Tutti i post della categoria: Media e tecnologia

L’Italia si mobilita per #Genova. Anche grazie a #Twitter

postato il 6 novembre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Giuseppe Portonera

Ieri per Genova è stata una giornata terribile. Probabilmente la più difficile e luttuosa degli ultimi tempi: un’intera città è stata piegata da un evento naturale catastrofico e ora le lacrime per la morte di 6 persone si mescolano al fango e all’acqua di ieri. Una tragedia, non isolata purtroppo: le immagini di ieri ricordano, del resto, altre alluvioni, altre morti, altra sofferenza. Giampilieri, Ischia, Roma – solo per ricordare gli avvenimenti temporalmente più vicini. Luoghi diversi, uguale sorte. Perché simili eventi non possono essere considerati alla stregua di dolori “locali”, propri solo di coloro che hanno avuto la sventura di doverli sostenere: appartengono a ciascuno di noi e accumunano tutta la Nazione. Nel raccoglimento intorno alla sofferenza, è vero. Ma anche intorno allo spirito di unità, di fratellanza e alla voglia di reagire. Ieri, mentre il fango sommergeva Genova, il resto del Paese non restava alieno, non aspettava di ricevere solo la cronaca dei fatti: si è mosso, ha fatto tutto quello che ha potuto. Ha, per esempio, utilizzato i social network come grande punto di raccordo e di smistamento delle notizie, la maggior parte di esse direttamente di prima mano, ha rilanciato gli appelli alla cautela e alla prudenza, ha funzionato da grande cassa di risonanza. Gli utenti di Twitter, per esempio, con le varie hashtags – in primis #genova, #alluvione, #allertameteoLG – hanno svolto un ruolo cruciale e hanno dimostrato una maturità nell’utilizzo dello strumento davvero encomiabile: c’era chi retwittava il numero verde per le emergenze e chi chiedeva di aprire il wi-fi di casa, per permettere a chi era in strada di potersi collegare e di avere informazioni. La Rete è diventato il modo più immediato per tutti di offrire il proprio contributo, che seppur minimo, è sicuramente indispensabile.

Ricordo di aver visto, una volta, un documentario sul terremoto che devastò Messina nel 1908: si raccontava di come, appena avuta notizia, l’Italia intera si mosse per offrire il proprio sostegno ai cittadini messinesi e si sosteneva che quella grande tragedia fosse stata il primo banco di prova – perfettamente superato – per la coesione nazionale del neonato popolo italiano (che aveva supergiù, almeno formalmente, poco più di 40 anni). Ieri, mentre twittavo e seguivo gli aggiornamenti live, ripensavo proprio a questo discorso (quando il nostro popolo, sempre formalmente, di anni ne ha appena compiuti 150) e riflettevo su come i newmedia di oggi ci aiutino enormemente nel costruire anche la nostra identità collettiva: non lasciatevi, infatti, intortare da chi pensa che lodare la funzione dei social network nella giornata di ieri sia stupido o banale. Di fronte al dolore, certo, ogni entusiasmo svanisce: ma è pur vero che quello che è successo ieri, vedere tutta quella gente mobilitarsi e agire congiuntamente, mi ha rincuorato. Mi ha dimostrato che sì, siamo ancora una Nazione unita. E allora perché, come giustamente ha sottolineato Roberto Rao ieri, non dobbiamo riconoscere il giusto merito anche ai mezzi che hanno permesso che questo accadesse, in primis a Twitter? Proprio per questo dobbiamo ricordare l’importanza della banda larga e la necessità di un accesso libero e veloce alla Rete: la nostra Politica dovrebbe attivarsi per ridurre il gap italiano in materia. E dovrebbe pure farlo assai rapidamente.

 

Commenta

Quale sviluppo senza soldi?

postato il 19 ottobre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Berlusconi da giorni annuncia per questa settimana un Decreto Sviluppo che dovrebbe dare una sferzata all’economia. Francamente questa affermazione mi fa tremare i polsi, visti i magri -se non pessimi- risultati ottenuti a gennaio scorso con la “frustata all’economia”.

Finalmente Berlusconi getta la maschera e ammette che “non ci sono i soldi”, un decreto che nasce monco. Nel frattempo tutto il popolo italiano chiede un intervento deciso e strutturale, e anzi oggi si è saputo dell’ultimo appello lanciato in una nuova lettera inviata al premier Silvio Berlusconi da Abi, Confindustria, Rete imprese Italia, Ania e Alleanza cooperative per affrontare la crisi con misure «concrete e credibili» nel dl Sviluppo, perché ormai «il tempo è scaduto». Che il tempo sia scaduto, lo sappiamo tutti. Lo sanno le famiglie che fanno la spesa, gli italiani senza lavoro, le imprese che faticano a tenere il passo con la concorrenza, anche il resto del mondo sa che per l’Italia il tempo dei temporeggiamenti e delle furbizie è scaduto. Eppure, Berlusconi continua a mostrare la sua noncuranza, sfiorando l’incoscienza, quando dice che soldi per lo Sviluppo non ce ne sono, ma che non ha fretta di presentare questo Decreto; anzi lo presenterà solo quando sarà sicuro. Sicuro di cosa? Non si sa.

Se il problema sono i soldi, allora spero che l’on.le Berlusconi ci legga, perché stavolta glielo scriverò a lettere maiuscole, visto che da questa estate lo ripetiamo e non riesce a comprenderlo: VENDA LE 6 FREQUENZE DIGITALI TELVISIVE CEH HA REGALATO A MEDIASET E RAI; HANNO UN VALORE DI CIRCA 3 MILIARDI DI EURO.

Dopo che abbiamo incamerato questi soldi, li usi per finanziare la banda larga in Italia, visto che il pieno sviluppo di questo strumento, poterebbe risparmi per 40 miliardi di euro e una crescita del PIL di circa 60 miliardi di euro, come abbiamo detto alcune settimane fa.

Come vedete, le idee ci sono, e i metodi per ottenere soldi senza spremere gli italiani pure; basterebbe ad esempio una lotta seria all’evasione, che sottrae ogni anno circa 250 miliardi di euro all’Italia. Questa lotta si dovrebbe fare distinguendo tra grandi evasori e chi è incorso nelle sanzioni, perché ridotto in miseria da questa crisi: nel primo caso sanzionare senza pietà (chi ha i grossi capitali deve pagare, non può evadere); per il secondo caso, la sanzione dovrebbe essere diluita e rateizzata nel tempo per non essere penalizzante.

Queste proposte, sono state portate avanti a più riprese dall’UDC, anche tramite emendamenti e ordini del giorno regolarmente rifiutati dalla maggioranza che dimostra una arroganza che rasenta la follia e l’incoscienza, oltre a produrre perdite enormi per lo Stato italiano, come nel caso della privatizzazione della Tirrenia che costerà allo stato più di quanto incasserà, ovvero a fronte di un incasso di 380 milioni, il governo si è impegnato a restituire agli acquirenti ben 576 milioni di euro (arrivando a perderci circa 200 milioni di euro).

L’ultimo caso di arroganza è legato al Ponte sullo Stretto di Messina: l’Unione Europea ha ritirato i fondi, ma il governo fa sapere che realizzerà lo stesso il Ponte, usando soldi pubblici e capitali dei privati. Ma siamo sicuri che i privati vorranno investire sul Ponte? Domanda legittima alla luce della situazione economica attuale, e soprattutto alla luce di alcune particolarità che esporrò in un successivo articolo.

Intanto il governo annuncia che a breve si saprà il nome del nuovo governatore della Banca d’Italia, che, a mio avviso, sarà quasi sicuramente Bini Smaghi, nome che il premier sta tirando fuori ora, ma che già era noto, visto che, per fare andare Draghi alla BCE, era necessario che Bini Smaghi si dimettesse e, all’epoca (parliamo di pochi mesi fa), il premier gli promise la carica di Governatore di Bankitalia.

1 Commento

Miopia strategica tagliare i fondi alla banda larga

postato il 14 ottobre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Roberto Dal Pan

Ennesimo voltafaccia, ennesimo dietrofront o forse ennesima conferma che, in materia economica, il ministro Tremonti non ha alcuna intenzione di condividere fette del suo potere decisionale con chicchessia: dalla bozza del testo della legge di stabilità che dovrebbe venire approvata dal Consiglio dei Ministri nelle prossime ore sono spariti gli 800 milioni di euro derivanti dall’asta delle frequenze 4G ed originariamente destinati allo sviluppo della banda larga come da assicurazioni del ministro Romani, tale somma verrebbe invece destinata al Tesoro per il fondo ammortamento titoli.

Una prima considerazione da fare riguarda l’evidente miopia strategica di un taglio del genere: è noto infatti che gli investimenti fatti nei settori delle telecomunicazioni sono tra quelli che generano il maggior risultato in termini di ritorno di interessi sia sul fronte economico che occupazionale e di tale caratteristica è ben conscio anche lo stesso ministro Romani che anzi in più riprese ha citato fonti OSCE per fissare al valore di 1,45 il rapporto investimenti/ricavi nel settore delle TLC. Come noto, la situazione delle infrastrutture della rete Internet in Italia è tra le peggiori in Europa tanto che da più parti si definisce la situazione del nostro Paese come un “medioevo digitale”; ciò è in aperta contraddizione con la necessità – chiara a molti ma evidentemente non al Governo – di porre in essere in brevissimo tempo idonee strategie per rimettere in moto l’economia italiana. Il settore dell’ICT, a detta di molti esperti, può costituire il volano da cui attingere quell’energia necessaria a far ripartire anche altri settori economici e favorire profondi cambiamenti nello stesso tessuto produttivo.

Una seconda considerazione che sorge spontanea dalla vicenda dei fondi destinati alla banda larga è invece di tipo più squisitamente politico e la pone bene in evidenza l’on. Roberto RAO dell’UDC quando si chiede “Qual’è dunque il ruolo del Ministro dello Sviluppo Economico?”. La domanda, che è evidentemente provocatoria, ha però in sé una questione di grande importanza e serve a farci riflettere sui compiti del superministro dell’Economia e delle Finanze che dalla riforma del 2001 accorpa le funzioni che fin dalla nascita della Repubblica erano divise tra i Ministeri delle Finanze e del Tesoro (e del Bilancio e della Programmazione Economica).

Già nel 1947 l’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, pur favorevole all’idea dell’accorpamento, dovette decidere di lasciare separate le attribuzioni del Ministero delle Finanze (con compiti di vigilanza sulle entrate dello Stato) e del Ministero del Tesoro (con compiti di gestione delle spese dello Stato e di programmazione economica) dopo l’esperienza del gabinetto De Gasperi III in quanto evidentemente ritenne non opportuna una tale somma di poteri nelle meni di un’unica persona. Oggi questa scalcagnata Seconda Repubblica si trova alle prese con un Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla carta onnipotente ma che dal lato delle Entrate non trova di meglio che incidere con la leva fiscale sulle solite categorie (lavoratori dipendenti, partite IVA, pensionati) senza andare minimamente ad attaccare la grande evasione/elusione fiscale ed i grandi patrimoni mentre dal lato della programmazione economica si limita a navigare a vista e senza un chiaro programma sul lungo periodo, come dimostrano tutti i più recenti provvedimenti legislativi.

4 Commenti

Grazie Steve Jobs

postato il 6 ottobre 2011 da Pier Ferdinando

Una rivoluzione che ha reso la tecnologia accattivante e semplice, anche per chi come me preferisce la stilografica. Grazie.

Pier Ferdinando


1 Commento

PRO BLOG: sì a una giusta riforma delle intercettazioni, no al bavaglio

postato il 5 ottobre 2011 da Redazione

Il Terzo Polo ha tenuto una conferenza stampa congiunta sul DDL Intercettazioni. Presenti, l’On. Roberto Rao per l’Udc (qui trovate il suo intervento), l’On. Giulia Bongiorno per il Fli, e l’On. Pino Pisicchio per l’Api. I parlamentari, a nome di tutta la coalizione, hanno assicurato la propria disponibilità a cercare un dialogo con la maggioranza sulla regolamentazione della pubblicazione delle intercettazioni, ma hanno ribadito che sull’ipotesi di regolamentarne l’utilizzo come mezzo di indagine, non ci sono margini di discussione. Lo hanno ribadito sia Rao che la Bongiorno, che da relatrice del testo si è detta pronta a ritirare il proprio nome: «o si rispetta l’accordo o farò un passo indietro». Il Governo deve dimostrare, per una buona volta, di essere disposto al confronto parlamentare: noi, da parte nostra, abbiamo rinunciato alla pregiudiziale di costituzionalità precedentemente avanzata e ci asterremo su quelle presentate da Pd e Idv; ma il Pdl deve rinunciare all’idea di apporre la fiducia sul provvedimento, deve accettare la modifica di quella mostruosità giuridica del Comma 29 (meglio noto come ammazza blog) e garantire il ritorno al giudice unico per l’autorizzazione e la proroga degli ascolti (e non un collegio di tre magistrati, come vorrebbe la legge in esame). Del resto, come ha sostenuto Rao, noi del Terzo Polo «siamo assolutamente contrari a qualsiasi tentativo di restringere ulteriormente il diritto all’informazione, anche vietando la ricostruzione dei contenuti delle ordinanze di misure cautelari, sarebbe fuorviante e allontanerebbe la possibilità di confronto e d’intesa sul provvedimento». La soluzione sarebbe quindi riprendere la mediazione proposta a suo tempo proprio dalla relatrice Giulia Bongiorno, che rappresenta il punto di compromesso più avanzato tra le varie istanze in campo. Per dire sì a una giusta riforma, ma un no convinto a ogni tipo di bavaglio.

Noi il primo passo l’abbiamo fatto. Vedremo se dalle parti del Governo vincerà ancora una volta la voglia di voler fare le cose da soli (e pure male).

7 Commenti

Lo strano caso delle frequenze del digitale televisivo

postato il 30 settembre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

L’asta per le frequenze 4G è andata a buon fine, ma c’è una domanda che sorge spontanea: se avessimo venduto anche le frequenze del digitale televisivo? Il quesito è più che legittimo, perché oggi si è chiusa l’asta per le frequenze 4G, con un incasso di 3,9 miliardi di euro, ovvero circa il 60% in più di quanto preventivato. Da mesi l’Udc sostiene che il governo doveva vendere e non regalare le 6 frequenze del digitale terrestre, soprattutto in un periodo in cui lo Stato cerca di racimolare soldi per rilanciare l’economia e pagare i debiti.

A tal proposito l’on. Roberto Rao si chiede “ora che si è conclusa l’asta per l’assegnazione delle frequenze 4G con un incasso di circa 4 miliardi di euro, circa il 60% in più di quanto previsto del Governo, ci chiediamo cosa sarebbe successo se non si fossero assegnati i sei multiplex delle frequenze radiotelevisive attraverso il beauty contest”.

Ricordiamo che una stima conservativa, attribuiva a queste 6 frequenze un valore complessivo di 3 miliardi di euro, ma il governo ha deciso di rinunciare a questi soldi. Incomprensibile risulta il balletto del ministro Romani a giustificazione dell’ingiustificabile. L’on. Romani afferma che “in caso di gara economica  i nuovi entranti avrebbero protestato sostenendo che il governo vuol far pagare barriere di accesso al settore e avvantaggiato chi è già dentro”. Inoltre, sostiene Romani, “in Europa nessuna concessione televisiva è mai stata data a pagamento”.

Ma allora perché Telecom, Vodafone e Wind hanno pagato oltre 500 milioni di euro per le stesse frequenze che Rai e Mediaset avranno gratis? Il ministro risponde che il “settore tv è diverso da quello delle Tlc, oggi chi fa tv deve poter competere con i nuovi entranti”. Ma quali nuovi entranti se le frequenze sono state regalate ai soliti noti? ovvero a Rai e Mediaset che sono da anni nel mercato televisivo?

Quindi per il Ministro, Rai e Mediaset dovevano avere le frequenze gratuitamente perché sono dei nuovi competitor, ma allora mi chiedo: Canale 5, Rete 4, Italia 1, non sono Mediaset? Per tutelare i nuovi favorisco i vecchi? Da questi quesiti, che non possono avere una risposta coerente, osserviamo che il governo è privo di logica, e, pur di nascondere la realtà, afferma tutto e il contrario di tutto.

I fatti parlano chiaro: avevamo delle frequenze che valevano 3 miliardi di euro, e sono state regalate a Rai e Mediaset, mentre gli altri attori hanno pagato. Poi però il governo parla di valorizzare il proprio patrimonio, potevano pensarci due settimane fa, adesso ci ritroveremmo con 3 miliardi di euro in più in tasca.

3 Commenti

La banda larga per battere la crisi

postato il 29 settembre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Il governo continua nel suo indecoroso balletto di promesse tradite, spot elettorali, ripensamenti.

L’ultima puntata riguarda gli investimenti per lo sviluppo della banda larga: il ministro Romani afferma che la banda larga è un pilastro per la crescita e il suo sviluppo sarà uno dei pilastri del  prossimo piano per lo sviluppo economico dell’Italia, dichiarando che il 50% dei soldi provenienti dalla gara per le frequenze della banda larga della telefonia mobile (asta arrivata a circa 3 miliardi di euro complessivi).

La notizia deve essere accolta con favore, soprattutto visto che da più di un anno proprio l’Udc ha lanciato una campagna per lo sviluppo della banda larga, vista come uno strumento di sviluppo per l’economia italiana. Purtroppo credo che la promessa del ministro Romani sia da prendere con le molle, visto che due mesi fa, ad Agosto, il governo stesso aveva cancellato i fondi per le infrastrutture legate ad internet.

Cosa è cambiato da Agosto ad oggi?

Evidentemente il governo ha imparato a contare e, facendo due conti, si è reso conto di ciò che l’Udc dice da più di un anno, ovvero che lo sviluppo di Internet e la banda larga sono una strada per abbattere il gap tecnologico che ci separa dagli altri paesi e soprattutto che è un investimento con un potenziale enorme che si ripaga da solo.

Secondo le stime della banca mondiale c’è un aumento dell’1,20% del Pil per ogni 10% di diffusione della banda larga, a cui aggiungere un risparmio pari a 40 miliardi di euro annui (2 mld per il telelavoro, 1,4 mld per l’e-learning, 16 mld per l’e-government e l’impresa digitale, 8,6 mld per l’e-health, 0,5 mld per la giustizia e la sicurezza digitale, 9,5 mld per la gestione energetica intelligente).

Ma quanto costerebbe sviluppare la banda larga in Italia? Secondo le ultime stime basterebbero circa 10-14 miliardi di euro, che produrrebbero un aumento del PIL tra il 3 e il 4% del Pil, quindi tra i 55 e i 73 miliardi di euro. Sembrano cifre alte? Mica tanto, infatti se consideriamo il rapporto di Boston Consulting e Google, scopriamo che internet in Italia pesa per il 2% del PIL e produce un fatturato di 31,6 miliardi di euro; se confrontiamo l’Italia con altre nazioni come Gran Bretagna e Danimarca, scopriamo che internet ha un ruolo marginale da noi, infatti nei due paesi il peso è pari rispettivamente al 7,2% e al 7,3%. In questo studio, si scopre che con una crescita annua attesa fra il 13% e il 18% dal 2009 al 2015, l’Internet economy italiana rappresenterà nel 2015 fra il 3,3% e il 4,3% del Pil, cioè fra i 59 e i 77 miliardi di euro.

Riassumendo: con un investimento di 14 miliardi di euro, possiamo risparmiarne 40 e possiamo aumentare il PIl di circa 65 miliardi di euro; ecco perché da un anno proponiamo incessantemente maggiori investimenti sulla banda larga e speriamo che finalmente anche il governo impari a contare e capisca la nostra proposta.

4 Commenti

Bavaglio ad Internet, giù le mani da idee e opinioni

postato il 27 settembre 2011 da Redazione

di Giuseppe Portonera

Questo blog è sempre stato un baluardo incrollabile a difesa della piena libertà di Internet. In un periodo difficile, come quello dell’estate di due anni fa, quando il Governo aveva deciso di ingranare la quinta sulla legge antintercettazioni, abbiamo subito fatto notare che dietro al paravento della regolamentazione della pubblicazione delle intercettazioni (sicuramente necessaria), le reali intenzioni della maggioranza erano ben altre: e, chiaramente, si riassumevano nella volontà di stringere un bavaglio alla stampa libera. Quando poi qualche geniale mente pidiellina pensò addirittura di estendere quel bavaglio anche ad Internet ai blog, abbiamo subito alzato gli scudi e ci siamo schierati – in ogni sede competente – a fianco di quanti si sono mossi per impedire che venisse approvato il tristemente famoso comma 29: all’epoca il Governo, dopo un lungo tira e molla, decise di lasciare la presa ed evitò di prendere una decisione folle e pericolosa.

In questi giorni, però, sembriamo essere tornati al punto di partenza: scosso e piccato dalle numerose intercettazioni che in questi giorni popolano le pagine dei nostri quotidiani, il Governo ha deciso di ripartire alla carica, riproponendo un nuovo (sigh) pacchetto “anti-intercettazioni”, con incluso il redivivo (o recidivo?) “comma 29”. Per chi non ricordasse cosa contenesse questo emendamento, sappia che in sostanza – se dovesse diventare legge – si procederebbe ad un equiparazione tra “testate professionali” e i blog: questo vuol dire che se a un blogger o a chiunque faccia informazione “non professionale”, dovesse essere richiesta una “rettifica” di quanto scritto, questi avrebbe solo 48 ore di tempo per adempiere a questa richiesta, a prescindere dalla sua fondatezza, pena una sanzione fino a 12 mila euro. Per dire, basterebbero due giorni senza controllare la propria casella di posta elettronica per finire nei guai. Mica caramelle.

Così come due anni fa, anche oggi il nostro blog alza la voce e si unisce alla schiera di coloro che continuano a difendere una delle più grandi ricchezze del nostro tempo, la libertà e la democrazia su Internet. Così come due anni fa, sproneremo anche i nostri parlamentari ad operare in questo senso: Roberto Rao, per esempio, ha già presentato una pregiudiziale di costituzionalità, spiegando che “stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista e ha meno libertà. È necessario distinguere tra testate professionali e blog”. E ci fa piacere che l’On. Cassinelli, PDL, abbia già annunciato che interverrà per impedire che il comma 29 venga approvato: però, se possiamo permetterci, all’Onorevole consiglieremmo di impegnarsi più sul fronte interno, per far capire alla sua coalizione che Internet non è la Televisione e che non si gestisce come si gestisce un’emittente televisiva: non esiste par condicio, non si impongono conduttori, non si scelgono le notizie da far passare o meno (potrebbe cominciare a spiegarlo al sottosegretario Giovanardi, per esempio, che ha un’idea molto distorta di come funzioni la Rete). Questo l’hanno capito i 23 milioni di italiani che usano assiduamente la Rete, per informarsi e informare: quando lo capiranno anche i nostri governanti?

Certo, noi che siamo bravi ragazzi, abbiamo provato a farglielo capire anche più di una volta (abbiamo chiesto anche l’intercessione di chi è più importante di noi), ma finora abbiamo sempre tonfato. Ma tant’è. Forse non riusciremo a farvi capire quanto sia fondamentale la libertà di Internet. Di certo, però, non vi permetteremo mai di tarparla.

6 Commenti

BlogFest 2011, una nomination di squadra

postato il 24 settembre 2011 da Redazione

Questo nostro blog è in nomination ai “Macchianera Blog Awards 2011” per la categoria “Miglior sito o blog politico”. Non si tratta di un successo personale o degli amici e collaboratori, ma di un successo di tutti voi che con le vostre visite, i vostri contributi e la vostra attiva partecipazione avete reso questo blog un punto di ritrovo, di approfondimento e di confronto. Sarebbe bello se questo “gioco di squadra” potesse portarci ad un nuovo risultato, si può votare fino al 28 settembre.

Pier Ferdinando
1 Commento

Dopo la notte riprenderemo la crescita?

postato il 23 settembre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Mantovani

Siamo in piena notte, a fari spenti.
Alla guida un uomo che, come altri imprenditori, si rifiuta di accostare e alzare le mani dal volante, convinto di essere l’unico in grado di guidare quell’auto. Ne ho visti tanti nelle aziende in crisi: così muoiono o si degradano irreparabilmente molte aziende; così accadrà al suo partito. E purtroppo anche l’Italia faticherà a rialzarsi.
Ma in questa notte insonne non si può non pensare al dopo. Perché, con o senza un guidatore folle, l’Italia deve capire se può e vuole riprendere la via della crescita.
Le riserve di valore inespresso esistono e se adeguatamente sfruttate possono riavviare in poco tempo un ciclo virtuoso.
1) Tecnologie e applicazioni di rete. E’ un contesto iper-competitivo e non abbiamo grandi imprese nazionali. Ma nella Silicon Valley si parla anche italiano e chi la frequenta sa che là “ognuno ha una start-up”. Può accadere anche da noi, i cervelli non mancano, la creatività neppure, le grandi aziende internazionali sono presenti in modo qualificato. Serve coraggio, fiducia e capitali di rischio per iniziare. Finanziando le persone, i giovani, prima delle aziende.
2) Turismo. Pare un’ovvietà, ma è ancora l’enorme riserva di valore di mezza Italia, specialmente meridionale. Ed è incredibile che non si riesca a sviluppare e promuovere un’offerta competitiva rispetto ad altri paesi, mediterranei e non.
3) Alimentazione italiana. In tutto il mondo la cucina italiana ha una diffusione spettacolare, ma i nostri prodotti e la nostra ristorazione di qualità non altrettanto.
Uno sviluppo accelerato in questi tre settori potrebbe garantire una crescita di 2-3 punti di PIL all’anno, per diversi anni. Sono settori ad alta intensità di occupazione (almeno i primi due), in particolare giovanile.
Tutti gli altri settori, dal made in Italy nella moda e nell’arredamento, alla meccanica e ai servizi in generale, possono in larga parte resistere senza perdere volumi ed aumentando la produttività.
Con idee chiare, serietà e rapidità d’intervento potremmo ripartire in fretta.

1 Commento


Twitter

segui Pier Ferdinando su twitter



Connect

Community

Login with Facebook:
Last visitors
Powered by Sociable!

ULTIME SEGNALAZIONI FACEBOOK

Facebook Fans

Twitter

segui Estremo Centro su twitter

Ultimi commenti

  • Dr.Giovanni Colombo: see You in the Libro delle faccette con la Faccia di...
  • salvatore: - @ Confidiamo nel gran lavoro di Compagnon e speriamo in buone...
  • anna giunchi: Convincente. ”Un armistizio tra i partiti per salvare il...
  • guido: carissimi sostenitori della triade Monti/Fornero/Casini e sponsor...
  • max: @Pà d’Ano Bossi e Berlusconi si sono adoperati molto bene nei...
  • Glauco Marras: Sono passi importanti quelli riportati in questo post....
  • Pà d'Ano: Casini, Bersani, Alfano: il trio che ci darà il colpo di grazia....
  • Fab: Appoggiare non deve significare necessariamente appiattisrsi! In merito...
  • Francesco: La battaglia, per liberalizzare il mercato del lavoro, è giusta e...
  • ................: non la avrai (la risposta) ……
udc tour