postato il 19 Marzo 2020 | in "Politica, Rassegna stampa"

«La Ue latita, deroghe al Patto di stabilità. Camere aperte, dico no al voto a distanza»

Pier Ferdinando Casini, senatore del Gruppo delle Autonomie ed ex presidente della Camera, che prova sta dando di sé l’Unione europea nella gestione dell’emergenza coronavirus?
«Questa crisi per l’Europa è un’opportunità straordinaria per dimostrare di esistere, ma corriamo un grave rischio: che anche i più europeisti come me, alla fine di questa emergenza, debbano constatare che l’Europa non c’è. Le risposte arrivate fino a oggi sono deludenti».

Si riferisce alla recente gaffe di Christine Lagarde che ha detto non siamo qui per ridurre lo spread?
«L’esordio della nuova leadership della Banca centrale europea (Bce) è stato devastante e ci ha fatto capire fino in fondo quanto sia stato fondamentale il ruolo di Mario Draghi in questi anni. I casi sono due: o Lagarde ha consapevolmente riportato un parere tedesco, e questo sarebbe inammissibile, oppure lo ha fatto senza rendersene conto, e allora sarebbe quasi peggio».

E la Commissione europea come sta reagendo a questa crisi?
«Von der Leyen ha detto cose giuste ma siamo ancora all’acqua fresca».

Quali provvedimenti dovrebbe prendere Bruxelles?
«Derogare drasticamente al Patto di stabilità, emettere gli eurobond, utilizzare il Mes per aggredire la crisi senza furbate».

Quali furbate,a chi si riferisce?
«Se qualcuno pensa che al termine di questa crisi la vittima designata debba essere l’Italia, perché abbiamo fatto i tamponi mentre gli altri non li facevano, è fuori dal mondo e dimostra che l’Europa non esiste. E perdere proprio ora l’occasione di creare una unità europea sarebbe da irresponsabili. L’unico sovranismo che esiste oggi è il sovranismo europeo, ma per renderlo possibile bisogna volerlo altrimenti daremmo ragione ai sovranisti nazionali».

Come giudica l’azione del governo italiano e dei partiti di maggioranza e opposizione in queste settimane di crisi?
«Questa vicenda è come uno tsunami: la politica italiana ne uscirà completamente diversa. Se qualcuno ancora non lo ha capito e si attarda in piccoli giochetti è fuori dal mondo. I giochetti li possono fare tutti: chi sta al governo, sperando di lucrare dei vantaggi gestendo l’emergenza, e chi sta all’opposizione, pensando di poter agire come se non avesse responsabilità. Siamo chiamati tutti a una prova di maturità: chi dimostrerà maturità sopravviverà, chi non la dimostrerà sarà destinato ad essere travolto dai fatti».

Proposte?
«La prima cosa intelligente che un governo dovrebbe fare è riconfermare tutti i membri dei consigli di amministrazione delle società pubbliche che sono in scadenza. Da Eni a Enel, da Leonardo a Terna, parliamo di tutte società ben gestite. I partiti rinuncino agli appetiti e riconfermino dirigenti e consiglieri che hanno lavorato bene».

Il Parlamento sta lavorando, ma c’è chi propone di chiudere le Camere.
«Le Camere non possono chiudere, tanto meno possono votare a distanza. Ci sono medici, infermieri, poliziotti, carabinieri, dipendenti dei supermercati, tutti al lavoro per dodici ore al giorno e noi abbiamo il problema di nasconderci sotto il sofà di casa? Non esiste. Naturalmente siamo in guerra e dobbiamo attrezzarci a far funzionare le Camere in un momento di guerra».

E come si fa?
Una delle cose che si potrebbe fare (se c’è l’accordo di tutti i partiti) è quella di trasferire in sede legislativa in commissione l’esame e l’approvazione dei provvedimenti. Quando la Costituzione elenca i provvedimenti che devono essere approvati dall’aula, come i trattati internazionali, non parla dei disegni di legge di conversione. Dice solo che i decreti sono adottati dal governo sotto la sua responsabilità. Dunque sono i regolamenti delle Camere a prevedere l’assegnazione in sede referente. Credo che oggi, con l’accordo di tutti i gruppi, si potrebbe derogare con una interpretazione dei presidenti delle Camere e un’autorizzazione a procedere in questa direzione».

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