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	<title>Pierferdinando Casini &#187; Riforme</title>
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		<title>Casini: &#8220;Indietro non si torna, il decreto si può solo migliorare&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ tempo di riforme, cominciamo dalla giustizia L&#8217;intervista pubblicata su &#8216;Il Messaggero&#8217; di Barbara Jerkov Per le categorie interessate il pacchetto liberalizzazioni pretende di far troppo. Per il Pd troppo poco. Berlusconi si è detto deluso dal governo dei tecnici prevedendo: «Presto verremo richiamati noi». E il suo giudizio presidente Casini? Il decreto Monti ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>E’ tempo di riforme, cominciamo dalla giustizia</strong></em></p>
<p><em><strong><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0630.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24444" title="Pier Ferdinando Casini" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0630-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong>L&#8217;intervista pubblicata su &#8216;Il Messaggero&#8217; di Barbara Jerkov</em></p>
<p>Per le categorie interessate il pacchetto liberalizzazioni pretende di far troppo. Per il Pd troppo poco. Berlusconi si è detto deluso dal governo dei tecnici prevedendo: «Presto verremo richiamati noi».</p>
<p><strong>E il suo giudizio presidente Casini? Il decreto Monti ha fatto troppo o troppo poco?</strong><br />
«I giudizi contrapposti sono la miglior certificazione che si è mosso qualcosa di importante», risponde il leader dell&#8217;Udc. «Si doveva mettere in moto un gigante, non era facile rompere le incrostazioni e l&#8217;immobilismo di anni. Il bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno, d&#8217;accordo; per me ciò che conta è che sia mezzo pieno. Se era tutto così semplice da fare, allora perché non l&#8217;hanno fatto in governi precedenti?».</p>
<p><strong>Pdl e Pd già preannunciano una massa di emendamenti in Parlamento. Il Terzo Polo farà altrettanto?</strong><br />
«Siamo sempre disponibili a introdurre elementi migliorativi. Se invece qualcuno pensa di bussare alle nostre porte per annacquare gli elementi di concorrenza, si risparmi pure la fatica perché noi pensiamo che a forza di recepire le istanze corporative l&#8217;Italia sta morendo».<span id="more-25066"></span></p>
<p><strong>Che cosa le sarebbe piaciuto veder affrontato con maggior coraggio?</strong><br />
«E&#8217; chiaro che l&#8217;approccio è stato per forza di cose gradualistico. Sui servizi pubblici locali e sulla rete gas si è cominciato a incidere, vedremo come si materializzerà la riforma in concreto dal momento che molti di questi provvedimenti oggi si mettono appena in marcia, poi sarà necessario tutto un iter lungo e complesso per portarli a compimento Le confesso che il timore che anche questa volta non si incidesse sullo scorporo della rete gas c&#8217;era, invece si è arrivati a una decisione di principio importante».</p>
<p><strong>Altrettanto soddisfatto su assicurazioni e banche?</strong><br />
«Sulle assicurazioni non sarà una rivoluzione, ma un&#8217;attenzione maggiore al cliente è innegabile. Del resto tutto il decreto è destinato ad allargare la concorrenza e più concorrenza significa prezzi più competitivi e clienti potenzialmente più soddisfatti. Quanto alle banche effettivamente c&#8217;è ancora da fare».</p>
<p><strong>Benzina?</strong><br />
«Il sistema rimane tendenzialmente in mano alle grandi compagnie. Qui francamente penso anch&#8217;io che si poteva avere più coraggio».</p>
<p><strong>Professioni?</strong><br />
«Si va nella giusta direzione. Trovo molto giusto il tirocinio nelle università, è un aiuto ai giovani e una spinta a muoversi sciogliendo un bel po&#8217; di lacci e lacciuoli».</p>
<p><strong>E veniamo a farmacie e taxi, due categorie scese sul piede di guerra. Sono stati davvero penalizzati più di altri?</strong><br />
«Proprio non penso, anche qui si poteva fare ben di più. Si è scelta invece la strada di ampliare la concorrenza, inserendo norme innovative e interessanti che stimolano la fantasia imprenditoriale e, ancora una volta, la concorrenza».</p>
<p><strong>Venendo ai giudizi più strettamente politici, l&#8217;altro giorno Berlusconi ancora una volta ha bocciato seccamente l&#8217;operato del governo, ieri invece Alfano è intervenuto per esprimere apprezzamento e assicurare il sostegno pieno del Pdl al decreto in Parlamento. Un Pdl a due facce: qual è quella vera?</strong><br />
«E&#8217; chiaro che il Pdl ondeggia tra il populismo catastrofista di chi ritiene che nulla sia cambiato e il realismo di chi invece sta favorendo il percorso di Monti. Alfano mi sembra interpreti questa seconda faccia, Berlusconi come al solito le rappresenta tutte e due. Resta il fatto che non penso si possa minimizzare il risultato di Monti. Monti ha fatto tornare l&#8217;Italia sulla scena europea da protagonista. Lo spread sta diminuendo seppur lentamente: negli ultimi giorni è sceso di quasi cento punti. Il decreto sulle liberalizzazioni è un segnale concreto. Allora perché minimizzare tutto questo?».</p>
<p><strong>Perché, presidente?</strong><br />
«Capisco che sia una strada difficile per il Pdl, non voglio banalizzare. Personalmente però non credo che questo ondeggiare continuo tra due stati d&#8217;animo opposti convenga loro: anche al Pdl dovrebbe interessare potersi intestare il sostegno a un governo che ha già realizzato tanto. Il rischio vero, così facendo, è che non riescano ad avere alla fine né il dividendo del sostegno a&#8217;ìfenti né quello di chi sta sul serio all&#8217;opposizione».</p>
<p><strong>Nel Pdl c&#8217;è chi, come il vicepresidente della Camera Lupi, ha parlato di un&#8217;Opa di Casini sugli azzurri. Cosa risponde? </strong><br />
«Considero quella di Lupi la battuta di un amico rivolta a un altro amico. Non c&#8217;è nessun&#8217;Opa di alcuno su alcunché. Io credo che i partiti debbano semplicemente di fare il loro dovere, poi a giudicarli saranno i cittadini. Ciascuno è artefice del proprio destino: noi siamo stati artefici del nostro restando all&#8217;op posizione dei governi di Prodi e di Berlusconi, noi siamo stati artefici del nostro destino rifiutando di entrare nel Pdl. Noi saremo artefici del nostro destino in base alla modalità in cui saremo credibili nel sostegno a Monti».</p>
<p><strong>Sin dal primo giorno di questo governo lei ha detto che le alleanze future dipenderanno da come si sta in questa maggioranza. L&#8217;altro giorno, proprio sul Messaggero, Pisanu l&#8217;ha invitata ad aprire un canale di dialogo privilegiato con Alfano. Pensa di seguire il consiglio?</strong><br />
«Io dialogo con tutti. Dialogo con Alfano, che stimo e che come me sta nel Ppe. Dialogo con il Pd, che ha avuto un grandissimo merito che riconosco loro ogni giorno: se si fosse andati a votare avrebbero vinto, invece hanno capito che c’era un Paese da salvare e hanno accettato una scelta che dal punto di vista egoistico non so quanti partiti avrebbero fatto. Quanto a noi dell&#8217;Udc, il nostro segretario ha detto chiaramente che faremo un congresso, disponibili ad azzerare il partito non appella si creeranno le condizioni per nuove convergenze».</p>
<p><strong>Non è già il progetto del Terzo Polo questo?</strong><br />
«Il Terzo Polo deve ulteriormente aprirsi alla società civile, al mondo cattolico. E, perette no, anche a tanti protagonisti dell&#8217;attuale esecutivo di cui non bisogna essere gelosi o &#8216; aver paura, spero anzi che entrino in politica e ne siano protagonisti».</p>
<p><strong>Sta parlando di una nuova e più vasta area moderata destinata a candidare lo stesso Monti?</strong><br />
«Monti lasciamolo in pace! Sostengo con troppa lealtà il governo per creargli difficoltà tirandolo da una parte o dall&#8217;altra. Monti è l&#8217;unico che non ha bisogni di candidarsi essendo già senatore a vita, e ripete sempre che non si presenterà alle elezioni. Ma certamente non possiamo interdire la politica ad altri».</p>
<p><strong>Chi, per esempio?</strong><br />
«Non faccio nomi per non mettere in difficoltà nessuno, ma le ribadisco che noi siamo disposti a tutto, anche ad azzerare il nostro partito se questo serve a un progetto più alto e più ampio. Né ci interessa intestarci alcuna paternità. Ormai gli uomini della provvidenza non sono più di moda».</p>
<p><strong>Questa eventuale scomposizione e ricomposizione dei partiti dipende dalla nuova legge elettorale o è indipendente da questa?</strong><br />
«Tutti sanno qual è la legge elettorale che mi piacerebbe: quel sistema tedesco che ha garantito alla Germania cinquant&#8217;anni di alternanza bipolare tra socialisti e democristiani, ma che quando il Paese ne ha avuto la necessità ha consentito una larga coalizione. Un sistema che ha questa dose di flessibilità e di aderenza ai bisogni reali mi piace. Ciò premesso, e anche se dicendo questo so che deluderò molti colleghi della politica, io sono indifferente ai sistemi elettorali. Le forze politiche, se rappresentano esigenze reali della società, non sono né favorite né danneggiate dai sistemi elettorali. Quale che sia la legge noi abbiamo la convinzione di essere protagonisti, per questo siamo aperti a tutte le soluzioni, che siano alla tedesca alla francese o alla spagnola. Fatta salva l&#8217;esigenza, cui ci ha richiamato il capo dello Stato, di restituire ai cittadini la scelta dei parlamentari».</p>
<p><strong>Il presidente Napolitano sta svolgendo un ruolo chiave nel favorire le condizioni per la ripresa di un confronto concreto in Parlamento sulle riforme.</strong><br />
«E noi rispondiamo al suo appello rispondiamo: presente! Siamo convinti che la politica non solo debba assecondare l&#8217;impegno del governo sui temi economico-sociali, ma debba fare di più. Primo: riformare se stessa, con la riforma del bicameralismo perfetto, dei regolamenti parlamentari e della legge elettorale. Secondo: bisogna chiudere vent&#8217;anni di contrapposizione tra potere giudiziario e potere legislativo».</p>
<p><strong>In che modo, presidente?</strong><br />
Aver votato la scorsa settimana tutti insieme una mozione approvando a larghissima maggioranza la relazione del ministro Severino al Parlamento deve indicarci la prossima grande riforma da affrontare: proprio quella della giustizia. Ci sono tante riforme a costo zero che possono rendere finalmente più efficiente il sistema giudiziario italiano. E altre, come le intercettazioni, su cui si deve raggiungere un equilibrio di civiltà. In queste ore sono in Calabria, una regione martoriata dalla &#8216;ndrangheta. Abbiamo il dovere di alzare il tasso etico del nostro Paese e questo non si può fare se non c&#8217;è una ricomposizione tra il mondo della giustizia e il mondo della politica. La politica deve fare autocritica, ma pure il mondo della magistratura deve riflettere su certi eccessi di questi anni. La politica deve difendersi dai fenomeni criminali e deve essere aiutata a difendersi. E allo stesso tempo, dalla delegittimazione della magistratura a tutti i livelli non può che derivare un abbassamento del tasso etico. Ecco, anche su tutto questo è giunto il momento di una svolta».</p>
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		<title>Liberalizzazioni e riforme, gli elettori dell&#8217;Udc i più convinti.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/2012011925943.pdf"></a><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/09/bandiere_chianciano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21994" title="bandiere_chianciano" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/09/bandiere_chianciano-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/2012011925943.pdf">Lina Palmerini ci informa, su il Sole 24 Ore di oggi,</a> che secondo le indagini di Ipsos ed Euromedia riforme e liberalizzazioni del governo Monti avrebbero un consenso bipartisan. Dai sondaggi condotti da Euromedia e Ipsos emerge dunque un consenso generalizzato che però si concentra tra i più giovani. Sono indubbiamente dei dati incoraggianti per il governo Monti ed anche per il Paese: c&#8217;è voglia di cambiare, di fare tutto il possibile perché il Paese esca fuori dalla crisi. Sono incoraggianti anche i dati per i partiti che si sono impegnati a sostenere l&#8217;opera di Mario Monti. L&#8217;Udc in particolare a detta dei sondaggisti ne esce rafforzata: secondo Euromedia l&#8217;88% dei suoi elettori approva la strategia del governo mentre Ipsos prova ad azzardare un notevole dividendo elettorale se Mario Monti riuscirà a vincere la scommessa del risanamento e delle riforme. Al di là di quelli che saranno i guadagni elettorali i sondaggi riportati dal quotidiano di Confindustria sono importanti perché incoraggiano le forze politiche a continuare in questa sforzo di responsabilità che l&#8217;Udc, prima di tutti, aveva auspicato e preparato grazie anche al determinato e costante sostegno dei suoi elettori.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Redazione</em></p>
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		<title>Le liberalizzazioni sono una battaglia di civiltà</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 20:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera Ho sempre ritenuto l’assenza di concorrenza come il sintomo di una Paese malato, nel mercato, così come nella vita di ogni giorno. Sono sempre stato convinto che lì dove c’è concorrenza (e quindi l’opportunità di scegliere tra almeno due offerte diverse e magari alternative), ci siano libertà e migliori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/franceschi84381610107005532_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24914" title="franceschi84381610107005532_big" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/franceschi84381610107005532_big-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre ritenuto l’assenza di concorrenza come il sintomo di una Paese malato, nel mercato, così come nella vita di ogni giorno. Sono sempre stato convinto che lì dove c’è concorrenza (e quindi l’opportunità di scegliere tra almeno due offerte diverse e magari alternative), ci siano libertà e migliori condizioni di vita. Ho sempre pensato che – per dirla con Einaudi – “la libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica”: per questo sono sempre stato un avversatore di quelle corporazioni che godono fino ad oggi di un trattamento privilegiato sul mercato, attraverso una rigida e inflessibile difesa del proprio status quo, e che si stanno opponendo, in questi giorni, al piano di liberalizzazioni messo a punto dal Governo Monti. L’introduzione, infatti, di una maggiore concorrenza all’interno di questo sistema, finirebbe con lo scardinare le varie lobbies e trusts, costringendo quelli che finora sono stati i produttori unici di un dato servizio a confrontarsi con le leggi del mercato e con i diritti del consumatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi stupisco quindi delle proteste dure e selvagge che alcune di queste corporazioni stanno mettendo in atto contro il pacchetto di liberalizzazioni. Non me ne stupisco, principalmente perché comprendo l’errore ideologico che sta alla base di questo genere di reazioni: rinunciare ai propri privilegi è sicuramente indigesto, specie poi se si pensa che le liberalizzazioni siano una sorta di punizione nei propri confronti. Dimenticandosi, quindi, che un regime concorrenziale è favorevole per tutti: per <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/finanza-personale/risparmio/dettaglio.html?newsId=N352779">ovvi motivi</a> per i consumatori, ma anche per i produttori, che avrebbero tutto da guadagnare da un adeguamento della loro offerta e competitività. Anche perché, così come hanno sottolineato lo stesso Monti e il sottosegretario Catricalà <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-13/fase-partiti-colloquio-monti-180046.shtml?uuid=Aa05LkdE">più</a> <a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_09/catricala-liberalizzazioni_eacab03a-3b05-11e1-8a43-34573d1838c1.shtml">volte</a>, le liberalizzazioni non riguarderanno solo una professione: saranno a 360° e interesseranno tutte le castine che vanno eliminate. Per questo bisogna agire, in profondità, dai tassisti ai farmacisti, dai notai agli avvocati, dall’energia ai servizi pubblici locali. Come ha anche ricordato <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE80C03V20120113">Casini</a>, le liberalizzazioni «devono essere fatte non solo per i soliti noti, ma anche per i poteri forti. Serve più concorrenza, più vantaggi per i consumatori, le liberalizzazioni non devono riguardare solo taxi e farmacie o giornali, ma anche i servizi pubblici locali e i poteri forti».</p>
<p style="text-align: justify;">Le liberalizzazioni – secondo la stima fornita dall’Adiconsum – porterebbero a un risparmio medio di più di 1000 euro a famiglia e a un aumento del Pil tra l’1 e il 2% e rappresenterebbero un altro importante intervento strutturale – dopo quello sulla <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/12/02/perche-la-riforma-delle-pensioni-s%E2%80%99ha-da-fare-subito/">riforma previdenziale</a> e quello atteso sul <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/12/19/riforma-del-lavoro-facciamo-vincere-i-figli/">mercato del lavoro</a> – che contribuirebbe ad ammodernare il nostro sistema Paese. Per questo non possiamo accettare di arrenderci di fronte alla <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201112014-ipp-rt10285-liberalizzazioni_taxi_in_rivolta_tutti_fermi_il_23_gennaio">minaccia</a> di scioperi preventivi o senza scadenza: bisogna ascoltare la maggioranza silenziosa d’Italia (che ha cominciato ad alzare la <a href="https://twitter.com/#!/search/%23menotaxipertutti">voce</a>, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/13/visualizza_new.html_43427986.html">però</a>) che è stanca di subire ricatti e di dover capitolare di fronte alla difesa degli interessi particolari. Le liberalizzazioni sono una battaglia di civiltà, una battaglia di libertà. Per questo dobbiamo vincerla.</p>
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		<title>Come raccogliere un milione di firme per nulla e continuare a far finta di niente</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 17:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Adriano Frinchi Confesso che ho sorriso il giorno prima della sentenza della Consulta sui quesiti referendari quando ho letto sui giornali che secondo “indiscrezioni” la suprema Corte era orientata a respingerli, così come ho sorriso nel leggere lo stupore di certi membri del comitato referendario. Tuttavia non ho sorriso per niente alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/di-pietro-parisi-vendola-rilanciano-le-primarie-di-coalizione-300x178.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24898" title="di-pietro-parisi-vendola-rilanciano-le-primarie-di-coalizione-300x178" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/di-pietro-parisi-vendola-rilanciano-le-primarie-di-coalizione-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://sicilia.estremocentro.net/2012/01/13/come-raccogliere-un-milione-di-firme-per-nulla-e-continuare-a-far-finta-di-niente/" target="_blank">Adriano Frinchi</a></em></p>
<p>Confesso che ho sorriso il giorno prima della sentenza della Consulta sui quesiti referendari quando ho letto sui giornali che secondo “indiscrezioni” la suprema Corte era orientata a respingerli, così come ho sorriso nel leggere lo stupore di certi membri del comitato referendario. <a href="http://www.unita.it/italia/di-pietro-insulta-giudici-e-colle-il-quirinale-parole-vergognose-1.371094">Tuttavia non ho sorriso per niente alla reazione scomposta di Antonio Di Pietro</a>. Ho sorriso di questa vicenda per la finta indignazione di alcuni membri del comitato referendario: che i quesiti presentati fossero inammissibili dalla Corte Costituzionale era chiaro anche ad uno studente al primo anno di giurisprudenza, <a href="http://www.socialismo2000.org/blog/?p=2127">ma era stato facile profeta un fine giurista come Cesare Salvi che in un articolo su il Riformista aveva ampiamente previsto il no della Corte</a>. I membri del comitato referendario potrebbero a questo punto scrivere un manuale completissimo dal titolo: “Come raccogliere un milione di firme per nulla e continuare a far finta di niente”. Sì, il rammarico più grande è per tutti quei cittadini che in buona fede hanno sottoscritto il referendum per cancellare il <em>Porcellum</em>, ma che invece sono stati abilmente utilizzati da alcuni per raggiungere fini esclusivamente politici. Il comitato referendario non aveva infatti in animo la riforma della legge elettorale, ma voleva solamente ottenere una legge elettorale ben precisa con il contorno di una redditizia, ai fini elettorali, campagna referendaria. I referendari con i loro quesiti puntavano a ritornare senza troppe seccature e con il consenso popolare al cosiddetto<em> Mattarellum</em>, la legge elettorale precedentemente in vigore, cioè un sistema elettorale che non solo mantiene le liste bloccate (nella quota proporzionale) ma che con i collegi uninominali a turno unico gli stessi deleteri effetti del premio di maggioranza e cioè coalizioni troppo ampie e incapaci di governare. In altri termini il vero obiettivo di Di Pietro, Vendola, Parisi e Veltroni era quello di continuare ad assicurare ai partiti il potere di scegliere gli eletti, con un evidente ritorno personale, e di mantenere in piedi il falso bipolarismo. Spiace che per piccoli interessi di bottega siano stati presi in giro i cittadini e sia stato anche boicottata <a href="http://www.referendumleggeelettorale.it/">la seria raccolta di firme di Stefano Passigli, Giovanni Sartori e Domenico Fisichella</a> che proponeva dei quesiti che erano realmente in grado di abolire il <em>Porcellum</em> e consentire l’elaborazione di una nuova legge elettorale in senso proporzionale che restituisca ai cittadini il voto di preferenza. Ora che la decisione della Consulta ha bloccato la strategia dei “referendari” la palla ritorna alla politica e al Parlamento che devono, come auspicato dalla suprema Corte e anche dal Quirinale, occuparsi della riforma della legge elettorale. La riforma della legge elettorale potrebbe essere una straordinaria occasione per la politica, una grande prova di maturità per la classe politica del nostro Paese, e la stagione aperta dal governo Monti potrebbe essere proprio il tempo propizio per ridare dignità alla politica attraverso scelte condivise e responsabili mirate a cercare il bene del Paese e non l’interesse personale e di parte.</p>
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		<title>Avanti con liberalizzazioni e lotta all&#8217;evasione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 22:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno ha la bacchetta magica, ma ricordiamo che il governo Monti ha appena incominciato un lavoro che sarà lungo e difficile. Il Terzo Polo chiede nell&#8217;immediato di continuare sempre più duramente la lotta all&#8217;evasione fiscale, perché chi evade ruba a tutti. Il pagamento dei crediti della Pubblica Amministrazione è un&#8217;altra grande emergenza, non vogliamo più [...]]]></description>
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<p>Nessuno ha la bacchetta magica, ma ricordiamo che il governo Monti ha appena incominciato un lavoro che sarà lungo e difficile. Il Terzo Polo chiede nell&#8217;immediato di continuare sempre più duramente la lotta all&#8217;evasione fiscale, perché chi evade ruba a tutti. Il pagamento dei crediti della Pubblica Amministrazione è un&#8217;altra grande emergenza, non vogliamo più suicidi di imprenditori che non sono pagati dalla Pubblica Amministrazione. E&#8217; pure l&#8217;ora delle liberalizzazioni: più concorrenza e tariffe più accessibili per i cittadini.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Raddrizziamo le storture del mercato del lavoro: l’esempio della Spagna</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 11:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati Un paio di mesi fa ho parlato dell’esperienza spagnola nel campo della flessibilità lavorativa e sono ancora dell’idea che in Italia il mercato del lavoro è sufficientemente flessibile, ma che anzi bisogna intervenire per evitare che la flessibilità si trasformi in una morsa mortale per i lavoratori. Sono favorevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/precari2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24494" title="precari2" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/precari2.jpg" alt="" width="242" height="299" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati</em></p>
<p>Un paio di mesi fa ho parlato dell’<a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/10/31/lavoro-il-difficile-connubio-tra-flessibilita-e-garanzie/" target="_blank">esperienza spagnola nel campo della flessibilità lavorativa</a> e sono ancora dell’idea che in Italia il mercato del lavoro è sufficientemente flessibile, ma che anzi bisogna intervenire per evitare che la flessibilità si trasformi in una morsa mortale per i lavoratori. Sono favorevole alle idee di Ichino, quando parla di maggiore libertà negoziale tra le aziende e i lavoratori (sul mondo sindacale, che a mio avviso necessita di una riforma, mi riservo di intervenire in un secondo momento), ma bisogna anche considerare che maggiore libertà nei licenziamenti non implica maggiore produttività, ma maggiori rischi per quegli italiani che si trovano nella fascia d’età tra i 35 e i 60 anni. Io non sono più un giovane; conosco molti miei coetanei che, come me, lavorano con contratti a progetto o finte partite iva o altri trucchetti. A questa generazione, chi ci pensa? Capisco che non facciamo notizia come “i giovani”, ma anche le persone “non più tanto giovani” dovrebbero avere delle tutele: all’estero anzi spesso sono i lavoratori più ricercati, proprio perché la loro esperienza li rende più produttivi.</p>
<p>Intendiamoci: chi non lavora deve essere licenziato, questo sia chiaro a tutti; ma non si può pensare di rivolgersi ai giovani e al precariato per tenere bassi i costi di una azienda: la soluzione è migliorare la produttività, non raschiare il fondo del barile. Proprio per questo motivo, nella mia proposta, credo che bisogna mettere dei paletti nella legislazione e nell’uso dei contratti a progetto e nelle altre forme di lavoro a tempo determinato: credo che tutti concordiamo sul fatto che se una azienda mantiene al lavoro una persona per, ipotizziamo, due anni, questa persona è formata e produttiva, quindi l’azienda dovrebbe passare ad una forma di contratto a tempo indeterminato.</p>
<p>La mia considerazione nasce anche dall’<a href="http://www.ecn.org/coord.rsu/schede/lavoro_europa/spagna_contratti_atipici.htm" target="_blank">osservazione del mondo spagnolo</a>, paese con un’alta disoccupazione (la media ufficiale della Spagna è di circa il 23% di disoccupati), alto ricorso ai contratti a tempo determinato (circa il 30% degli occupati spagnoli, lavorano con il nostro equivalente dei contratti a progetto), e che <strong>ha introdotto le stesse liberalizzazioni in tema di licenziamento, di cui si parla quando <a href="http://businesspeople.it/Societa/Mondo-del-lavoro/In-Spagna-nuova-legge-sui-lavoratori.-Tutti-scontenti_9422/" target="_blank">si vuole riformare l’articolo 18</a></strong> senza ottenere effetti tangibili sul lato delle nuove assunzioni.</p>
<p>Le nuove assunzioni, l’aumento delle proposte di lavoro, nascono tutte se aumentano gli investimenti e si creano le condizioni ideali perché le aziende possano investire crando strutture produttive, e per fare ciò, a mio avviso, spingere sulla flessibilità “spinta” non è la soluzione ideale (come dimostra l’esempio della Spagna). Il contratto a tempo determinato deve servire per mettere alla prova il lavoratore o se l’azienda ha momentanee esigenze di aumentare la propria forza lavoro; ma se questo aumento deve essere strutturale, allora non si può ricorrere alle forme di precariato.</p>
<p>Sostanzialmente bisogna evitare che il contratto a progetto sia una forma di assunzione “mascherata”, e questo lo si ottiene con la trasformazione in indeterminato di un rapporto temporaneo <a href="http://www.camacoes.it/domande-frequenti/legislazione-del-lavoro-in-spagna/contratto-di-lavoro.html)" target="_blank">quando si raggiunge una durata determinata</a>, che è il presupposto per stabilire se l’azienda ha bisogno “strutturalmente” di un lavoratore.</p>
<p>A mio avviso, tale limite di tempo può fissarsi in 24 mesi cumulativi di lavoro nell’arco di complessivi 36 mesi: in tal modo, <strong>non basterà</strong>, per azzerare i conteggi dei mesi, che l’azienda tenga scoperto il posto di lavoro per uno o due mesi (come è accaduto fino ad ora).</p>
<p>Si tratta , in definitiva, di evitare la nota pratica consistente nel fatto che parte dei posti di lavoro di un’impresa siano permanentemente occupati da lavoratori precari , disponendo l’azienda di un organico fisso inferiore a quello necessario per affrontare la sua normale attività produttiva.</p>
<p>Questa norma sicuramente servirebbe a garantire e proteggere l’abuso da parte delle aziende dei contratti a tempo, inoltre è ovvio che il conto dei 24 mesi avviene anche se tra un contratto e l’altro vi è una interruzione breve (che potremmo quantificare in 3-6 mesi). In altre parole, al conteggio non si sfuggirebbe neanche se l’azienda tra  i vari contratti mettesse delle interruzioni brevi.</p>
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		<title>Riforma del lavoro, facciamo vincere i figli</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 15:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera Ieri, il Ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero, ha rilasciato una lunga intervista a Enrico Marro del Corriere della Sera, in cui ha rilanciato una delle priorità del governo Monti: la riforma del mercato del lavoro, da approntare da gennaio in poi, e che rappresenti il trait [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/MayDAy-Parade-2007-album-di-ro_buk-Im-not-there-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24478" title="MayDAy Parade 2007, album di ro_buk [I'm not there]" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/MayDAy-Parade-2007-album-di-ro_buk-Im-not-there--199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera</em></p>
<p>Ieri, il Ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero, ha <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_18/elsa-fornero-intervista-pensioni-lavoro-articolo-18-enrico-marro_25d1ff80-294f-11e1-b27e-96a5b74e19a5.shtml">rilasciato</a></span></span> una lunga intervista a Enrico Marro del Corriere della Sera, in cui ha rilanciato una delle priorità del governo Monti: la riforma del mercato del lavoro, da approntare da gennaio in poi, e che rappresenti il trait d’union <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/12/02/perche-la-riforma-delle-pensioni-s’ha-da-fare-subito/">con la riforma del sistema previdenziale</a></span></span>, al fine di ridurre gli squilibri tra le nuove e le vecchie generazioni. La Fornero ha ricordato che «sono abbastanza anziana per ricordare quello che disse una volta il leader della Cgil, Luciano Lama: “Non voglio vincere contro mia figlia”. Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli. Ora non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte». Da parte nostra non abbiamo mai mancato di elogiare quello che consideriamo un tratto caratterizzante delle proposte del Ministro e cioè il volgere lo sguardo al futuro, il voler riformare non per aggiustare momentaneamente una brutta situazione, ma per disegnare scenari completamente nuovi e sicuramente più sostenibili. Per farlo, quindi, è necessario mettere da parte ogni preconcetto e superare ogni pregiudizio: non si può pensare di affrontare con serietà un tema del genere, se le varie parti in causa cominciano ad erigere totem o barriere varie. L’articolo 18, per dire, che rappresenta una tutela importante per le azienda con oltre 15 dipendenti, è ormai largamente insufficiente per rispondere all’esigenze del momento e non si può pensare, quindi, di agitarlo come discrimine per ogni tipo di riforma (del resto, come ha anche ricordato <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/12/19/lavoro-riforma-non-lesa-maesta-ma-moderare-i-toni/">Casini</a></span></span>, “è inaccettabile che la messa in discussione di quest’articolo, che è perfettibile, sia di per sé motivo di scontro”).</p>
<p>Sempre nell’intervista di ieri, il Ministro Fornero ha confermato il proprio personale orientamento al sostegno del cosiddetto “<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pietroichino.it/?p=16926">pacchetto Ichino</a></span></span>” (o a quello “<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000075.html">Boeri-Garibaldi</a></span></span>”), a quelle proposte – cioè – elaborate dal giuslavorista Pietro Ichino, senatore democratico, ispirate alla <em>flexsecurity danese</em>, che fino a poco tempo fa erano rimaste confinate in una specie di ghettizzazione forzata all’interno del PD, ma che adesso hanno trovato molti sostenitori (in primis proprio noi del Terzo Polo, in discussione alla Camera c’è una <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pietroichino.it/?p=14025">proposta targata</a></span></span> Dalla Vedova-Raisi molto interessante) e una posizione centrale nella piattaforma programmatica del Governo. In sostanza, una riforma che va in questa direzione dovrebbe riuscire a fermare la polverizzazione dei contratti, ad introdurre un contratto unico (con maggiore flessibilità, non solo in uscita ma anche in entrata) e un sistema universale di <em>unemployment benefit</em> e aprire a politiche attive maggiormente efficaci. Il tutto per cercare di superare il vero vulnus del nostro mercato occupazionale, che non consiste tanto nella contrapposizione tra chi lavora e chi no, ma tra i garantiti e i non garantiti, tra chi ormai è fin troppo tutelato e chi invece è totalmente privo di paracadute in caso di disoccupazione. La flexsecurity non potrà certo essere la soluzione a tutti i mali, ma – come dimostra <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ceps.be/book/beyond-flexibility-and-security-composite-indicator-flexicurity">uno studio</a></span></span> del Ceps – rappresenterebbe un’occasione di incremento dell’occupazione, di cui beneficerebbero in misura maggiore giovani, donne e lavoratori maturi: secondo queste stime, un aumento del 10% dell&#8217;indicatore di flexsecurity in Europa, garantirebbe un incremento medio stimato del 3% del tasso di occupazione giovanile, del 2,5% di quello femminile e del 2% di quello dei lavoratori anziani (al top del ranking europeo c’è la Danimarca, mentre gli ultimi due posti sono occupati, guarda caso, da Italia e Grecia). Una riforma in tal senso, che si applicherebbe solo ai rapporti lavorativi che si costituiranno solo d’ora in avanti, garantirebbe a tutti i nuovi lavoratori contratti a tempo indeterminato, con tutte le protezioni essenziali, ma senza l’inamovibilità; e a chi perde il posto di lavoro, un robusto sostegno economico e investimento sulla sua professionalità, in funzione della rioccupazione più rapida possibile.</p>
<p>Ecco, in sostanza, il perché del nostro sostegno al progetto della flexsecurity. Perché siamo stanchi di avere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B e perché – al contrario, evidentemente, di altri – non possiamo sopportare l’idea di veder vincere le ragioni del passato su quelle del presente (e del futuro).</p>
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		<title>Lavoro: riforma non lesa maestà, ma moderare i toni</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 13:10:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[No a scontri ideologici su articolo 18 Non vogliamo scontri ideologici sull&#8217;articolo 18, ma neanche che sia un totem per cui la messa in discussione diventi lesa maestà. Certo, le medicine amare sono indispensabili ma a volte, come in questo caso, un po&#8217; di zucchero che le addolcisca non fa male. L&#8217;onestà intellettuale del ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0500.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24473" title="Pier Ferdinando Casini" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0500-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><em>No a scontri ideologici su articolo 18</em><br />
</strong><em></em><br />
Non vogliamo scontri ideologici sull&#8217;articolo 18, ma neanche che sia un totem per cui la messa in discussione diventi lesa maestà. Certo, le medicine amare sono indispensabili ma a volte, come in questo caso, un po&#8217; di zucchero che le addolcisca non fa male.<br />
L&#8217;onestà intellettuale del ministro Fornero è fuori discussione e non condivido le parole indirizzatele dalla Camusso. Non credo che questo governo sia contro i lavoratori o arrogante con essi, è un governo che usa un linguaggio di verità, scomodo e difficile da accettare. Certo, bisogna superare le impostazioni del passato e questo non è facile.<br />
Le forze sindacali, anche quelle più vicine a noi, hanno tutta la nostra considerazione e fanno ognuna il proprio mestiere, l&#8217;importante e&#8217; che lo facciano alla luce del sole: l&#8217;Italia si può salvare solo se le forze sociali concorrono ad individuare l&#8217;uscita dalla crisi.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>La lunga agonia delle Province</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 09:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Roberto Dal Pan Da almeno 65 anni, cioè dalle discussioni in seno all’Assemblea Costituente, il destino delle Province è stato più volte messo in discussione ed altrettante volte la sorte è stata benigna, risparmiando generazioni di politici dallo spettro della disoccupazione. Questa articolazione periferica dello Stato, apparsa nella nostra penisola al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/province-259x300.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-24277" title="province-259x300" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/province-259x300.gif" alt="" width="259" height="300" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://veneto.estremocentro.net/2011/12/07/la-lunga-agonia-delle-province/" target="_blank">Roberto Dal Pan</a></em></p>
<p>Da almeno 65 anni, cioè dalle discussioni in seno all’Assemblea Costituente, il destino delle Province è stato più volte messo in discussione ed altrettante volte la sorte è stata benigna, risparmiando generazioni di politici dallo spettro della disoccupazione. Questa articolazione periferica dello Stato, apparsa nella nostra penisola al seguito delle truppe napoleoniche agli inizi del XIX secolo, ha trovato qui un fertile terreno di coltura che ne ha garantito una rigogliosa crescita, facendole passare da quota 59 del 1861 a quota 110 del 2011 con un incremento medio di una neonata Provincia ogni tre anni di storia unitaria.</p>
<p>Come già detto, alla nascita della Repubblica si pose subito il problema della coabitazione tra le Province, retaggio centralista franco-sabaudo, e le nuove (sarebbe meglio dire le rinascenti) Regioni patrocinate da democristiani e repubblicani, forti delle rispettive tradizioni autonomistiche, ma fieramente avversate dai social-comunisti e dai conservatori. Come sappiamo, il compromesso scaturito dai lavori della Costituente rinviò fino agli anni ’70 del secolo scorso la piena attuazione del decentramento regionale ordinario e proprio allora ripresero vigore i tentativi di abolizione delle Province.</p>
<p>Negli ultimi tempi, alle motivazioni più precisamente giuridiche a favore dell’abolizione dell’istituto provinciale si sono aggiunte valutazioni di natura economica, in qualche caso con connotati di pura demagogia e scarsa obiettività. La realtà dei fatti è che, mentre la Regione si va sempre più affermando come pilastro non del mero decentramento amministrativo ma di un vero e proprio autogoverno del territorio, la Provincia si trova spesso a galleggiare nell’indifferenza dei più e sopravvivere all’ombra della prima garantendo buoni posti di ripiego per molti delusi dalle competizioni elettorali.</p>
<p>Nemmeno chi ha costruito le proprie fortune elettorali sparlando a vanvera di federalismo ha però saputo introdurre efficaci forme di innovazione degli strumenti del decentramento amministrativo; anzi con le proprie iniziative legislative ha per primo condannato alla morte per consunzione le amministrazioni provinciali, salvo versare oggi lacrime di coccodrillo.</p>
<p>Ma davvero oggi è possibile fare a meno delle Province? E se sì, a quali condizioni e con quali strumenti?</p>
<p>E’ sempre una buona abitudine cominciare ad analizzare un problema partendo dai dati sicuri a disposizione, uno dei più interessanti è quello relativo alla popolazione residente: la Provincia più popolosa d’Italia è Roma con più di 4 milioni di abitanti seguita da Milano con 3 milioni abbondanti; la meno popolosa è la Provincia dell’Ogliastra con 58.000 abitanti, preceduta dalla Provincia di Isernia con quasi 89.000. L’evidente sproporzione tra questi dati denuncia tutto il peso del problema!</p>
<p>Anche nell’analisi dei dati relativi alla superficie emergono considerazioni interessanti: la Provincia più estesa d’Italia risulta essere Bolzano con quasi 7.400 kmq seguita da Foggia, Cuneo e Torino che si fermano poco sotto i 7.000 kmq; la Provincia più piccola d’Italia è Trieste con i suoi 211 kmq al cospetto dei quali anche i 365 kmq della penultima, cioè Prato, sembrano tanti. Trieste è anche la Provincia che raggruppa il minor numero di Comuni, solo 6, mentre quelli che compongono la Provincia di Torino sono ben 315!</p>
<p>Il fatto che tutte queste amministrazioni provinciali siano rette dal medesimo impianto burocratico è cosa assolutamente incredibile; è ben comprensibile come Trieste e Prato potrebbero essere meglio organizzate sul modello delle città metropolitane mentre per Roma, Milano, Torino e Napoli il governo provinciale si trova ad amministrare più cittadini che un’entità statuale autonoma come la Bosnia, l’Albania o la Moldavia!</p>
<p>L’abolizione “tout court” delle Provincie ordinarie porterebbe ad un risparmio di circa 65 milioni di euro, stando ai più recenti calcoli dell’Università Bocconi, ma l’accento non credo vada posto tanto sull’aspetto economico quanto sulla necessità di una vera riforma federalista che faccia perno sulle Regioni e sui Comuni, enti questi ultimi che a loro volta andrebbero rivisitati nella loro strutturazione. Le politiche di area vasta potrebbero essere quindi affidate ad organi consorziali di secondo livello in cui siano chiamati a partecipare gli stessi amministratori comunali, nell’ambito delle linee di coordinamento regionali, a patto che non si vengano a creare nuovi centri di spesa.</p>
<p>Le uniche zone dove potrebbero essere mantenute strutture sul tipo delle attuali Province, con particolari attribuzioni di autonomia, sarebbero le aree montane delle Regioni più estese, allo scopo di adeguare le forme di governo dei territori di pianura alle realtà, anche molto diverse, delle zone maggiormente svantaggiate rappresentate per l’appunto dalle aree montuose, il tutto nel pieno rispetto dell’art. 44 della Carta Costituzionale.</p>
<p>Vedremo se questa volta il Parlamento avrà l’occasione per porre finalmente in atto una svolta storica nell’organizzazione delle autonomie locali oppure se, ancora una volta, le Province confermeranno la loro caparbia capacità di sopravvivere (politicamente) a tutto ed a tutti.</p>
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		<title>Perché la riforma delle pensioni s’ha da fare (subito)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 08:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Portonera Una delle principali matrici di azione di questo Governo, come spiegato più e più volte dal Premier Mario Monti, sarà quella di fare la tanto annunciata quanto irrealizzata “riforma del sistema pensionistico”. In realtà la riforma del sistema previdenziale sarebbe dovuta essere approntata molto tempo fa, ma la nostra politica ha preferito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/Padre-e-figlio...una-cosa-sola-album-di-Pelirouge-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24041" title="Padre e figlio...una cosa sola! album di Pelirouge" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/12/Padre-e-figlio...una-cosa-sola-album-di-Pelirouge--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>di Giuseppe Portonera</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle principali matrici di azione di questo Governo, come spiegato <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-11-30/monti-riforme-pensioni-rischiamo-220847.shtml?uuid=Aa2LjAQE">più</a></span></span> <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilpost.it/2011/11/17/testo-discorso-monti-senato/5/">e</a></span></span> <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Pensioni-Fornero-Io-e-Monti-siamo-disponibili-al-dialogo-con-le-parti-sociali_312703541582.html">più volte</a></span></span> dal Premier Mario Monti, sarà quella di fare la tanto annunciata quanto irrealizzata “riforma del sistema pensionistico”. In realtà la riforma del sistema previdenziale sarebbe dovuta essere approntata molto tempo fa, ma la nostra politica ha preferito sprecare anni e anni in interminabili e infinite discussioni ideologiche, con il risultato che, nella situazione straordinariamente delicata in cui ci troviamo ora, ci vediamo costretti a prendere provvedimenti decisi, senza mezze misure, in tempi stretti. Per questo serve una comune assunzione di responsabilità da parte di tutti: l’aumento dell’età pensionabile, il superamento del <em>magico numero 40</em>, il passaggio al sistema contributivo per tutti, l’abolizione delle pensioni di anzianità non sono misure “punitive”: sono “necessarie” per garantire una maggiore equità sociale, maggiori possibilità alle future (e presenti) nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come hanno spiegato gli economisti Tito Boeri e Agar Brugiavini, su <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavoce.info/articoli/-pensioni/pagina1002646.html">Lavoce.info</a></span></span>, il sistema attuale ha delle palesi situazioni di iniquità, che vanno eliminate, così come ci hanno chiesto anche Europa e Bce, non “per fare cassa, ma per equità”. Anche perché questa tipo di riforma agirebbe anche sul grande problema italiano (o meglio, uno dei tanti): la disoccupazione giovanile. Abbiamo, contemporaneamente, la quota più alta di giovani che non lavorano e non studiano al tempo stesso e quella di chi ha vite lavorative più brevi. Lavorando più a lungo, sostengono giustamente Boeri e Brugiavini, potremmo ridurre la pressione fiscale che grava sui giovani e aumentare assunzioni e rendimento dell’istruzione fra chi ha meno di 24 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, sempre su <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavoce.info/articoli/241-31103.html">lavoce.info</a></span></span>, il neoministro per il Welfare, Elsa Fornero, non ha mancato di esporre la propria visione in materia e la propria preferenza verso una riforma netta che vada nella direzione indicata sopra: e questo, è ovvio, ci fa ben sperare. La Fornero, infatti, è un’esperta in materia, di indubbia qualità e competenza e ha sempre avuto un approccio alla questione estremamente razionale e non ideologico: in un articolo del 2007, commentando la proposta di riforma previdenziale avanzata dall’Ulivo, spiegava che “sarebbe un vero peccato se vertesse soltanto sullo scalone, che pure si può ammorbidire. A patto di saper progettare il futuro e di riaffermare il metodo contributivo, il punto forte della riforma del 1995. E l&#8217;unico in grado di garantire al tempo stesso sostenibilità finanziaria ed equità tra le generazioni”. Centrale, come vedete, è il concetto del sapere “progettare il futuro”: un futuro che si può costruire, pezzo dopo pezzo, solo se oggi i nostri padri (a proposito, date un’occhiata all’hashtag <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/search/realtime/%23caropadre">#caropadre</a></span></span>) saranno disposti a rinunciare ad alcuni dei loro privilegi di oggi. Se così non dovesse essere, si potranno lamentare delle loro (anche magre, per carità) pensioni, ma non lasceranno ai propri figli neanche questo di cui lamentarsi: saremo la Generazione zero, zero lavoro e zero pensione. Senza questo tipo di <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.linkiesta.it/non-c-e-crescita-senza-riforma-delle-pensioni-e-del-fisco">riforma</a></span></span>, possiamo dimenticarci ogni possibilità di crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, come recita un antico proverbio, le società crescono solo quando gli anziani piantano alberi sotto la cui ombra non riposeranno mai. La strada è questa, non esistono alternative: perché le pensioni tornino ad essere la giusta ricompensa per chi ha lavorato una vita, non un miraggio impossibile o un felice ricordo di un lontano passato, è necessario riformare il sistema previdenziale. Subito.</p>
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