Tutti i post della categoria: Politica

«Renzi come Emmanuel? Deve ascoltare di più»

postato il 26 aprile 2017

L’intervista di P. Di Caro a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

La «provinciale» gara all’autoproclamarsi «il Macron italiano» non lo appassiona. Ma non perché non gli piaccia il candidato alla presidenza francese. Tutt’altro: «Un leader come lui servirebbe enormemente anche all’Italia, ma per individuarlo non bisogna essere superficiali. Bisogna capire quali temi, parole d’ordine, contenuti di rottura nella forma e nella sostanza Macron ha portato con sé, altrimenti è un gioco del tutto autoreferenziale». Lo dice Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri e fondatore dei centristi per l’Europa che, a scanso di equivoci, si chiama fuori subito dalla «competizione»: «Chi come me e altri della mia generazione ha esperienza politica e anche reputazione, in Italia come in Francia, deve avere la generosità di lasciare il campo a forze più fresche».

Perché Macron si è imposto, e perché il suo esempio dovrebbe servire all’Italia?
«Perché ha avuto il coraggio di rompere con le vecchie consorterie e di farsi un partito. Perché per la prima volta dopo anni, in Francia dove il tema non è mai stato popolare, ha rivendicato e messo al centro del suo programma il bisogno di essere europeisti. Perché non ha cercato di compiacere il fronte populista con proposte demagogiche come quelle dei vitalizi né andando dietro alle ricette più becere sul tema immigrazione. Insomma, ha dato risposte concrete per battere la barbarie del populismo».

In Italia a destra e sinistra vede spinte di questo genere?
«A sinistra se si percorrono vecchie strade si fa la fine di Hamon, e devo dire che Renzi ha avuto ragione ad imporsi con la parola d’ordine della discontinuità, anche se ha troppo spesso nascosto la bandiera europea. Ma è a destra il problema maggiore, perché è tempo di decidere se si vuole accodarsi a Salvini e Meloni, come molti nel centrodestra sembrano voler fare, o se emanciparsi. Fillon ci ha messo un minuto a dire che non voterà la Le Pen».

Cosa farà Berlusconi?
«Penso che il suo silenzio sia segno di intelligenza, e mi auguro anche di meditazione. Berlusconi sarebbe l’uomo più autorevole per sciogliere il nodo che strangola il centrodestra e dare il via libera ad un esperimento nuovo ed utile per la politica italiana. Perché, come ha perfettamente capito Macron, oggi il punto non è più la competizione tra destra e sinistra, ma come si arresta il fronte populista europeo. E chi, anche in Italia, fosse capace di farlo, prenderebbe una marea di voti».

Potrebbe farlo Renzi?
«Io l’ho sostenuto perché l’ho considerato l’unica alternativa allo sfascio, ma lui più di ogni altro oggi sarà artefice del suo destino. Per ottenere gli stessi risultati che lo portarono al 40%, rappresentando una novità generazionale e politica, forse dovrebbe ascoltare un po’ di più».

Insomma chi può essere il Macron italiano?
«Non faccio nomi, posso dire però che servirebbe una persona giovane, che abbia esperienza internazionale ma anche di governo, che non si sia spesa in infinite lotte di parte, e che provenga dal mondo dell’economia».

Pare il ritratto del ministro Calenda
«Questo lo dice lei, non io…».

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Banche: Commissione d’inchiesta impasto di demagogia e pressapochismo

postato il 5 aprile 2017

Da sempre denuncio la patologia di un Parlamento che ad ogni legislatura aumenta l’istituzione di Commissioni d’inchiesta, il più delle volte per rispondere a vanità di singoli parlamentari o alla rappresentazione scenografica di problemi che il legislatore ha ben altro modo di affrontare.Solo in questa legislatura ne sono state istituite non meno di 15 e, in entrambi i rami del Parlamento, sono state presentate circa 200 proposte per l’istituzione di altrettante Commissioni monocamerali o bicamerali di inchiesta.

In realtà le Commissioni d’inchiesta vanno maneggiate con grande cura istituzionale, evitando che assumano il ruolo di cassa di risonanza di polemiche tra i partiti. Strumentalizzare problemi di questa serietà, addirittura in presenza di indagini giudiziarie, che devono essere salvaguardate, significa agire da puri irresponsabili e prepararsi ad una estenuante campagna elettorale, questa volta condotta sulle spalle dei risparmi e degli italiani.

Un impasto di demagogia e pressapochismo che, al di là delle migliori intenzioni, non produrrà nulla di buono per le istituzioni.

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Venezuela: “Chi ha difeso Maduro ora deve condannarlo”

postato il 4 aprile 2017

Il colloquio con Fabrizio Caccia pubblicato sul Corriere della Sera

Non arrivano buone nuove da Caracas. Il presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, cita le parole dell’arcivescovo Jorge Urosa Savino pronunciate appena 48 ore fa nella capitale venezuelana: «Il blocco all’Assemblea nazionale persiste, sono preoccupato, tutto questo crea una situazione di dittatura».

Anche Papa Francesco, domenica all’Angelus, ha ricordato la grave situazione in cui versa il Paese. E l’agenzia vaticana Fides ha riportato ieri la denuncia del cardinale Baltazar Porras, arcivescovo di Merida: «Se si continua così c’è il rischio di caos e inutili spargimenti di sangue. I reali bisogni della gente sono cibo e medicine».

Ecco perché Casini, che a fine dicembre scorso si recò a Caracas per incontrare la folta comunità italiana e il mese dopo, come primo firmatario, sulla crisi in Venezuela presentò una mozione in Parlamento approvata a larghi voti, ci tiene ora a tenere alta l’attenzione e lancia un messaggio preciso ai Cinque Stelle, che a gennaio gli votarono contro. «A me la contabilità delle ragioni e dei torti non interessa.Però credo che davanti all’indignazione del 99 per cento dei Paesi della comunità internazionale e alla condanna dell’Onu, un movimento che voglia proporsi come forza di governo debba avere l’onestà intellettuale e politica di riconoscere che il Venezuela sta andando davvero verso la dittatura. Certe posizioni assunte in passato non stanno più in piedi. Ricordo le parole della senatrice Ornella Bertorotta durante il dibattito in Aula: “Vogliamo raccontare la favoletta del dittatore che opprime il popolo?”. E ancora: “Il mondo è quello che è e ogni Paese purtroppo non è perfetto”. Questa difesa a oltranza del governo Maduro non ha più senso. Il Parlamento venezuelano umiliato, i parlamentari privati dell’immunità, non pagati da mesi, il Paese intero ridotto alla fame, con città spettrali, prigioniere della paura. [Continua a leggere]

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«Unire le forze moderate, primarie per il leader»

postato il 22 marzo 2017

Berlusconi non ceda alla propaganda di Salvini

L’intervista di Paolo Mainiero pubblicata sul Mattino

Costruire un centro moderato che raccolga le forze che aderiscono al Ppe. È la proposta di Pier Ferdinando Casini, fondatore di Centristi per l’Europa, per sfidare il populismo di M5s e Lega.

I sondaggi danno il M5s m crescita: primo partito, al 32 per cento.
«Scopriamo l’ acqua calda. Siamo succubi culturalmente e psicologicamente dei grillini. Mi limito a due esempi: l’Europa e la politica».

Cavalcare l’ antieuropeismo porta voti?
«Siamo vittime di una incapacità a spiegare che l’Europa, pur con tutti i problemi, è una storia di successi e che procedere in ordine sparso significa condannarsi all’ irrilevanza. Negli anni ’50 l’Europa produceva circa il 50 per cento del Pil mondiale, oggi è al 20; l’Europa copriva la gran parte della popolazione mondiale, oggi è appena 1’8 per cento. Serve più Europa, non meno Europa e invece siamo sballottati di qua e di là dalla propaganda sul nulla di Grillo e Salvini. Dobbiamo uscire da una logica di complesso di inferiorità come se gli europeisti dovessero farsi perdonare qualcosa».

Il voto olandese dice che il populismo può essere battuto?
«In tutto il mondo vincono i partiti di opposizione. Ma come dimostra l’Olanda e, spero accadrà in Francia, arriva il momento in cui la gente si accorge che la propaganda non risolve i problemi. I populisti agitano i problemi per ingrossare il consenso ma raramente li risolvono».

Il secondo esempio, la politica. Dove nasce la sudditanza culturale e psicologica a Grillo e più in generale ai populisti?
«Il mio amico Renzi per sorreggere la campagna referendaria ci ha spiegato che per abbattere i costi della politica andava soppresso il Senato. Io ho votato sì, tuttavia non mi è sembrata una scelta saggia inseguire i grillini sul terreno dell’antipolitica. Così come c’è una classe politica che rincorre i cinque stelle nella battaglia per l’abolizione dei vitalizi, che sono già stati aboliti. Tra una copia e un originale, gli italiani sceglieranno sempre l’originale». [Continua a leggere]

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“Delirio Pd, senza di noi regala l’Italia ai populisti”

postato il 14 marzo 2017

L’intervista di Gianluca Luzi pubblicata su Repubblica

«Il delirio di autosufficienza della sinistra in Italia ha già prodotto abbastanza danni. Se nei pressi del Pd c’è nostalgia di questi disastri, affari loro». Il giorno dopo il Lingotto, la vocazione maggioritaria dei democratici, la chiusura al centro pretesa da molti, forse anche quel richiamo a Gramsci e il ritorno della parola “compagni” non hanno avuto un bell’effetto su Pier Ferdinando Casini, promotore dei Centristi per l’Europa, che invita a riflettere i suoi alleati di governo.

Senatore Casini vi sentite scaricati?
«Noi non andiamo con il piattino in mano per elemosinare una alleanza. Anche perché è tutto da dimostrare che in questo momento convenga allearsi con la sinistra, in termini di voti. Da soli forse sarebbe più vantaggioso».

Il Lingotto non le è piaciuto per niente, vero ?
«Sono rimasto molto sorpreso perché a parte Franceschini e Renzi, c’è stata una gara a chi diceva: mai con i moderati».

Soprattutto ce l’avevano con Verdini.
«Ma questa è una interpretazione caricaturale. Come se fosse stato solo Verdini a tenere in piedi il governo Renzi. Io non sono stato eletto con la destra, ma riconosco che se non fosse stato anche per Alfano e per Lupi il governo sarebbe caduto e la legislatura si sarebbe chiusa molto tempo fa».

Quindi ci vorrebbe almeno un po’ di gratitudine.
«Non c’entra la gratitudine. Il discorso è più serio e riguarda l’analisi della società italiana». [Continua a leggere]

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Moderati si uniscano, primarie aperte per scelta leader

postato il 13 marzo 2017

L’intervento alla manifestazione organizzata a Le Stelline di Milano: le forze che aderiscono al Ppe scelgano un minimo comune denominatore

Davanti ai grillini e ai Salvini che imperversano in questo Paese i moderati devono smetterla con le divisioni del passato e devono mettersi insieme cercando di scegliere il leader con il metodo democratico delle primarie. Dovranno essere primarie aperte a chi ci vuole stare, evitando le divisioni del passato e accuse ridicole come quella di avere appoggiato Renzi. Le forze che aderiscono al Ppe scelgano un minimo comune denominatore. Basta recriminazioni, certamente Ncd fa parte di quest’area, Forza Italia dipende da loro, se vuole fare una lista antieuropea ne prenderemo atto.

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Moderati, su la testa blocchiamo i populisti

postato il 5 marzo 2017

Da Berlusconi ad Alfano, da Calenda a Parisi, insieme si può fare la differenza

L’intervista di Marco Ventura pubblicata su Il Messaggero

Se non ora quando? Moderati di tutta Italia, rialzatevi e unitevi. Pier Ferdinando Casini vede un ruolo per una grande area di centro che andrebbe da Berlusconi a Alfano, dai Centristi per l’Europa di D’Alia e Galletti a Parisi e Calenda. Il presidente della Commissione Esteri del Senato vede un compito («Opporsi alle derive populiste e giustizialiste di Grillo e della Lega») e una pluralità di leader tra i quali scegliere attraverso le primarie. «Il Paese dev’essere salvato da una deriva demagogica che un giorno vagheggia l’uscita dall’euro e il giorno dopo ripropone il cappio di memoria leghista di un giustizialismo che è il contrario della moralità pubblica».

I moderati non sono troppo divisi tra loro?
«Siamo all’ultima chiamata. I moderati devono sotterrare furberie, piccole convenienze e tatticismi a cui sono stati ancorati negli ultimi anni. Hanno l’occasione irripetibile di poter essere quelli che salvano il Paese dalla doppia sfida di Grillo e dei leghisti, tenendo conto anche della crisi profonda del Partito democratico che propone agli italiani un dibattito surreale, quasi intimistico».
Il progetto qual è?
«Tutti i moderati si devono mettere assieme. Chi ha più responsabilità ha più oneri, a partire da Berlusconi che mi auguro segua la strada indicata dal Partito popolare europeo e non si rinchiuda nel fortilizio di un accordo coi cosiddetti sovranisti che sostengono l’opposto del Ppe e non hanno votato Tajani alla presidenza del Parlamento europeo, scoprendo ogni giorno un giustizialismo pentastellato». [Continua a leggere]

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Prima Assemblea dei Centristi per l’Europa

postato il 11 febbraio 2017

Tutti gli interventi al Teatro Quirino di Roma

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Ospite di Otto e Mezzo

postato il 2 febbraio 2017

Nel programma di Lilli Gruber, insieme a Antonio Padellaro e Luca Telese, in una puntata dal titolo “Elezioni, Napolitano stoppa Renzi”.

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Così non si governa, coalizioni in campo e premio già al 35%

postato il 28 gennaio 2017

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L’intervista di Paola di Caro, pubblicata sul Corriere della Sera.

La data delle elezioni non lo appassiona: «È un falso problema. Si può votare a giugno come a febbraio, non sono 7-8 mesi che cambiano la situazione». Quello che invece interessa, e molto, a Pier Ferdinando Casini — leader dei Centristi per l’Italia — è che i partiti si impegnino perché il giorno dopo l’apertura delle urne il capo dello Stato «non sia costretto a sciogliere di nuovo le Camere per l’impossibilità di formare un governo». Rischio concreto con la legge uscita dalla Consulta, che va modificata per arrivare a una competizione reale fra i tre poli.

Poli formati da chi?
«Bisognerà capire verso quali modifiche alla legge si andrà. Perché bisognerà assolutamente lavorare sui punti critici, se non vogliamo ritrovarci in una situazione come quella della Spagna senza avere la solidità di fondo di quel Paese. Sarebbe un disastro».

L’attuale legge prevede un premio di maggioranza.
«Ma se non è attribuito alla coalizione, o comunque se è troppo alto, rischia di non scattare, e invece un premio di governabilità è assolutamente essenziale. Si potrebbe pensare ad esempio ad abbassare la soglia al 35% e attribuire un premio di governabilità alla prima lista o coalizione che la porti al 42-43%. Questo eviterebbe frammentazioni e sventerebbe un grande pericolo».

Quale?
«Si parla con troppa leggerezza di grande coalizione dopo il voto. Se passasse l’idea che alcune forze sono rassegnate a questo scenario, sarebbe il trionfo dei partiti populisti, è un messaggio che metterebbe loro le ali. E va cambiata anche la legge del Senato. Così com’è si correrebbe in collegi regionali con le preferenze: immaginiamo cosa possa significare in termini di costi, e quale dispendio comporti, un candidato che debba battersi per conquistare il voto di milioni di persone».

Parlava della necessità di costruire aggregazioni. Come vedrebbe un listone Renzi-Alfano-Pisapia?
«Immagino che le coalizioni si formino partendo da quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Mi sorprenderebbe se Alfano e Renzi, che hanno governato assieme, non corressero assieme. Pisapia? Personalmente ho grande stima di lui da quando sedeva sui banchi di Rifondazione comunista: persona seria, perbene, garantista. Ma immaginare di correre in un listone che ci veda assieme non è nel novero delle cose. Se si trattasse di coalizione poi, la domanda andrebbe rivolta a lui».

E il centrodestra come può ricostruirsi?
«Seguo sempre attentamente quello che dice Berlusconi, è grandissimo nel percepire gli umori dell’opinione pubblica, ma sinceramente non ho capito come pensa di sviluppare il rapporto con la Lega. Noi abbiamo collaborato con Renzi, lui ha sostenuto i governi Monti e Letta, cosa abbiamo a che fare con questa Lega sempre più lepenista? Vorrei capirlo».

Quali strade ha?
«Deve decidere se seguire la linea sovranista di Salvini, Meloni, Toti con FI a seguito, o guardare a quel mondo che fa riferimento al Ppe che – a differenza di Salvini – ha votato compatto per Tajani. Il bivio è questo».

E Renzi, che insiste per il Mattarellum o il voto subito, la convince davvero?
«Ho sostenuto con forza il Sì al referendum e non sono pentito. Ritengo fondamentale che si renda possibile la nascita di un governo della prossima legislatura da lui capeggiato e non mi piace il clima di accanimento contro di lui. Noi siamo impegnati ad aiutarlo, ma è importante che anche lui si aiuti. In politica si vince e si perde, ma è importante che quando si perde si sia subito pronti a comprendere le ragioni della maggioranza. Questa è la premessa per tornare a vincere. Se non c’è, è difficile»

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