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	<title>Pierferdinando Casini &#187; Media e tecnologia</title>
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		<title>Il futuro di internet potrebbe parlare italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati Il prossimo motore di ricerca su Internet potrebbe parlare italiano grazie a Massimo Marchiori che promette di rivoluzionare i motori di ricerca. Il suo algoritmo iniziale (che ideò circa 10 anni fa) è la base della struttura di Google: senza Marchiori, google non esisterebbe (fu Larry Page a vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/18122384_volunia-anche-occhio-vuole-la-sua-parte-10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25461" title="18122384_volunia-anche-occhio-vuole-la-sua-parte-10" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/18122384_volunia-anche-occhio-vuole-la-sua-parte-10.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Mario Pezzati</em></p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_03/mago-algoritmi-caprara_fe2fea44-4e5d-11e1-af4c-6a00aeffb10f.shtml">Il prossimo motore di ricerca su Internet potrebbe parlare italiano</a></p>
<p style="display: inline !important;" dir="ltr">grazie a Massimo Marchiori che promette di rivoluzionare i motori di ricerca.</p>
<p style="display: inline !important;" dir="ltr">Il suo algoritmo iniziale (che ideò circa 10 anni fa) è la base della struttura di Google: senza Marchiori, google non esisterebbe (fu Larry Page a vedere l&#8217;algoritmo e intuendone la genialità propose a Marchiori di poterlo usare). Dopo avere lavorato negli USA è tornato in Italia e ha provato a mettere su una sua iniziativa. Attualmente lavora per 2000 euro al mese per l&#8217;università di Padova, e ha fondato una sua piccola società, con la quale ha lanciato <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-02-03/marchiori-racconto-google-domenica-132448.shtml?uuid=AaPhIOmE" target="_blank">un nuovo motore di ricerca che rivoluzionerà (afferma) il mondo di internet e dei motori di ricerca</a>.</p>
<p dir="ltr">Questo nuovo motore di ricerca consente di creare una mappa personalizzata del sito stesso in consultazione utilizzando gli elementi che ospita, inoltre permette un’immediata visualizzazione dei contenuti multimediali per effettuare rapidamente delle ricerche. Ma il punto più importante è la possibilità di vedere chi e quanti lo stanno consultando nello stesso momento, o lo hanno consultato, e entrare  in contatto con loro. «<a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_06/volunia-motore-ricerca-caprara_95eeca66-50cb-11e1-aa9f-fca1e0292c07.shtml">È questo un modo prezioso per fare amicizia con persone che hanno i nostri stessi interessi; è cioè una possibilità straordinaria di socializzazione</a>».</p>
<p dir="ltr">Per realizzare tutto questo, Marchiori ha creato una società (<a href="http://www.volunia.com">www.volunia.com</a>) che ha incontrato tantissimi problemi legati sia alla burocrazia (due mesi per avere l&#8217;allacciamento alla rete elettrica da parte dell&#8217;ENEL&#8230;.) e legati all&#8217;arretratezza della rete informatica italiana; addirittura Telecom sostenne che non poteva connettergli i computer alla rete, come racconta lo stesso Marchiori: &#8220;Quando dovevo collegare i computer, Telecom mi informava che non poteva perché nel condotto non c&#8217;era spazio per un altro cavo. Sono stato costretto a installare una parabola e attivare una connessione radio con un fornitore remoto che supplisce ai disservizi delle reti normali.&#8221;</p>
<p dir="ltr">Se azzerassimo il famoso digital divide, se vi fosse stata la disponibilità della rete a banda larga e ultralarga, avrebbe avuto molti meno problemi (ci sono voluti 4 anni per metter in piedi la sua piccola società). E&#8217; un italiano geniale, giovane, che lavora e genera sviluppo; e dobbiamo aiutarlo, e oltre a lui aiutare tutti gli italiani geniali, con voglia di lavorare e che sono &#8220;castrati&#8221; dalle carenze infrastrutturali italiane.</p>
<p dir="ltr">Per questo motivo, oltre a dettare i tempi dell&#8217;agenda digitale, bisogna dare certezza dei fondi; e siccome i fondi necessari sono circa 10-15 miliardi per abbattere il digital divide e potenziare al rete italiana, e i fondi pubblici stanziati in passato sono solo 800 milioni, io aggiungerei nella proposta, di usare una parte dei fondi FAS che, a vario titolo, giacciono inutilizzati (per mancanza di progetti e/o altro genere di problemi). Potenziare le infrastrutture informatiche, infondo, permetterebbe di sviluppare tutta l&#8217;Italia e soprattutto le aree più disagiate del nostro paese (è innegabile che le zone economicamente più svantaggiate sono anche quelle dove è maggiore la carenza di infrastrutture tecnologiche adeguate a cominciare dalle possibilità di connessione alla rete).</p>
</div>
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		<title>Storie ordinarie di digital divide</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Marta Romano Non ho mai disdegnato l’idea di vivere in un piccolo paesino di una altrettanto piccola regione come la Basilicata. Certo, le difficoltà sono molte, come la necessità dell’automobile, le scuole lontane, l’essere pendolare. Tuttavia, con l’ottimismo e con la convinzione di vivere in un paese dove persiste “l’aria buona”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/20090929digital_divide-300x199.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25445" title="20090929digital_divide-300x199" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/20090929digital_divide-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://basilicata.estremocentro.net/2012/02/06/il-digital-divide-litalia/">Marta Romano</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho mai disdegnato l’idea di vivere in un piccolo paesino di una altrettanto piccola regione come la Basilicata. Certo, le difficoltà sono molte, come la necessità dell’automobile, le scuole lontane, l’essere pendolare. Tuttavia, con l’ottimismo e con la convinzione di vivere in un paese dove persiste “l’aria buona”, ho sempre accettato queste difficoltà con spirito positivo. Tutte, tranne una: il non poter usufruire di internet veloce. Ebbene sì, faccio parte di quei 2,3 milioni di italiani del tutto privi di copertura internet, senza la possibilità di godere di una connessione internet davvero veloce, costretta a ripiegare su molto meno convenienti soluzioni. Dopo sfortunate esperienze con vari operatori telefonici per sopperire all’assenza della copertura della banda larga, sono giunta ad un’ovvia e sconsolata conclusione: ebbene sì, in Italia esiste ed è forte il problema del digital divide. Siamo alle solite, ad un’Italia che corre su due binari: l’uno prosegue spedito verso il progresso, l’altro retrocede verso l’oblio e approda nella stazione del mancato sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, questo mancato sviluppo lo si avverte nella vita quotidiana di un piccolo paese: disservizi e ritardi nelle operazioni alle poste, impossibilità di fruire di servizi internet per le piccole imprese, isolamento totale. Un isolamento che appare ironico e beffardo in un mondo globalizzato, capace di azzerare le distanze tra nazioni e continenti, e non tra paesi della stessa Italia. Questo per la miopia di una politica, incapace di intuire che nell’accessibilità ad internet veloce si Può nascondere una grandissima possibilità di sviluppo e investimento. Rendendo efficienti anche i territori più periferici (che costituiscono la vera Italia, fatta di piccoli centri, e non soltanto di grandi città), si potrebbero aprire nuove zone d’investimento, invogliare gli imprenditori ad investire in piccole imprese, anche in centri di modeste dimensioni, naturalmente con adeguate condizioni infrastrutturali.</p>
<p style="text-align: justify;">E far sì che tutta l’Italia possa godere di un’adeguata copertura ADSL, significa fornire già il primo mattoncino per una nuova economia, per aprirsi al nuovo mondo e alle nuove tecnologie.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
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		<title>Tg1, è ora del Monti style</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Adriano Frinchi Berlusconi non è più a Palazzo Chigi, Minzolini ha lasciato il Tg1 per una storia di carte di credito ma al Tg della rete ammiraglia Rai poco sembra essere cambiato o almeno qualcuno vorrebbe non cambiare niente. L&#8217;idea de dg della Rai Lorenza Lei di confermare alla guida del Tg1 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/tg1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25273" title="tg1" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/tg1-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di <a href="http://adrianofrinchi.tumblr.com/">Adriano Frinchi</a></em></p>
<p>Berlusconi non è più a Palazzo Chigi, Minzolini ha lasciato il Tg1 per una storia di carte di credito ma al Tg della rete ammiraglia Rai poco sembra essere cambiato o almeno qualcuno vorrebbe non cambiare niente. L&#8217;idea de dg della Rai Lorenza Lei di confermare alla guida del Tg1 Alberto Maccari più che una soluzione di transizione sembra una di quelle mosse per salvare lo status quo politico e quindi non dispiacersi troppo l&#8217;asse Pdl-Lega che fino a poco tempo fa  faceva il bello e il cattivo tempo a Viale Mazzini. Non è in discussione la professionalità di Alberto Maccari (<a href="http://sicilia.estremocentro.net/2012/01/31/ci-vorrebbe-un-amico-al-tg1/" target="_blank"> anche se la telefonata con il finto Bossi David Parenzo è degna di un film di Alberto Sordi</a>) ma l&#8217;immagine del Tg1 che viene da una stagione non troppo esaltante, per usare un eufemismo. Il Tg1 deve tornare ai vecchi fasti e per far questo è necessaria una direzione autorevole e di qualità che si caratterizzi per uno stile e uno spirito equivalente a quello del governo Monti. Come ha giustamente detto <a href="https://twitter.com/#!/robertorao/status/163928238404550656" target="_blank">Roberto Rao alla Rai la resistenza degli ultimi giapponesi non serve</a>; la guerra per il Tg1 è finita, è giunta l&#8217;ora del Monti style.</p>
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		<title>Agenda digitale, la modernizzazione del Paese passa da qui</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera In Italia il rapporto tra politica e web non è mai stato, giusto per usare un eufemismo, dei migliori. Anziché comprendere tutte le immense potenzialità offerte da uno sviluppo consapevole della Rete e sfruttarle adeguatamente, in tutti questi anni abbiamo assistito al concepimento e all’approvazione – o tentata tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/02/agendadigitale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15564" title="agendadigitale" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/02/agendadigitale.jpg" alt="" width="202" height="194" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera</em></div>
<div style="text-align: justify;"><em><br />
</em></div>
<div style="text-align: justify;">In Italia il rapporto tra politica e web non è mai stato, giusto per usare un eufemismo, dei migliori. Anziché comprendere tutte le immense potenzialità offerte da uno sviluppo consapevole della Rete e sfruttarle adeguatamente, in tutti questi anni abbiamo assistito al concepimento e all’approvazione – o tentata tale – di mostruosi decreti che rappresentano la cifra ideale dell’arretratezza culturale di larga parte della nostra classe dirigente. <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/02/02/wi-fi-libero-si-o-no-cerchiamo-di-capire/">Decreto Pisanu</a>, di <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2010/06/23/no-al-bavaglio-sul-web-giu-le-mani-dai-blog/">Comma 29</a>, di <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2012/01/20/difendiamo-la-nostra-liberta-anche-sul-web/">Emendamento Fava</a>: cambiano i nomi, non la sostanza. Il problema è a monte: i difensori della libertà, anche sul Web, si trovano sempre sulla difensiva, costretti a rintuzzare gli attacchi sferrati da lobby o da parlamentari poco attenti e svegli; se si vuole invertire questa tendenza, quindi, occorre che alla difesa del principio di libertà e di neutralità sul Web, vada aggiunta l’impegno per rendere consapevole il Paese che la modernizzazione e il miglioramento del nostro sistema passano proprio da Internet. Che non è solo un canale di comunicazione alternativo, ma è uno strumento rivoluzionario.<br />
In Italia c’è un ostacolo enorme al libero sviluppo di Internet: un divario che è infrastrutturale, economico e culturale. Infrastrutturale, perché chi vorrebbe accedere a Internet non può per l’assenza della banda larga. Economico, perché quasi il 20% delle famiglie che non ha accesso a Internet trova troppo costoso il computer o l’accesso a Internet, o entrambe le cose. Culturale, perché il 23% di chi non accede a Internet la considera inutile e non interessante, mentre il 41% vorrebbe accedere, ma non ritiene di averne le capacità. Ecco a cosa serve un’Agenda Digitale. Bisogna colmare il digital device italiano creando una nuova e diffusa consapevolezza (o meglio ancora, un vero e proprio processo di alfabetizzazione) nel Paese che Internet migliora la qualità della nostra vita e il fatto che nel Decreto Semplificazioni sia stato inserito questo riferimento è già un’ottima notizia. Nel <a href="http://www.pmi.it/tecnologia/infrastrutture-it/news/51772/dl-semplificazioni-banda-larga-e-cabina-di-regia.html?autorefresh=yes">decreto</a> sono già inserite importante novità: dal finanziamento delle infrastrutture per la banda larga e ultra-larga (in Italia ci sono 5,6 milioni di cittadini che soffrono di gravi disagi a causa del “divario digitale”); dalla condivisione attraverso la rete dei dati in possesso delle istituzioni pubbliche, per garantire la piena trasparenza nei confronti dei cittadini e la sburocratizzazione delle pratiche (visto che i dati in possesso delle pubbliche amministrazioni saranno condivisi al loro interno, senza bisogno di inutili duplicazioni); dalla creazione di spazi virtuali sul web in cui i cittadini possono scambiare opinioni, discutere dei problemi e stimolare soluzioni condivise con la pubblica amministrazione; dall’incentivazione dell’e-commerce e delle transazioni finanziarie sul Web.<br />
È sicuramente un grande passo in avanti, ma non è ancora <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1309&amp;ID_sezione=3">abbastanza</a>. Perché – come recita la mozione di <a href="http://www.agendadigitale.org/">Agendadigitale.org</a> – “il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale”. Finora questo principio non è riuscito a fare breccia in Italia, conservatrice per sua natura e abbastanza diffidente nei confronti di qualsiasi novità: abbiamo fiducia, invece, nel fatto che questo Governo saprà superare anche questi ostacoli e contribuire ancor di più a modernizzare il nostro Paese.</div>
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		<title>Digital divide, se il censimento non censisce</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il censimento del governatore Quirino in Siria e Giudea anche la Sacra Famiglia dovette scomodarsi per tornare a farsi registrare nell&#8217;oscura Betlemme, ma allora i censimenti erano una cosa seria e soprattutto i romani ci sapevano fare. Oggi nell&#8217;era di internet i censimenti sono un po&#8217; più difficili e forse anche incompleti. Sembrerà un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/censimento-logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25174" title="censimento-logo" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/censimento-logo-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" /></a>Per il censimento del governatore Quirino in Siria e Giudea anche la Sacra Famiglia dovette scomodarsi per tornare a farsi registrare nell&#8217;oscura Betlemme, ma allora i censimenti erano una cosa seria e soprattutto i romani ci sapevano fare. Oggi nell&#8217;era di internet i censimenti sono un po&#8217; più difficili e forse anche incompleti. Sembrerà un paradosso ma è quanto ammette la stessa Istat</span></span></span><a href="http://censimentopopolazione.istat.it/tutto-sul-questionario/default.html"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"> nel sito del censimento 2011:</span></span></span></span></a></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: small;">Sono state predisposte due versioni di questionario, una contenente tutti i quesiti previsti dal piano di rilevazione censuaria e una in forma ridotta, allo scopo di ridurre al massimo l’onere sui rispondenti. Il questionario ridotto viene distribuito ai due terzi delle famiglie residenti nei centri abitati dei Comuni capoluogo di provincia o con almeno 20 mila abitanti al 1° gennaio 2008, nei quali è stato possibile costruire campioni di famiglie significativi per aree sub comunali (Aree di Censimento). Nei restanti Comuni viene utilizzato unicamente il modello in forma completa.</span></span></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: small;">Se si parla di “campioni” anche un profano della materia potrebbe capire che non si tratta più di censimento della popolazione ma di un sondaggio piuttosto approfondito. Ma non è questo il punto, un&#8217;operazione statistica di questo tipo per quanto importante non mette nelle condizioni di intervenire su dei settori cruciali per lo sviluppo del Paese. Il riferimento ad esempio è ad una materia importante come il digital divide, cioè il divario esistente tra chi ha accesso al computer e ad internet e chi ne è escluso, che in base ai dati di questa rilevazione non sarebbe determinato correttamente dato che </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: small;">nella forma ridotta del questionario non c&#8217;è alcuna domanda sull&#8217;uso del Pc e di Internet. Ciò significa che ai due terzi delle famiglie residenti nei centri abitati dei Comuni capoluogo di provincia o con almeno 20 mila abitanti non sono state rivolte tali domande. Il censimento 2011 sarebbe stata un&#8217;ottima occasione per fare il punto sul digital divide italiano e prendere tutte le misure del caso per un&#8217;intervento senza precedenti, purtroppo in questa maniera i dati saranno ancora approssimativi con un danno evidente per i centri più piccoli che spesso sono quelli che soffrono di più del divario digitale. Una questione di rilievo visto che </span></span></span><a href="http://www.antidigitaldivide.org/?p=702"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">il governo Monti si sta muovendo per l&#8217;agenda digitale italiana</span></span></span></span></a><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: small;">, certo ci sarebbe anche la domanda sulla gestione del censimento e quindi sull&#8217;utilizzo di soldi pubblici per un&#8217;indagine incompleta, ma questa è un&#8217;altra storia.</span></span></span></p>
<p><em><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-size: small;">di Adriano Frinchi</span></span></em></p>
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		<title>Nessun bavaglio al web, #noSopa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giovanni Villino Mettere il bavaglio alla rete per tutelare il diritto d&#8217;autore o per difendere da truffe e aggressioni gli utenti di Internet significa voler guardare, ancora una volta, al dito e non alla luna. Una soluzione miope e, come ha sottolineato Roberto Rao, capogruppo dell&#8217;Udc in Commissione Giustizia, “tipica di una mentalità da regime totalitario”. Oggi si torna a [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><em>di <a href="http://www.giovannivillino.it/">Giovanni Villino</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Mettere il bavaglio alla rete per tutelare il diritto d&#8217;autore o per difendere da truffe e aggressioni gli utenti di Internet significa voler guardare, ancora una volta, al dito e non alla luna. Una soluzione miope e, come ha sottolineato Roberto Rao, capogruppo dell&#8217;Udc in Commissione Giustizia, “tipica di una mentalità da regime totalitario”. Oggi si torna a discutere del cosiddetto “Sopa italiano”, un emendamento presentato dal deputato della Lega, Gianni Fava. Si tratta di una norma che consente la rimozione immediata di contenuti online su qualsiasi piattaforma sulla base della richiesta di «qualunque soggetto interessato». Immediata la levata di scudi in rete. Timori e malumori sono stati intercettati da diverse forze politiche che hanno presentato emendamenti soppressivi. Tra i promotori di un controemendamento l&#8217;Udc che ha presentato il documento oggi nel corso di una conferenza stampa alla Camera. “Metteremo letteralmente nel cestino una norma che rappresenta di fatto una Sopa italiana – afferma Roberto Rao  – Grazie ad alcune sentinelle della Rete, che si sono accorte meglio e prima di noi, del rischio che stava correndo il web, abbiamo affrontato la questione. Con questo, tuttavia, non mettiamo da parte i problemi legati al diritto d&#8217;autore, alle truffe o alle aggressioni in rete. Sono temi che vanno affrontanti in un provvedimento ad hoc e su cui tutti iparlamentari sono chiamati, senza paura e senza pregiudizi, a confrontarsi”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
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		<title>Difendiamo la nostra libertà. Anche sul Web.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 20:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Portonera «È sperabile siano passati, ormai, i tempi in cui bisognava difendere la “libertà di stampa” come una delle garanzie contro governi corrotti o tirannici. Sarà ormai superfluo, immagino, mettersi a spiegare come non si possa permettere al legislatore o all’esecutivo che abbiano interessi diversi da quelli del popolo, di prescrivere alla gente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/sopa_t.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25050" title="sopa_t" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/sopa_t-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>di Giuseppe Portonera</em></p>
<p>«È sperabile siano passati, ormai, i tempi in cui bisognava difendere la “libertà di stampa” come una delle garanzie contro governi corrotti o tirannici. Sarà ormai superfluo, immagino, mettersi a spiegare come non si possa permettere al legislatore o all’esecutivo che abbiano interessi diversi da quelli del popolo, di prescrivere alla gente quali opinioni avere o di decidere quali dottrine o quali argomenti sia lecito stare ad ascoltare». Così, nel 1859, John Stuart Mill si esprimeva nelle pagine del suo grande capolavoro, <em>On Liberty</em>, convinto ormai che la libertà di stampa, a lungo minacciata, fosse fuori pericolo. Quasi duecento anni dopo, possiamo dire – amaramente – che le parole di uno dei più grandi filosofi liberali fossero solo delle ottimistiche previsioni: duecento anni dopo, i nostri legislatori non hanno ancora del tutto accettato la piena libertà e sovranità non solo della stampa, ma di tutte le forme di comunicazione esistenti – a partire da quella che Mill non poteva neanche lontanamente immaginare: e cioè, la libertà del (e sul) Web.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/category/media-e-tecnologia/">Noi</a></span></span> questa libertà l’abbiamo sempre <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/09/27/bavaglio-ad-internet-giu-le-mani-da-idee-e-opinioni/">difesa</a></span></span>, specie contro le iniziative liberticide che il precedente governo ha messo in cantiere. Ora, se quel governo è finalmente passato, purtroppo non sono passate le tentazioni autoritarie di alcuni “legislatori” che speravamo fossero diventate solo un brutto e vecchio ricordo. È di qualche giorno fa, infatti, la <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blog.wired.it/lawandtech/2012/01/20/il-sopa-all’italiana-che-minaccia-il-web.html">notizia</a></span></span> che l’On. Gianni Fava (Lega Nord) abbia preparato, inserito e fatto approvare dalla Commissione Politiche Comunitarie un emendamento alla Legge Comunitaria 2011, che rassomiglia molto a due disegni di legge – <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.valigiablu.it/doc/624/in-quanti-modi-si-dice-censura-in-usa.htm">diventati famosi come SOPA e PIPA</a></span></span> – elaborati dal Congresso e dal Senato degli Stati Uniti d’America. Queste due ultime leggi, contro cui hanno <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://sopastrike.com/">scioperato</a></span></span> migliaia di blogger insieme ai big dell’informazione su internet, altro non faceva che riproporre l’eterno schema che contrappone il diritto d’autore alla libertà di informazione e di trasmissione dei dati, risolvendolo a favore del primo attore, con l’introduzione di forti freni e filtri a scapito del secondo. Soluzione inaccettabile, perché la difesa del copyright – messa in atto con queste modalità – è una chiara sopraffazione della nostra libertà individuale, soprattutto di quella che è diventata caratteristica del nostro tempo: la condivisione (nel senso <em>social</em> del termine) libera e autonoma, con le nostre cerchie, di contenuti che ci interessano e che possiamo apprezzare o meno. Grazie ad Internet si è registrata quindi la grande emancipazione dell’utente, che da semplice fruitore delle notizie, ne può diventare – in ogni momento, con un semplice tweet o un post su Fb o sul proprio blog – fornitore.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2012/01/commissione-parlamentare-approva-una-pipa-allitaliana-lon-fava-non-capisce-e-non-e-il-solo-pippa.html">L’emendamento Fava</a></span></span> è, se possibile, ancora più ardito e pericoloso di tutte le brutture e i commi terrificanti che lo hanno preceduto: esso stabilisce l’obbligo, per qualsiasi fornitore di servizi di hosting, di procedere alla rimozione di un contenuto ritenuto “illegale” o lesivo del copyright, a seguito di una segnalazione da parte di un qualsiasi “soggetto interessato”, anziché a seguito di un provvedimento della competente Autorità. Ci troviamo, quindi, prima di tutto di fronte a una grave e illiberale stortura in termini di legge e diritto, visto che si permetterebbe la rimozione di un contenuto – non in via cautelativa, ma definitiva – senza neanche passare dal giudice competente.</p>
<p>Non è la prima volta che affrontiamo situazioni del genere, che si sono sempre chiuse con un passo indietro del legislatore e una vittoria dei sostenitori della libertà del Web. Il problema è che, nonostante i precedenti, questo genere di proposte continui a prolificare: come ha giustamente sintetizzato <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/2012/01/20/qualche-considerazione-sulla-chiusura-di-megaupload/">Fabio Chiusi</a></span></span>, la percezione che viene fuori è che “governi e lobby continuino ad alternare bastone e carota, facendo un passo indietro e due avanti”. E se si continuerà di questo passo, lo scontro potrebbe anche degenerare in qualcosa di più grave e pericoloso (Anonymous ha già <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/191055/megaupload-giu-per-twitter-e-la-prima-guerra-digitale/">dichiarato</a></span></span> l’avvio della <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/search/%23primaguerradigitale">#primaguerradigitale</a></span></span>): ecco perché è necessario vigilare e restare con gli occhi aperti, sempre. Per evitare che la difesa di interessi particolari possa contrastare con quella dei nostri diritti fondamentali e degenerare in abusi e violenze digitali. A partire, proprio come ha sottolineato <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/robertorao/status/160406437737144320">Roberto Rao</a></span></span>, da <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/search?q=%23SOPAitaliana">#SOPAitalia</a></span></span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perché #lacquadelsudnonsivede? Per un uso responsabile di Twitter</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 16:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera Avevo, colpevolmente, mancato la lettura dell’ultimo post che Dino Amenduni ha scritto per il suo blog sul Fatto Quotidiano. As usual, si tratta di un interessante approfondimento sul rapporto che intercorre tra l’uso dei social network e il loro corrispettivo “buon utilizzo”: è un tema che merita un’analisi completa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/11/twitter-bird1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23920" title="twitter-bird1" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/11/twitter-bird1-300x268.jpg" alt="" width="300" height="268" /></a>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di Giuseppe Portonera</em></p>
<p style="text-align: justify;">Avevo, colpevolmente, mancato la lettura dell’ultimo <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/20/twitter-responsabilmente/172015/">post</a></span></span> che <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/doonie">Dino Amenduni</a></span></span> ha scritto per il suo blog sul Fatto Quotidiano. As usual, si tratta di un interessante approfondimento sul rapporto che intercorre tra l’uso dei social network e il loro corrispettivo “buon utilizzo”: è un tema che merita un’analisi completa e attenta. Per Dino, è necessario utilizzare “responsabilmente” i vari strumenti che il Web ci mette a disposizione, Twitter e Fb in primis, perché “i social media offrono possibilità inedite e questo non può essere mai ignorato dagli utenti. Eppure accade molto spesso. Specie quando si usano gli strumenti della Rete in modo istintivo, irrazionale, im-mediato”. La “responsabilità” sta proprio in questo, quindi, nel rendersi conto che Twitter, insieme agli altri social network, è ormai “lo strumento ideale per rendere visibili sentimenti collettivi” e che pertanto non può essere utilizzato in modo decontestualizzato, quasi fosse solo un sfogatoio o un <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oggetti_magici_di_Harry_Potter#Pensatoio"><em>pensatoio raccogli pensieri</em></a></span></span>. Del resto, come abbiamo sempre <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/05/09/proposta-di-agenda-digitale-dellunione-di-centro/">sostenuto</a></span></span> anche noi, i social media – come ogni altro mezzo di comunicazione – sono di per sé “neutri”: è l’utilizzo che il proprio bacino di utenza ne fa, a caratterizzarli come strumenti utili e innovativi o come inutili e passivi o addirittura pericolosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Già in occasione della tragica alluvione di Genova di qualche settimana fa, proprio su <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/11/06/l’italia-si-mobilita-per-genova-anche-grazie-a-twitter/">questo blog</a></span></span>, avevo sottolineato come, in situazioni difficili e di emergenza, un uso maturo e responsabile dei social network fosse, oltre che utile, anche “positivamente impressionante” (per riprendere la <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/robertorao/status/132529421897826304">definizione</a></span></span> di <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/robertorao">@robertorao</a></span></span>). Twitter aveva agito da acceleratore, catalizzando tutta la tensione emotiva dei vari utenti e spianando la strada alla libera e rapida circolazione di informazioni dirette (anche se, come ha sottolineato <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/_arianna/status/133317649689096192">@_arianna</a></span></span>, il rischio di “autoreferenzialità” era forte) e dando l’opportunità a ciascuno di noi di “renderci utili”. Lo stesso virtuoso meccanismo, purtroppo, non si è ripetuto con l’altrettanto terribile alluvione di qualche giorno fa in Sicilia e Calabria: il flusso di tweets è stato notevolmente inferiore e l’unico hashtag che è arrivata in TT, rimanendoci tra l’altro per pochissimo tempo, è stata <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/search/%23saponara">#Saponara</a></span></span>; mentre è nata un’altra hashtag (giustamente?) polemica, <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://twitter.com/#!/search/%23lacquadelsudnonsivede">#lacquadelsudnonsivede</a></span></span>. Ci troviamo, in sostanza, di fronte a due casi (quasi) paralleli: due terribili inondazioni, due terribili occasioni di morte, ma due – purtroppo – trattamenti mediatici differenti. Perché? Ha ragione Francesco Merlo, che – su <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://adrianofrinchi.tumblr.com/post/13211359772/la-pieta-e-diversa-la-disgrazia-di-genova-fece">Repubblica</a></span></span> – ha sostenuto che è tutto passato inosservato perché “non c’è persona che non pensi che aiutare il Sud possa risultare pericoloso”? Davvero la tragedia di Genova ci ha coinvolti perché ha colpito una terra “virtuosa”, mentre quella che ha colpito Messina no, perché il nostro Sud è visto come un “luogo dove la disgrazia è considerata endemica”?</p>
<p style="text-align: justify;">Io continuo ad augurarmi di no. Mi sforzo di pensare che ci siano altri motivi, altre spiegazioni. In attesa di trovarli, voglio però riflettere su un dato a mio parere fondamentale: l’alluvione messinese è passata inosservata non solo sui “newmedia”, ma anche su quelli tradizionali, sui giornali, sui tg; l’esatto opposto era invece avvenuto per Genova: migliaia di tweet, grandi paginate e lunghi servizi. Esiste dunque un rapporto di reciproca influenza tra new e old media? Ecco, secondo me questo si inscrive perfettamente nella discussione di cui sopra: l’utilizzo responsabile dei social media dovrebbe misurarsi anche sui parametri dell’indipendenza che questi dimostrano di avere nei confronti degli altri canali di comunicazione. Sono convinto, infatti, che se gli utenti twitter avessero puntato la loro attenzione su #Saponara, i quotidiani e i telegiornali se ne sarebbero dovuti accorgere, per forza (per quella celebre storiella del “<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.valigiablu.it/doc/556/il-popolo-della-rete-e-i-suoi-fratelli.htm">popolo-della-rete</a></span></span>”). E invece questo non è successo. L’acqua del Sud, per l’appunto, non si è vista, è finita in secondo piano. Ma gli utenti twitter italiani non l’hanno considerata meritevole di attenzione fino in fondo di loro sponte o perché sono state, prima di loro, le principali agenzie comunicative a relegarle a terza o quarta notizia?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è una domanda che giro a voi. Di una cosa sono certo, però: la Rete non può essere “regolamentata” da agenti esterni; il processo di “responsabilizzazione” deve essere interno e automatico, deve nascere direttamente dagli stessi utenti. La consapevolezza di avere tra le mani uno strumento dalle potenzialità infinite deve essere accompagnata dalla comprensione che il suo utilizzo deve essere “competente”, deve essere “attento”. È indubbiamente difficile, però, come spiega bene Dino, “bisogna provarci, sapendo che i social media costruiscono e distruggono con la stessa potenza e facilità”.</p>
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		<title>WWW, non è qui la festa.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Tim Berners Lee, inventore del Wordl Wide Web, ha festeggiato a Roma insieme a tutto il gotha della rete italiana i vent&#8217;anni del web. Il meeting Happy Birthday Web è stata anche l&#8217;occasione per discutere su come sarà il mondo di internet di domani e per confrontarsi anche sul rapporto esistente tra il nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times-Roman, serif; font-size: x-small;"><span style="font-family: Times-Roman, serif; font-size: x-small;"> </span>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times-Roman, serif; font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/internet.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9756" title="internet, album di transcam" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/internet-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Berners-Lee" target="_blank">Tim Berners Lee</a>, inventore del Wordl Wide Web, ha festeggiato a Roma insieme a tutto il gotha della rete italiana i vent&#8217;anni del web. </span></span></span><a href="http://tech.fanpage.it/buon-compleanno-web-segui-il-live-blogging-di-tech-fanpage/"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Il meeting Happy Birthday Web è stata anche l&#8217;occasione per discutere su come sarà il mondo di internet di domani e per confrontarsi anche sul rapporto esistente tra il nostro Paese e il Web</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Purtroppo in Italia siamo riusciti a rovinare questa splendida ricorrenza. A dispetto </span></span></span><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/14/news/intervista_berners_lee-24969134/"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">di quanto illustrato dallo stesso Berners Lee</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e da personaggi del calibro di </span></span></span><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/11/14/visualizza_new.html_639295307.html"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Stefano Rodotà</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che hanno chiesto all&#8217;Italia di fermare lo “spread digitale”,</span></span></span><a href="http://tech.fanpage.it/legge-di-stabilita-cancellato-lo-sviluppo-della-banda-larga/"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"> la legge di stabilità, ovvero l&#8217;ultimo atto del governo Berlusconi, ha cancellato lo sviluppo della banda larga</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Nonostante la prima bozza della legge di Stabilità prevedesse la voce “Progetto strategico per la banda larga e ultralarga”, il digital divide è nuovamente scomparso dall&#8217;agenda del Paese. Dopo</span></span></span><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/2011/10/14/miopia-strategica-tagliare-i-fondi-alla-banda-larga/"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"> la delusione dell&#8217;ultima manovra economica</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> dove 800 milioni di euro promessi dal Ministro Romani e derivanti dai lauti incassi della vendita delle frequenze sono stati dirottati altrove eccoci nuovamente punto e a capo. L&#8217;ultima chance per l&#8217;Italia è ora rappresentata dal prossimo governo di Mario Monti a cui </span></span></span><a href="http://tech.fanpage.it/il-web-italiano-scrive-a-monti-fermiamo-lo-spread-digitale/"><span style="color: #0018eb;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">i partecipanti all&#8217;IGF di Trento hanno indirizzato una lettera</span></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> per chiedere di portare il nostro Paese ai livelli dei partner europei, come Svezia e Gran Bretagna dove la rete contribuisce al 6% del Prodotto interno lordo. Il compito di Super Mario è senza dubbio difficile, ma a lui e al suo esecutivo toccherà anche l&#8217;arduo compito di affrontare una situazione di arretratezza ed inefficienza delle infrastrutture. Chissà che nel nuovo governo di Monti non trovi posto, come per alto avviene in Francia, un viceministro per l&#8217;economia digitale.</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p></span></div>
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		<title>#ammazzastartup: non confondiamo le startup con le società di comodo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mario Pezzati. Nessuno di noi confonderebbe mele con pere: sono entrambi frutti, ma sono differenti.  Allo stesso modo non si dovrebbero confondere le aziende start up (con questo termine si identifica l&#8217;operazione e il periodo durante il quale si avvia un’impresa, si tratta di solito di imprese appena costituite, nelle quali vi sono ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/11/I-have-but-one-leaf-album-di-colodio-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23537" title="I have but one leaf, album di colodio" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2011/11/I-have-but-one-leaf-album-di-colodio--300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>di Mario Pezzati.</em></p>
<p>Nessuno di noi confonderebbe mele con pere: sono entrambi frutti, ma sono differenti.  Allo stesso modo non si dovrebbero confondere le aziende start up (con questo termine si identifica l&#8217;operazione e il periodo durante il quale si avvia un’impresa, si tratta di solito di imprese appena costituite, nelle quali vi sono ancora processi organizzativi in corso) e le società di comodo (società costituite per occultare patrimoni, generalmente utilizzate per procedure di evasione fiscale).</p>
<p>Eppure, <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2011/11/andiamo-avanti-cos%C3%AC-facciamoci-del-male.html" target="_blank">come fa rilevare Quintarelli</a>, per lo Stato italiano sono <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2011/11/con-le-nuove-regole-fisco-ammazzastartup-come-costringere-le-startup-ad-emigrare.html" target="_blank">la stessa medesima cosa</a> e questo crea notevoli problemi perché rischia di castigare e fare scappare coloro che volessero iniziare nuove attività imprenditoriali, in particolare nel campo dell’alta tecnologia.</p>
<p>E’ normale per una start up avere un periodo iniziale (generalmente un paio di anni) di profondo rosso, ma questo, per il fisco italiano, equivale ad una società di comodo che, tramite perdite fittizie, permette di occultare capitali per evitare che vengano tassati. Lotta dura all’evasione fiscale, ma altra cosa è penalizzare chi, nel rispetto delle regole, decide di investire, creando occupazione e sviluppo, perché se sei considerato società di comodo, non puoi detrarre le perdite pregresse e neppure l’IVA.</p>
<p>Il problema è che il sistema italiano si fonda tutto sulla “presunzione”. Effettuare le verifiche del caso è impegnativo e costoso, allora: tutte le aziende che hanno 3 anni in perdita oppure due anni in perdita e un anno con un profitto inferiore a quanto “previsto” dallo Stato, sono considerate società di comodo. Per evitare questa presunzione, l’imprenditore deve dimostrare (in quanto “presunto colpevole”) la sua innocenza. Tale dimostrazione avviene tramite una sorta di “entità astratta”, ovvero <a href="http://www.investireoggi.it/fisco/societa-di-comodo-2011-le-novita-introdotte-dalla-manovra-finanziaria/" target="_blank">“l’istanza di interpello disapplicativo”</a>, in pratica altra burocrazia inutile, nonostante già nel 2006 fosse stata varata da Visco e Bersani una legislazione <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-08-31/scioglimento-societa-comodo-084220.shtml" target="_blank">molto stringente per le società di comodo</a>.</p>
<p>Il prossimo governo si preoccupi pure di questo.</p>
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