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	<title>Pierferdinando Casini &#187; Esteri</title>
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		<title>I messaggi di Gheddafi e le nostre risposte</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La visita di Gheddafi in Italia ha confermato lo spettacolo imbarazzante, l’ennesimo, a cui il nostro paese è sottoposto, come conseguenza della spregiudicata politica estera, sempre più incentrata sui rapporti unilaterali, che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi porta avanti. La seconda visita di Gheddafi in Italia ha celebrato lo storico trattato di amicizia stipulato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/Gheddafi-G8-41.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10236" title="Gheddafi G8-4" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/09/Gheddafi-G8-41-e1283337114611-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" /></a>La visita di Gheddafi in Italia ha confermato lo spettacolo imbarazzante, l’ennesimo, a cui il nostro paese è sottoposto, come conseguenza della spregiudicata politica estera, sempre più incentrata sui rapporti unilaterali, che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi porta avanti.</p>
<p>La seconda visita di Gheddafi in Italia ha celebrato lo storico trattato di amicizia stipulato due anni fa tra l’Italia e la Libia. Lasciando da parte quegli aspetti economici, sociali, di sicurezza e di contenziosi storici da chiudere che hanno contribuito all’accordo, se valutiamo il trattato da un punto di vista storico e giuridico, può considerarsi anche doveroso che l’Italia risarcisca per i crimini commessi durante l’occupazione della Libia (può essere anche un precedente positivo nel diritto internazionale che però anche altri Stati responsabili di gravi crimini è auspicabile vogliano seguire). Quello che lascia forti dubbi però è se un accordo del genere possa essere siglato con uno Stato non propriamente democratico, come quello guidato da decenni dal colonnello libico Gheddafi.</p>
<p>Forse sì, ma allora doveva essere incentrato sulla sottoscrizione di un impegno per un maggior rispetto dei diritti umani e dei valori della libertà. E in quel caso già sognavo un Berlusconi prima maniera (quello della discesa in campo per la rivoluzione liberale) che andava a Tripoli e, insieme ai tanti soldi, proclamasse, forse con uno stile un po’ americano, l’esportazione della democrazia in forma pacifica, richiamando il dittatore libico al rispetto dei diritti umani, dei dissidenti politici e  della libertà religiosa.</p>
<p>Invece sta succedendo esattamente il contrario: come in un incubo, vediamo Gheddafi, per la seconda volta a Roma, diventare il protagonista assoluto di questi incontri bilaterali; prenderci sempre più gusto e, nell’assordante silenzio della maggioranza (anche quella più beceramente anti-islamica), esaltare lo Stato libico contro le decadenti democrazie occidentali, celebrare con pubbliche manifestazioni le conversioni di alcune donne all’Islam, invitare l’Italia e tutta l’Europa decadente a convertirsi alla “Vera e Ultima” religione, tenere lezioni a centinaia di giovani e belle donne e, infine, chiedere sempre più soldi all’Europa per “riuscire” a contenere l’arrivo di nuovi immigrati in fuga dalle coste libiche. Insomma un vero capolavoro quello che ci fa vivere la diplomazia berlusconiana.</p>
<p>Ma i tre giorni di spettacolo “folkloristico” offerto da Gheddafi, tra i silenzi del governo italiano, ci danno l’occasione anche per fare qualche riflessione su di noi. Infatti i messaggi provocatori, e allo stesso tempo tristemente seri, del colonnello libico fanno inesorabilmente da specchio della nostra società; ad esempio sul valore e il ruolo della donna, così maledettamente simile a quello che sembra offrire gran parte della società italiana e della nostra classe politica.</p>
<p>Così come i tentativi di colonizzazione della religione islamica, se da una parte si scontrano con una democrazia liberale che ha gli anticorpi per tenere a distanza l’impostazione da Stato etico di Gheddafi, dall’altra trovano terreno fertile in una società dove sempre più forte risulta la deriva etica relativista, che renderà sempre più difficile il confronto con le altre culture e le altre religioni, soprattutto quelle emergenti ed “aggressive”; confronto che non è aiutato neppure da una presunta  tutela della Cristianità e dei suoi valori, se questa passa attraverso interlocutori assai poco credibili che, con la scusa del crocifisso, seminano i germi della violenza, della xenofobia e  dell’intolleranza.</p>
<p>Insomma l’“incubo” che la diplomazia italiana ci ha fatto vivere in questi giorni si porta dietro, insieme allo sdegno crescente per una politica estera di Berlusconi incentrata sempre di più da rapporti stretti e consolidati con chi non sempre rispetta i diritti umani e della libertà (Putin, Gheddafi e il leader bielorusso Alexander Lukashenko), anche l’occasione per riflettere un po’ meglio su di noi e provare a migliorare: la nostra politica, ma non solo.</p>
<p><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di </em><a href="http://www.carlolazzeroni-blog.it/"><em>Carlo Lazzeroni</em></a></p>
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		<title>Salviamo Sakineh, brava Carla Bruni: le parole sono le pietre più forti</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 15:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho visto in un video la lapidazione di una giovane donna. E&#8217; stato duro seguire fino alla fine le sequenze di dolore e di odio. In Iran, dopo averla fustigata, vogliono lapidare Sakineh Ashtiani per adulterio. Per ora, i media iraniani, stanno lapidando verbalmente la moglie del presidente francese Carla Bruni, rea di aver svegliato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/46274960@N04/4772625954/"><img class="alignleft size-medium wp-image-10219" title="Death by stoning, foto di Bruce" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/buona-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></strong>Ho visto in un video la lapidazione di una giovane donna.<br />
E&#8217; stato duro seguire fino alla fine le sequenze di dolore e di odio.<br />
In Iran, dopo averla fustigata, vogliono lapidare Sakineh Ashtiani per adulterio. Per ora, i media iraniani, stanno lapidando verbalmente la moglie del presidente francese Carla Bruni, rea di aver svegliato l’Europa su questo nuovo barbaro crimine.<br />
Non voglio sapere chi sia Sakineh, né cosa abbia fatto. Ma sento di dover gridare il mio sdegno, la mia rabbia per non poter fermare da solo questo insulto alla vita che è sacra: niente può giustificare questo obbrobrio.<br />
Per questo dico: brava Carla e bravi tutti coloro che in queste ore si stanno mobilitando per fermare questo orrore.<br />
Facciamo sentire alte le nostre grida: le parole spesso sono le pietre grandi e più forti.</p>
<p><em>Pier Ferdinando<br />
</em></p>
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		<title>La nuova visita di Gheddafi a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 18:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;Riceviamo e pubblichiamo&#8217; di Giuseppe Portonera La cosa più simpatica di questo nuovo viaggio di Mu’ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī , supremo leader libico, in Italia, resterà senza dubbio la telefonata del colonnello Francesco Ferace all’ambasciata libica, per informarsi di come debbano essere nutriti i trenta fantastici quadrupedi che la “Guida della Rivoluzione” ha portato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/24855827@N04/2468129740/"><img class="alignleft size-medium wp-image-10201" title="Gheddafi a Roma, foto di rogimmi" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/gheddafi1-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a><strong>&#8216;Riceviamo e pubblichiamo&#8217; </strong></p>
<p><em>di Giuseppe Portonera</em></p>
<p>La cosa più simpatica di questo nuovo viaggio di Mu’ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī , supremo leader libico, in Italia, resterà senza dubbio la telefonata del colonnello Francesco Ferace all’ambasciata libica, per informarsi di come debbano essere nutriti i trenta fantastici quadrupedi che la “Guida della Rivoluzione” ha portato con sé.<span id="more-10199"></span> <a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_26/caccia-gheddafi-30-cavalli_1176dbda-b0d5-11df-9462-00144f02aabe.shtml">Al Corriere della Sera ha spiegato che</a> “mica tutti i cavalli mangiano uguale, la dieta cambia con le latitudini, in Germania per esempio gli animali vogliono il fieno bagnato, in Libia non so&#8230;”. E ci ha pure ragione. Il grande amico libico è un appassionato di equitazione e ci tiene che, in occasione del festeggiamento del secondo anniversario del Trattato Italia-Libia, detto “dell’Amicizia” (chissà perché non “dell’Amore”…) sfilino i suoi gioiellini. Peccato, però, che non ci saranno esercizi o figure in comune, avverte il colonnello Ferace “poiché manca ancora il necessario <em>affiatamento</em> tra i nostri cavalieri e i loro. In futuro chissà&#8230;”. Già, chissà.</p>
<p>Ormai i viaggi di Mu’ammar Gheddafi in Italia sono sempre più frequenti e sono sempre destinati a diventare un caso. <a href="http://www.vita.it/news/view/97774">È stato così l’anno scorso</a>, quando (giusto perché si annoiava, mica per altro) riservò una delle sue preziosissime serate per tenere interessantissime lezioni di religione islamica a decine di ragazze, rigorosamente taglia 42 (<a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_agosto_29/gheddafi-roma-polemiche-1703658586529.shtml">pare che quel simpatico quadretto sia destinato a ripetersi</a>: speriamo che alle fortunate allieve almeno quest’anno sia una fettina di pizza). E sarà così anche quest’anno. Solo che il dittatore libico (ops, non si può dire?) ha scelto di far parlare di sé non solo per il folklore e le contestazioni, <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201008articoli/58032girata.asp">ma per la rinnovata veste di “Zio d’America”</a>. Al diavolo le proteste e i ragionevoli dubbi sull’utilità di perseguire questo tipo di rapporto politico: l’Italia è stata la prima nazione a sdoganare la Libia (che non per niente è stata derubricata da “rougth state” a “state of concern”, ovvero da “stato canaglia” a “stato preoccupante”) e ora ne raccogliamo i frutti. Nell’agenda del suo soggiorno romano, infatti, sono già stati inseriti numerosi incontri con i big della finanza italiana: domani, alla cena con il grande amico Cav Silvio, ci saranno Alessandro Profumo di Unicredit, Paolo Scaroni di Eni, Pier Francesco Guarguaglini di Finmeccanica, Piero Gnudi di Enel, più altri e vari imprenditori. </p>
<p>La Libia si va imponendo come potenza economica non indifferente per gli equilibri politici mondiali e il nostro Premier, che il fiuto dell’imprenditore non lo ha ancora perso, vuole trarne profitti e vantaggi. <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/28/il-cavaliere-gheddafi-una-spa-da-40.html">Ettore Livini, su La Repubblica, ci ha spiegato come la premiata ditta</a> “Gheddasconi spa” abbia un modo di agire tutto suo. Di affari diretti tra Berlusconi e Gheddaffi, infatti non c’è traccia, se si esclude una compartecipazione di Fininvest e Lafitrade, uno dei bracci finanziari di Gheddafi, in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar. </p>
<p>Il grosso del business si fa per altre strade: nel pubblico. Il Colonnello ha messo sul piatto un po’ del suo tesoretto personale (i 65 miliardi di liquidità di petrodollari accumulati negli ultimi anni) e il Cav gli ha prontamente spalancato le porte dell’Italia Spa. L’uno ha ottenuto il tanto agognato sdoganamento della Libia sui mercati internazionali e l’altro ne può ora pilotare gli investimenti nel Belpaese, secondo la celebre strategia del “do ut des”. Se infatti la prima banca italiana, la Unicredit, si frega le mani pensando ai ricchissimi fondi sovrani di Tripoli, Gheddafi si bea pensando a come sia riuscito a diventarne in due anni il primo azionista con una quota vicina al 7% (valore quasi 2,5 miliardi): se poi ci sommiamo il 7,5% che controlla nella Juventus, il libico è il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari. E (ingordo!) punta a quote di compartecipazione in Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. E poi? Dopo aver dato l’ok all’ingresso di Tripoli con l’1% nell’Eni, è stato “barattato” l’allungamento di 25 anni delle concessioni del cane a sei zampe in Libia in cambio di 28 miliardi di investimenti. E poi? L’asse con il Colonnello (sempre stando a Repubblica) regalerebbe al Premier un’altra opportunità d’oro: quella di distribuire le varie commesse a Tripoli garantite dallo storico accordo: Ansaldo Sts (per il segnalamento ferroviario) e Finmeccanica (elicotteri) hanno incassato due maxi-ordini. I big delle costruzioni si sono messi in fila per gli appalti sulla nuova autostrada libica da 1.700 chilometri (valore 2,3 miliardi) affidata in base agli accordi bilaterali ad aziende tricolori.</p>
<p>E poi? La lista sarebbe lunga, troppo lunga. In fondo, forse, il colonnello Ferace è stato troppo pessimista: a me pare che l’affiatamento ci sia. E che affiatamento.</p>
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		<title>Giorno della memoria delle vittime del massacro di Srebrenica</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 10:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Jakob Panzeri Srebenica, 11 luglio 1995: le truppe del generale Ratko Mladic massacrarono 8.372 musulmani bosniaci in una zona allora sotto la protezione dell’Onu, dopo aver messo in fuga i caschi blu olandesi. Gli animi erano esacerbati sin dagli anni ’80: con la morte di Josif Brozs, Tito, il generale di ferro che aveva guidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/srebenica.jpg"></a><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/srebrenica-703292.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9405" title="srebrenica-703292" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/srebrenica-703292-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>di <a href="http://estremocentrolombardia.wordpress.com/">Jakob Panzeri</a></em></p>
<p>Srebenica, 11 luglio 1995: le truppe del generale Ratko Mladic <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Srebrenica">massacrarono 8.372 musulmani bosniaci</a> in una zona allora sotto la protezione dell’Onu, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/07/12/serbi-srebrenica-caschi-blu-in-fuga.html">dopo aver messo in fuga i caschi blu olandesi</a>.</p>
<p>Gli animi erano esacerbati sin dagli anni ’80: con la morte di Josif Brozs, Tito, il generale di ferro che aveva guidato la Jugoslavia con un duro centralismo e comunismo, i nazionalismi delle etnie che non erano mai stati unificati, amalgamati, conciliati ma componevano il grande patchwork della regione balcanica erano esplosi.</p>
<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/monumetal-srebenica.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9417" title="monumetal-srebenica" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/monumetal-srebenica-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Mentre Slovenia e Croazia ottenevano l’indipendenza, prendevano corpo da un lato la leadership della Lega dei comunisti serbi affidata al reazionario Milosevic, dall’altro il pacifico movimento di liberazione e indipendenza kosovara guidato dal premier Rugova, pur osteggiato internamente dall’UKR, organizzazione paramilitare al limite del terrorismo favorevole a una lotta di liberazione armata. Nel 1991, il rifiuto della compagine serba del trattato di Rambouillet  che garantiva una risoluzione pacifica con la concessione di maggior autonomia alla provincia di Kosovo indussero l’Alleanza Atlantica a dichiarare guerra alla Serbia.</p>
<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/monumetal-srebenica.jpg"></a>Nel 1995 una delle pagine più tristi della storia europea nel secondo dopoguerra: le armate di Mladic dopo 4 giorni di offensiva contro le truppe bosniache di Oric, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/07/22/li-hanno-uccisi-tutti.html">espugnarono Srebenica</a>. Gli uomini, dai 14 ai 65 anni furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani, apparentemente per procedere allo sfollamento; secondo le istituzioni ufficiali i morti furono oltre 8372, mentre non si hanno ancora stime precise del numero di dispersi. Fino ad oggi 6414 salme riesumate dalle fosse comuni sono state identificate mediante oggetti personali rinvenuti oppure in base al loro Dna che è stato confrontato con quello dei consanguinei superstiti.</p>
<p>A distanza di anni dal genocidio, il Kosovo ha ottenuto la sua indipendenza e la Serbia ha iniziato un graduale cammino di giustizia e di modernizzazione, superato anche il dramma dell’assassinio nel 2002 del presidente Djindjic ha ufficialmente richiesto di entrare nell’Unione Europea. Ma la questione è lungi dall’essere chiusa:  i caschi blu dell’Onu ancora operano nell’area balcanica per il mantenimento dell’ordine e la ricostruzione non solo materiale ma anche morale del dramma balcano.</p>
<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/srebenica.jpg"></a><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/srebenica.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9416" title="srebenica" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/07/srebenica-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ad Aprile, dopo 15 anni dal massacro,<a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2010/7/2/Bosnia-nuova-fossa-comune-a-Srebrenica/97270/"> è stata scoperta quella che si pensa essere l&#8217;ultima fosse comune</a>. <a href="http://www.corriere.it/esteri/10_luglio_10/srebrenica-15anni-cartolina_6db0b8e4-8c27-11df-9aa1-00144f02aabe.shtml?fr=box_primopiano">Quest&#8217;oggi a Srebrenica</a>, nella prima &#8220;Giornata della Memoria&#8221;, istituita dal Parlamento Europeo (che si è scusato per il ritardo), si terrà un funerale collettivo a seguito del quale verrà data singola sepoltura alle ultime salme scoperte nelle fosse comuni.</p>
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		<title>Prelievo su banche e transazioni finanziarie: chi le paga?</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 17:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Gaspare Compagno La proposta di Francia e Germania di tassare le banche e le transazioni finanziarie ha incontrato il favore dei vari governi europei ed ha dato vita ad un documento che nella sostanza dice poco: i governi devono trovare una soluzione e tassare la banche, ma la tassazione avverrà con modi e importi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/06/bce1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9058" title="bce1" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/06/bce1-300x250.jpg" alt="bce1" width="300" height="250" /></a></p>
<p><em>di <a href="http://estremocentrosicilia.wordpress.com/">Gaspare Compagno</a></em></p>
<p>La proposta di Francia e Germania di <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/06/17/news/consiglio_ue_17_giugno-4912070/index.html?ref=search">tassare le banche e le transazioni finanziarie</a> ha incontrato il favore dei vari governi europei ed ha dato <a href="http://www.corriere.it/economia/10_giugno_17/banche-tassa-crisi_b3b9bbf6-79e4-11df-b10c-00144f02aabe.shtml">vita ad un documento</a> che nella sostanza dice poco: i governi devono trovare una soluzione e tassare la banche, ma la tassazione avverrà con modi e importi che saranno decisi dai singoli Stati in piena autonomia.<br />
Ma in concreto cosa c&#8217;è? A mio avviso nulla.<br />
I politici dovevano dare una “risposta” ai loro elettori e l&#8217;hanno data, ma dal documento non emerge nulla di concreto, perchè incarica gli organi competenti della UE e della BCE ad approfondire la questione e a dare una risposta per la prossima riunione che si svolgerà ad Ottobre.</p>
<p>Se il principio del “paghi chi ha causato la crisi” è corretto e limpido, meno limpido è trovare le cause della crisi medesima: nel caso della Grecia, ad esempio, è palese che è stato il precedente governo a truccare i <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/03/14/visualizza_new.html_1733085872.html">bilanci pubblici</a>.<br />
Cosa che si è ripetuta con l&#8217;<a href="http://it.notizie.yahoo.com/19/20100607/tbs-gb-cameron-annuncia-tagli-a-spesa-pu-7e999a9.html">Inghilterra</a>.<br />
E si potrebbe continuare.<br />
Chiaro che additare la responsabilità alle banche è, da un punto di vista mediatico, la scappatoia perfetta per i governanti, che però dovrebbero ammettere che una delle cause della crisi europea è la mancanza di crescita, che ha portato ad una riduzione del <a href="http://notizielibere.myblog.it/archive/2010/05/27/istat-diminuisce-il-potere-d-acquisto-delle-famiglie-2-5.html">potere di acquisto delle famiglie</a> e ad una crescita delle persone <a href="http://www.avvenire.it/Economia/Italia+aumenta+la+disoccupazione+giovanile_201003311507209430000.htm">in cerca di lavoro</a>.</p>
<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/06/transazione.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-9059" title="transazione" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/06/transazione.gif" alt="transazione" width="252" height="247" /></a>Ora, se l&#8217;ipotesi di tassare le banche e le transazioni finanziarie diventa realtà, è logico aspettarsi che le banche e le istituzioni finanziarie si rivarranno su qualcuno, andando a strozzare ulteriormente le famiglie e le imprese che hanno attualmente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-06-18/profumo-boccia-tassa-banche-115000.shtml">grossa difficoltà</a> e che sono l&#8217;asse produttivo della società e che quindi andrebbero tutelati.<br />
E&#8217; prevedibile che questa tassa verrà poi girata sotto varie forme alle famiglie e ai piccoli imprenditori e artigiani, e allora accadrebbe che i governi tradirebbero le promesse fatte alle famiglie e ai consumatori di non penalizzarli.<br />
Non li penalizzano direttamente, ma indirettamente si, dando vita ad una tassazione indiretta iniqua, ingiusta e che condannerebbe ulteriormente i soggetti deboli della società: le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese e che non vedono un futuro per loro.<br />
Invece bisogna assicurare questo futuro, intervenendo con una legislazione efficace, efficiente, snella e certa nei tempi e nelle punizioni.</p>
<p>Con le regole certe si mettono le basi per una crescita che produrrebbe ricchezza per tutti, imprenditori e famiglie, ma se queste ultime vengono penalizzate, come possiamo aspettarci da loro ottimismo e propensione ai consumi? Questa è la vera domanda a cui bisogna rispondere.</p>
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		<title>L&#8217;attacco di Israele alla Freedom Flotilla è deplorevole</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 14:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attacco israeliano alle navi della Freedom Flotilla ha determinato un esito catastrofico, che non può che essere deplorato con tutte le forze anche da chi, come me, si onora di essere amico di Israele. C&#8217;è da rimanere stupefatti nel vedere governanti democraticamente eletti assumere un’iniziativa che determinerà danni incalcolabili per lo Stato di Israele e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attacco israeliano alle navi della Freedom Flotilla ha determinato un esito catastrofico, che non può che essere deplorato con tutte le forze anche da chi, come me, si onora di essere amico di Israele.<br />
C&#8217;è da rimanere stupefatti nel vedere governanti democraticamente eletti assumere un’iniziativa che determinerà danni incalcolabili per lo Stato di Israele e per la causa della coesistenza pacifica tra palestinesi e israeliani.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Ci assumeremo l’onere anche di scelte impopolari</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 12:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi l’Occidente è in una fase drammatica, non soltanto per il terrorismo ma anche per la crisi economica. Di fronte a questa fase ci sono due strade: c’è chi cerca di cavalcare una facile popolarità, dando ragione sempre e comunque a chi esprime certe opinioni, e chi cerca di essere classe dirigente, assumendosi gli oneri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/09/pier2.jpg"></a></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="390" height="321" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fekKYpGa2BU" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="390" height="321" src="http://www.youtube.com/v/fekKYpGa2BU"></embed></object></p>
<p>Oggi l’Occidente è in una fase drammatica, non soltanto per il terrorismo ma anche per la crisi economica. Di fronte a questa fase ci sono due strade: c’è chi cerca di cavalcare una facile popolarità, dando ragione sempre e comunque a chi esprime certe opinioni, e chi cerca di essere classe dirigente, assumendosi gli oneri anche delle scelte impopolari: noi abbiamo scelto questa seconda strada.<br />
Ieri Di Pietro ha definito questa guerra illogica e sanguinosa. Ma qui non c’è una guerra. Semmai, si risponde a una offesa perché nessun soldato italiano è fuori dall’Italia per fare la guerra. Non bisogna dare sponda a sentimenti antinazionali solo per qualche voto in più.<br />
Certamente bisogna discutere e riflettere sulla missione senza però dimenticare che non ha a che fare con una iniziativa unilaterale ma è condotta in nome della comunità internazionale e ha una condivisione ampia.<br />
Le parole servono a poco, servono i fatti, c’è una linea di condotta trasparente, ovvero l’impegno concorde di tutto il Parlamento accanto al governo.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Afghanistan, maggioranza e opposizione siano unite</title>
		<link>http://www.pierferdinandocasini.it/2010/05/17/afghanistan-no-a-divisioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 18:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio nei momenti di dolore e di amarezza maggioranza e opposizione devono dare il meglio di sé nel nome dell’Italia. Siamo in Afghanistan per ragioni serie, per combattere il terrorismo, e lì dobbiamo rimanere. Pier Ferdinando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio nei momenti di dolore e di amarezza maggioranza e opposizione devono dare il meglio di sé nel nome dell’Italia. Siamo in Afghanistan per ragioni serie, per combattere il terrorismo, e lì dobbiamo rimanere.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il disastro aereo in Russia e la Polonia in lutto</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[‘Riceviamo e pubblichiamo’ di Jakob Panzeri Dovessimo stabilire una graduatoria dei popoli europei che più hanno sofferto nella nostra storia, credo che uno dei primi posti spetterebbe alla Polonia. Una nazione che per anni non è mai esistita, trattata come pedina degli scacchi o carta da briscola che i giocatori continuavano a sfilarsi: per 123 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TgL3K99TcLk"><img class="alignleft size-medium wp-image-8071" title="La mappa dell'incidente" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/04/Mappa-incidente-300x161.jpg" alt="La mappa dell'incidente" width="300" height="161" /></a>‘Riceviamo e pubblichiamo’</strong> di <em>Jakob Panzeri</em></p>
<p>Dovessimo stabilire una graduatoria dei popoli europei che più hanno sofferto nella nostra storia, credo che uno dei primi posti spetterebbe alla Polonia. Una nazione che per anni non è mai esistita, trattata come pedina degli scacchi o carta da briscola che i giocatori continuavano a sfilarsi: per 123 anni a partire dal 1772 la Polonia è stata spartita, divisa, smembrata tra la Prussia di Federico II, l’Austria di Maria Teresa e la Russia degli Zar.  Nel 1795 venne addirittura cancellata dalla carta geografica. Una condizione rispetto alla quale la nostra Italia  “mera espressione geografica” nella definizione del principe Klemens von Metternich ha certo una posizione da invidiare.<span id="more-8067"></span></p>
<p>Eppure la Polonia ci ha dato tanto, più di quanto crediamo: la prima Costituzione europea a essere scritta è stata la Costituzione polacca di Maggio. Facciamo riferimento al 3 maggio 1791: l’ultimo focolare di resistenza nazionale prima di soccombere delineò per la prima volta sulla carta costituzionale i principi di giustizia, liberalità e libertà su cui si fonda una nazione.</p>
<p>La prima costituzione d’Europa, e la seconda al mondo dopo quella americana del 1787. Della Polonia in fondo non è mai importato niente a nessuno, se non per lo sfruttamento delle miniere minerarie della Slesia: neanche a Wilson, il presidente americano promotore della Società delle Nazioni che nel 1919 ridisegnò l’Europa alla conferenza di Parigi-Versailles, importava molto la sorte dei polacchi: fu elargita dall’alto la creazione di uno stato polacco solo per creare un cuscinetto tra la tedesca Repubblica di Weimar e la nascente Unione Sovietica, condizione che ben presto porterà il giovane stato polacco ad essere schiacciato nelle tenaglie di due giganti del male, Hitler e Stalin.</p>
<p>Eppure il popolo polacco ha sempre lottato per la propria libertà , non ha mai sopportato i tiranni, a qualunque nazionalità appartenessero. Trent’anni fa, nell’anseatica città di Danzica, nasceva Solidarnosc, il sindacato autonomo dei lavoratori “Solidarietà”. Nata come organizzazione sotterranea e libera espressione delle manovalanza dei cantieri navali del Baltico, è poi divenuta un gran movimento di massa, di animo cattolico e anticomunista (allora erano i russi i tiranni che gravavano sulla Polonia) che arriverà a incrinare il potere del generale Jaruzelskij armata dell’inesprimibile desiderio di Libertà connaturato a ogni uomo, grazie all’impegno di persone come Lech Walesa, fondatore del movimento e fecondo attivista che riceverà il premio nobel per la pace nel 1983.</p>
<p>La Polonia ci ha donato personaggi straordinari, l’apice, l’indimenticabile Giovanni Paolo II che ci ha commossi con il suo invito ad aprire le porte a Cristo. Lech Aleksander Kaczynski era uno di questi uomini straordinari. Era, è deceduto oggi 10 aprile 2010, nella catastrofe aerea di Smolensk che ha portato alla decapitazione di tutto l’establishment polacco. A settant’anni dal massacro di Katyn, in cui 27.000 soldati polacchi furono sterminati dalla polizia segreta sovietica NKDV, di nuovo la Polonia è ferita.  Un uomo coraggioso era Kaczynski, un uomo che non doveva essere là in quel momento. Avrebbe dovuto partecipare tre giorni prima alle commemorazioni insieme al presidente russo Vladimir Putin, ma si era rifiutato di partecipare per non stringere al mano all’ex agente segreto del Kgb, in un atto di estremo orgoglio e amore per la propria nazione. Aveva mandato il premier Donald Tusk, mentre lui, presidente della Repubblica di Polonia, avrebbe partecipato alle commemorazioni del fatale 10 aprile 2010.</p>
<p>La nebbia ha fatto precipitare il Tupolev Tu 154 su cui viaggiava il presidente, terribile come la nebbia della storia che aveva inghiottito e nascosto il massacro di Katyn. Kaczynski, una vita, un combattente. Un uomo che per la sua patria insieme al fratello Jaroslav batteva i pugni su tutti i tavoli d’Europa, calpestava ogni ipocrisia e doppiogioco, uomo morale e intransigente che minacciava veti alle risoluzioni europee ogniqualvolta venisse toccata la sua nazione o valori come le radici cristiane. Stava antipatico a molti in Europa, ma non gli importava.</p>
<p>Lui e Jaroslav venivano chiamati i “gemelli ribelli”, venivano definiti demagoghi, destristi, infatuati di puro nazionalismo e clericalismo, se ne sono fregati, andavano diritti per la loro strada e hanno contribuito a far tornare grande la Polonia. E il popolo polacco lo sa, tanto da decretare una settimana di lutto nazionale, da interrompere il campionato europeo di pallavolo, la cui fase finale si sarebbe svolta proprio a Varsavia, mentre i principali giornali titolavano: “La seconda Katyn”.</p>
<p>Figlio di un ingegnere veterano dell’insurrezione di Varsavia e di una professoressa di filologia, Lech si laurea in Legge e Amministrazione all’università di Varsavia. Nell’agosto del 1980 diviene consulente del comitato scioperi del porto di Danzica e membro attivo di Solidarsnoc, tanto da essere internato nel 1981 durante il periodo di legge marziale  contro i nemici del regime satellite dell’Urss. Nel 1989, caduto il muro di Berlino e crollata la cortina di ferro, viene eletto in Parlamento e diviene il vice di Solidarnosc. Un combattente vero, che per realizzare i suoi progetti per la Polonia ruppe addirittura con i suoi amici, creando nel 2005 il partito “Legge e Giustizia” che doveva rivelarsi una macchietta e invece stravinse alle elezioni presidenziali di quello stesso anno.</p>
<p>Certo, era un uomo scomodo a molti: aveva richiesto ad esempio a tutti gli intellettuali polacchi di sottoscrivere come atto di fiducia il giuramento di non essere stati mai complici del regime filo-comunista. Un uomo che arrivò ad aspri colloqui anche con l’amico Bronoslaw Geremek e con i principali capi d’Europa. Spero non sia così, ma secondo me in questo momento l’asse franco-tedesco, la Merkel e Sarkozy staranno sospirando si sollievo per la mancanza di uno dei leader più euroscettici dell’Unione Europea. Ma faceva bene Kaczinskij ad esserlo, in un Europa unita dal monetarismo e dall’interesse economico, che perdeva il proprio tempo nella burocratizzazione e nello scrivere leggi sulla stessa misure delle poltroncine degli aerei e sulle razze dei cani, mentre senza vergogna stracciava dalla sua Costituzione e prima ancora dal Trattato di Lisbona le sue radici classiche, cristiane e illuministe. Faceva bene Kackinskj a battere il pugno vedendo ciò che non andava.</p>
<p>Ricordiamolo così Lech Alexsander Kaczinskij: come un grande uomo, come un combattente, un patriota morto per l’onore suo e del proprio Paese e chi è credente lo ricordi stasera nelle sue preghiere.</p>
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		<title>In Afghanistan avanti con il nostro impegno</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono vicino alla famiglia dell&#8217;italiano caduto in Afghanistan ma anche al governo. E’ giusto che maggioranza e opposizione siano assieme a rivendicare le ragioni della nostra presenza in quel Paese, anche se costa tante vite umane. Pier Ferdinando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono vicino alla famiglia dell&#8217;italiano caduto in Afghanistan ma anche al governo. E’ giusto che maggioranza e opposizione siano assieme a rivendicare le ragioni della nostra presenza in quel Paese, anche se costa tante vite umane.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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