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	<title>Pierferdinando Casini &#187; Lavoro e imprese</title>
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		<title>Lavoro: fare di tutto per giovani disoccupati</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dobbiamo tenere presenti non solo i disoccupati organizzati che protestano, ma anche le migliaia e migliaia di giovani silenziosi che stanno a casa perché non trovano un’occupazione. Bisogna fare di tutto perché questi giovani non siano precari permanenti e disoccupati permanenti, con maggiore flessibilità e possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e tenendo presente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dobbiamo tenere presenti non solo i disoccupati organizzati che protestano, ma anche le migliaia e migliaia di giovani silenziosi che stanno a casa perché non trovano un’occupazione. Bisogna fare di tutto perché questi giovani non siano precari permanenti e disoccupati permanenti, con maggiore flessibilità e possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e tenendo presente che il famoso posto fisso forse farebbe più piacere a tutti, ma non è possibile garantirlo a tutti.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>L&#8217;intervista ai microfoni del Tg3</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:20:21 +0000</pubDate>
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		<title>Posto fisso e sepolcri imbiancati</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 18:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Patrizia Credo che la parola “sepolcri imbiancati” sia il termine giusto per definire tutti quei signori di destra o sinistra scandalizzati dalle affermazioni del Presidente Monti. Le loro prese di posizione, la loro facile ironia sono la solita propaganda politica. Monti non è il Cavaliere, Monti non è l’uomo delle battutine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/05/giovani_lavoro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-17739" title="giovani_lavoro" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/05/giovani_lavoro.jpg" alt="" width="160" height="235" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Patrizia</em></p>
<p style="text-align: left;">Credo che la parola “sepolcri imbiancati” sia il termine giusto per definire tutti quei signori di destra o sinistra scandalizzati dalle affermazioni del Presidente Monti. Le loro prese di posizione, la loro facile ironia sono la solita propaganda politica. Monti non è il Cavaliere, Monti non è l’uomo delle battutine da quattro soldi, se il Presidente del Consiglio ha fatto tali affermazioni è perchè la realtà che sicuramente non piace ai giovani , ne ai loro genitori, è questa.Il mitico posto fisso è stato il sogno degli italiani per almeno le due ultime generazioni, ma i cambiamenti dell’economia globale, la rivoluzione tecnologica, il ridimensionamento delle imprese, i costi del welfare, la maggior capacità delle strutture leggere e flessibili di seguire gli andamenti del mercato hanno portato alla fine del posto fisso. Nel decennio della disoccupazione e delle porte chiuse alle tradizionali vie di reclutamento, in Italia è avvenuto un mutamento che ha sconquassato le consuete categorie di pensiero.<br />
Quindi è arrivato il momento di svegliarci, e questo lo dico principalmente da genitore: prima apriamo gli occhi e meglio è.<br />
Certo c’è da rivedere alcune forme di precariato giovanile, rivedere il mercato delle partite iva, investire sulla ricerca ,sulla&#8217; università.<br />
Noi per i nostri figli non vogliamo un posto fisso, ma vogliamo che con la loro preparazione abbiano un futuro ricco di opportunità, che possano cambiare, scegliere, vivere e realizzare al meglio i loro sogni.</p>
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		<title>Da Monti provocazione efficace, non scandalizzarsi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella di Monti sulla &#8220;monotonia&#8221; del posto fisso è una frase provocatoria che mira ad aprire un grande dibattito nel Paese e sarebbe da provinciali non coglierla capendo cosa c&#8217;è dietro quelle parole. Ci sono tanti sepolcri imbiancati che si scandalizzano ma sarebbe meglio andare alla sostanza: ai mutamenti sociali e del mercato del lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/c2.jpg"><img src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/c2-150x150.jpg" alt="" title="Pier Ferdinando Casini" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-25243" /></a>Quella di Monti sulla &#8220;monotonia&#8221; del posto fisso è una frase provocatoria che mira ad aprire un grande dibattito nel Paese e sarebbe da provinciali non coglierla capendo cosa c&#8217;è dietro quelle parole.<br />
Ci sono tanti sepolcri imbiancati che si scandalizzano ma sarebbe meglio andare alla sostanza: ai mutamenti sociali e del mercato del lavoro bisogna corrispondere con norme adeguate. Monti invita ad un approccio non tradizionale e in questo senso è efficace.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Bene riduzione spread, ora mercato lavoro e disoccupazione giovanile</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il calo dello spread dimostra che la scelta di Monti era quella giusta. Abbiamo avuto ragione. Ora bisogna aggredire il mercato del lavoro, ci sono diritti da salvaguardare di chi già lavora, ci sono dati inaccettabili sulla disoccupazione giovanile. Immettiamo una generazione di giovani disperati che non può essere permanentemente precaria nel mondo del lavoro. [...]]]></description>
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<p>Il calo dello spread dimostra che la scelta di Monti era quella giusta. Abbiamo avuto ragione. Ora bisogna aggredire il mercato del lavoro, ci sono diritti da salvaguardare di chi già lavora, ci sono dati inaccettabili sulla disoccupazione giovanile. Immettiamo una generazione di giovani disperati che non può essere permanentemente precaria nel mondo del lavoro. Questa è la sfida del governo.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Imprenditoria giovanile, un euro per sognare</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 18:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati Uno dei punti più importanti del pacchetto di liberalizzazioni varate da Monti sono le società a responsabilità limitata (Srl) in una forma semplificata, formula riservata alle persone fisiche che non abbiano compiuto i 35 anni di età alla data della costituzione della società. In pratica, per chi ha meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" dir="ltr">&nbsp;</p>
<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/Coin.Eur_.1Euro.Holland.02.jpg552fcdd9-9b1a-4362-9104-3c2a14002ba0Larger.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25079" title="1 euro" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/Coin.Eur_.1Euro.Holland.02.jpg552fcdd9-9b1a-4362-9104-3c2a14002ba0Larger-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a> <em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati</em></em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei punti più importanti del pacchetto di liberalizzazioni varate da Monti sono <a href="http://denaro.it/blog/2012/01/20/decreto-liberalizzazioni-al-debutto-le-srl-semplificate/">le società a responsabilità limitata (Srl) in una forma semplificata</a>, formula riservata alle persone fisiche che non abbiano compiuto i 35 anni di età alla data della costituzione della società. In pratica, per chi ha meno di 35 anni, si apre la strada di potere fondare una Srl (società a responsabilità limitata) senza i limiti previsti per le società di capitali, come la soglia del capitale minimo e le spese notarili necessarie per la costituzione mediante atto pubblico (spese e vincoli che di fatto impediscono la nascita di molte attività da parte dei giovani), ma con un capitale sociale limitato simbolicamente ad un solo euro e la semplice comunicazione unica dell’atto costitutivo al registro delle imprese, esente da diritti di bollo e di segreteria (e senza le spese del notaio). Al verificarsi del raggiungimento del limite di età di 35 anni l’imprenditore viene escluso di diritto ex art. 2473-bis del codice civile e dovrebbe subentrare un altro socio; oppure si può trasformare la società in una diversa società di capitali ma in tal caso il socio assente o dissenziente alla delibera avrà il diritto di recedere. Non è prevista, invece, la possibilità di trasformare tale modello societario in una società di persone.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Alla luce della qualificazione di tale modello societario nel novero delle Srl si rendono applicabili alle nuove società semplificate le regole concernenti l’articolo 14 della legge n. 183/2011, <a style="font-weight: bold;" href="http://www.lalentesulfisco.it/abc-news/liberalizzazioni-arrivano-le-nuove-srl-semplificate-con-capitale-sociale-minime-di-1-euro,3,6823">il quale ha tratteggiato le regole di bilancio semplificato destinato a tale modello societario</a>.</p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sei tempi cambiano, anche il sindacato si deve adeguare: il “caso” Luxottica</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 17:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; Notizia di questi giorni è stato raggiunto un ottimo accordo tra la società Luxottica e i sindacati. Vi chiederete dove sia la novità: ebbene la novità è nel “come” è stato raggiunto questo accordo. La Luxottica aveva la necessità di aumentare la produttività di Sedico facendo girare gli impianti non più solo dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/luxottica.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24952" title="luxottica" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/luxottica-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221;</em></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_15/turno-fabbrica-divico_bcc776ce-3f55-11e1-8779-a112fb36ee96.shtml" target="_blank">Notizia di questi giorni</a> è stato raggiunto un ottimo accordo tra la società Luxottica e i sindacati. Vi chiederete dove sia la novità: ebbene la novità è nel “come” è stato raggiunto questo accordo.</p>
<p>La Luxottica aveva la necessità di aumentare la produttività di Sedico facendo girare gli impianti <a href="fonte: http://www.ilpost.it/2012/01/15/il-modello-luxottica/" target="_blank">non più solo dalle 8 alle 17 ma dalle 5 del mattino alle 20</a>. Il turno è stato ampliato senza un’ora di sciopero e attraverso una consultazione efficace e diretta tra azienda e lavoratori. Il risultato: accordo in poco tempo sottoscritto con tutti i sindacati, nessuno sciopero e produzione di cinque milioni di occhiali con un giorno di anticipo.</p>
<p>Per la prima volta i sindacati, prima di avanzare proposte, hanno consultato preventivamente i lavoratori che hanno scelto di fare girare gli impianti non più solo dalle 8 alle 17, ma dalle 5 del mattino alle 20 di sera, in quanto alcuni lavoratori hanno scelto di lavorare dalle 5 alle 12 e dalle 13 alle 20. In pratica hanno prima parlato con i lavoratori, poi hanno raccolto indicazioni su orari ed esigenze personali di questi ultimi e infine hanno esaminato con i lavoratori i risultati delle consultazioni. L’accordo è stato poi siglato in “maniera tradizionale” tra sindacati e azienda.</p>
<p>La novità è, quindi, nel metodo che ha portato alla consultazione preventiva dei lavoratori, con i sindacati che hanno ridato centralità ai loro assistiti e non hanno negoziato da “soli”, preferendo la consultazione preventiva.</p>
<p>Questo metodo, a mio avviso, potrebbe e dovrebbe essere usato in tutta Italia: da un lato i sindacati ridarebbero centralità ai lavoratori ed eviterebbero di arroccarsi su posizioni che, in alcuni casi, non sono gradite nemmeno dai lavoratori; dall’altro i lavoratori parteciperebbero attivamente alla vita produttiva maturando il radicamento con il posto di lavoro; l’azienda avvierebbe un percorso collaborativo con i sindacati che eviterebbe trattative estenuanti e scioperi.</p>
<p>Questo mutamento nel modo di agire dei sindacati dovrebbe essere seguito con attenzione perché eviterebbe delle contrapposizioni spesso ideologiche, che danneggiano solo i lavoratori e le aziende, e a tal proposito non possiamo non pensare alla lotta estenuante ingaggiata tra la Fiat e i sindacati Cisl, UIL e CGIL da un lato e la FIOM dall’altro, che ha portato il sindacato guidato da Landini ad essere escluso da tutte le trattative future.</p>
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		<title>La differenza tra imprenditori disperati e i soliti furbetti.</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 09:31:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Roberto Dal Pan La cronaca giornalistica riesce, a volte, a costruire scenari talmente intrisi di cinismo e disperazione che non sfigurerebbero nelle opere romanzesche di Scerbanenco, Lucarelli o Carlotto; la differenza essenziale è che quello che viene raccontato è tutto tremendamente vero. Così, nei giorni scorsi, l’inchiostro delle rotative di buona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/2003-Disperazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24795" title="2003-Disperazione" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/2003-Disperazione.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <em><a href="http://veneto.estremocentro.net/2012/01/06/come-i-samurai-giapponesi/">Roberto Dal Pan</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">La cronaca giornalistica riesce, a volte, a costruire scenari talmente intrisi di cinismo e disperazione che non sfigurerebbero nelle opere romanzesche di Scerbanenco, Lucarelli o Carlotto; la differenza essenziale è che quello che viene raccontato è tutto tremendamente vero. Così, nei giorni scorsi, l’inchiostro delle rotative di buona parte della stampa nazionale ha disegnato un incredibile rincorrersi di situazioni che ci impone almeno alcune riflessioni e non poche domande.</p>
<p style="text-align: justify;">A metà del mese di dicembre, quando tutto sembrava rarefarsi nell’atmosfera natalizia e le case erano già adorne di luci ed alberi agghindati a festa, <a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=173331" target="_blank">un uomo della provincia di Padova, un piccolo imprenditore, un padre e un nonno</a> la cui impresa era in realtà una prosecuzione ideale della sua famiglia, si è tolto la vita per non aver retto al carico dei debiti da cui si sentiva oppresso, non per avere dilapidato i suoi averi ma per non essere riuscito a riscuotere quanto gli era dovuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un paio di settimane dopo, il 29 dicembre quando tutti si preparavano a festeggiare la fine dell’anno, la stampa ci dava notizia di un altro piccolo imprenditore astigiano, padre di tre figlie che, preso dalla disperazione di dover licenziare i propri dipendenti per mancanza di liquidità, non trovava di meglio che tentare una goffa rapina alle poste armato di cacciavite. Lo stesso giorno le cronache riportavano che nella dorata realtà di Cortina d’Ampezzo la locale Guardia di Finanza identificava quattro persone che per il fisco risultavano nullatenenti ma che in realtà avevano occultato patrimoni per più di 500 mila euro. Dei cinque protagonisti delle cronache sopra ricordate, il solo a finire in carcere è stato l’imprenditore in rovina, così come prevede la Legge.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ delle ultime ore la notizia del controllo, invero un poco muscolare, del personale dell’Agenzia delle Entrate nella stessa Perla delle Dolomiti che ha dato, a quanto si apprende dalla stessa Agenzia, risultati insperati facendo fiorire l’economia locale dato che la presenza degli ispettori tributari avrebbe fatto salire gli incassi di alcuni esercizi fino al 3-400% (altro che decreto “Cresci-Italia”) oltre ad aver fatto scoprire una schiera di poveri pezzenti al volante di automobili da decine di migliaia di euro di valore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ironie a parte, nel Nord Est si contano ormai all’incirca 40 casi di suicidio tra imprenditori, tutti piccoli o piccolissimi e per i quali l’impresa è vissuta come una parte della vita famigliare e molto spesso ne è infatti strettamente connessa; il legame con il territorio ed i rapporti che si instaurano con i collaboratori impediscono al “padrone” di estraniarsi dalla sorte dell’azienda quel tanto che basta per non farsi coinvolgere dai rovesci della fortuna, se poi alla crisi vanno a sommarsi i problemi col credito, la concorrenza sleale ed una certa insensibilità delle amministrazioni pubbliche il quadro è completo.</p>
<p style="text-align: justify;">A far da contraltare a questa situazione si trovano però altre realtà in cui, come il caso Cortina dimostra ed i recenti dati fiscali confermano, si verifica che circa il 42% dei possessori di barche dichiara meno di 20.000 euro di imponibile mentre tra i possessori di aeromobili la percentuale è del 26 % e sempre sotto il limite dei 20.000 euro di imponibile si trovano un terzo dei possessori di auto con più di 185 chilowatt di potenza.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di questi dati, le indignate dichiarazioni di protesta che si sono levate dopo i controlli effettuati dal personale dell’Agenzia delle Entrate forse andrebbero quantomeno riviste ed anzi sarebbe auspicabile che analogo fervore fosse riservato al ricordo di quei piccoli imprenditori che, di fronte all’onta del fallimento spesso causato dai mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, hanno optato per la tragica scelta del suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel piccolo imprenditore padovano con il suo tragico gesto ha forse voluto far intendere che quello era, per lui, l’unico modo per uscire dalla situazione in cui si trovava e dimostrare la sua assenza di colpe, esattamente come nel suicidio rituale dei samurai giapponesi. Le reazioni sopra le righe, anche di alcuni personaggi molto noti, alle legittime iniziative di controllo dell’amministrazione finanziaria fanno invece pensare a tutt’altra predisposizione d’animo.</p>
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		<title>Raddrizziamo le storture del mercato del lavoro: l’esempio della Spagna</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 11:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati Un paio di mesi fa ho parlato dell’esperienza spagnola nel campo della flessibilità lavorativa e sono ancora dell’idea che in Italia il mercato del lavoro è sufficientemente flessibile, ma che anzi bisogna intervenire per evitare che la flessibilità si trasformi in una morsa mortale per i lavoratori. Sono favorevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/precari2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24494" title="precari2" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/precari2.jpg" alt="" width="242" height="299" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati</em></p>
<p>Un paio di mesi fa ho parlato dell’<a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/10/31/lavoro-il-difficile-connubio-tra-flessibilita-e-garanzie/" target="_blank">esperienza spagnola nel campo della flessibilità lavorativa</a> e sono ancora dell’idea che in Italia il mercato del lavoro è sufficientemente flessibile, ma che anzi bisogna intervenire per evitare che la flessibilità si trasformi in una morsa mortale per i lavoratori. Sono favorevole alle idee di Ichino, quando parla di maggiore libertà negoziale tra le aziende e i lavoratori (sul mondo sindacale, che a mio avviso necessita di una riforma, mi riservo di intervenire in un secondo momento), ma bisogna anche considerare che maggiore libertà nei licenziamenti non implica maggiore produttività, ma maggiori rischi per quegli italiani che si trovano nella fascia d’età tra i 35 e i 60 anni. Io non sono più un giovane; conosco molti miei coetanei che, come me, lavorano con contratti a progetto o finte partite iva o altri trucchetti. A questa generazione, chi ci pensa? Capisco che non facciamo notizia come “i giovani”, ma anche le persone “non più tanto giovani” dovrebbero avere delle tutele: all’estero anzi spesso sono i lavoratori più ricercati, proprio perché la loro esperienza li rende più produttivi.</p>
<p>Intendiamoci: chi non lavora deve essere licenziato, questo sia chiaro a tutti; ma non si può pensare di rivolgersi ai giovani e al precariato per tenere bassi i costi di una azienda: la soluzione è migliorare la produttività, non raschiare il fondo del barile. Proprio per questo motivo, nella mia proposta, credo che bisogna mettere dei paletti nella legislazione e nell’uso dei contratti a progetto e nelle altre forme di lavoro a tempo determinato: credo che tutti concordiamo sul fatto che se una azienda mantiene al lavoro una persona per, ipotizziamo, due anni, questa persona è formata e produttiva, quindi l’azienda dovrebbe passare ad una forma di contratto a tempo indeterminato.</p>
<p>La mia considerazione nasce anche dall’<a href="http://www.ecn.org/coord.rsu/schede/lavoro_europa/spagna_contratti_atipici.htm" target="_blank">osservazione del mondo spagnolo</a>, paese con un’alta disoccupazione (la media ufficiale della Spagna è di circa il 23% di disoccupati), alto ricorso ai contratti a tempo determinato (circa il 30% degli occupati spagnoli, lavorano con il nostro equivalente dei contratti a progetto), e che <strong>ha introdotto le stesse liberalizzazioni in tema di licenziamento, di cui si parla quando <a href="http://businesspeople.it/Societa/Mondo-del-lavoro/In-Spagna-nuova-legge-sui-lavoratori.-Tutti-scontenti_9422/" target="_blank">si vuole riformare l’articolo 18</a></strong> senza ottenere effetti tangibili sul lato delle nuove assunzioni.</p>
<p>Le nuove assunzioni, l’aumento delle proposte di lavoro, nascono tutte se aumentano gli investimenti e si creano le condizioni ideali perché le aziende possano investire crando strutture produttive, e per fare ciò, a mio avviso, spingere sulla flessibilità “spinta” non è la soluzione ideale (come dimostra l’esempio della Spagna). Il contratto a tempo determinato deve servire per mettere alla prova il lavoratore o se l’azienda ha momentanee esigenze di aumentare la propria forza lavoro; ma se questo aumento deve essere strutturale, allora non si può ricorrere alle forme di precariato.</p>
<p>Sostanzialmente bisogna evitare che il contratto a progetto sia una forma di assunzione “mascherata”, e questo lo si ottiene con la trasformazione in indeterminato di un rapporto temporaneo <a href="http://www.camacoes.it/domande-frequenti/legislazione-del-lavoro-in-spagna/contratto-di-lavoro.html)" target="_blank">quando si raggiunge una durata determinata</a>, che è il presupposto per stabilire se l’azienda ha bisogno “strutturalmente” di un lavoratore.</p>
<p>A mio avviso, tale limite di tempo può fissarsi in 24 mesi cumulativi di lavoro nell’arco di complessivi 36 mesi: in tal modo, <strong>non basterà</strong>, per azzerare i conteggi dei mesi, che l’azienda tenga scoperto il posto di lavoro per uno o due mesi (come è accaduto fino ad ora).</p>
<p>Si tratta , in definitiva, di evitare la nota pratica consistente nel fatto che parte dei posti di lavoro di un’impresa siano permanentemente occupati da lavoratori precari , disponendo l’azienda di un organico fisso inferiore a quello necessario per affrontare la sua normale attività produttiva.</p>
<p>Questa norma sicuramente servirebbe a garantire e proteggere l’abuso da parte delle aziende dei contratti a tempo, inoltre è ovvio che il conto dei 24 mesi avviene anche se tra un contratto e l’altro vi è una interruzione breve (che potremmo quantificare in 3-6 mesi). In altre parole, al conteggio non si sfuggirebbe neanche se l’azienda tra  i vari contratti mettesse delle interruzioni brevi.</p>
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		<title>Riforma del lavoro, facciamo vincere i figli</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 15:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera Ieri, il Ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero, ha rilasciato una lunga intervista a Enrico Marro del Corriere della Sera, in cui ha rilanciato una delle priorità del governo Monti: la riforma del mercato del lavoro, da approntare da gennaio in poi, e che rappresenti il trait [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/MayDAy-Parade-2007-album-di-ro_buk-Im-not-there-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24478" title="MayDAy Parade 2007, album di ro_buk [I'm not there]" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/MayDAy-Parade-2007-album-di-ro_buk-Im-not-there--199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera</em></p>
<p>Ieri, il Ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero, ha <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_18/elsa-fornero-intervista-pensioni-lavoro-articolo-18-enrico-marro_25d1ff80-294f-11e1-b27e-96a5b74e19a5.shtml">rilasciato</a></span></span> una lunga intervista a Enrico Marro del Corriere della Sera, in cui ha rilanciato una delle priorità del governo Monti: la riforma del mercato del lavoro, da approntare da gennaio in poi, e che rappresenti il trait d’union <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/12/02/perche-la-riforma-delle-pensioni-s’ha-da-fare-subito/">con la riforma del sistema previdenziale</a></span></span>, al fine di ridurre gli squilibri tra le nuove e le vecchie generazioni. La Fornero ha ricordato che «sono abbastanza anziana per ricordare quello che disse una volta il leader della Cgil, Luciano Lama: “Non voglio vincere contro mia figlia”. Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli. Ora non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte». Da parte nostra non abbiamo mai mancato di elogiare quello che consideriamo un tratto caratterizzante delle proposte del Ministro e cioè il volgere lo sguardo al futuro, il voler riformare non per aggiustare momentaneamente una brutta situazione, ma per disegnare scenari completamente nuovi e sicuramente più sostenibili. Per farlo, quindi, è necessario mettere da parte ogni preconcetto e superare ogni pregiudizio: non si può pensare di affrontare con serietà un tema del genere, se le varie parti in causa cominciano ad erigere totem o barriere varie. L’articolo 18, per dire, che rappresenta una tutela importante per le azienda con oltre 15 dipendenti, è ormai largamente insufficiente per rispondere all’esigenze del momento e non si può pensare, quindi, di agitarlo come discrimine per ogni tipo di riforma (del resto, come ha anche ricordato <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/12/19/lavoro-riforma-non-lesa-maesta-ma-moderare-i-toni/">Casini</a></span></span>, “è inaccettabile che la messa in discussione di quest’articolo, che è perfettibile, sia di per sé motivo di scontro”).</p>
<p>Sempre nell’intervista di ieri, il Ministro Fornero ha confermato il proprio personale orientamento al sostegno del cosiddetto “<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pietroichino.it/?p=16926">pacchetto Ichino</a></span></span>” (o a quello “<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000075.html">Boeri-Garibaldi</a></span></span>”), a quelle proposte – cioè – elaborate dal giuslavorista Pietro Ichino, senatore democratico, ispirate alla <em>flexsecurity danese</em>, che fino a poco tempo fa erano rimaste confinate in una specie di ghettizzazione forzata all’interno del PD, ma che adesso hanno trovato molti sostenitori (in primis proprio noi del Terzo Polo, in discussione alla Camera c’è una <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pietroichino.it/?p=14025">proposta targata</a></span></span> Dalla Vedova-Raisi molto interessante) e una posizione centrale nella piattaforma programmatica del Governo. In sostanza, una riforma che va in questa direzione dovrebbe riuscire a fermare la polverizzazione dei contratti, ad introdurre un contratto unico (con maggiore flessibilità, non solo in uscita ma anche in entrata) e un sistema universale di <em>unemployment benefit</em> e aprire a politiche attive maggiormente efficaci. Il tutto per cercare di superare il vero vulnus del nostro mercato occupazionale, che non consiste tanto nella contrapposizione tra chi lavora e chi no, ma tra i garantiti e i non garantiti, tra chi ormai è fin troppo tutelato e chi invece è totalmente privo di paracadute in caso di disoccupazione. La flexsecurity non potrà certo essere la soluzione a tutti i mali, ma – come dimostra <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ceps.be/book/beyond-flexibility-and-security-composite-indicator-flexicurity">uno studio</a></span></span> del Ceps – rappresenterebbe un’occasione di incremento dell’occupazione, di cui beneficerebbero in misura maggiore giovani, donne e lavoratori maturi: secondo queste stime, un aumento del 10% dell&#8217;indicatore di flexsecurity in Europa, garantirebbe un incremento medio stimato del 3% del tasso di occupazione giovanile, del 2,5% di quello femminile e del 2% di quello dei lavoratori anziani (al top del ranking europeo c’è la Danimarca, mentre gli ultimi due posti sono occupati, guarda caso, da Italia e Grecia). Una riforma in tal senso, che si applicherebbe solo ai rapporti lavorativi che si costituiranno solo d’ora in avanti, garantirebbe a tutti i nuovi lavoratori contratti a tempo indeterminato, con tutte le protezioni essenziali, ma senza l’inamovibilità; e a chi perde il posto di lavoro, un robusto sostegno economico e investimento sulla sua professionalità, in funzione della rioccupazione più rapida possibile.</p>
<p>Ecco, in sostanza, il perché del nostro sostegno al progetto della flexsecurity. Perché siamo stanchi di avere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B e perché – al contrario, evidentemente, di altri – non possiamo sopportare l’idea di veder vincere le ragioni del passato su quelle del presente (e del futuro).</p>
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