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	<title>Pierferdinando Casini &#187; Riceviamo e pubblichiamo</title>
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		<title>Il futuro di internet potrebbe parlare italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati Il prossimo motore di ricerca su Internet potrebbe parlare italiano grazie a Massimo Marchiori che promette di rivoluzionare i motori di ricerca. Il suo algoritmo iniziale (che ideò circa 10 anni fa) è la base della struttura di Google: senza Marchiori, google non esisterebbe (fu Larry Page a vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/18122384_volunia-anche-occhio-vuole-la-sua-parte-10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25461" title="18122384_volunia-anche-occhio-vuole-la-sua-parte-10" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/18122384_volunia-anche-occhio-vuole-la-sua-parte-10.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati</em></p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_03/mago-algoritmi-caprara_fe2fea44-4e5d-11e1-af4c-6a00aeffb10f.shtml">Il prossimo motore di ricerca su Internet potrebbe parlare italiano</a></p>
<p style="display: inline !important;" dir="ltr">grazie a Massimo Marchiori che promette di rivoluzionare i motori di ricerca.</p>
<p style="display: inline !important;" dir="ltr">Il suo algoritmo iniziale (che ideò circa 10 anni fa) è la base della struttura di Google: senza Marchiori, google non esisterebbe (fu Larry Page a vedere l&#8217;algoritmo e intuendone la genialità propose a Marchiori di poterlo usare). Dopo avere lavorato negli USA è tornato in Italia e ha provato a mettere su una sua iniziativa. Attualmente lavora per 2000 euro al mese per l&#8217;università di Padova, e ha fondato una sua piccola società, con la quale ha lanciato <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-02-03/marchiori-racconto-google-domenica-132448.shtml?uuid=AaPhIOmE" target="_blank">un nuovo motore di ricerca che rivoluzionerà (afferma) il mondo di internet e dei motori di ricerca</a>.</p>
<p dir="ltr">Questo nuovo motore di ricerca consente di creare una mappa personalizzata del sito stesso in consultazione utilizzando gli elementi che ospita, inoltre permette un’immediata visualizzazione dei contenuti multimediali per effettuare rapidamente delle ricerche. Ma il punto più importante è la possibilità di vedere chi e quanti lo stanno consultando nello stesso momento, o lo hanno consultato, e entrare  in contatto con loro. «<a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_06/volunia-motore-ricerca-caprara_95eeca66-50cb-11e1-aa9f-fca1e0292c07.shtml">È questo un modo prezioso per fare amicizia con persone che hanno i nostri stessi interessi; è cioè una possibilità straordinaria di socializzazione</a>».</p>
<p dir="ltr">Per realizzare tutto questo, Marchiori ha creato una società (<a href="http://www.volunia.com">www.volunia.com</a>) che ha incontrato tantissimi problemi legati sia alla burocrazia (due mesi per avere l&#8217;allacciamento alla rete elettrica da parte dell&#8217;ENEL&#8230;.) e legati all&#8217;arretratezza della rete informatica italiana; addirittura Telecom sostenne che non poteva connettergli i computer alla rete, come racconta lo stesso Marchiori: &#8220;Quando dovevo collegare i computer, Telecom mi informava che non poteva perché nel condotto non c&#8217;era spazio per un altro cavo. Sono stato costretto a installare una parabola e attivare una connessione radio con un fornitore remoto che supplisce ai disservizi delle reti normali.&#8221;</p>
<p dir="ltr">Se azzerassimo il famoso digital divide, se vi fosse stata la disponibilità della rete a banda larga e ultralarga, avrebbe avuto molti meno problemi (ci sono voluti 4 anni per metter in piedi la sua piccola società). E&#8217; un italiano geniale, giovane, che lavora e genera sviluppo; e dobbiamo aiutarlo, e oltre a lui aiutare tutti gli italiani geniali, con voglia di lavorare e che sono &#8220;castrati&#8221; dalle carenze infrastrutturali italiane.</p>
<p dir="ltr">Per questo motivo, oltre a dettare i tempi dell&#8217;agenda digitale, bisogna dare certezza dei fondi; e siccome i fondi necessari sono circa 10-15 miliardi per abbattere il digital divide e potenziare al rete italiana, e i fondi pubblici stanziati in passato sono solo 800 milioni, io aggiungerei nella proposta, di usare una parte dei fondi FAS che, a vario titolo, giacciono inutilizzati (per mancanza di progetti e/o altro genere di problemi). Potenziare le infrastrutture informatiche, infondo, permetterebbe di sviluppare tutta l&#8217;Italia e soprattutto le aree più disagiate del nostro paese (è innegabile che le zone economicamente più svantaggiate sono anche quelle dove è maggiore la carenza di infrastrutture tecnologiche adeguate a cominciare dalle possibilità di connessione alla rete).</p>
</div>
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		<title>Storie ordinarie di digital divide</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Marta Romano Non ho mai disdegnato l’idea di vivere in un piccolo paesino di una altrettanto piccola regione come la Basilicata. Certo, le difficoltà sono molte, come la necessità dell’automobile, le scuole lontane, l’essere pendolare. Tuttavia, con l’ottimismo e con la convinzione di vivere in un paese dove persiste “l’aria buona”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/20090929digital_divide-300x199.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25445" title="20090929digital_divide-300x199" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/20090929digital_divide-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://basilicata.estremocentro.net/2012/02/06/il-digital-divide-litalia/">Marta Romano</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho mai disdegnato l’idea di vivere in un piccolo paesino di una altrettanto piccola regione come la Basilicata. Certo, le difficoltà sono molte, come la necessità dell’automobile, le scuole lontane, l’essere pendolare. Tuttavia, con l’ottimismo e con la convinzione di vivere in un paese dove persiste “l’aria buona”, ho sempre accettato queste difficoltà con spirito positivo. Tutte, tranne una: il non poter usufruire di internet veloce. Ebbene sì, faccio parte di quei 2,3 milioni di italiani del tutto privi di copertura internet, senza la possibilità di godere di una connessione internet davvero veloce, costretta a ripiegare su molto meno convenienti soluzioni. Dopo sfortunate esperienze con vari operatori telefonici per sopperire all’assenza della copertura della banda larga, sono giunta ad un’ovvia e sconsolata conclusione: ebbene sì, in Italia esiste ed è forte il problema del digital divide. Siamo alle solite, ad un’Italia che corre su due binari: l’uno prosegue spedito verso il progresso, l’altro retrocede verso l’oblio e approda nella stazione del mancato sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, questo mancato sviluppo lo si avverte nella vita quotidiana di un piccolo paese: disservizi e ritardi nelle operazioni alle poste, impossibilità di fruire di servizi internet per le piccole imprese, isolamento totale. Un isolamento che appare ironico e beffardo in un mondo globalizzato, capace di azzerare le distanze tra nazioni e continenti, e non tra paesi della stessa Italia. Questo per la miopia di una politica, incapace di intuire che nell’accessibilità ad internet veloce si Può nascondere una grandissima possibilità di sviluppo e investimento. Rendendo efficienti anche i territori più periferici (che costituiscono la vera Italia, fatta di piccoli centri, e non soltanto di grandi città), si potrebbero aprire nuove zone d’investimento, invogliare gli imprenditori ad investire in piccole imprese, anche in centri di modeste dimensioni, naturalmente con adeguate condizioni infrastrutturali.</p>
<p style="text-align: justify;">E far sì che tutta l’Italia possa godere di un’adeguata copertura ADSL, significa fornire già il primo mattoncino per una nuova economia, per aprirsi al nuovo mondo e alle nuove tecnologie.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
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		<title>La necessaria riforma dell&#8217;art. 49 della Costituzione</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Adriano Frinchi Davanti alla penosa vicenda dell&#8217;ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi ci sono due reazioni deprecabili tanto quanto il reato commesso: la prima è liquidare la vicenda con un tristemente famoso &#8220;è un mariuolo isolato&#8221; e continuare a far finta di niente, la seconda è buttarla nella solita cagnara populista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/partiti.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-25421" title="partiti" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/partiti.gif" alt="" width="200" height="189" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://adrianofrinchi.tumblr.com/">Adriano Frinchi</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Davanti alla penosa vicenda dell&#8217;ex tesoriere della Margherita <strong>Luigi Lusi</strong> ci sono due reazioni deprecabili tanto quanto il reato commesso: la prima è liquidare la vicenda con un tristemente famoso &#8220;è un mariuolo isolato&#8221; e continuare a far finta di niente, la seconda è buttarla nella solita cagnara populista con tanto di Banda Bassotti di contorno <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/proposta-legge-responsabilita-giuridica-partiti-fatto-quotidiano/188287/">come fa <strong>il Fatto Quotidiano</strong></a>. Minimizzare e abbandonarsi  al furor giacobino sono due reazioni opposte ma che hanno il medesimo risultato: non cambiare niente. Il recente passato ne è una testimonianza: tanto baccano all&#8217;indomani di Tangentopoli e poi, fatto passare un po&#8217; di tempo, si è tornati a rubare meglio e più di prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa fare per evitare nuovi casi Lusi? E&#8217; sufficiente intervenire nuovamente sul finanziamento pubblico ai partiti? E&#8217; importante dire subito che non bastano piccole modifiche o soluzioni provvisorie, ma oggi più che mai occorre affrontare il problema della regolamentazione giuridica dei partiti. Per far ciò occorre <strong>mettere mano all&#8217;articolo 49 della Costituzione</strong> che risente ormai del mutato quadro storico-politico; in altri termini è necessario salvare i partiti o meglio restituirgli dignità. Restituire dignità ai partiti significa ridare a questi quel ruolo di raccordo fra i cittadini e le istituzioni, che è fondamentale in una democrazia pluralista e che, proprio per questo motivo, non può più essere sottratto ad una <strong>regolazione dei partiti in forme autenticamente democratiche ed aperte al controllo dell’opinione pubblica e della legge</strong>. I partiti devono rinunciare ad una parte del loro arbitrio, subordinandosi a regole certe e trasparenti, devono altresì tornare a svolgere la loro funzione nella democrazia italiana, ritornando ad essere autenticamente soggetti democratici subordinati a regole certe e trasparenti mediante la pubblicità dei loro statuti e soprattutto  dando reale potere ai loro iscritti ed elettori. Una operazione di questo genere oltre che necessaria è richiesta dall&#8217;Europa, infatti il diritto comunitario prevede che un partito politico a livello europeo per accedere ai finanziamenti debba avere personalità giuridica nello Stato membro in cui ha sede.</p>
<p style="text-align: justify;">Già <strong>don Luigi Sturzo</strong> che della lotta alla partitocrazia, una delle tre «malebestie» che già allora inquinavano la democrazia italiana con lo statalismo e l&#8217;abuso del denaro pubblico, ne aveva fatto una battaglia e propose nel 1958 un disegno di legge per dare ai partiti, allora come oggi mere associazioni di fatto, una personalità giuridica attraverso il deposito dello statuto alla cancelleria del tribunale civile del luogo in cui hanno sede legale, ed obbligarli  ogni anno a presentare alla stessa il rendiconto delle entrate e delle uscite. Altra regolamentazione prevista da Sturzo era la rendicontazione delle spese elettorali dei candidati davanti al tribunale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è necessario andare al 1958 per trovare qualche buona soluzione ai problemi della partitocrazia senza partiti, sarebbe sufficiente riprendere in mano, anche semplicemente per aprire un ragionamento, sul <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/DDL-DAlia-Follini1.pdf">ddl n. 2416</a> presentato dal senatore <strong><a href="http://www.gianpierodalia.it/">Gianpiero D&#8217;Alia</a></strong> e dal senatore <strong>Marco Follini</strong> nell&#8217;ottobre 2010. Il disegno di legge del presidente del gruppo Udc-Autonomie e del senatore del Pd è articolato in 10 articoli che qualificano i partiti come associazioni riconosciute con personalità giuridica, definiscono i requisiti di &#8220;democraticità&#8221; e modalità per essere riconosciuti, stabiliscono non solo un tetto alle spese elettorali e la nominatività dei titoli appartenenti al partito ma anche una commissione <em>ad hoc</em> presso il Ministero dell’interno per il controllo di tali spese, con la possibilita` di controllare e di conoscere i bilanci dei partiti politici e le spese sostenute. C&#8217;è dunque abbastanza materiale per ragionare, per discutere ma soprattutto per intervenire in questa materia delicata non solo per evitare altri casi Lusi, ma anche per salvare i partiti. E i partiti si salvano soltanto se si rivitalizza il rapporto fra cittadini e partiti.</p>
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		<title>Siria, un doppio no che complica le cose</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 14:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Jakob Panzeri “Ci stanno bombardando! ci stanno bombardando” è la voce spezzata di un uomo nella notte mentre si odono  boati e detonazioni che giungono fino al Krak dei Cavalieri, il più potente baluardo degli antichi Crociati sul limite della frontiera libanese.  Alcuni cadaveri a terra adagiati in pozze di sangue [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Jakob Panzeri</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Ci stanno bombardando! ci stanno bombardando” è la voce spezzata di un uomo nella notte mentre si odono  boati e detonazioni che giungono fino al Krak dei Cavalieri, il più potente baluardo degli antichi Crociati sul limite della frontiera libanese.  Alcuni cadaveri a terra adagiati in pozze di sangue o su letti di quello che sembra una rudimentale clinica o un ospedale. Immagini che scuotono Homs, l’antica Emesa teatro del più grande scontro tra l’Imperatore Aureliano e Zenobia la regina di Palmira.  Immagini non confermate dalla tv di stato ma scaricate su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mhmI9rkCA44">youtube</a> dai residenti e pubblicate da <a href="http://english.alarabiya.net/articles/2012/02/04/192423.html">Al Arabya</a>. E’ tutto questo mentre la <a href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5j9KNkFGaLCggLlAiN_S1b_VXUnJQ?docId=6793eef457af4409a52081bbfd7f4bf0">risoluzione Onu</a> sulla Siria è stata bocciata con i veti di Cina e Russia. Avevamo atteso con Tigella su <a href="https://twitter.com/#!/search/homs">twitter</a> la speranza che l’ultima versione emendata della risoluzione potesse placare le preoccupazioni russe.  Ad esse si è aggiunto anche il veto della Cina, un doppio &#8220;No&#8221; che il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon ha definito una “delusione per il popolo siriano e per tutti i difensori della democrazia e dei diritti umani”.</p>
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		<title>Quella violenza inflitta due volte</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Maria Pina Cuccaru La corte di Cassazione ieri ha sentenziato che gli indagati per stupro eseguito in gruppo possono beneficiare di misure cautelari alternative alla detenzione. Questo in barba alla legge di contrasto alla violenza sessuale approvata dal Parlamento nel 2009, la quale sanciva chiaramente che per i rei di violenza sessuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-25377" title="violenza donne" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/images.jpeg" alt="" width="257" height="196" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://sardegna.estremocentro.net/2012/02/03/quella-violenza-inflitta-due-volte/">Maria Pina Cuccaru</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">La corte di Cassazione ieri ha <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/02/02/visualizza_new.html_73662097.html" target="_blank">sentenziato</a> che gli indagati per stupro eseguito in gruppo possono beneficiare di misure cautelari alternative alla detenzione. Questo in barba alla legge di contrasto alla violenza sessuale approvata dal Parlamento nel 2009, la quale sanciva chiaramente che per i rei di violenza sessuale l’unica misura cautelare applicabile è il carcere. Già per la Corte Costituzionale tale norma contrastava con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione. Tale interpretazione è stata recepita dai giudici della Corte di Cassazione nel caso balzato alla ribalta in questi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Unanime il coro di critiche verso una decisione definita “lacerante” a sinistra e “impossibile da condividere” a destra; <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/02/03/news/violenza_branco_cassazione_interpretata_sentenza_consulta_altrimenti_atti_a_corte_costituzionale_e_rischio_scarcerazione-29266805/" target="_blank"> la Cassazione si è difesa</a> precisando che era l’unica interpretazione possibile verso la sentenza della Consulta, perché  in alternativa si sarebbe dovuto sollevare una questione di incostituzionalità, la quale avrebbe portato alla scarcerazione degli imputati per decorrenza dei termini.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è ciò che dice la legge. Ciò che dicono i giudici. Ma può un paese civile fermarsi dietro sterili interpretazioni di norme e ignorare ciò che realmente è la tragedia dello stupro? La violenza sulle donne è un dramma che in italia si ripete ogni giorno. Una donna vittima di violenza subisce una ferita che nessuno di noi può lontanamente immaginare. Una donna vittima di violenza deve superare enormi resistenze per denunciare i propri aggressori: c’è la vergogna, la paura di far sapere a tutti cosa si è state costrette a subire, il terrore di ritorsioni da parte dei parenti degli aguzzini o da loro stessi, se lasciati in libertà. Il rimorso e il senso di colpa di essere state loro, in qualche modo, responsabili di ciò che si è subito, come se se lo fossero meritate in qualche assurdo modo. Ecco, pensate a quelle donne che, nonostante tutto, trovano il coraggio di denunciare, e sanno che i loro aguzzini sono liberi, una volta ricevuta la notifica della denuncia, di tornare da loro e farle pagare quel gesto di coraggio. Come reagireste? Parlereste ancora di principio di uguaglianza? E loro, non hanno diritto di tornare a essere uguali alle altre donne, senza doversi guardare le spalle di continuo? Il principio di libertà personale non varrebbe anche per loro, non più libere di condurre una vita normale, ammesso che trovino la forza di tornare a vivere? E per quanto riguarda la funzione della pena? La pena che si porteranno dentro per tutta la loro vita che funzione avrà?</p>
<p style="text-align: justify;">Io mi auguro che un giorno le mie figlie vivranno in un paese che mette al centro la persona, e le restituisca davvero il diritto alla giustizia che, spesso, resta solo sulla carta. Altrimenti le donne continueranno a subire violenza due volte: la prima dai loro aggressori, la seconda dallo Stato.</p>
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		<title>Posto fisso e sepolcri imbiancati</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 18:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Patrizia Credo che la parola “sepolcri imbiancati” sia il termine giusto per definire tutti quei signori di destra o sinistra scandalizzati dalle affermazioni del Presidente Monti. Le loro prese di posizione, la loro facile ironia sono la solita propaganda politica. Monti non è il Cavaliere, Monti non è l’uomo delle battutine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/05/giovani_lavoro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-17739" title="giovani_lavoro" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/05/giovani_lavoro.jpg" alt="" width="160" height="235" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Patrizia</em></p>
<p style="text-align: left;">Credo che la parola “sepolcri imbiancati” sia il termine giusto per definire tutti quei signori di destra o sinistra scandalizzati dalle affermazioni del Presidente Monti. Le loro prese di posizione, la loro facile ironia sono la solita propaganda politica. Monti non è il Cavaliere, Monti non è l’uomo delle battutine da quattro soldi, se il Presidente del Consiglio ha fatto tali affermazioni è perchè la realtà che sicuramente non piace ai giovani , ne ai loro genitori, è questa.Il mitico posto fisso è stato il sogno degli italiani per almeno le due ultime generazioni, ma i cambiamenti dell’economia globale, la rivoluzione tecnologica, il ridimensionamento delle imprese, i costi del welfare, la maggior capacità delle strutture leggere e flessibili di seguire gli andamenti del mercato hanno portato alla fine del posto fisso. Nel decennio della disoccupazione e delle porte chiuse alle tradizionali vie di reclutamento, in Italia è avvenuto un mutamento che ha sconquassato le consuete categorie di pensiero.<br />
Quindi è arrivato il momento di svegliarci, e questo lo dico principalmente da genitore: prima apriamo gli occhi e meglio è.<br />
Certo c’è da rivedere alcune forme di precariato giovanile, rivedere il mercato delle partite iva, investire sulla ricerca ,sulla&#8217; università.<br />
Noi per i nostri figli non vogliamo un posto fisso, ma vogliamo che con la loro preparazione abbiano un futuro ricco di opportunità, che possano cambiare, scegliere, vivere e realizzare al meglio i loro sogni.</p>
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		<title>La Transumanza della Pace per far tornare a vivere Srebrenica</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 19:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Jakob Panzeri “Sono più di dieci anni che giro attorno a Srebrenica, umanamente e professionalmente e in questi anni ho incontrato decine, centinaia di persone che si propongono spesso come volontari “per fare qualcosa lì, a Srebrenica… dove vai sempre…”, ma tre anni fa sull’Altopiano di Asiago in provincia di Vicenza, ho conosciuto un volontario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di <a href="http://lombardia.estremocentro.net/2012/02/01/la-transumanza-della-pace-a-srebrenica-la-splendente/" target="_blank">Jakob Panzeri</a></em></p>
<blockquote><p>“Sono più di dieci anni che giro attorno a Srebrenica, umanamente e professionalmente e in questi anni ho incontrato decine, centinaia di persone che si propongono spesso come volontari “per fare qualcosa lì, a Srebrenica… dove vai sempre…”, ma tre anni fa sull’Altopiano di Asiago in provincia di Vicenza, ho conosciuto un volontario speciale, un montanaro di razza: Gianbattista Rigoni Stern, detto Gianni. Gli ho raccontato della “mia” Srebrenica e dei suoi dintorni e ho intuito che potevamo ideare e progettare qualcosa di utile e originale insieme”. (Roberta Biagiarelli)</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-25304" title="rendena" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/rendena-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></p>
<p>Srebrenica è “la splendente”, un piccolo gioiello che brillava tra i Monti Balcani basata su una florida agricoltura,  sull’estrazione di piombo e salgemma ma anche su uno stabilimento termale che attirava frequentatori da tutta l’ex-Jugoslavia.  Oggi di tutto questo non resta più niente. La splendente è stata macchiata <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2010/07/11/giorno-della-memoria-delle-vittime-del-massacro-di-srebrenica/" target="_blank">nell’estate del 1995 dal sangue di migliaia di musulmani bosniaci massacrati dalle truppe serbe del generale Ratko Mladic</a>.  Ed è difficile ricominciare quando senti ancora nelle narici l’odore della tua  casa bruciata, riempita di copertoni e accesa da bombe a mano. Un passato terribilmente vicino che ha cancellato gli uomini ma anche le loro storie e tradizioni. Qui non ci sono padri che insegnano ai figli le tradizioni più semplici che hanno appreso dai nonni, come mungere una mucca per sostenere la fragile agricoltura montana.  Ed ecco allora la “Transumanza della Pace”, una realtà che vide protagonista  la Provincia di Trento che ha donato 48 manze di razza Rendena.<br />
Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’intervento di Roberta Biagiarelli, un’autrice e regista indipendente fortemente impegnata nel sociale e a Gianni Rigoni Stern che si è occupato di istituire corsi per far rifiorire la tradizione agricola.<br />
Grazie per averci ricordato, in tempi della crisi,  la cultura della condivisione e della solidarietà che è il vero nucleo della nostra società, del nostro umano stare insieme.</p>
<p><a href="http://www.babelia.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=454&amp;Itemid=78" target="_blank">Per approfondire</a>.</p>
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		<title>Scalfaro in due tweet.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Adriano Frinchi Oggi si diranno e si scriveranno tante cose di Oscar Luigi Scalfaro. Non si conteranno articoli ampollosi, enfatici e sostanzialmente vuoti, i maestri dell&#8217;ipocrisia che in passato vomitarono su Scalfaro oggi avranno parole di cristiana pietà e infine i restanti si divideranno ancora una volta tra fan sfegatati e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/8SCALFARO01gr1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25247" title="8SCALFARO01gr" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/8SCALFARO01gr1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://adrianofrinchi.tumblr.com/">Adriano Frinchi</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi si diranno e si scriveranno tante cose di Oscar Luigi Scalfaro. Non si conteranno articoli ampollosi, enfatici e sostanzialmente vuoti, i maestri dell&#8217;ipocrisia che in passato vomitarono su Scalfaro oggi avranno parole di cristiana pietà e infine i restanti si divideranno ancora una volta tra fan sfegatati e detrattori implacabili. Così vanno le cose in Italia. Fortunatamente nel marasma emotivo si riesce a cogliere anche qualche perla di saggezza che non a caso viene da Twitter che è stato anche il primo a dare la notizia della morte di Scalfaro. Mi sembra perciò opportuno in attesa di una riflessione più serena sull&#8217;opera politica di Scalfaro e in particolare sul suo settennato al Quirinale citare i tweet di due illustri commentatori che hanno messo in luce aspetti diversi della figura di Scalfaro. Il primo bel tweet a commento della scomparsa del Presidente emerito della Repubblica è di Enzo Carra:</p>
<blockquote><p>Scalfaro visse a lungo ed ebbe diverse vite politiche, tutte vissute con passione.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un commento sobrio, in perfetto stile democristiano diranno alcuni, dove si ricordano le diverse stagioni politiche di Scalfaro, più o meno condivisibili, ma dove si riconosce il valore profondo della passione civile di Scalfaro, della sua fede nella Costituzione simile a quella per il Vangelo. Scalfaro infatti fu uomo di fede: fede religiosa e fede civile, entrambe fedi radicali, senza sconti per se stesso e per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo tweet che vale la pena citare è di Claudio Velardi:</p>
<blockquote><p>Scalfaro era un vecchio conservatore. La destra se lo fece nemico e la sinistra se lo intestò. Questo dice tutto sull&#8217;Italia.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una fotografia perfetta di quanto è accaduto e sta accadendo intorno alla figura di Scalfaro, un altro dei frutti amari del falso bipolarismo italiano senza idee e senza ideali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe ingiusto però adulterare la memoria di Scalfaro con la polemica politica, e se la riflessione storica ha bisogno di tempo è giusto in queste ore lasciare spazio alle emozioni, quelle emozioni suscitate dalle parole vigorose rivolte da Scalfaro ai giovani, quelle emozioni suscitate da quell&#8217;antico distintivo dell&#8217;Azione Cattolica sul bavero della giacca, segno di una tradizione forte di cui oggi si sente la mancanza.</p>
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		<title>Impegnati per l&#8217;Italia, impegnati per l&#8217;Europa.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Jakob Panzeri L’Italia uscì dalla guerra stremata e piena di rovine: nelle grandi città tutto era da ricostruire e le vie di comunicazioni erano danneggiate. Gli italiani furono colpiti da una pesante inflazione, i prezzi aumentarono di venti volte e la svalutazione della lira rendeva impossibile la ripresa. Eppure proprio allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/Lecce-corso-di-progettazione-europea_large.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25233" title="bandiera europa" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/Lecce-corso-di-progettazione-europea_large-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; <a href="http://lombardia.estremocentro.net/2012/01/27/stabilita-economica-fine-o-mezzo-il-sogno-delleuropa-economia-della-conoscenza/">di Jakob Panzeri</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia uscì dalla guerra stremata e piena di rovine: nelle grandi città tutto era da ricostruire e le vie di comunicazioni erano danneggiate. Gli italiani furono colpiti da una pesante inflazione, i prezzi aumentarono di venti volte e la svalutazione della lira rendeva impossibile la ripresa. Eppure proprio allora successe qualcosa. Fu proprio questo lo stimolo, come magnificamente racconta Carlo Maria Cipolla nella sua “Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi” il trampolino di lancio di quella che sarebbe diventata una delle sette potenze mondiali,  l’Italia provò a produrre di tutto,  dalla Vespa alla Lambretta, dalle macchine per cucire ai frigoriferi, dalle lavatrici alle gelaterie, dalla macchine per il caffè ai ventilatori con un notevole successo per i prezzi contenuti e per l’ingegno e il design di alta qualità. E vennero uomini come Giulio Natta che con il suo ingegno rivoluzionò la chimica scoprendo un’ampia classe di catalizzatori  per facilitare la polimerizzazione del polipropilene ideale per la nascita di fibra tessile e articoli di plastica. E vennero uomini come Alcide de Gasperi che capirono che affidarsi all’Europa non era una limitazione di potere e dignità della propria sovranità ma una conquista per una stabilità comune e più forte: nel 1951 l’Italia fu in prima linea nella costituzione della CECA – Comunità Europea per il Carbone e per l’Acciaio – istituzione antesignana nel metodo e nella composizione delle successive tappe di integrazione europea. Nel metodo perché, come sottolinea sempre il prof. Cipolla, si trattava di un’istituzione con potere decisionale e  nella composizione perché vide il superamento del contrasto franco-tedesco simboleggiato nelle figure di Bismarck e di Napoleone III che aveva bagnato di sangue l’Europa nei due secoli precedenti, formando ora un’asse  duraturo bilanciato dall’Italia e dai floridi paesi del Benelux (Belgio-Paesi Bassi-Lussemburgo) .  La Gran Bretagna si autoescluse e fu ammessa solo due decenni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sessanta anni dopo, ancora si agitano i venti di crisi. Ma a differenza di quegli anni non si vedono sotto i riflettori grandi uomini e grandi imprese, e soprattutto sembra mancare la speranza di una rinascita. E in molti si augurano il crollo dell’Europa e della sua moneta unica invocando la sovranità nazionale molto spesso dimenticando o tralasciando in malafede che inevitabilmente essa sarà legata a un’inflazione paurosa, all’aumento di povertà e di disoccupazione. E’ invece il momento di compiere il grande passo: quello di trasformare un Europa burocratica e finanziaria nella grande Europa dei popoli. Un’Europa che porti in primo piano una politica comune per lo sviluppo e per la crescita, un’Europa che possa dare impulso alla ricerca e all’innovazione per diventare “l’economia della conoscenza più sviluppata del mondo” (Rocco Buttiglione).</p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi giorni di gennaio alcuni grandi passi sono stati compiuti:  il primo è  il trattato intergovernativo per la stabilità economica firmato dai 27 paesi dell’Unione Europea , ad esclusione della Gran Bretagna che ancora una volta si è autoesclusa . La stabilità economia, che passa per il pareggio di bilancio che il governo italiano si prefigge di raggiungere nel 2013, è fondamentale ma è un mezzo: il fine è il lavoro, l’occupazione, il benessere, la vita buona per le cittadine e i cittadini dell’Europa. E potremmo fare questo solo se non avremo paura ancora una volta di mettere in gioco il nostro ingegno, se non avremo paura di cedere la nostra sovranità nazionale con la speranza e la consapevolezza di incentivarla in una grande sovranità che possa passare per l’Europa federale prendendoci tutti per mano. Il secondo passo, che forse ha avuto poca diffusione e risalto nei media, merita una pari considerazione: è la mozione unitaria firmata dai partiti , tra cui l’Udc, che sostengono l’attuale governo italiano che è giusto conoscere e diffondere:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“ L’Italia si impegna a perseguire con determinazione il rafforzamento del tradizionale ruolo dell’Italia quale membro fondatore dell’Unione Europea con l’obiettivo di riaffermare il metodo comunitario quale asse centrale del processo di integrazione, riducendo il peso, oggi eccessivo, del metodo intergovernativo e rilanciando la prospettiva di un’unione federale; ad illustrare</em> <em>ai Paesi membri ed alle autorità istituzionali dell’Unione europea la portata delle misure adottate a più riprese nel corso del 2011 dall’Italia per il risanamento finanziario e recentemente per la competitività e la crescita, evidenziando in modo particolare l’impegno costituzionale in corso di attuazione in materia di pareggio di bilancio e l’impegno del Parlamento e di tutte le maggiori forze politiche per una scelta strategica di lungo periodo a favore di politiche di serietà e di rigore e per l’adozione del modello europeo dell’economia sociale di mercato, scelte che vengono in tal modo sottratte al variare delle contingenze mutevoli della politica, offrendo un impegno strategico e di lungo periodo</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Avete sentito ragazzi? E’ ora di mettersi di gioco, è ora di tornare protagonisti, perché l’ingegno e la speranza dell’Italia e dell’Europa del futuro possano sorgere.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Agenda digitale, la modernizzazione del Paese passa da qui</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera In Italia il rapporto tra politica e web non è mai stato, giusto per usare un eufemismo, dei migliori. Anziché comprendere tutte le immense potenzialità offerte da uno sviluppo consapevole della Rete e sfruttarle adeguatamente, in tutti questi anni abbiamo assistito al concepimento e all’approvazione – o tentata tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/02/agendadigitale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15564" title="agendadigitale" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/02/agendadigitale.jpg" alt="" width="202" height="194" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera</em></div>
<div style="text-align: justify;"><em><br />
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<div style="text-align: justify;">In Italia il rapporto tra politica e web non è mai stato, giusto per usare un eufemismo, dei migliori. Anziché comprendere tutte le immense potenzialità offerte da uno sviluppo consapevole della Rete e sfruttarle adeguatamente, in tutti questi anni abbiamo assistito al concepimento e all’approvazione – o tentata tale – di mostruosi decreti che rappresentano la cifra ideale dell’arretratezza culturale di larga parte della nostra classe dirigente. <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/02/02/wi-fi-libero-si-o-no-cerchiamo-di-capire/">Decreto Pisanu</a>, di <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2010/06/23/no-al-bavaglio-sul-web-giu-le-mani-dai-blog/">Comma 29</a>, di <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2012/01/20/difendiamo-la-nostra-liberta-anche-sul-web/">Emendamento Fava</a>: cambiano i nomi, non la sostanza. Il problema è a monte: i difensori della libertà, anche sul Web, si trovano sempre sulla difensiva, costretti a rintuzzare gli attacchi sferrati da lobby o da parlamentari poco attenti e svegli; se si vuole invertire questa tendenza, quindi, occorre che alla difesa del principio di libertà e di neutralità sul Web, vada aggiunta l’impegno per rendere consapevole il Paese che la modernizzazione e il miglioramento del nostro sistema passano proprio da Internet. Che non è solo un canale di comunicazione alternativo, ma è uno strumento rivoluzionario.<br />
In Italia c’è un ostacolo enorme al libero sviluppo di Internet: un divario che è infrastrutturale, economico e culturale. Infrastrutturale, perché chi vorrebbe accedere a Internet non può per l’assenza della banda larga. Economico, perché quasi il 20% delle famiglie che non ha accesso a Internet trova troppo costoso il computer o l’accesso a Internet, o entrambe le cose. Culturale, perché il 23% di chi non accede a Internet la considera inutile e non interessante, mentre il 41% vorrebbe accedere, ma non ritiene di averne le capacità. Ecco a cosa serve un’Agenda Digitale. Bisogna colmare il digital device italiano creando una nuova e diffusa consapevolezza (o meglio ancora, un vero e proprio processo di alfabetizzazione) nel Paese che Internet migliora la qualità della nostra vita e il fatto che nel Decreto Semplificazioni sia stato inserito questo riferimento è già un’ottima notizia. Nel <a href="http://www.pmi.it/tecnologia/infrastrutture-it/news/51772/dl-semplificazioni-banda-larga-e-cabina-di-regia.html?autorefresh=yes">decreto</a> sono già inserite importante novità: dal finanziamento delle infrastrutture per la banda larga e ultra-larga (in Italia ci sono 5,6 milioni di cittadini che soffrono di gravi disagi a causa del “divario digitale”); dalla condivisione attraverso la rete dei dati in possesso delle istituzioni pubbliche, per garantire la piena trasparenza nei confronti dei cittadini e la sburocratizzazione delle pratiche (visto che i dati in possesso delle pubbliche amministrazioni saranno condivisi al loro interno, senza bisogno di inutili duplicazioni); dalla creazione di spazi virtuali sul web in cui i cittadini possono scambiare opinioni, discutere dei problemi e stimolare soluzioni condivise con la pubblica amministrazione; dall’incentivazione dell’e-commerce e delle transazioni finanziarie sul Web.<br />
È sicuramente un grande passo in avanti, ma non è ancora <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1309&amp;ID_sezione=3">abbastanza</a>. Perché – come recita la mozione di <a href="http://www.agendadigitale.org/">Agendadigitale.org</a> – “il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale”. Finora questo principio non è riuscito a fare breccia in Italia, conservatrice per sua natura e abbastanza diffidente nei confronti di qualsiasi novità: abbiamo fiducia, invece, nel fatto che questo Governo saprà superare anche questi ostacoli e contribuire ancor di più a modernizzare il nostro Paese.</div>
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