda, a chi non ha il macellaio che gli conserva la miglior fetta, a chi non ha più una fabbrica aperta in cui tornare, a chi ha la nostalgia di stadi o teatri pieni di sogni ed emozioni da inseguire, agli anziani, a tutto il personale ospedaliero, ai migranti, a chi vive in questo territorio, ai business man, ai separati, a chi è appena entrato in politica, a chi cerca futuro di esame in esame, di colloquio in colloquio, a chi si siede ai tavoli delle trattative rappresentando i lavoratori, e chi oggi si sente piu solo degli altri giorni, -Auguri-

“Riceviamo e pubblichiamo” di Christian Condemi

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