Ospite di Otto e Mezzo
postato il 2 Febbraio 2017Nel programma di Lilli Gruber, insieme a Antonio Padellaro e Luca Telese, in una puntata dal titolo “Elezioni, Napolitano stoppa Renzi”.
Nel programma di Lilli Gruber, insieme a Antonio Padellaro e Luca Telese, in una puntata dal titolo “Elezioni, Napolitano stoppa Renzi”.

L’intervista di Paola di Caro, pubblicata sul Corriere della Sera.
La data delle elezioni non lo appassiona: «È un falso problema. Si può votare a giugno come a febbraio, non sono 7-8 mesi che cambiano la situazione». Quello che invece interessa, e molto, a Pier Ferdinando Casini — leader dei Centristi per l’Italia — è che i partiti si impegnino perché il giorno dopo l’apertura delle urne il capo dello Stato «non sia costretto a sciogliere di nuovo le Camere per l’impossibilità di formare un governo». Rischio concreto con la legge uscita dalla Consulta, che va modificata per arrivare a una competizione reale fra i tre poli.
Poli formati da chi?
«Bisognerà capire verso quali modifiche alla legge si andrà. Perché bisognerà assolutamente lavorare sui punti critici, se non vogliamo ritrovarci in una situazione come quella della Spagna senza avere la solidità di fondo di quel Paese. Sarebbe un disastro».
L’attuale legge prevede un premio di maggioranza.
«Ma se non è attribuito alla coalizione, o comunque se è troppo alto, rischia di non scattare, e invece un premio di governabilità è assolutamente essenziale. Si potrebbe pensare ad esempio ad abbassare la soglia al 35% e attribuire un premio di governabilità alla prima lista o coalizione che la porti al 42-43%. Questo eviterebbe frammentazioni e sventerebbe un grande pericolo».
Quale?
«Si parla con troppa leggerezza di grande coalizione dopo il voto. Se passasse l’idea che alcune forze sono rassegnate a questo scenario, sarebbe il trionfo dei partiti populisti, è un messaggio che metterebbe loro le ali. E va cambiata anche la legge del Senato. Così com’è si correrebbe in collegi regionali con le preferenze: immaginiamo cosa possa significare in termini di costi, e quale dispendio comporti, un candidato che debba battersi per conquistare il voto di milioni di persone».
Parlava della necessità di costruire aggregazioni. Come vedrebbe un listone Renzi-Alfano-Pisapia?
«Immagino che le coalizioni si formino partendo da quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Mi sorprenderebbe se Alfano e Renzi, che hanno governato assieme, non corressero assieme. Pisapia? Personalmente ho grande stima di lui da quando sedeva sui banchi di Rifondazione comunista: persona seria, perbene, garantista. Ma immaginare di correre in un listone che ci veda assieme non è nel novero delle cose. Se si trattasse di coalizione poi, la domanda andrebbe rivolta a lui».
E il centrodestra come può ricostruirsi?
«Seguo sempre attentamente quello che dice Berlusconi, è grandissimo nel percepire gli umori dell’opinione pubblica, ma sinceramente non ho capito come pensa di sviluppare il rapporto con la Lega. Noi abbiamo collaborato con Renzi, lui ha sostenuto i governi Monti e Letta, cosa abbiamo a che fare con questa Lega sempre più lepenista? Vorrei capirlo».
Quali strade ha?
«Deve decidere se seguire la linea sovranista di Salvini, Meloni, Toti con FI a seguito, o guardare a quel mondo che fa riferimento al Ppe che – a differenza di Salvini – ha votato compatto per Tajani. Il bivio è questo».
E Renzi, che insiste per il Mattarellum o il voto subito, la convince davvero?
«Ho sostenuto con forza il Sì al referendum e non sono pentito. Ritengo fondamentale che si renda possibile la nascita di un governo della prossima legislatura da lui capeggiato e non mi piace il clima di accanimento contro di lui. Noi siamo impegnati ad aiutarlo, ma è importante che anche lui si aiuti. In politica si vince e si perde, ma è importante che quando si perde si sia subito pronti a comprendere le ragioni della maggioranza. Questa è la premessa per tornare a vincere. Se non c’è, è difficile»
Sabato 11 febbraio presso il teatro Quirino di Roma, dalle 10,30,l’Assemblea dei Centristi per l’Italia.

Così fallisce l’obiettivo di contrastare la lotta agli scafisti
Il colloquio con Lorenzo Bianchi pubblicato su QN
La Colpa dell’Italia in Libia? «È stata – è la tesi di Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione esteri del Senato – più leale di altri Paesi. Ha adottato la posizione delle Nazioni Unite e si è comportata con la correttezza che è mancata ad altri Stati che formalmente hanno sottoscritto l’appoggio a Sarraj. L’Italia l’ha sostenuto sul serio, questa è la lealtà alle organizzazioni internazionali nelle quali militiamo e crediamo».
Il ministro dell’interno Marco Minniti lunedì era a Tripoli per cercare un accordo sul contrasto al traffico di clandestini. Il 95 per cento dei migranti che sbarcano in Italia arriva dalla Libia. Non pare che sia tornato a casa con risultati clamorosi. Secondo i documenti ufficiali è stato concordato «un progetto di memorandum d’intesa» al termine di un incontro al quale hanno partecipato il premier Sarraj, il ministro degli esteri Siyala e i membri del consiglio presidenziale, Maitig e Kajman.
«Giustamente – osserva il presidente della commissione esteri del Senato – Minniti si è rivolto al governo in carica e opportunamente Alfano ha riaperto l’ambasciata. Siamo il primo Paese occidentale a farlo. Il punto è che sul terreno si muovono due forze, ossia il governo di accordo nazionale legittimato dall’Onu e altre componenti. Fra esse la più sostanziale è quella del generale Khalifa Haftar. [Continua a leggere]
Sì alla sfida di Parisi: primarie di centro aperte alle forze che si riconoscono nel Ppe

L’intervista di Tommaso Ciriaco pubblicata su Repubblica
“Sa cosa penso, quando ascolto questa discussione demenziale sul voto anticipato?”
Cosa, presidente Pier Ferdinando Casini?
“Che è in atto una sorta di gara di harakiri collettivo”.
Perché, non sarebbe meglio tornare presto al voto?
“Gli italiani hanno di fronte grandi problemi, dalle banche all’immigrazione. E invece nella maggioranza è in atto una discussione brutale o allusiva sul tema della data del voto: è una gigantesca fuga dalla realtà. Se qualcuno pensa che basta fissare le elezioni per vincere, non ha capito che così facendo andrà incontro a una seconda catastrofe, dopo quella del referendum.”
Non vi prestate all’accusa di voler tirarla per le lunghe?
“Bisogna fare una legge elettorale che abbia un senso, innanzitutto. E i 5 stelle vanno contrastati solo con il buon governo. C’è davvero chi pensa che i problemi della Raggi e le vacanze in Kenya di Grillo servono ad abbattere il Movimento? Magari… [Continua a leggere]
Il colloquio con P. Di Caro pubblicato sul Corriere
Le linee telefoniche non reggono, si comunica faticosamente con WhatsApp dal Paese che fu tra i più ricchi dell’America Latina e che oggi è sprofondato in una crisi politica ed economica senza fine.
Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri, ha deciso di andare a vedere con i suoi occhi il dramma del Venezuela, è arrivato martedì sera in una Caracas quasi deserta- «E il vuoto, la gente ha paura, si chiude in casa, non c’è nessuno in giro» – ha incontrato prima la Comunità italiana al centro Italiano-Venezuelano della capitale, poi ieri mattina il gruppo parlamentare di Amicizia tra i due paesi e Julio Borges, il coordinatore della coalizione di opposizione al presidente Maduro, già fedelissimo di Chàvez, e infine il presidente della Conferenza episcopale venezuelana.
Un’esperienza forte, quasi violenta quella della sua missione parlamentare: ieri mattina Casini ha tentato di fare visita al sindaco di Caracas Antonio Ledezma, agli arresti domiciliari da quasi due anni con l’accusa di tentato golpe (ma il processo non è mai iniziato), è stato bloccato dalla polizia, ha improvvisato una conferenza stampa in strada con la moglie del «mio amico, da tanti anni, figlio di un italiano, esempio di grande sacrificio». [Continua a leggere]
Il centrista apre a un nuovo patto del Nazareno: «Con il proporzionale non ci saranno alternative»
L’intervista di A. Greco pubblicata su Il Giornale
Per il leader centrista Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera oggi alla guida della Commissione Esteri del Senato, il dopo referendum apre una fase nuova, in cui serviranno larghe intese. Al Centro.
Da cosa è caratterizzata questa fase nuova?
«Da due elementi su cui devono riflettere quelli che sono stati impegnati per il Sì come me e quelli che hanno votato No. Il primo è il sistema elettorale proporzionale, verso il quale si torna, che vuol dire la fine dell’idea dell’uomo solo al comando e dell’incapacità di stringere alleanze. Il secondo è lo scontro in Europa e nel mondo tra populismo demagogico e forze che cercano di risolvere i problemi».
Eppure, quelle in crescita sembrano le forze populiste.
«Capisco le condizioni che portano al successo le formazioni estreme: il disagio sociale, i problemi economici, la bomba immigrazione. Ma le loro ricette non sono sufficienti a cambiare cose, molto più complesse di come sono state descritte. Lo ha dimostrato la Lega, quando Maroni è stato per anni al ministero dell’Interno e ora il M5s, con la Raggi sindaco di Roma». [Continua a leggere]
Larghe intese e proporzionale. La prossima legislatura Renzi può rifare il premier

L’intervista di Veronica Passeri pubblicata su QN
Renzi di nuovo a Palazzo Chigi e un governo di larghe intese con Berlusconi. Ma niente fretta sul voto. E’ lo scenario che disegna l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: «Renzi serve al Paese, ha fatto degli sbagli ma ha pagato, è l’unico che si è dimesso e in fondo poteva non farlo».
Le parole di Mattarella sono un freno alle urne anticipate?
«La corsa all’interpretazione non mi piace: è la gara tra chi vuole immedesimare le parole del Capo dello Stato nelle proprie opinioni e non è rispettoso. Mattarella non ha indicato una data del voto, né ha escluso la possibilità che sia anticipato ma ha chiesto serietà e chiarezza nelle leggi elettorali. Mattarella alla prima prova importante merita veramente dieci e lode, ha condotto la crisi in modo impeccabile e senza clamori».
Se il voto slitta all’autunno Renzi finisce nell’angolo?
«Ho conosciuto i più grandi leader politici del Paese, da Fanfani ad Andreotti, da Craxi a Berlusconi. Tutti sono entrati in scena e usciti, i grandissimi sono riusciti a rientrare. I tempi sono cambiati, ma Renzi non è un comprimano: se riuscirà a dominare il suo carattere e una certa impulsività potrà tornare a Palazzo Chigi e governare questo Paese».
La fine del patto del Nazareno è l’origine di tutti i mali di Renzi?
«Il patto del Nazareno è stato rotto e questo ha provocato delle conseguenze, come una certa impostazione sul referendum. Ma il governo Renzi ha lavorato bene e oggi le condizioni oggettive riportano Berlusconi là dove lo avevamo lasciato: lui ha bisogno del governo e probabilmente la maggioranza ha bisogno di Berlusconi. Guai se Renzi la sciasse nelle mani di altri il processo: se sarà capace di essere un punto di forza come Pd e di equilibrio con le altre forze politiche tornerà a Palazzo Chigi». [Continua a leggere]
L’intervista di Valentina Antonello ai microfoni di Rainews24
Gli attentati di queste ore sono la logica conseguenza dei fallimenti che l’Isis sta registrando in Siria e in Iraq. L’Unione europea deve fare finalmente un salto di qualità nella prevenzione, vigilanza e repressione: con la propaganda di qualche demagogo non si combatte di certo né il Daesh né lo jihadismo.
L’intervista di Alberto D’Argenio pubblicata su Repubblica
«Matteo Renzi è l’unica risorsa del Paese se vogliamo evitare di finire in mano a Grillo, ma non deve sprecarsi». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione esteri del Senato, all’ex premier Matteo Renzi consiglia calma, equilibrio e capacità di tessere alleanza. Così tornerà a Palazzo Chigi.
Presidente, cosa deve fare Renzi per riprendersi la leadership del Paese?
«Deve recuperare quella forza, quella sicurezza e quella tranquillità che gli italiani chiedono».
È stato troppo irruento?
«Gli italiani puniscono gli eccessi, Renzi pensava che il Paese avesse bisogno di un elettroshock per risollevarsi ma il suo atteggiamento è stato scambiato per arroganza. Ora deve riequilibrare la sua posizione e deve anche cambiare schema».
Cosa intende per schema?
«Con la futura legge elettorale proporzionale non contano solo i muscoli, ma anche le alleanze».
Ne sarà capace?
«Non ci sono alternative a Matteo quindi tornerà certamente in pista se farà capire che su di lui si può contare, che non è capace di correre solo i 100 metri ma anche i 1.500. In questo modo riprenderà quella campanella che oggi ha ceduto».