Tutti i post della categoria: Giovani

Non esistono strade “facili”, facciamo spirare il vento del cambiamento

postato il 25 gennaio 2011 da Redazione

Leggendo le vicende degli ultimi giorni, sembra di essere arrivati a toccare il fondo e,una volta arrivati lì, di aver iniziato a scavare. Ogni giorno una notizia nuova, altri particolari scabrosi di vicende che, francamente, al Paese non servono. Un particolare, però, mi ha colpito più di tutti: leggere che c’è un padre che incita la propria figlia ad intraprendere una strada più “facile”, per arrivare al successo. Fa rabbrividire.

Sono cresciuta in una famiglia in cui mi è stato insegnato a coltivare valori come il rispetto, la legalità, la dignità della persona. Queste, per me, non sono parole vuote, ma sono il fondamento della mia formazione.

Ed oggi, che ho 18 anni, e mi accorgo di avere la stessa età di Ruby, soffro nel vedere certe cose. Rimango indignata, allibita, sconvolta.

Soffro nel vedere un Paese in cui tutto è lecito, dove non c’è più alcun limite e alcun freno. E’ un Paese in cui l’ambizione e la brama del successo hanno calpestato l’etica e la morale, dove la legalità è una parola inflazionata, da scrivere su qualche muro, su qualche volantino o su qualche programma elettorale. Mi preoccupa che non ci sia più indignazione.

Ma davvero l’unica soluzione per raggiungere i propri obiettivi è tentare scorciatoie eticamente discutibili?

Non è certo mia intenzione parlare di etica, del suo rapporto (spesso ignorato, per comodità) con la politica. Il mio è, più che altro, una sconsolata presa di coscienza ma, allo stesso tempo, una sorta di appello. Sono convinta che tutti, donne e giovani in particolar modo, si sentano ancora offesi come me da queste notizie e credo ancora che ci sia qualcuno ancora in grado di indignarsi, di vergognarsi per ciò che accade.

C’è bisogno di uno scatto d’orgoglio e spero che questa triste storia possa servire almeno ad innescare il cambiamento che attendiamo da così tanto tempo.

C’è ancora chi, come me, fiero dell’educazione ricevuta, vuole dimostrare che non tutto in questo Paese è da buttare. Forse, dai giovani e dalle donne, nascerà il vento del cambiamento.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Marta Romano

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Il governo è occupato solo a difendere Berlusconi

postato il 22 gennaio 2011 da Redazione

Il vero scandalo che c’è è che abbiamo un Governo mobilitato a 360 gradi per difendere Berlusconi dai suoi ‘bunga bunga’ mentre il Paese va a rotoli. Gli uomini del Governo e del Pdl sono tutti impegnati nei talk-show per spiegare come erano le serate del bunga bunga e le bugie dei magistrati.
Il Governo non c’è, non si stanno occupando dei problemi del Paese mentre cresce la disoccupazione, i giovani non hanno prospettive, le imprese chiudono. Quando gli italiani capiranno – come credo che stiano capendo- che serve un governo che risolva i problemi del Paese, capiranno il fallimento di questa stagione.

Pier Ferdinando

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Se la maggioranza vuole andare al voto, noi siamo pronti

postato il 17 gennaio 2011 da Redazione

L’intervista al Tg3

Se la maggioranza vuole confessare il proprio fallimento rispetto ai problemi del Paese e vuole andare a elezioni anticipate noi siamo pronti.  Se invece spera che un partito per evitare le elezioni sia pronto a qualsiasi cosa, noi non rispondiamo a questo indirizzo. Noi non offriamo niente al governo: offriamo un patto agli italiani, ed è una cosa ben diversa. Vogliamo un piano contro la disoccupazione giovanile, che dia detrazioni fiscali a chi assume i giovani, vogliamo la partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa. Perché non si parla queste cose? Non possiamo continuare ad accettare che l’agenda dei problemi degli italiani venga dopo quella di alcuni.

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Giovani, formazione e lavoro: ciò che non dovrebbe accadere (ed invece accade) in Lombardia

postato il 3 gennaio 2011 da Redazione

Nella grande “trottola” del mondo della formazione, fatta di slogan evanescenti, santuari della precarietà, attese infinite ai call center, propongo il caso della mia amica “Francesca” che ho intervistato nel corso del mio lavoro presso la CISL. Sarò prolisso ma ci tenevo a non tralasciare nulla, di modo che potrete scoprire una selva di regole poco chiare, fondi inesistenti, ascoltare il calvario di una ex interinale poco più che ventenne e trarre spunti di vita reale, non poi cosi distanti dal recente messaggio di auguri del Presidente Napolitano.

 

Per combattere la crisi la Regione Lombardia ha approntato nel 2009 una misura finanziaria a favore del reinserimento lavorativo dei lavoratori disoccupati, stanziando un fondo che viene erogato per decreto “almeno” una volta all’anno: il “Sistema Doti”.

Sul sito della Regione si legge:

Contattando un centro accreditato da Regione Lombardia per i servizi al lavoro si trova un aiuto concreto per scegliere il percorso più adeguato alle proprie esigenze”.

Chi sono questi centri accreditati? Gli “Enti di formazione accreditati dalla Regione” , sono agenzie private e Centri per l’impiego pubblici che aderiscono al programma di riqualificazione organizzando corsi di formazione e “servizi al lavoro” per le categorie di disoccupati e inoccupati in possesso dei requisiti previsti dal bando.

Christian: Ma quanto è efficace questa misura?

Francesca: In possesso dei requisiti, ad aprile mi sono recata presso un Ente accreditato di Monza in cui l’operatrice, dopo avermi registrata, mi ha consigliato di registrarmi anche presso un Ente di Milano, in quanto i fondi si esauriscono molto rapidamente (in circa una settimana l’intero stanziamento erogato per tutto il territorio della Regione) e “prima vanno su Milano, mentre alle altre province arrivano le briciole”). Previsione sullo “sblocco” delle prossime doti:  “da metà a fine maggio”.

Nella stessa settimana ho preso quindi un appuntamento con un Ente di Milano che offriva un corso di formazione nell’area di mio interesse: operatore di asilo nido. L’operatore mi ha detto che nella settimana successiva sarei stata contattata da una collega che mi avrebbe fissato un appuntamento per la presentazione dei documenti necessari e l’invio telematico della Domanda di dote.

Al venerdì successivo ancora nessuno mi aveva contattata, e alla mia richiesta di informazioni lo stesso operatore mi ha ribadito di attendere la chiamata della collega. Nelle 2 settimane seguenti di attesa ho ottenuto sempre la medesima risposta. La tanto sospirata chiamata è arrivata circa 15 giorni più tardi e solo per aggiungere una beffa al disservizio: lo scopo era solo quello di stabilire in quale delle loro sedi avrei tenuto il colloquio! Mi hanno assicurato che quando pronti, mi avrebbero chiamata per concordare l’appuntamento.

Per fortuna il colloquio mi è stato dato “solo” una settimana più tardi. Credevo a quel punto di avere finito il mio calvario e speravo di raggiungere in breve un concreto risultato, e invece… Il colloquio atteso per circa un mese (ormai era giugno), è durato cinque minuti esatti.

La prima cosa che mi è stata precisata è: “Non siamo un’agenzia interinale, quindi non mettiamo in comunicazione domanda e offerta, ma eroghiamo servizi al lavoro quali consulenze, aiuto nella compilazione del cv, possibilità di mandare fax e fare telefonate dall’ufficio anziché a spese proprie”. (Tutto ciò mi sarà poi smentito nei fatti…)

La ragazza mi ha poi spiegato l’iter: le doti attese per maggio non erano state erogate e quindi si pensava già a settembre. Dopo l’eventuale  ottenimento della dote avrebbero aperto le iscrizioni ai corsi e al raggiungimento del minimo numero di iscritti avrebbero dato il via alle lezioni.

Relativamente al corso, mi ha consigliato di scegliere un corso di costo non superiore ai 1.500 euro perché su 3.000 euro di dote il costo dei servizi al lavoro da loro erogati era di 1.470 euro (in altri termini, la metà dei fondi destinati al lavoratore in realtà foraggiavano l’ente).

Mi promette poi che mi avrebbe richiamato per compilare la domanda di dote, documenti alla mano.  Delusissima e anche notevolmente irritata per avere sprecato un mese di tempo per niente, e senza la minima intenzione di dare ulteriormente retta alla stessa agenzia, decido di rivolgermi ad altri. Mi trovo quindi un altro corso, e mi rivolgo quindi per l’ennesima volta ad un nuovo ente, il terzo.

Christian: Una ricerca da fare da soli?

Francesca: Sul corso “destinato agli interinali” ho chiesto maggiori info, infatti sul sito della Regione non veniva fatta alcuna distinzione, né tantomeno esisteva un elenco con filtri.

Mi è stato risposto, con un tono grottescamente serio, che il “consiglio” che mi poteva dare era di selezionare tutti i corsi di mio interesse ed iniziare a chiamare uno per uno i vari enti. (e qui mi ricollego ai famosi servizi:”fare le telefonate dal nostro ufficio anziché a spese proprie”: un corno!).

Dopo avergli risposto che fino a quella soluzione ci arrivavo già benissimo da sola, la mia successiva domanda è stata: se loro per ipotesi il giorno seguente avessero ricevuto domanda per lo stesso corso da parte di un numero sufficiente di ex–interinali avrebbero fatto partire il corso? Risposta: SÌ.

La mia ultima osservazione è stata che come lo facevano loro, anche dagli altri enti sarebbe stata la stessa cosa.

Quello che ho ottenuto è stato un ultimatum, ossia che loro avrebbero tenuto in stand by la mia domanda per darmi la possibilità di trovare un nuovo ente, in caso contrario avrei potuto mantenerla da loro con l’unica speranza di poter fare il corso se si fossero iscritti altri ex interinali. Ultimatum ridicolmente stretto, infatti mi chiedeva di dargli la risposta il giorno dopo.

Il mio problema adesso era che entro il giorno dopo non avrei di sicuro avuto la risposta, perché mi dovevo cercare il corso, e l’indomani sarei partita per una settimana in Africa, non avrei certo fatto telefonate intercontinentali, specialmente avendo già saggiato la competenza degli interlocutori.

Adotto quindi l’unico sistema che mi consentiva di contattare a tappeto: le email. Dei vari enti contattati uno solo mi risponde positivamente, ossia che aveva corsi in partenza a cui potevano partecipare anche gli ex-interinali.  Tornata a casa, quindi, li contatto telefonicamente e spiego loro la mia situazione. A sentire che avevo in mano il foglio con il PIP, la ragazza si allarma e mi dice che se ho un foglio in mano significa che la domanda è stata inoltrata e che quindi non mi posso più iscrivere da loro.

Ormai decisamente irritata, ed a luglio, ho iniziato una serie di telefonate tra l’uno e l’altro ente (in quanto alle mie mail non ricevevo altra risposta se non la conferma di lettura), esattamente come il gioco dello “scemo in mezzo”.  Alla fine ho deciso di mettere un termine a questo rimbalzo di responsabilità dando credito all’ipotesi che meglio si adattava con la mia necessità. Prendo quindi per attendibile la campana dell’ente n. 3 – ossia domanda non inoltrata – e mi faccio dare un appuntamento definitivo dall’ente n. 4.

La signorina mi convoca per la settimana seguente, ripeto tutto l’iter che ormai conoscevo a memoria e finalmente vedo il momento cruciale dell’invio telematico della domanda.  Mi aspettavo che in quell’istante apparisse anche la Madonna, o perlomeno qualche Arcangelo, ma siccome tale miracolo non è successo evidentemente avrei dovuto intuire che non ero ancora alla fine del tunnel.

Mentre compila la pratica, l’operatrice mi rassicura dicendo che, anche se le richieste per il corso di mio interesse non raggiungevano ancora la soglia minima di certo sarebbero stati in grado di raccogliere il numero minimo di allievi per fare partire il corso a settembre, in quanto le doti per gli interinali erano aperte da novembre e “chissà per quanto tempo ancora andranno avanti”.

Mi comunica che ho diritto anche ad un’indennità di circa 600 euro, come calcolato dal terminale, poi improvvisamente ha un’espressione corrucciata. Dapprima mi chiede di aspettare un momento e chiede la consulenza di una collega per svelarmi quindi il motivo di tanta perplessità: il terminale ha comunicato che le doti sono esaurite!!!!!!!

La perplessità sta nel fatto che il calcolo dell’indennità viene fatto necessariamente dopo l’assegnazione della dote, stornando i costi del corso e dei servizi al lavoro.

Parte la telefonata alla Regione, con la solita attesa allietata dalla musica, e l’operatrice all’altro capo del cavo risponde che anche il giorno prima era capitata lo stesso problema ad un’altra persona e che poi era stato risolto. Avrebbero loro (Regione) informato l’ente circa la risoluzione.

L’operatrice quindi mi comunica che avrei dovuto tornare un altro giorno per la firma di un documento definitivo di cui tutt’ora ignoro la natura, e che mi avrebbe tempestivamente contattato non appena avesse avuto notizie dalla regione.

Mentre mi dirigo alla stazione sotto il solleone del luglio milanese mi suona il cellulare: è la stessa ragazza che mi comunica: “Le doti sono terminate questa mattina. Mi dispiace molto.”

Bisogna attendere il nuovo bando che dovrà uscire con le nuove doti, forse a settembre, e che fino a quel momento nessuno saprà nulla. Aggiunge anche che tutte le iscrizioni fatte presso tutti i vari enti non hanno alcun valore perché la mia domanda alla fine non è stata accolta e quindi è come se io non fossi mai passata né da loro né dagli altri.

RISULTATO:

Il sito della Regione sostiene che il sistema doti serve per favorire il reinserimento lavorativo dei disoccupati e inoccupati tramite la riqualificazione delle loro competenze.

Io ho iniziato ad iscrivermi presso gli enti accreditati ad aprile, ho trovato un’incompetenza totale che mi ha rimbalzato fino alla metà di luglio, quindi per tre mesi durante i quali non ho ricevuto il minimo servizio al lavoro, inteso perlomeno come le informazioni corrette e necessarie. Ho speso soldi miei in telefonate, biglietti del treno e del metrò. Solo per recarmi da ogni ente che ho visitato ho speso per ciascuno 8.20 euro in trasporti. Ho perso quattro pomeriggi presso le loro sedi, più un numero che non so quantificare a cercare informazioni e corsi sul sito della Regione.

A metà luglio mi vengono a dire che le doti sono terminate nella mattinata, quasi un rimprovero per essermi mossa tardi. Chi controlla l’operato di questi enti, visto che non ho un mezzo per dare un feedback negativo sull’attenzione che mi è stata rivolta? Probabilmente questi enti avranno un form di feedback sul corso erogato, ma sui loro servizi? O più specificamente si considerano solo i servizi che loro erogano a partire dal momento in cui il disoccupato ottiene la dote, alias loro vengono pagati?

Posto che nella dote non ci spero più, voglio deliziarvi con l’ultima perla: Per la cronaca, a me il corso serve per davvero e sebbene ne abbia cercato uno a pagamento di tasca mia i costi sono troppo elevati per le mie tasche (ma suppongo non solo per le mie, in pratica 120 ore mi costerebbero come un anno e mezzo di università pubblica). Visto che ormai l’unica cosa è aspettare il bando nuovo di settembre, in cui POTREBBE DARSI che venga abolita l’assurda discriminazione degli ex-interinali, ho contattato un quinto ente, tanto ormai avendo già perso tutto non ho più niente da perdere.

E qui la chicca: anziché essere loro a darmi info sui corsi, i bandi, le doti etc., ho dovuto dargliele io e… spiegargli pure cosa è un lavoratore interinale.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Christian Condemi

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Grazie Napolitano, dialogare con gli studenti è un dovere

postato il 22 dicembre 2010 da Redazione

Al Capo dello Stato dobbiamo dire una sola parola: grazie! Aver ricevuto gli studenti e’ stato un gesto di grande sensibilità ed indica a tutti noi la strada giusta: dialogare con gli studenti non e’ una possibilità ma per una classe dirigente un dovere.

Pier Ferdinando

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La violenza può uccidere le ragioni della protesta

postato il 21 dicembre 2010 da Redazione

L’intervista al Tg5

C’e’ una forte protesta sociale nel Paese. I giovani sono sempre andati in piazza. E’ legittimo che lo facciano. Ma devono stare molto attenti a non farsi strumentalizzare dai violenti.
Alla violenza bisogna dare una risposta compatta e unitaria. La violenza può uccidere anche le ragioni della loro protesta

Pier Ferdinando

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Pier Ferdinando Casini ospite di ‘Radio Anch’io’

postato il 21 dicembre 2010 da Redazione

Ospite di ‘Radio Anch’io’, Pier Ferdinando Casini risponde alle domande  del direttore de ‘Il Sole 24 Ore’ Gianni Riotta, del direttore di ‘Libero’ Maurizio Belpietro e dei radioascoltatori sui principali temi di ’attualità politica: dal futuro della legislatura, al sostegno sollecitato dal premier Berlusconi dopo la nuova fiducia, dalle proteste studentesche contro la riforma dell’Università, alla crisi internazionale.

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Giovani, università, futuro: una pagina di Don Milani ci salverà

postato il 20 dicembre 2010 da Redazione

Migliaia di giovani sono riuniti nelle scuole e nelle università occupate per progettare e pianificare la protesta contro la riforma del ministro Gelmini. Questi giovani sono guardati talvolta con occhio benevolo, specie da chi condivide la maledetta precarietà, ma il più delle volte con biasimo paternalista se non con esplicito disprezzo da chi in questo momento detiene il potere e più in generale da quel mondo degli adulti che è ampiamente responsabile del furto di speranze e futuro.

A questi giovani che si appassionano, che vogliono urlare la loro rabbia contro i ladri di futuro vorrei potesse tornare a parlare don Lorenzo Milani. Il Priore di Barbiana se fosse vivo, si scrollerebbe di dosso l’inutile aureola veltroniana e con la sua tonaca consunta si presenterebbe in un’aula per dire una parola ferma e chiara ai giovani e per dare un sorriso paterno che sa di Dio. Prima di dire qualcosa don Milani appenderebbe alla parete dell’aula il famoso cartello con il motto dei giovani americani “I care” per ricordare a tutti  nella scuola, nell’università e nella vita che è necessario interessarsi, appassionarsi, prendere a cuore. Poi direbbe a questi giovani che “dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole)”  e che “quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siamo cambiate”. Gli ricorderebbe anche che la Costituzione offre loro due leve per cambiare le cose cioè il voto e lo sciopero, ma che faranno cosa ancora più grande se con la parola e l’esempio riusciranno a far cambiare idea a tanti. Prima di lasciarli partire per la piazza farebbe l’ultima raccomandazione ricordando a ciascuno di loro che sono tutti sovrani e che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto, e con una benedizione nel cuore e lo sguardo di un padre gli direbbe che la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato.

Purtroppo in queste ore nelle aule dove gli studenti sono riuniti in assemblea non entrerà nessun don Milani per ascoltarli e dialogare con loro e resteranno soli a rimestare gli insulti di La Russa e le farneticazioni di Gasparri, e poi sarà ancora piazza, sarà scontro, sarà un urlare più forte contro chi non vuole nemmeno sentire, nella speranza che l’Italia, che già piange il dialogo, non debba versare le proprie lacrime sul sangue di uno studente o di un poliziotto.

Cari studenti, in queste notti passate a scuola o all’università trovate il tempo per leggere una pagina di don Milani, fatevi scuotere da quel prete-maestro di montagna che ha ancora da dirci qualcosa sulla politica, sulla scuola e sulla vita; e alla manifestazioni brillerete di luce diversa perché non sarete una vile teppaglia ma cittadini sovrani che reclamano futuro, giustizia e libertà.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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Annozero, sbagliati i toni di La Russa

postato il 17 dicembre 2010 da Redazione

Ieri ad Annozero sono rimasto colpito dai ragazzi in studio, che sugli scontri avvenuti a Roma il 14 dicembre hanno dimostrato una grandissima difficoltà a fare autocritica.
A maggior ragione, però, ha sbagliato il ministro della Difesa La Russa, che in trasmissione ha usato toni che incendiano. Chi è padre deve far ragionare i ragazzi sugli errori: La Russa poteva anche avere una parte di verità, ma la forma in queste occasioni è sostanza.
Io parlo con le mie figlie e difficilmente chiudiamo una discussione in accordo, ma dobbiamo capire che noi alla loro età eravamo fatti così, pensavamo di avere sempre ragione. Detto questo, la violenza non è mai legittimata.

Pier Ferdinando

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Per l’OCSE la pressione fiscale sale e per i giovani non ci sono buone notizie

postato il 16 dicembre 2010 da admin

L’OCSE ha pubblicato uno studio dal quale si evince che la pressione fiscale in Italia è elevatissima, pari al 43,5% del PIL (l’anno precedente era al 43,3%), che ci colloca al terzo posto nel mondo. Questo rapporto contraddice palesemente quanto era stato promesso dal governo, ovvero diminuire la pressione fiscale.

A giugno di questo stesso anno, avevamo denunciato che la pressione fiscale in Italia andava aumentando e non certo diminuendo come vuole fare credere certa propaganda, e lo avevamo fatto citando fatti e non parole vuote. Già all’inizio dell’estate, infatti, avevamo dato grande attenzione agli studi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, i quali avevano rilevato che eravamo primi per la pressione fiscale come affermava Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, andando ben oltre i valori rilevati dall’OCSE, infatti, se consideriamo la pressione fiscale sulla sola componente del Pil che le imposte le paga per davvero, ossia sulla componente depurata della quota stimata di economia sommersa, si vede chiaramente come la pressione fiscale ”reale” in Italia sia superiore: 51,6% nel 2009 rispetto al 50,8% nel 2008, e quindi ben al di sopra del risultato rilevato dall’OCSE (pari al 43,5%).

Come mai questa divergenza tra i dati dell’OCSE e i dati del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti?

Questa differenza è legata alla componente di economia sommersa stimata in Italia, che e’ percentualmente piu’ rilevante di quella di tutti gli altri Paesi europei, esclusa la sola Grecia; in concreto significa che a causa dell’evasione e del sommerso i lavoratori onesti pagano molto di più, e l’indice della pressione fiscale ”reale” cresce significativamente di piu’ di quello che accade con riferimento ad altri Paesi.

A conferma di quanto affermato, possiamo anche citare uno studio della CGIA di Mestre che affermava la stessa cosa e che quantificava il sommerso in Italia pari a 250 miliardi di euro nel 2009.

Quando abbiamo dato grande risalto a questi dati, all’inizio dell’estate, ci augurammo che il governo non li sottovalutasse, ma anzi intervenisse al più presto, purtroppo la nostra speranza è stata disattesa. Oggi non solo vediamo confermati i nostri timori dallo studio dell’OCSE, ma questo stesso studio getta una luce sinsitra sul futuro dell’Italia, perchè denuncia la situazione gravissima in cui versano i giovani e il mondo del lavoro: l’Italia è al penultimo posto tra i 33 Paesi membri per quanto riguarda il tasso dell’occupazione giovanile. Se guardiamo le cifre, osserviamo che in Italia solo il 21,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è occupato, contro una media Ocse del 40,2%.

E non è tutto, perchè l’Italia ha anche il minor tasso di occupati tra i giovani laureati e la maggior percentuale di giovani «falsi autonomi»: infatti nel 2008 circa il 10% dei giovani occupati italiani risultava autonomo ma senza dipendenti, contro una media del 3% nell’Ue. Che significa “falso autonomo”? Sostanzialmente che è sempre più diffuso il caso in cui aziende assumono giovani ma li costringono ad aprirsi la partita iva, in tal modo l’azienda non ha obblighi verso il giovane, ma anzi può scaricarlo in ogni momento. Tra gli occupati inoltre, riporta ancora lo studio, il 44,4% ha un impiego precario, e il 18,8% lavora part time.

Sono cifre allarmanti, che ci fanno temere per il futuro dell’Italia: sia perchè i giovani sono il futuro, sia perchè se non si da una scossa al mondo del lavoro, sono a rischio anche i conti pubblici dell’Italia stessa. Serve quindi che il governo adesso agisca, proponendo delle riforme concrete e una seria e credibile politica economica e del lavoro.

Flessibilità e svecchiare il mondo del lavoro si, ma senza che questo diventi sfruttamento.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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