‘Viaggio nel Nord tradito’
postato il 19 novembre 2011 da RedazioneL’intervento all’Assemblea nazionale del Terzo Polo, alla Fiera di Verona
L’intervento all’Assemblea nazionale del Terzo Polo, alla Fiera di Verona
L’interista su QN a Pier Ferdinando Casini di Pierfrancesco De Robertis
Presidente Casini, dopo la riunione con gli amici del Terzo Polo sarete di certo andati al ristorante. L’ha trovato pieno?
«Guardi, lasciamo stare le battute. Vedo che nella mia parrocchia aumentano quelli che vengono a prendere il pasto della Caritas, vedo la gente preoccupata perché non riesce a trovar lavoro ai propri figli di trent’anni. Questo vedo, più che ristoranti pieni».
Si apre una settimana parlamentare decisiva. Lei ne ha viste passare tante: Berlusconi cade o la sfanga anche stavolta?
«Ma, non so. Il punto comunque non è se Berlusconi cade questa settimana, la prossima o tra un mese. Il punto è che abbiamo un terribile problema con l’Europa, che si chiama credibilità. Loro ce lo fanno capire a volte anche in modo poco carino, ma la colpa è nostra».
Voi e le altre opposizioni insistete molto nel chiedere al Cavaliere un passo indietro. Non è che così lo fate arroccare sempre più?
«Noi siamo opposizione, e facciamo il nostro mestiere. Oggi la novità è un’altra, e cioè che a chiederglielo sono tanti che lavorano fianco a fianco con lui. Berlusconi forse senza rendersene conto sta divenendo il capro espiatorio per problemi che non sono tutti riconducibili a lui. Voi sentite un riflesso molto limitato di quello che sentiamo noi nei commenti privati».
Se martedì sul rendiconto il premier risolverà un appello al vostro senso di responsabilità per non affossare l’Italia, che cosa farete?
«E’ una posizione gravissima perché dimostra che invece di prendere atto della realtà, il presidente del consiglio utilizza una necessità del Paese come scudo per continuare questa marcia dissennata verso il nulla». [Continua a leggere]
Con i licenziamenti serve il salario minimo, troppo poco sulle pensioni
L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su ‘Il Sole 24 Ore’ di Barbara Fiammeri
“La non credibilità di questo governo è nei fatti. Nonostante il via libera della Ue alla lettera di impegni e il costante lavoro della Bce per calmierare i tassi, oggi per vendere i nostri titoli pubblici siamo stati costretti a offrire un rendimento record, oltre il 6%”.
Il riferimento di Pier Ferdinando Casini è all’asta dei Btp a medio e lungo termine che si è conclusa in mattinata. Il leader dell’Udc scuote la testa lasciandosi cadere sul divano del suo ufficio all’ultimo piano della Camera. Le ultime battute del premier sull’euro («moneta strana che non ha convinto nessuno») le commenta con amara ironia: «A forza di dire sciocchezze in libertà, non meravigliamoci poi degli sberleffi di Sarkozy». Casini resta convinto che senza l’uscita di scena di Silvio Berlusconi e la nascita di un governo di «responsabilità nazionale», l’Italia rischia di precipitare.
Perché è così scettico?
“Berlusconi ha bisogno di prendere tempo. È l’unica cosa che gli interessa. La lettera di impegni alla Commissione Ue rimarrà inattuata, il governo cadrà tra non molto, non appena i tempi consentiranno al premier di poter scongiurare un’alternativa e il documento consegnato a Bruxelles si trasformerà nell’ennesima promessa elettorale del Cavaliere. Il governo già non c’è più. Per evitare una crisi immediata hanno rinviato l’approvazione del decreto sviluppo e hanno alleggerito il calendario della Camera dove continuano ad andare sotto nonostante la massiccia presenza dei ministri. Siamo arrivati al punto che per evitare nuove sconfitte l’esecutivo appoggia mozioni dell’opposizione come è avvenuto su quella dell’Idv relativa ai finanziamenti del Ponte sullo stretto”. [Continua a leggere]
L’opposizione ha mostrato grande amore per l’Italia
Ci vuole più amore e rispetto per l’Italia. Sfido chi conosce i fatti degli uomini della politica e del mondo a cercare un altro Paese dove in pochi giorni l’opposizione ha consentito di fare una manovra che non condivideva, rinunciando alle sue legittime rivendicazioni. Questa opposizione ha mostrato grande amore per l’Italia e gli italiani. Qui l’unica cosa irresponsabile e’ l’atteggiamento della maggioranza. Se c’è chi ritiene che le cose vadano bene il governo andrà avanti perché ha la maggioranza siamo all’irresponsabilità perché dietro l’angolo c’e’ la Grecia.
Quando la maggioranza non ascolta e non fa un doppio passo indietro, si assume la responsabilità di andare avanti su un percorso che prego non sia accidentato per il nostro Paese, ma lo temo.
Pier Ferdinando [Continua a leggere]
Signor Presidente, il mio gruppo, l’Unione di Centro per il Terzo Polo, voterà convintamente «no» a questa votazione sulla questione pregiudiziale di costituzionalità. Noi condividiamo pienamente il giudizio che ha dato adesso l’onorevole Ventura ma sintetizzando la cosa potremmo dire: «meglio una cattiva manovra che nulla». [Continua a leggere]
L’intervento integrale [Continua a leggere]

Pubblichiamo da ‘Il Riformista’ l’intervista al leader Udc Pier Ferdinando Casini
di Sonia Oranges
Pier Ferdinando Casini liquida la manovra in discussione al Senato come un’operazione «Senza interventi strutturali e dai saldi incerti». Parla anche dei guai dell’Europa e della scarsa competitività italiana. Rimarca sulla tradizione dei Comuni nostrani e sull’indifferibilità della revisione del sistema pensionistico, storce il naso all’idea di eurobond come scorciatoia per proseguire la politica dell’indebitamento e sulle privatizzazioni si augura che «per far cassa non si svenda il Paese».
Il presidente dell’Udc Pier Ferdinando Casini parla al presente ma ragiona su un futuro, lontano ma non remoto, che veda protagonista un grande partito dei moderati. E infiamma la platea della Summer school of future organizzata dal suo partito a Priverno, in provincia di Latina. Certo gioca in casa, con giovani e meno giovani che fanno a gara per stringergli la mano e strappargli una foto ricordo, e che indiscutibilmente lo riconoscono come leader. Mentre lui, paradossalmente, riflette su un mondo con meno leadership e più politica, in cui i contorni di destra e sinistra sfumino nel rosso e bianco dello scudocrociato che ancora campeggia sul suo simbolo.
Un mondo senza Berlusconi?
Questa maggioranza ha perso la bussola. Siamo alla fine di un’epoca e di un ciclo politico. Quale futuro ci attende? Anzitutto, diciamo che il berlusconismo senza Berlusconi non può esistere. L’idea che cambiando i nomi si possa salvare un modello politico, è un grave errore. E mi auguro che Alfano e la classe dirigente del Pdl ne siano consapevoli. Bisogna dire addio all’illusione del demiurgo, ai plebisciti e a quel concetto di successo tanto distante dal sistema di valori cattolici.
Già, i cattolici. La Cei non smette di sollecitarne l’impegno in politica.
In politica c’è bisogno di linfa nuova, è una necessità che vale per totti. E il Terzo Polo riuscirà a far bene soltanto se si darà una possibilità in questo senso. Nella seconda Repubblica, abbiamo vissuto la diaspora dei cattolici, che ha azzerato l’unità del passato. Oramai i cattolici militano in totti i partiti rappresentati in parlamento e credo sarebbe difficile riproporre il vecchio modello del partito esclusivo dei cattolici. Questa presenza trasversale è emersa nella discussione di provvedimenti come la fecondazione assistita e il testamento biologico. Mi domando se si può fare di più, se il contributo dei cattolici nella società italiana non pos sa essere maggiore e più influente, presentando un progetto ed una visione per il Paese. Per tolto il Paese.
Pubblichiamo da ‘La Stampa’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini
di Ugo Magri
Roma – Berlusconi la smetta di giocare a nascondino. Prenda l’iniziativa. Rifiuti di subire i veti della Lega. E se troverà il coraggio di chiedere all’Italia i sacrifici necessari con misure veramente serie ed eque, allora troverà pure i voti che gli servono in Parlamento», assicura Pier Ferdinando Casini, leader del Terzo Polo.
Un momento, scusi: la manovra del governo non è già abbastanza severa? Qui si parla di 45 miliardi levati dalle nostre tasche…
«Intanto faccio notare che le tensioni interne alla maggioranza rischiano di rendere tutto quanto inutile, sacrifici compresi. L’Europa ci tiene d’occhio, certi atteggiamenti divaricati non sfuggono. Hanno fatto di corsa la manovra per dare un segnale ai mercati e a chi compra i nostri titoli di Stato, in primis la Bce. Ma oggi la babele di linguaggio nella maggioranza è tale che rischia di azzerare i vantaggi della rapidità».
Fantastico. E poi?
«La manovra è iniqua. Colpisce quanti non evadono nemmeno un euro. Non si capisce perché chi circola in yacht con un reddito dichiarato di 30 mila euro non debba pagare niente, e lo Stato se la prenda con i soliti che è più facile spennare».
Cioè i redditi sopra i 90 mila euro. Però il governo pare intenzionato a salvare chi ha figli a carico.
«Il quoziente familiare mi va benissimo, ma è la tassa che va levata. Colpisce il ceto medio e finisce per rendere addirittura più equa la patrimoniale».
Quindi pure lei la pensa come Montezemolo…
«Con tutto il rispetto per Montezemolo, già due mesi fa in Parlamento io dissi: chi più ha più deve dare. La patrimoniale è un nome odioso, ma un prelievo sulle grandi ricchezze sarebbe la cosa giusta».
Allora anche la Chiesa dovrebbe pagare l’Iva, dicono dal fronte laico…
«Ma che laicismo, questo è anticlericalismo d’accatto. Si ignora la straordinaria dimostrazione giornaliera di solidarietà da parte del volontariato, la supplenza che viene svolta nei confronti di uno Stato assente. Via, non si può considerare la Chiesa alla stregua di un imprenditore immobiliare…».
Torniamo alla manovra. Dove trovare le risorse per renderla più equa?
«Si potrebbe agire sull’Iva, piccolissimi aggiustamenti a livello di decimale sull’aliquota del 20 per cento. Oppure, meglio ancora, si possono fare quelle riforme strutturali che l’Europa ci chiede, e sono assenti da questa manovra. Incominciando dalle pensioni. L’adeguamento dell’età pensionabile alla durata della vita è ormai ineludibile, per uomini e donne».
Lei si sta attirando i fulmini della sinistra. [Continua a leggere]
Via il contributo di solidarietà
Questa manovra esige più serietà da parte dei protagonisti della politica visto che non si capisce ancora cosa pensa il partito di maggioranza relativa. E’ un ‘vorrei ma non posso’ del governo contraddetto continuamente dai loro stessi parlamentari. Con la manovra viene massacrato il ceto medio, cioè coloro che fino all’ultimo pagano le tasse. Per noi la premessa e’ una sola: cancellare il contributo di solidarietà perché se il quoziente familiare può lenire la ferita, la ferita prima deve essere cancellata.
Sarebbe stata molto più giusta un’imposta patrimoniale sulle cose, piuttosto che colpire i soliti noti, piuttosto che colpire il ceto medio che tira la carretta e non evade neanche un euro ma viene penalizzato perché la politica non fa scelte serie.
Pier Ferdinando
Via il contributo di solidarietà, si alzi l’Iva e si riformino le pensioni
L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su ‘Il Corriere della Sera’ di Monica Guerzoni
Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc e del terzo polo, non volta le spalle al governo nel momento dell’emergenza. Ma contesta con forza i sacrifici imposti alle famiglie e al ceto medio e lancia una «grande mobilitazione» per convincere Berlusconi e Tremonti a fare marcia indietro sul contributo di solidarietà.
L’Udc voterà la manovra, presidente?
«Per noi è invotabile, non è nel novero delle cose possibili. Perché mai dovremmo approvarla? È una stangata che la gente per bene non si meritava. Colpisce i soliti noti e non stana Invasione spaventosa che c’è. Chiede sacrifici al ceto medio e alle famiglie, ma soprattutto a coloro che nella loro vita non hanno mai evaso dieci lire. È veramente una cosa iniqua».
Il cuore del premier gronda sangue…
«Per anni Berlusconi si è vantato che non avrebbe mai messo le mani nelle tasche degli italiani, ora invece ce le ha messe davvero. Se il governo vuole la collaborazione dell’Udc e del terzo polo, questa manovra va cambiata profondamente».
In che modo?
«Spazzando via il contributo di solidarietà e salvaguardando quella platea di ceto medio che non ha niente a che fare con le grandi ricchezze. Se noi riteniamo una grande ricchezza un italiano che guadagna 4.000 euro o poco meno al mese, ha la moglie che non lavora e due figli a carico, abbiamo un’idea particolare del Paese». [Continua a leggere]
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