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	<title>Pierferdinando Casini</title>
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		<title>Il processo breve è un&#8217;indecenza</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 16:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tema sociale è la priorità per il Paese Il tema sociale è la priorità per il Paese.  Dico alla maggioranza e a Berlusconi:  togliete di mezzo questo processo breve perché non ha nulla di credibile, non e&#8217; una cosa che si possa fare, e&#8217; un&#8217;indecenza. Oggi il tema sociale, e in particolare quello dell&#8217;occupazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il tema sociale è la priorità per il Paese</strong></p>
<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/09/pier1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4735" title="Pier Ferdinando Casini " src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/09/pier1-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p>Il tema sociale è la priorità per il Paese.  Dico alla maggioranza e a Berlusconi:  togliete di mezzo questo processo breve perché non ha nulla di credibile, non e&#8217; una cosa che si possa fare, e&#8217; un&#8217;indecenza.<br />
Oggi il tema sociale, e in particolare quello dell&#8217;occupazione, è la priorità più sentita.<br />
Noi chiediamo che ci sia un impegno forte per le imprese, le industrie e il lavoro degli italiani.<br />
E&#8217; singolare che davanti a una crisi che colpisce il mondo del lavoro e le imprese italiane, ci sia l’incapacità da parte del governo di nominare il ministro dello Sviluppo economico.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Fondazioni bancarie, perché la Lega può controllare le banche</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 19:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando Bossi, pochi mesi fa, disse che dopo le regionali voleva le banche, molti la presero come una boutade, una battuta, abituati a pensare che per controllare le banche bisogna investirci e diventare azionisti. Ebbene, non è così, la Lega può controllare le banche senza spendere un euro e, anzi, vede come una minaccia l&#8217;ingresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/dollar-and-¢ents.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10241" title="dollar$ and ¢ents" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/dollar-and-¢ents-300x300.jpg" alt="dollar$ and ¢ents di fpsurgeon" width="300" height="300" /></a>Quando Bossi, pochi mesi fa, disse che dopo le regionali </span></span></span><a href="fonte:http://www.corriere.it/politica/10_aprile_14/bossi-premier-lega_1f84bf08-47b2-11df-ac43-00144f02aabe.shtm"><span style="color: #001be6;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">voleva le banche</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">, molti la presero come una boutade, una battuta, abituati a pensare che per controllare le banche bisogna investirci e diventare azionisti. Ebbene, non è così, la Lega può controllare le banche senza spendere un euro e, anzi, vede come una minaccia l&#8217;ingresso pesante dei libici nel capitale di Unicredit e di altre istituzioni finanziarie ed industriali italiane (va da se, che </span></span></span><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/24/la-lega-le-banche-la-crociata-anti-libica.htm"><span style="color: #001be6;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">se si controllano le banche che erogano il credito si controlla il territorio e le aziende che hanno bisogno di questo credito</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Certo, l&#8217;esperienza leghista con le banche non è stata molto positiva in passato, basti ricordare il </span></span></span><a href="http://www.corriereadriatico.it/articolo_app.php?id=31881&amp;sez=CRONACHE"><span style="color: #001be6;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">fallimento della Credieuronord</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">, ma stavolta la Lega sembra muoversi in maniera strategica e soprattutto dimostra di avere perfettamente capito la logica di spartizione delle poltrone, come dimostra l&#8217;annuncio fatto da Bossi di avere inserito un suo uomo, Ponzellini (ex braccio destro di Prodi all&#8217;IRI e presidente di Impregilo) al vertice della Banca Popolare di Milano.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">E questo è solo l&#8217;inizio.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">A breve scadranno altri consigli di amministrazione di varie banche e la Lega conta di inserire i suoi uomini. Ma come potrà riuscirci senza spendere un euro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tramite le fondazioni bancarie, nate negli anni 90, quando si spinsero le banche a diventare Società per Azioni. Allora consistenti pacchetti di controllo furono dati appunto alle Fondazioni, degli enti che complessivamente controllano partecipazioni bancarie per un controvalore di 50 miliardi di euro, oltre al 30% della importantissima Cassa Depositi e Prestiti (quella, per intenderci, che dovrebbe finanziare i progetti di infrastrutture del governo italiano) che a sua volta è un socio forte nelle Poste Italiane (con il 35%), Eni (10%, secondo azionista dopo il Tesoro), Enel (di cui è il primo azionista con il 17,4%) e Terna (30%, primo azionista).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quindi riassumendo: le fondazioni bancarie hanno quote azionarie importanti per controllare le banche, e per controllare la Cassa Depositi e Prestiti. A loro volta le banche e la Cassa Depositi e Prestiti controllano altre banche (Unicredit controlla, ad esempio, Banco di Roma, Banco di Sicilia e così via, e soprattutto ha una grossa quota azionaria di Mediobanca), Assicurazioni ( Generali in primis), le Poste Italiane, Enel. ENI, Terna e così via.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quante sono queste Fondazioni? Circa 88, ma quelle realmente importanti e grosse sono 5: Fondazione Cariplo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">E chi nomina i consigli di amminstrazione di queste 5 fondazioni (ma anche delle altre)? Sono i Sindaci, i presidenti delle Regioni, delle Province, Vescovi e così via.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pe rintenderci, i consigli di amministrazione delle 5 fondazioni sopra menzionate sono composti complessivamente da 133 persone: 64 di loro sono di nomina politica (29 dai Comuni come quello di Torino o di Verona; 30 da Province, e 5 da Regioni); 44 sono scelti da enti vari (camere di commercio, vescovi come quello di Verona, università); 25 sono nominati direttamente per cooptazione dai componenti già in carica.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quanto durano in carica queste persone? Molto a lungo, basti considerare ad esempio, il dott. Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, che è stato nominato nel 1997 e resterà al suo posto almeno fino al 2013. La sua nomina, per altro, fu oggetto di una battaglia “politica”: nel 1997 i leghisti, con l&#8217;appoggio di Marco Formentini, allora sindaco di Milano, provarono a nominare una loro perosna di fiducia: Stefano Preda, ma la nomina toccò a Guzzetti che è anche alla guida dell&#8217;Acri (l&#8217;associazione che raccoglie le casse di Risparmio e le Fondazioni Bancarie) da dieci anni. Ancora più lungo il periodo di “reggenza” di Paolo Biasi, imprenditore e banchiere, che dirige dal 1992 la Fondazione della Cassa di Verona, ma il suo mandato scadrà nell&#8217;Ottobre del 2010 e il Carroccio già promette battaglia per il rinnovo del cda.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">A questo punto cosa accade? I cda delle Fondazioni bancarie, ovviamente, possono nominare alcuni membri dei cda delle banche e delle società sopra menzionate, condizionandone, quindi, le strategie, ma i giochi possono essere sparigliati dagli altri soci di queste società, soprattutto se sono soci forti, con grossi capitali e slegati dalla vita politica ed economica italiana.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">Da questa considerazione, si capisce perchè la Lega abbia visto molto male e anzi abbia “protestato” quando è stato reso noto che la Libia vuole arrivare al 20% dell&#8217;ENI e al 10% del capitale di Unicredit, </span></span></span><a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=49834994"><span style="color: #001be6;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">diventando così il primo socio di riferimento di questi colossi</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">, proteste veementi da parte di alcuni suoi membri, ad uso del loro elettorato, mentre altri membri come Zaia si dimostrano molto più malleabili e disponibili a scendere a patti con i nuovi soci forti, dimostrando che al di là dei proclami, </span></span></span><a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/14-agosto-2010/non-posso-fermare-libici-ma-vigileremo-unicredit-1703583288459.shtml"><span style="color: #001be6;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">ciò che conta è il business</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Gaspare Compagno</span></span></span></p>
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		<title>I messaggi di Gheddafi e le nostre risposte</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La visita di Gheddafi in Italia ha confermato lo spettacolo imbarazzante, l’ennesimo, a cui il nostro paese è sottoposto, come conseguenza della spregiudicata politica estera, sempre più incentrata sui rapporti unilaterali, che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi porta avanti. La seconda visita di Gheddafi in Italia ha celebrato lo storico trattato di amicizia stipulato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/Gheddafi-G8-41.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10236" title="Gheddafi G8-4" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/Gheddafi-G8-41-e1283337114611-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" /></a>La visita di Gheddafi in Italia ha confermato lo spettacolo imbarazzante, l’ennesimo, a cui il nostro paese è sottoposto, come conseguenza della spregiudicata politica estera, sempre più incentrata sui rapporti unilaterali, che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi porta avanti.</p>
<p>La seconda visita di Gheddafi in Italia ha celebrato lo storico trattato di amicizia stipulato due anni fa tra l’Italia e la Libia. Lasciando da parte quegli aspetti economici, sociali, di sicurezza e di contenziosi storici da chiudere che hanno contribuito all’accordo, se valutiamo il trattato da un punto di vista storico e giuridico, può considerarsi anche doveroso che l’Italia risarcisca per i crimini commessi durante l’occupazione della Libia (può essere anche un precedente positivo nel diritto internazionale che però anche altri Stati responsabili di gravi crimini è auspicabile vogliano seguire). Quello che lascia forti dubbi però è se un accordo del genere possa essere siglato con uno Stato non propriamente democratico, come quello guidato da decenni dal colonnello libico Gheddafi.</p>
<p>Forse sì, ma allora doveva essere incentrato sulla sottoscrizione di un impegno per un maggior rispetto dei diritti umani e dei valori della libertà. E in quel caso già sognavo un Berlusconi prima maniera (quello della discesa in campo per la rivoluzione liberale) che andava a Tripoli e, insieme ai tanti soldi, proclamasse, forse con uno stile un po’ americano, l’esportazione della democrazia in forma pacifica, richiamando il dittatore libico al rispetto dei diritti umani, dei dissidenti politici e  della libertà religiosa.</p>
<p>Invece sta succedendo esattamente il contrario: come in un incubo, vediamo Gheddafi, per la seconda volta a Roma, diventare il protagonista assoluto di questi incontri bilaterali; prenderci sempre più gusto e, nell’assordante silenzio della maggioranza (anche quella più beceramente anti-islamica), esaltare lo Stato libico contro le decadenti democrazie occidentali, celebrare con pubbliche manifestazioni le conversioni di alcune donne all’Islam, invitare l’Italia e tutta l’Europa decadente a convertirsi alla “Vera e Ultima” religione, tenere lezioni a centinaia di giovani e belle donne e, infine, chiedere sempre più soldi all’Europa per “riuscire” a contenere l’arrivo di nuovi immigrati in fuga dalle coste libiche. Insomma un vero capolavoro quello che ci fa vivere la diplomazia berlusconiana.</p>
<p>Ma i tre giorni di spettacolo “folkloristico” offerto da Gheddafi, tra i silenzi del governo italiano, ci danno l’occasione anche per fare qualche riflessione su di noi. Infatti i messaggi provocatori, e allo stesso tempo tristemente seri, del colonnello libico fanno inesorabilmente da specchio della nostra società; ad esempio sul valore e il ruolo della donna, così maledettamente simile a quello che sembra offrire gran parte della società italiana e della nostra classe politica.</p>
<p>Così come i tentativi di colonizzazione della religione islamica, se da una parte si scontrano con una democrazia liberale che ha gli anticorpi per tenere a distanza l’impostazione da Stato etico di Gheddafi, dall’altra trovano terreno fertile in una società dove sempre più forte risulta la deriva etica relativista, che renderà sempre più difficile il confronto con le altre culture e le altre religioni, soprattutto quelle emergenti ed “aggressive”; confronto che non è aiutato neppure da una presunta  tutela della Cristianità e dei suoi valori, se questa passa attraverso interlocutori assai poco credibili che, con la scusa del crocifisso, seminano i germi della violenza, della xenofobia e  dell’intolleranza.</p>
<p>Insomma l’“incubo” che la diplomazia italiana ci ha fatto vivere in questi giorni si porta dietro, insieme allo sdegno crescente per una politica estera di Berlusconi incentrata sempre di più da rapporti stretti e consolidati con chi non sempre rispetta i diritti umani e della libertà (Putin, Gheddafi e il leader bielorusso Alexander Lukashenko), anche l’occasione per riflettere un po’ meglio su di noi e provare a migliorare: la nostra politica, ma non solo.</p>
<p><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di </em><a href="http://www.carlolazzeroni-blog.it/"><em>Carlo Lazzeroni</em></a></p>
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		<title>Rassegna stampa, 01 settembre</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 08:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Dell&#8217;Utri contestato. Il Pdl congiura del silenzio. Di Pietro segnale positivo (Messaggero) Dell&#8217;Utri contestato, scontro Idv-Pdl (Repubblica) «La Bruni deve morire» Francia-Iran, è scontro (Avvenire)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/DellUtri-contestato.-Il-Pdl-congiura-del-silenzio.-Di-Pietro-segnale-positivo-Messaggero.pdf">Dell&#8217;Utri contestato. Il Pdl congiura del silenzio. Di Pietro segnale positivo <strong>(Messaggero)</strong></a><br />
<a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/DellUtri-contestato-scontro-Idv-Pdl-Repubblica.pdf">Dell&#8217;Utri contestato, scontro Idv-Pdl <strong>(Repubblica)</strong></a><br />
<a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/«La-Bruni-deve-morire»-Francia-Iran-è-scontro-Avvenire.pdf">«La Bruni deve morire» Francia-Iran, è scontro <strong>(Avvenire)</strong></a></p>
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		<title>Salviamo Sakineh, brava Carla Bruni: le parole sono le pietre più forti</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 15:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho visto in un video la lapidazione di una giovane donna. E&#8217; stato duro seguire fino alla fine le sequenze di dolore e di odio. In Iran, dopo averla fustigata, vogliono lapidare Sakineh Ashtiani per adulterio. Per ora, i media iraniani, stanno lapidando verbalmente la moglie del presidente francese Carla Bruni, rea di aver svegliato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/46274960@N04/4772625954/"><img class="alignleft size-medium wp-image-10219" title="Death by stoning, foto di Bruce" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/buona-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></strong>Ho visto in un video la lapidazione di una giovane donna.<br />
E&#8217; stato duro seguire fino alla fine le sequenze di dolore e di odio.<br />
In Iran, dopo averla fustigata, vogliono lapidare Sakineh Ashtiani per adulterio. Per ora, i media iraniani, stanno lapidando verbalmente la moglie del presidente francese Carla Bruni, rea di aver svegliato l’Europa su questo nuovo barbaro crimine.<br />
Non voglio sapere chi sia Sakineh, né cosa abbia fatto. Ma sento di dover gridare il mio sdegno, la mia rabbia per non poter fermare da solo questo insulto alla vita che è sacra: niente può giustificare questo obbrobrio.<br />
Per questo dico: brava Carla e bravi tutti coloro che in queste ore si stanno mobilitando per fermare questo orrore.<br />
Facciamo sentire alte le nostre grida: le parole spesso sono le pietre grandi e più forti.</p>
<p><em>Pier Ferdinando<br />
</em></p>
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		<title>Un consiglio al Cavaliere dimezzato</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla ripresa dei lavori parlamentari Silvio Berlusconi cercherà di rianimare il suo governo e di mettere con le spalle al muro i finiani con i cinque punti programmatici partoriti dal vertice del Pdl di metà agosto. Nelle intenzioni del Premier questi cinque punti (giustizia, mezzogiorno, fisco, federalismo e sicurezza) dovrebbero rappresentare la riscossa di un governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/Esperate.....jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10212" title="Esperate.... di Eduardo Amorim" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/Esperate....-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Alla ripresa dei lavori parlamentari Silvio Berlusconi cercherà di rianimare il suo governo e di mettere con le spalle al muro i finiani con i <strong>cinque punti </strong>programmatici partoriti dal vertice del Pdl di metà agosto. Nelle intenzioni del Premier questi cinque punti (giustizia, mezzogiorno, fisco, federalismo e sicurezza) dovrebbero rappresentare la riscossa di un governo da troppo tempo bloccato da lotte di potere e scandali ed anche l’estremo tentativo di ricompattare la maggioranza per evitare le urne.</p>
<p>Eppure questi cinque punti, sui quali il Cavaliere confida tanto, hanno già il <strong>sapore della sconfitta</strong> perché sono l’ombra della rivoluzione liberale, di quel grande progetto riformatore più volte propagandato ad ogni consultazione politica. Da anni in prossimità delle elezioni politiche appare un <strong>Cavaliere rampante</strong> con programmi di rinnovamento epocale che però una volta al governo puntualmente si tramuta in un <strong>Cavaliere inesistente </strong>che preda di mille problemi politici e giudiziari dimentica sogni e progetti. Ma questi cinque punti, frutto di limature ed equilibrismi, più che un programma innovatore sembrano  “macerie programmatiche” che mal si addicono ad un Cavaliere rampante, piuttosto è il caso di ricorrere nuovamente alla celebre trilogia araldica di Italo Calvino per parlare questa volta di un <strong>Cavaliere dimezzato</strong>.</p>
<p>Il Premier è dimezzato non solo perché ha perso gran parte del suo lustro ma perché è proprio il suo programma ad essersi rimpicciolito. I più perfidi ricorderanno i <strong>45 punti</strong> del programma della “discesa in campo” del 1994 e poi i monumentali <strong>100 punti </strong>programmatici del Polo delle Libertà nel 1996 che segnano l’apogeo del programma berlusconiano a cui segue la progressiva diminuzione dei punti: <strong>10</strong> con la Casa delle Libertà nel 2006 e infine <strong>7</strong> con il Popolo delle Libertà nel 2008. Oggi i punti sono solo 5 e il Cavaliere  come il suo programma è ben più che dimezzato. Bisogna capire a questo punto se questi cinque punti sono solo una parte della strategia di Silvio “il temporeggiatore”,  che vuole prendere tempo per mettere al muro Fini ed evitare che il duo Bossi-Tremonti passi all’incasso elettorale, oppure sono il reale tentativo di dare una svolta concreta all’azione governativa e rimettere in moto il Paese.  In quest’ultimo caso un’opposizione responsabile e repubblicana non dovrebbe avere problemi a esaminare senza pregiudizi ed eventualmente votare dei provvedimenti chiari e necessari, tuttavia al momento questa valutazione resta in sospeso perché i cinque punti sono solo dei contenitori vuoti, delle generiche affermazioni programmatiche che Berlusconi deve necessariamente chiarire.</p>
<p>Luogo naturale del <strong>chiarimento</strong> è il Parlamento davanti al quale il Premier si deve presentare con la sua squadra, e in questo senso è auspicabile che al più presto un ministero chiave come quello dello Sviluppo economico abbia finalmente un titolare, per chiarire a maggioranza e opposizione in cosa consistono i cinque punti programmatici. In questo agosto così politicamente movimentato il Foglio di Giuliano Ferrara ha lanciato la simpatica iniziativa “mozione di settembre” ovvero “gioco di società per evitare un agosto di lavoro al Cav. (e rilanciare il gov.)” con la quale si chiede a lettori più o meno celebri di dare qualche dritta a Berlusconi per il prossimo appuntamento politico. Chissà se il Cavaliere ha letto qualche suggerimento? Nel dubbio si potrebbe provare a dare qualche consiglio e considerato che le grandi riforme sembrano ormai fuori portata si potrebbe tentare di salvare il salvabile, magari trovando anche  il consenso dell’opposizione, portando in Parlamento qualche piccolo ma necessario provvedimento.</p>
<p>Si potrebbe tornare a parlare del più volte promesso <strong>quoziente familiare</strong> e si potrebbe provare a rimettere in moto l’economia italiana rendendo facile la vita alle imprese e favorendo la creazione di attività con lo <strong>snellimento e la semplificazione delle pratiche burocratiche</strong> e <strong>l’eliminazione di costi e vincoli amministrativi ingiustificati</strong>. E se poi si parlasse di tornare ad investire su istruzione e ricerca e di ripristinare gli stanziamenti per le Forze dell’Ordine?  Ma qui ci stiamo già allontanando dai famigerati cinque punti e non è il caso di andare oltre perché se è vero che Martino per un punto perse la cappa figuriamoci cosa succederà al Cavaliere con cinque.</p>
<p><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di </em><em><a href="http://estremocentrosicilia.wordpress.com/2010/08/30/un-consiglio-al-cavaliere-dimezzato/">Adriano Frinchi</a></em></p>
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		<title>Dell’Utri, anche il peggior nemico deve poter parlare</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dell'Utri]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Pd isoli Di Pietro Anche il peggior nemico, in democrazia, deve poter parlare. Questo è un principio elementare della democrazia liberale. Zittire Dell&#8217;Utri non può essere nel programma politico di nessun partito democratico. Mi auguro che il Pd su questo sia chiaro e isoli le posizioni Di Pietro. Pier Ferdinando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Pd isoli Di Pietro </strong></p>
<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/casini2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9818" title="Pier Ferdinando Casini" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/casini2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Anche il peggior nemico, in democrazia, deve poter parlare. Questo è un principio elementare della democrazia liberale. Zittire Dell&#8217;Utri non può essere nel programma politico di nessun partito democratico. Mi auguro che il Pd su questo sia chiaro e isoli le posizioni Di Pietro.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il sostegno che manca alla famiglia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 17:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Economica]]></category>
		<category><![CDATA[quoziente familiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo avevano detto tempo fa vari istituti come Banca d&#8217;Italia, Istat e altri ancora: le famiglie sono sempre più povere e sono poco sostenute economicamente. Adesso anche il ministero del Tesoro certifica questa triste realtà, come si evince questa notizia ANSA: WELFARE: TESORO, ITALIA ULTIMA IN UE-15 PER SPESA FAMIGLIA CON PORTOGALLO E SPAGNA FANALINO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/Paternità.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10208" title="Paternità" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/Paternità-300x199.jpg" alt="Paternità, di Geomangio" width="300" height="199" /></a>Lo avevano detto tempo fa <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2010/07/07/le-famiglie-diminuiscono-i-consumi-ora-si-taglia-anche-sul-cibo/">vari istituti come Banca d&#8217;Italia, Istat e altri ancora</a>: le famiglie sono sempre più povere e sono poco sostenute economicamente.</p>
<p>Adesso anche il ministero del Tesoro certifica questa triste realtà, come si evince questa notizia ANSA: <em><strong>WELFARE: TESORO, ITALIA ULTIMA IN UE-15 PER SPESA FAMIGLIA</strong></em></p>
<p><em>CON PORTOGALLO E SPAGNA FANALINO CODA PER SOSTEGNO MATERNITA&#8217; (ANSA) &#8211; ROMA, 28 AGO &#8211; Per la famiglia e la maternita&#8217; l&#8217;Italia spende solo l&#8217;1,2% del prodotto interno lordo, mentre nell&#8217;Unione europea si spende decisamente di piu&#8217; (2,1% nella Ue a 15 e 2,0% nella Ue a 27). Nella classifica dell&#8217;Europa a 15 l&#8217;Italia risulta, assieme alla Spagna e il Portogallo, ultima per la spesa in rapporto al Pil. Per quanto riguarda invece la quota di spesa nell&#8217;ambito di tutte le prestazioni di protezione sociale, l&#8217;Italia tra i 27 Paesi europei precede solo la Polonia: nel nostro Paese la quota per la famiglia e la maternita&#8217;, nell&#8217;ambito della spesa per welfare, pesa il 4,7% (in Polonia il 4,5%). Ma la media complessiva dei Paesi europei e&#8217; dell&#8217;8%. E&#8217; quanto risulta dall&#8217;ultima &#8216;Relazione Generale sulla situazione economica del Paese&#8217; del ministero dell&#8217;Economia.</em></p>
<p>Come si vede la situazione non è allegra, anzi è drammatica per le famiglie, e i numeri non mentono, nulla di nuovo, una realtà che la gente vive ogni giorno.</p>
<p>Una realtà triste, che denota la totale assenza del governo su questo capitolo importante, assenza che si ritrova anche nei famosi 5 punti di Berlusconi, <a href="http://www.ilpost.it/2010/08/21/i-cinque-punti-di-berlusconi/">che non presentano interventi a favore delle famiglie</a>, tanto che lo stesso Sacconi, ieri al Corriere della Sera ha dichiarato testualmente: &#8221;meno Stato, piu&#8217; societa&#8217;. Non piu&#8217; &#8216;mercato&#8217;, piu&#8217; societa&#8221;&#8217;. <a href="http://www.asca.it/news-CRISI__SACCONI__SANCISCE_FINE_STATO_PESANTE__PIU__SPAZIO_A_SOCIETA_-944621-ORA-.htm">&#8221;Con la crisi mondiale finisce il Leviatano. Finisce lo Stato pesante e invasivo&#8221;</a>, facendo prefigurare che lo Stato “più leggero” si tradurrà anche in futuro in meno sostegno all&#8217;economia e alle famiglie.</p>
<p>Anche se in linea con sue affermazioni passate, <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/21-luglio-2010/sacconi-accusa-sanita-veneta-zaia-presto-tagli-veronese-1703425162406.shtml">in cui ad esempio incoraggiava la chiusura di ospedali in Veneto</a> (gelando così i costruttori veneti che così si ritrovano con <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/4-maggio-2010/crollo-dell-edilizia-veneta-sacconi-gela-costruttori-1602953325944.shtm">4 miliardi in meno di investimenti pubblici e 20.000 posti di lavoro in meno nel solo Veneto</a>), la formula &#8220;meno Stato&#8221; appare di per sé preoccupante; non c&#8217;è bisogno di azzerare lo Stato ma di uno Stato più equo, che faccia rispettare la legge, e che sia oculato nello spendere le sue risorse avendo come obbiettivo il sostegno delle famiglie e la crescita economica dell&#8217;Italia.</p>
<p>Soprattutto, le dichiarazioni di Sacconi, e l&#8217;assenza della famiglia nelle manovre di Tremonti e nei 5 punti di Berlusconi, stridono con l&#8217;iniziale programma di governo in cui era stata inserita <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/la+chiesa+va+in+aiuto+alle+famiglie+e+lancia+messaggi+alla+politica.00661">la promessa di una politica organica di aiuto alle famiglie</a>.</p>
<p>Bisogna, invece, rilanciare una politica del lavoro e una politica di sostegno verso le famiglie, anche portando avanti la proposta del quoziente familiare, come sostenuto dall&#8217;on. Volontè che ha testualmente detto: &#8220;L&#8217;Italia e&#8217; ultima nella Ue per le spese a favore delle famiglie, quindi e&#8217; la prima in ingiustizia fiscale. Il Ministero del Tesoro certifica la drammatica realta&#8217;. Ora il Governo mantenga impegni su fisco familiare. Il &#8216;quoziente&#8217; e&#8217; una urgenza indifferibile&#8221;.</p>
<p>Ma cosa è il quoziente familiare?</p>
<p>Si tratta di modificare le traadizionali fasce ISEE (acronimo per Indicatore Situazione Economica Equivalente) in base al<strong> <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2010/06/07/due-giovani-volontari-presentano-il-quoziente-familiare-osnago">nuovo parametro</a>, infatti, si otterrebbe che i nuclei con due o più figli possano avere una diminuzione dei costi dei vari servizi, con benefici in termini concreti anche di un centinaio di euro all’anno per ogni figlio</strong><strong>.</strong></p>
<p>Una proposta di facile esecuzione, e con un impatto limitato sui conti pubblici, ma che permetterebbe di dare un sostegno concreto alle famiglie, che sono non solo sostegno sociale, ma anche economico dell&#8217;Italia intera.</p>
<p><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Gaspare Compagno<br />
</em></p>
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		<title>La nuova visita di Gheddafi a Roma</title>
		<link>http://www.pierferdinandocasini.it/2010/08/29/la-nuova-visita-di-gheddafi-a-roma/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 18:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;Riceviamo e pubblichiamo&#8217; di Giuseppe Portonera La cosa più simpatica di questo nuovo viaggio di Mu’ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī , supremo leader libico, in Italia, resterà senza dubbio la telefonata del colonnello Francesco Ferace all’ambasciata libica, per informarsi di come debbano essere nutriti i trenta fantastici quadrupedi che la “Guida della Rivoluzione” ha portato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/24855827@N04/2468129740/"><img class="alignleft size-medium wp-image-10201" title="Gheddafi a Roma, foto di rogimmi" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/gheddafi1-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a><strong>&#8216;Riceviamo e pubblichiamo&#8217; </strong></p>
<p><em>di Giuseppe Portonera</em></p>
<p>La cosa più simpatica di questo nuovo viaggio di Mu’ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī , supremo leader libico, in Italia, resterà senza dubbio la telefonata del colonnello Francesco Ferace all’ambasciata libica, per informarsi di come debbano essere nutriti i trenta fantastici quadrupedi che la “Guida della Rivoluzione” ha portato con sé.<span id="more-10199"></span> <a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_26/caccia-gheddafi-30-cavalli_1176dbda-b0d5-11df-9462-00144f02aabe.shtml">Al Corriere della Sera ha spiegato che</a> “mica tutti i cavalli mangiano uguale, la dieta cambia con le latitudini, in Germania per esempio gli animali vogliono il fieno bagnato, in Libia non so&#8230;”. E ci ha pure ragione. Il grande amico libico è un appassionato di equitazione e ci tiene che, in occasione del festeggiamento del secondo anniversario del Trattato Italia-Libia, detto “dell’Amicizia” (chissà perché non “dell’Amore”…) sfilino i suoi gioiellini. Peccato, però, che non ci saranno esercizi o figure in comune, avverte il colonnello Ferace “poiché manca ancora il necessario <em>affiatamento</em> tra i nostri cavalieri e i loro. In futuro chissà&#8230;”. Già, chissà.</p>
<p>Ormai i viaggi di Mu’ammar Gheddafi in Italia sono sempre più frequenti e sono sempre destinati a diventare un caso. <a href="http://www.vita.it/news/view/97774">È stato così l’anno scorso</a>, quando (giusto perché si annoiava, mica per altro) riservò una delle sue preziosissime serate per tenere interessantissime lezioni di religione islamica a decine di ragazze, rigorosamente taglia 42 (<a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_agosto_29/gheddafi-roma-polemiche-1703658586529.shtml">pare che quel simpatico quadretto sia destinato a ripetersi</a>: speriamo che alle fortunate allieve almeno quest’anno sia una fettina di pizza). E sarà così anche quest’anno. Solo che il dittatore libico (ops, non si può dire?) ha scelto di far parlare di sé non solo per il folklore e le contestazioni, <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201008articoli/58032girata.asp">ma per la rinnovata veste di “Zio d’America”</a>. Al diavolo le proteste e i ragionevoli dubbi sull’utilità di perseguire questo tipo di rapporto politico: l’Italia è stata la prima nazione a sdoganare la Libia (che non per niente è stata derubricata da “rougth state” a “state of concern”, ovvero da “stato canaglia” a “stato preoccupante”) e ora ne raccogliamo i frutti. Nell’agenda del suo soggiorno romano, infatti, sono già stati inseriti numerosi incontri con i big della finanza italiana: domani, alla cena con il grande amico Cav Silvio, ci saranno Alessandro Profumo di Unicredit, Paolo Scaroni di Eni, Pier Francesco Guarguaglini di Finmeccanica, Piero Gnudi di Enel, più altri e vari imprenditori. </p>
<p>La Libia si va imponendo come potenza economica non indifferente per gli equilibri politici mondiali e il nostro Premier, che il fiuto dell’imprenditore non lo ha ancora perso, vuole trarne profitti e vantaggi. <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/28/il-cavaliere-gheddafi-una-spa-da-40.html">Ettore Livini, su La Repubblica, ci ha spiegato come la premiata ditta</a> “Gheddasconi spa” abbia un modo di agire tutto suo. Di affari diretti tra Berlusconi e Gheddaffi, infatti non c’è traccia, se si esclude una compartecipazione di Fininvest e Lafitrade, uno dei bracci finanziari di Gheddafi, in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar. </p>
<p>Il grosso del business si fa per altre strade: nel pubblico. Il Colonnello ha messo sul piatto un po’ del suo tesoretto personale (i 65 miliardi di liquidità di petrodollari accumulati negli ultimi anni) e il Cav gli ha prontamente spalancato le porte dell’Italia Spa. L’uno ha ottenuto il tanto agognato sdoganamento della Libia sui mercati internazionali e l’altro ne può ora pilotare gli investimenti nel Belpaese, secondo la celebre strategia del “do ut des”. Se infatti la prima banca italiana, la Unicredit, si frega le mani pensando ai ricchissimi fondi sovrani di Tripoli, Gheddafi si bea pensando a come sia riuscito a diventarne in due anni il primo azionista con una quota vicina al 7% (valore quasi 2,5 miliardi): se poi ci sommiamo il 7,5% che controlla nella Juventus, il libico è il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari. E (ingordo!) punta a quote di compartecipazione in Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. E poi? Dopo aver dato l’ok all’ingresso di Tripoli con l’1% nell’Eni, è stato “barattato” l’allungamento di 25 anni delle concessioni del cane a sei zampe in Libia in cambio di 28 miliardi di investimenti. E poi? L’asse con il Colonnello (sempre stando a Repubblica) regalerebbe al Premier un’altra opportunità d’oro: quella di distribuire le varie commesse a Tripoli garantite dallo storico accordo: Ansaldo Sts (per il segnalamento ferroviario) e Finmeccanica (elicotteri) hanno incassato due maxi-ordini. I big delle costruzioni si sono messi in fila per gli appalti sulla nuova autostrada libica da 1.700 chilometri (valore 2,3 miliardi) affidata in base agli accordi bilaterali ad aziende tricolori.</p>
<p>E poi? La lista sarebbe lunga, troppo lunga. In fondo, forse, il colonnello Ferace è stato troppo pessimista: a me pare che l’affiatamento ci sia. E che affiatamento.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Processo breve: non voteremo quel testo. Al Paese non serve un&#8217;amnistia</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 10:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[amnistia]]></category>
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		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Non entriamo in un governo dove l&#8217;unico che conta è Tremonti L’intervista a Pier Ferdinando Casini su Il Corriere della Sera di Aldo Cazzullo «Dove eravamo rimasti? Al predellino, quando ci venne spiegato che i moderati fuori dal Pdl non avrebbero avuto diritto di cittadinanza? Al bipartitismo, quando Veltroni e Berlusconi ci additarono come sbocco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Non entriamo in un governo dove l&#8217;unico che conta è Tremonti</em></strong></p>
<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/09/pier1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4735 alignleft" title="Pier Ferdinando Casini " src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/09/pier1-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p>L’intervista a Pier Ferdinando Casini su <em>Il Corriere della Sera</em> di <em>Aldo Cazzullo</em></p>
<p>«Dove eravamo rimasti? Al predellino, quando ci venne spiegato che i moderati fuori dal Pdl non avrebbero avuto diritto di cittadinanza? Al bipartitismo, quando Veltroni e Berlusconi ci additarono come sbocco della transizione italiana la terra promessa di due partiti unici? Invece tutto è andato nella direzione da noi denunciata. Il goffo tentativo di ridurre la politica italiana al bipartitismo ha posto sul piedistallo due grandi vincitori: non il Pd e il Pdl, ma Di Pietro e la Lega».</p>
<p><strong>Presidente Casini, è la sua estate. Tutti la cercano. Berlusconi la voleva al governo. Bersani la vuole nell&#8217;Alleanza democratica. </strong><br />
«È l&#8217;estate in cui si tocca con mano quel che diciamo da tempo: la Lega è diventata l&#8217;arbitro della politica italiana. Per fortuna Berlusconi ha impedito le elezioni anticipate, e ha fatto bene. Il voto in autunno sarebbe stato non solo un&#8217;ammissione di responsabilità da parte del Pdl, costretto a interrompere la legislatura dopo due anni come Prodi, nonostante i cento deputati di maggioranza. Berlusconi ha capito che sarebbe stato la vittima designata. Avrebbe trainato la coalizione alla vittoria alla Camera, impallando il Senato. A quel punto la Lega e una parte della sinistra avrebbero fatto nascere il governo Tremonti».<span id="more-10196"></span></p>
<p><strong>Tutto questo non toglie che prima o poi lei dovrà scegliere in quale alleanza entrare. </strong><br />
«Tutto questo dimostra che la gente comincia a riflettere sulle nostre idee, a lungo considerate minoritarie. È sempre brutto far la parte di chi l&#8217;aveva detto. Eppure è proprio così: noi l&#8217;avevamo detto. Due anni fa, abbiamo preso i nostri stracci e abbiamo condotto una corsa disperata, fuori dal Pdl. Ora ci chiedono di entrare al governo? Ma in questo governo l&#8217;unico che conta è Tremonti. C&#8217;è un problema di squilibrio istituzionale, con il ministero dell&#8217;Economia che ha inglobato cinque o sei ministeri della Prima Repubblica, da ultimo le Attività produttive, ormai ridotte a un simulacro. E c&#8217;è un problema di squilibrio politico: Tremonti è il garante della Lega al governo».</p>
<p><strong>È proprio quel «simulacro di ministero» che vi ha offerto Berlusconi. </strong><br />
«Al governo non si va per soddisfare vanità. Grazie a Dio, le mie vanità me le sono tolte tutte, e continuo a soddisfarle. Al governo si va per incidere politicamente. E oggi ci sarebbe consentita solo la parte del parente povero. Aggiungere un posto a tavola non servirebbe né a chi lo mette, né a chi lo riceve».</p>
<p><strong>Ma è Bossi che non vi vuole. Dice che state in mezzo per intercettare le poltrone. </strong><br />
«Bossi ha passato l&#8217;estate a insultarmi. Io preferisco replicare con i ragionamenti. È vero il contrario. Noi, alla faccia della &#8220;logica democristiana&#8221;, siamo l&#8217;unico partito all&#8217;opposizione da due legislature. Prima con Prodi, ora con Berlusconi. Il partito della nazione non nasce per aggiungersi agli uni o agli altri. Nasce ponendo una domanda: è possibile essere protagonisti in politica nel nome della dignità e della responsabilità? Perché Fioroni e Pisanu devono stare in due partiti diversi? Quale linea, quali valori, quale programma li divide, se non l&#8217;idea che alimentano gli uni e gli altri alternativamente per cui da una parte c&#8217;è il regno del bene e dall&#8217;altra il regno del male? Il partito della nazione nasce perché l&#8217;Italia si sta disgregando. E in un Paese disgregato le grandi scelte di modernizzazione non si fanno, perché costano. Prendiamo il nucleare. Noi siamo favorevoli. Ma com&#8217;è possibile pensare di poterlo fare senza un accordo bipartisan? Che succede se tra qualche anno c&#8217;è una nuova maggioranza a cui il nucleare non sta bene? Si torna indietro? Questi sono temi su cui non si può scherzare».</p>
<p><strong>Per un accordo vasto ci vorrebbe un nuovo governo. </strong><br />
«Il governo di responsabilità nazionale che noi abbiamo evocato non è il governo di tutti contro Berlusconi e Lega. Non è la vendetta contro chi ha vinto le elezioni. Ma non è nemmeno il governo di prima, con Casini al posto di Fini. Sarebbe umiliante. Vedo che provano a blandirci sbandierando i valori, l&#8217;identità cristiana. Ma a noi non interessa questo esibizionismo valoriale, usato o per compiacere le gerarchie ecclesiastiche o per innestarvi sopra operazioni politiche. Noi difendiamo i valori, e proprio per questo non ci piace il mercimonio».</p>
<p><strong>A cosa si riferisce?</strong><br />
«Vedo che i temi della bioetica vengono affrontati a volte con una logica emergenziale, come nel caso di Eluana, in cui si voleva fare una legge in 24 ore, e poi vengono trascurati per mesi, per poi essere rispolverati strumentalmente al fine di costruire un&#8217;alleanza politica. Ma sui temi etici non si costruiscono né alleanze, né steccati».</p>
<p><strong>Ma lei con chi lo vuol fare il partito della nazione? </strong><br />
«Il partito della nazione è un processo. Non ho la bacchetta magica, non fondo partiti a tavolino come Berlusconi. È chiaro che ci sono interlocutori naturali, come Rutelli. Spero poi che dalla società civile qualcosa si muova. Ma non entro nel gossip dei nomi. Anche perché molti esponenti della società civile vorrebbero entrare in campo a partita finita, quando si gusta la vittoria. Se si votasse domani mattina, questo partito avrebbe la necessità di candidarsi autonomamente; e allora tanti entusiasmi si appannerebbero. Cesa ha detto: noi azzeriamo l&#8217;Udc. Io dico: leviamo il mio nome dal simbolo, facciamo un grande concorso di idee per un simbolo nuovo. Più di così, cosa dobbiamo fare? Saranno i fatti a far maturare il resto».</p>
<p><strong>Per Fini ci sarebbe spazio?</strong><br />
«Come presidente della Camera, Fini si sta comportando bene. Sul suo futuro politico, deve decidere lui. Non è in stato di minorità. Per ora, non si capisce se i finiani rientrano nel Pdl o fanno un partito. Senza sapere queste cose, come faccio a fare una proposta a Fini? Deve dire lui quel che vuol fare, agli italiani prima che a me. Certo, oggi vengono a galla le contraddizioni iniziali di un progetto politico in cui molti si sono fatti imbarcare senza crederci fino in fondo. Però sapevamo tutti com&#8217;è Berlusconi&#8230;».</p>
<p><strong>Com&#8217;è Berlusconi? </strong><br />
«Io ho un rapporto di simpatia con lui. Tutto si può dire salvo che sia uno che non è scoperto nelle sue modalità politiche. E il modo in cui ha fatto il Pdl era indicativo di come l&#8217;avrebbe guidato. Paradossalmente, è più facile trattare con Berlusconi dall&#8217;esterno, come fa Bossi, che non nello stesso partito. Infatti non c&#8217;è giorno che non manifestino il loro disagio Rotondi e altri ex dc, che per mesi mi hanno svillaneggiato spiegandomi che fuori dal Pdl sarei stato irrilevante».</p>
<p><strong>Ma lei potrebbe mai tornare con Berlusconi?</strong><br />
«C&#8217;è un doppio Berlusconi. C&#8217;è quello che a inizio legislatura pronuncia un discorso che valorizza il ruolo dell&#8217;opposizione, e concorre con il centrosinistra e con i togati a eleggere Vietti al Csm. E c&#8217;è il Berlusconi vittima del delirio di autosufficienza. Per fortuna ora ha capito la manovra di aggiramento che era in corso contro di lui. Maroni ha parlato di un&#8217;operazione per far fuori Berlusconi. Ha ragione, ma non erano certo Di Pietro e Bersani i manovratori; e Maroni dovrebbe saperne qualcosa di più di quel che fa finta di non sapere. Se a Berlusconi è servito brandire lo spauracchio dell&#8217;Udc per evitare la congiura, mi fa piacere per lui. Ma non basta dire che siamo insieme nel Ppe per fare un&#8217;alleanza. Il giorno in cui Berlusconi andasse alle urne, finita la legislatura, su percorso di decoro politico-istituzionale, si può discutere con lui. Ma se Berlusconi andasse al voto anticipato lanciando un appello al superamento della Costituzione, guidando una coalizione in cui conta solo la Lega e gli altri fanno tappezzeria, gridando contro i poteri forti, il capo dello Stato, la magistratura e la Corte costituzionale, è ovvio che noi non potremmo mai starci».</p>
<p><strong>E il processo breve, glielo votate? </strong><br />
«Com&#8217;è uscito dal Senato, no. Noi siamo stati il partito che più di ogni altro si è fatto carico della specificità del ruolo di Berlusconi come presidente del Consiglio. Il legittimo impedimento l&#8217;abbiamo costruito noi, perché ci pareva importante far finire la stagione in cui Berlusconi e la magistratura erano avvolti in una contesa ormai patologica. Se vogliamo pensare a una tutela per le alte cariche, siamo disponibili. Ma cancellare centinaia di processi per farne finire uno o due sarebbe una follia. Di tutto il Paese sente il bisogno, tranne che di un&#8217;amnistia».</p>
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