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	<title>Pierferdinando Casini &#187; Elezioni</title>
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		<title>Elezioni anticipate: quanto costano al Paese?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 14:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che il Paese viva un periodo critico, è sotto gli occhi di tutti. Che la politica italiana sia totalmente disinteressata a questo, anche. Sono ormai mesi e mesi che prosegue la telenovela Berlusconi-Fini, condita dalle sparate di Bossi, sui rapporti all’interno della maggioranza, sull’entità dello strappo nel PDL, sui problemi all’interno della coalizione. Insomma, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/eiopago6ar.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10103" title="eiopago6ar" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/08/eiopago6ar.jpg" alt="" width="233" height="133" /></a>Che il Paese viva un periodo critico, è sotto gli occhi di tutti. Che la politica italiana sia totalmente disinteressata a questo, anche.</p>
<p>Sono ormai mesi e mesi che prosegue la telenovela Berlusconi-Fini, condita dalle sparate di Bossi, sui rapporti all’interno della maggioranza, sull’entità dello strappo nel PDL, sui problemi all’interno della coalizione.  Insomma, si parla di tutto, meno che della salute del nostro povero bel Paese.</p>
<p>Oggi l’ultima novità, arriva dal leader della Lega: “Andare al voto comunque”.</p>
<p>Naturalmente, in un Paese già di per sé in condizioni economiche molto precarie, dove il debito pubblico è alle stelle, e la ripresa stenta a decollare, non c’è nulla di più utile di elezioni anticipate!</p>
<p>Forse il sole, il caldo e l’afa, hanno azzerato la memoria degli uomini del Carroccio, che dimenticano quanto costino al Paese le elezioni, specialmente se anticipate. Infatti il Paese dovrebbe spendere,  in caso di elezioni, circa 350 milioni di euro (cifra stanziata per le elezioni del 2006), senza dimenticare che a marzo si voterà in molti comuni, con un’ ipotetica spesa di 250 milioni di euro. Incalcolabili invece i danni dovuti alla vacanza di un Governo.</p>
<p>Ora, permettetemi di fare una riflessione su questi dati.</p>
<p>L’Italia non può continuare a sprecare soldi per pagare le elezioni volute soltanto dai signori di Palazzo. Sono passati soltanto due anni dalle ultime elezioni politiche, pochi mesi da quelle regionali. Ci sarebbero 3 anni senza “interruzioni elettorali”. Tempo prezioso, durante il quale il premier Berlusconi potrebbe portare avanti numerose riforme importanti, avendo una buona maggioranza (nonostante lo strappo con Fini), e una frangia di opposizione pronta ad esaminare in modo responsabile e serio le proposte.</p>
<p>Le elezioni sarebbero per Berlusconi un’ancora di salvezza, per il Paese un’ulteriore sconfitta.</p>
<p>Perciò, un monito arriva dal Paese intero: noi italiani siamo stanchi di questa telenovela, adesso è l’ora di portare sugli schermi della politica italiana un film d’autore.</p>
<p>Ci sarà un regista capace di girarlo?</p>
<p><em>&#8220;Riceviamo e pubblichiamo&#8221; di </em><em><a href="http://estremocentrobasilicata.wordpress.com/2010/08/22/elezioni-anticipate-quanto-costano/">Marta Romano</a></em></p>
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		<title>Amministrative, in Sardegna exploit dell&#8217;Udc</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 15:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le percentuali riportate dall&#8217;Udc nelle elezioni in Sardegna certificano la forza del nostro partito in tutta l&#8217;isola e la grande vitalità del nostro progetto nazionale. Tante province e comuni sopra il 10%, primo partito a Iglesias, molti ottimi risultati che ci permetteranno di essere decisivi nelle amministrazioni: insomma, un vero e proprio exploit per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le percentuali riportate dall&#8217;Udc nelle elezioni in Sardegna certificano la forza del nostro partito in tutta l&#8217;isola e la grande vitalità del nostro progetto nazionale. Tante province e comuni sopra il 10%, primo partito a Iglesias, molti ottimi risultati che ci permetteranno di essere decisivi nelle amministrazioni: insomma, un vero e proprio exploit per il quale ringrazio i nostri dirigenti locali e soprattutto i tanti cittadini sardi che ci hanno dato fiducia.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Regionali, un elettore su tre non ha votato</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 11:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle scorse elezioni un elettore su tre non è andato a votare: solo il 50% dei voti espressi è andato a Pdl e Pd mentre le estremità si sono rafforzate, la Lega da un lato e Grillo dall’altro. Questo non è un problema nostro, ma della democrazia italiana. Pier Ferdinando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle scorse elezioni un elettore su tre non è andato a votare: solo il 50% dei voti espressi è andato a Pdl e Pd mentre le estremità si sono rafforzate, la Lega da un lato e Grillo dall’altro. Questo non è un problema nostro, ma della democrazia italiana.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Dai risultati delle elezioni elementi preoccupanti</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 10:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie a chi ha lavorato per questa campagna elettorale. Siamo stati decisivi ovunque e siamo migliorati rispetto alle scorse amministrative. Dai risultati delle elezioni emergono però elementi preoccupanti: il primo è l&#8217;astensionismo. Il secondo è che nell&#8217;ambito delle coalizioni hanno vinto le formazioni più estremiste. Abbiamo cercato di frenare l&#8217;avanzata di una coalizione che al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a chi ha lavorato per questa campagna elettorale. Siamo stati decisivi ovunque e siamo migliorati rispetto alle scorse amministrative.<br />
Dai risultati delle elezioni emergono però elementi preoccupanti: il primo è l&#8217;astensionismo. Il secondo è che nell&#8217;ambito delle coalizioni hanno vinto le formazioni più estremiste.<br />
Abbiamo cercato di frenare l&#8217;avanzata di una coalizione che al nord è imperniata sulla Lega: in Liguria ci siamo riusciti.<br />
Il boom della Lega  nel nord Italia è anche il frutto delle scelte politiche del Pd, un partito sempre più condizionato da Di Pietro e dai Grillini. Ora l’Udc andrà avanti per la sua strada: seguiremo il nostro progetto, perché il Paese ci chiede coerenza. Saranno i fatti a dimostrare se le nostre preoccupazioni sono vere.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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		<title>Un patto per la nuova Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 10:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una chiacchierata a tutto campo sul voto e sul dopo-voto con il leader dell&#8217;Unione di centro Pubblichiamo da &#8216;Liberal&#8217; l&#8217;intervista a Pier Ferdinando Casini di Errico Novi Tutto quanto poteva servire a svuotare di significato questa campagna elettorale è stato fatto: dalle liste perse nei corridoi alle adunate nel segno del populismo. Eppure Pier Ferdinando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/11/casinifoto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5977" title="Pier Ferdinando Casini" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/11/casinifoto-300x199.jpg" alt="Pier Ferdinando Casini" width="300" height="199" /></a></p>
<p><strong>Una chiacchierata a tutto campo sul voto e sul dopo-voto con il leader dell&#8217;Unione di centro</strong></p>
<p>Pubblichiamo da &#8216;Liberal&#8217; l&#8217;intervista a Pier Ferdinando Casini di <em>Errico Novi</em></p>
<p>Tutto quanto poteva servire a svuotare di significato questa campagna elettorale è stato fatto: dalle liste perse nei corridoi alle adunate nel segno del populismo. <span id="more-7993"></span>Eppure Pier Ferdinando Casini non si limita all&#8217;elencazione degli errori altrui ma rilancia il vero progetto dell&#8217;Udc per il dopo-Regionali. Lo fa attorno a una priorità, già scandita in ogni possibile occasione: «Riconciliazione nazionale». E ci crede al punto da rimodulare la colonna sonora del suo partito, quella del conflitto con la Lega: «Siamo avversali del leghismo e riteniamo sia meglio che il Carroccio perda qualche regione in più, così sarà più propenso a riflettere». Ciononostante, aggiunge, «se davvero si vuoi rimettere insieme questo Paese la riconciliazione nazionale passa anche per un confronto con la Lega. Da lunedì si comincia a discutere anche di questo». Non deve esserci sorpresa, spiega il leader dell&#8217;Udc, «perché il discorso della pacificazione, se ci si crede davvero e si ha davvero a cuore il Paese, impone anche un superamento di tutti gli steccati. Noi siamo pronti a superare i nostri, Bossi deve superare quelli che riguardano l&#8217;unità nazionale». D&#8217;altronde in queste elezioni gli steccati ci sono, si vedono: «Li ha messi in campo per primo Berlusconi, ma in fondo il suo attacco contro di noi è spiegabile».<!--more--></p>
<p>«Con Berlusconi &#8211; continua Casini &#8211; ci siamo parlati assai prima di presentare le liste e, preso atto che noi non ci saremmo alleati con il Pdl in tutte le regioni, ci ha chiesto di evitare almeno accordi con il Pd. Gli ho risposto che invece li avremmo fatti, dove ci fosse sembrato giusto. Si è visto costretto a confermare l&#8217;accordo con noi nel Lazio, in Campania e in Calabria, altrimenti le avrebbe perse già prima di combattere. E questo ha dimostrato la debolezza del bipartitismo. Noi l&#8217;abbiamo fatta emergere». Casini non si nasconde di aver suscitato rancori in tutti e due i colossi d&#8217;argilla. Ma anche qui non gli interessa esasperare le divergenze. E anzi prova a spalancare quello che per ora è uno spiraglio, per esempio, sulle politiche familiari: «Ho intravisto una disponibilità incoraggiante in Tremonti a parlare di un nuovo welfare per le famiglie. Me ne rallegro e dico: siamo pienamente disponibili a studiare tutte le possibili soluzioni e ad incontrarci con un Tremonti che voglia realizzarle». Se c&#8217;è da scrivere una pagina nuova, dopo questa tormentatissima campagna elettorale, il leader del Centro vuole farlo secondo uno schema diverso, pacificatorio. Al limite anche rovesciato rispetto alle divisioni che pure ci sono con Pdl e Pd.</p>
<p><strong>Stefano Folli le riconosce due meriti: aver interpretato bene il ruolo di forza moderata ed essersi fatto carico del discorso sulla riconciliazione. Ma nell&#8217;intervista pubblicata da <em>liberal</em> aggiunge che a ricucire deve essere anche la Lega. Se Bossi vuole le riforme, dice, deve ricomporre il rapporto con l&#8217;opposizione</strong>.<br />
Come le ho detto, noi faremo di tutto per contrastare la Lega, ma vogliamo ricucire il Paese con tutti, anche con il partito di Umberto Bossi. Perché l&#8217;Italia sta drammaticamente avvitandosi in una spirale di odi contrapposti, di lotte corporative, territoriali, sindacali. E la Lega appunto, se perderà qualche regione in più sarà anche più facilitata a riflettere. Certo non dobbiamo indurla in tentazione perché se vince ovunque il rischio è che alzi sempre la posta e si vada veramente verso una disgregazione nazionale.</p>
<p><strong>Anche perché con il controllo delle regioni sommato al federalismo, molti nel Carroccio già vedono una secessione di fatto. </strong><br />
Noi il federalismo non l&#8217;abbiamo votato. E oggi pero i nodi vengono al pettine: siamo stati gli unici a dire che, disegnato così, quel modello è un castello di carta, un insieme di buoni propositi che si infrangono sulla realtà. Al dunque si arriverà con i decreti attuativi: che potranno essere o un colpo di piccone sull&#8217;unità nazionale o la base di un federalismo solidale che lascia aperte le speranze.</p>
<p><strong>A proposito di speranze: Tremonti dice che non si può intervenire su nulla, poi però con i singoli candidati, Polverini in primis, l&#8217;Udc riesce a mettere sul tavolo il quoziente familiare, e ora anche Alemanno mostra interesse.</strong><br />
Ripeto, ho colto in Tremonti alcuni passaggi sulla riforma fiscale che mostrano attenzione alla famiglia. Secondo me è importantissimo, noi non faremo cadere questa disponibilità. Ne ho già parlato con Bonanni l&#8217;altro giorno: io ritengo fondamentale avvicinarsi al quoziente familiare in tutte le forme possibili. C&#8217;è tutta la disponibilità mia e dell&#8217;Udc a incamminarsi nell&#8217;impresa. Se Tremonti ha il coraggio di andare avanti su questa strada ci incontrerà.</p>
<p><strong>In un editoriale sul Corriere, Angelo Panebianco indica nel tremontismo una delle evoluzioni possibili nel momento in cui uscirà di scena Berlusconi. </strong><br />
Parliamoci chiaro, per ora il tremontismo è solo un&#8217;espressione, nel senso che il ministro dell&#8217;Economia sta cercando di tenere i conti in ordine, e non è un merito da poco. Il resto è fumisteria. Ciò non vuoi dire, ribadisco, che il suo sforzo di tenere i bilanci in ordine sia una cosa poco importante.</p>
<p><strong>Resta irrisolto un nodo, per il Pdl: quello dei ceti medi, illuminati sedici anni fa dalla discesa in campo di Berlusconi e ora delusi, smarriti. </strong><br />
Una cosa è certa: queste Regionali non possono essere la prova generale per mandare a casa Berlusconi, perché sarebbe assolutamente demenziale: Berlusconi deve governare. La possibilità di un&#8217;alternativa efficace è solo nel fatto che questa legislatura si consumi con tutte le sue contraddizioni. Vada avanti e governi, questo è quello che deve fare. Il resto sono chiacchiere. Fra tre anni o il bipolarismo supera la prova perché Berlusconi governa bene, oppure implode tutto. Quando si dice che noi facciamo un investimento per il futuro si intende una cosa molto semplice: se volevamo incassare qualche vantaggio, stavamo nel governo con Berlusconi, o andavamo nelle giunte di sinistra. Non abbiamo fatto né l&#8217;una né l&#8217;altra cosa giocando la nostra carta nella politica nazionale. Ma tengo a chiarire un altro punto.</p>
<p><strong>Prego. </strong><br />
Noi faremo un partito nuovo partendo da quello che c&#8217;è, che è l&#8217;Unione di centro: e per il dopo io penso a un rassemblement, non a un grande partito nella forma tradizionale. Ognuno mantiene la sua autonomia, poi tutte le forze politiche che vogliono aderire a un rassemblement più ampio lo possono fare. La Costituente di centro serve a rafforzare noi, a fare un Centro diverso e più forte. Ognuno a sua volta si organizzi, dopo possiamo ritrovarci insieme, con uno schema aperto, in cui nessuno è più ricattato da posizioni estremiste che non condivide.</p>
<p><strong>Questo riguarda anche Fini?</strong><br />
Guardi, non cado nel gioco dei nomi e dei cognomi. L&#8217;appello che io lancio riguarda tutti coloro che pensano che la politica italiana debba recuperare dignità e serietà e che ci sia il bisogno storico di unirsi, dopo la &#8220;guerra civile&#8221; della Seconda Repubblica, per ricostruire questo Paese e assicurargli un futuro oggi chiaramente a rischio.</p>
<p><strong>Facciamo il flashback di questa campagna elettorale: tanto scandalo per la posizione dell’Udc, alimentato soprattutto da Berlusconi, forse nasce dal fatto che l&#8217;Udc ha messo in campo una pratica da altri dismessa, cioè la politica: scelta dei candidati, dei programmi, delle singole alleanze.</strong><br />
Possiamo dirla anche così: dal suo punto di vista Berlusconi aveva ragione a non volerci, ma non era così forte da poterci non volere, se no perdeva sicuramente diverse regioni. E questo dimostra una cosa: il bipolarismo non funziona. Noi abbiamo scompaginato il tavolo che si erano apparecchiato Pd e Pdl. Loro erano persuasi che si dovesse entrare nelle parti predeterminate che avevano distribuito loro. Ripeto, me ne accorsi quando parlai con Berlusconi tre mesi fa e lui disse: “Voi o andate da soli o non è che fate alleanze con la sinistra, se no vi attaccheremo”. Risposi: fate bene ad attaccarci. Pretendeva che fossimo vincolati o ad un’alleanza con lui o ad andare da soli. Una scelta di comodo, ma solo per lui. Sull’altro versante il Pd alla fine mirava alla stessa cosa, forse si aveva un po’ più di pudore a dirlo perché capivano come per noi quella scelta fosse impossibile. Con le alleanze variabili abbiamo scompaginato il bipolarismo, esattamente quello che volevamo ottenere. Il fatto che Pdl e Pd sono stati obbligati ad accettarle pur non volendole è una prova di debolezza del sistema. Berlusconi ha intuito il pericolo ma non ha avuto la forza di arrivare alle estreme conseguenze. È emersa una mancanza di autosufficienza strutturale, per entrambi.</p>
<p><strong>Ultima nota: in questa campagna elettorale si è fatta strada la tendenza a usare la parola “popolo” al posto di “partito”, anche a sinistra, dal popolo viola a quello di Annozero.</strong><br />
Si è anche chiarita una cosa: le riforme così come le evoca Berlusconi sono un populismo che è molto lontano dall’idea di democrazia rappresentativa. E non mi convince Quagliariello quando sostiene che in fondo nelle democrazie moderne un certo grado di populismo è fisiologico: qui si rischia una deriva sudamericana se si evocano con tanta superficialità soluzioni come i gazebo. Non è una cosa seria: prima ancora che il contenuto, nel processo delle riforme è la modalità che conta. Una persona che si dice liberale come Quagliariello dovrebbe sapere che la forma è sostanza.</p>
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		<title>Il premier è un leader dimezzato. Si vede che è confuso</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 08:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Allearsi con Bersani? Deve mollare Di Pietro&#8221; Pubblichiamo da ‘la Stampa’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini di Carlo Bertini Passiamo dai giuramenti di Pontida, ai falò di Calderoli e al trasferimento del Senato federale a Torino. E c’è ancora chi pensa che siamo governati da una maggioranza di persone serie. La cosa è stupefacente». Pier [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/09/pier-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4453" title="Pier Ferdinando Casini" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2009/09/pier-1.jpg" alt="Pier Ferdinando Casini" width="295" height="241" /></a></p>
<p><em>&#8220;Allearsi con Bersani? Deve mollare Di Pietro&#8221;</em></p>
<p>Pubblichiamo da ‘la Stampa’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini di <em>Carlo Bertini</em></p>
<p>Passiamo dai giuramenti di Pontida, ai falò di Calderoli e al trasferimento del Senato federale a Torino. E c’è ancora chi pensa che siamo governati da una maggioranza di persone serie. La cosa è stupefacente». Pier Ferdinando Casini sta per trasferirsi da Milano in Piemonte per dare man forte a Mercedes Bresso e fa un sobbalzo quando sente le parole con cui Berlusconi invita a non votare l’Udc anche se alleato con il centrodestra in alcune regioni chiave come Lazio e Campania. «Si vede che non ricorda di avermi implorato di stringere alleanze e che mi considera l’unico suo nemico se mentre sta a Bruxelles si occupa di noi invece che della crisi greca. Mi sembra confuso e disperato e da lunedì sarà un leader dimezzato se a vincere sarà la Lega contro la quale siamo noi l’unico baluardo».</p>
<p><span id="more-7982"></span></p>
<p><strong>Visto che lo stato dei rapporti è questo, se la sentirebbe di dire che non sarà mai più alleato con il Pdl?</strong><br />
«Se la direzione di marcia è quella del populismo in salsa leghista, cioè Berlusconi, o la riedizione dell’Ulivo Bersani-Di Pietro, noi andremo soli anche alle prossime politiche».</p>
<p><strong>E allora, visto che lei ha definito “penosa” questa campagna, perché voi dell’opposizione avete subito l’agenda dei temi dettata dal premier?</strong><br />
«Noi abbiamo parlato di sanità, lavoro, famiglia. Ma questa è la stagione dei fuochi di artificio, manca solo la promessa sul bollo auto. Beninteso, sono gli ultimi fuochi, la gente è ormai disincantata rispetto alla politica delle promesse. E più Berlusconi ci attacca, chiedendo il voto utile, più sono contento, perché in molti si chiederanno: ma utile a chi? A lui e alla difesa dei suoi interessi?».</p>
<p><strong>Faccia una previsione: in quante regioni vincerete e che percentuale prenderà l’Udc?</strong><strong><br />
</strong>«Noi abbiamo fatto una scelta semplice: andare da soli in molte realtà, al Sud contrastare una deriva di malgoverno, da Loiero a Bassolino; e al Nord bloccare la Lega. In Piemonte e in Liguria si sta cercando in modo fuorviante di spostare l’attenzione sui temi etici: la Lega sta alzando in modo vertiginoso il suo tasso di arroganza, non solo con noi, anche con il Pdl. Galan in Veneto si è spostato per fare spazio a Zaia e ora Bossi gli ha detto che lui è buono giusto per andare a pescare, non gli vogliono dare neanche un ministero. E allora dico ai piemontesi: prima di farvi padanizzare pensateci bene».</p>
<p><strong>Preferisce non azzardare pronostici?</strong><br />
«Noi avremo una doppia contabilità, una è quella dei voti e cercheremo di consolidare quel 6,5% delle europee. Ma poi i voti si pesano: se in alcune regioni avessimo una piccola flessione ma fossimo determinanti, ci metterei la firma. Per il resto, credo che in Piemonte sono molti i liberali e moderati che non hanno nessun interesse ad omologare la loro regione al Veneto».</p>
<p><strong>Se Cota e la Bonino invece la spuntassero, sarebbe un fallimento della vostra strategia?</strong><br />
«No, non si potrebbe trarre una conclusione del genere guardando solo a due regioni su tredici».</p>
<p><strong>Viceversa, se vincessero la Polverini e Caldoro, voi avreste contribuito a rafforzare il premier. O no?</strong><br />
«Se stessi nella logica di elezioni politiche sì, ma la rifiuto. E’ una critica che ci lascia del tutto indifferenti, perché è apparso chiaro che le alleanze variabili sono l’unico modo per non essere logorati né da una parte né dall’altra. E non penso sia in gioco il governo nazionale, anche perché più Berlusconi andrà avanti più gli sarà difficile giustificare non aver fatto nulla. La stessa rissa permanente tra Fini e Berlusconi dimostra che forse non aveva tutti i torti chi in tempi non sospetti aveva qualche dubbio e si è assunto la responsabilità di non accettare posti».</p>
<p><strong>Fini le ha mai dato ragione su questo punto in privato?</strong><strong><br />
</strong>«No comment. Io procedo dunque per la mia strada con un’opposizione seria, poi è chiaro che il salto di qualità che noi faremo dando vita ad un nuovo partito dipenderà anche dalle modalità con cui si determineranno i fatti in casa d’altri. E con questo intendo lo sgretolamento dei partiti maggiori e lo scoppio delle contraddizioni tra Lega e Pdl, perché da domattina il vero oppositore del premier sarà Bossi».</p>
<p><strong>E con il Pd potrà mai costruire qualcosa di stabile?</strong><strong><br />
</strong>«Bisogna essere onesti, Bersani ha cercato di mostrare ragionevolezza, ma il suo problema serio è la compagnia di giro che si porta dietro, se avrà coraggio di creare una discontinuità rispetto all’Ulivo. Perché se la strategia della nuova segreteria è passare da Veltroni che si libera di Rifondazione Comunista, al recupero del Prc di Bersani, c’è da mettersi le mani nei capelli. Deve avere il coraggio di solcare strade nuove, altrimenti pure se vincesse non riuscirà a governare. Dovrà mollare gli alleati impresentabili e con i quali non è possibile una convergenza politica nei fatti».</p>
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		<title>Paese devastato dalle liti, serve una riconciliazione nazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 07:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Dal premier campagna rabbiosa, vuole abolire la par condicio per restare solo in tv. Ma è un segno di debolezza» Pubblichiamo da &#8216;Il Messaggero&#8217;  l&#8217;intervista a Pier Ferdinando Casini di Claudio Rizza Pier Ferdinando Casini non ne può più di questa Italia devastata dalle liti, del tutti contro tutti: «Serve una riconciliazione nazionale». Il problema, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7966" href="http://www.pierferdinandocasini.it/2010/03/25/paese-devastato-dalle-liti-serve-una-riconciliazione-nazionale/intervista-6/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7966" title="Intervista al Messaggero" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/03/Intervista-300x253.jpg" alt="Intervista al Messaggero" width="300" height="253" /></a><em>«Dal premier campagna rabbiosa, vuole abolire la par condicio per restare solo in tv. Ma è un segno di debolezza»</em></p>
<p>Pubblichiamo da &#8216;Il Messaggero&#8217;  l&#8217;intervista a Pier Ferdinando Casini di <em>Claudio Rizza</em></p>
<p>Pier Ferdinando Casini non ne può più di questa Italia devastata dalle liti, del tutti contro tutti: «Serve una riconciliazione nazionale». Il problema, dice in un&#8217;intervista al Messaggero, non è occupare il centro, ma creare un partito che si ponga questo obiettivo. La campagna furiosa di Berlusconi è giudicata un grave errore che «aumenterà l&#8217;assenteismo». « Una volta il premier era lieve e simpatico, ora è rabbioso e arrogante». E aggiunge: «Guai ad abbassare il tasso etico di questo Paese». Il leader dell&#8217; Udc vede una similitudine tra il Cavaliere e Sarkozy: troppe promesse non mantenute. E un pericolo grave: che stia cedendo la sovranità a Bossi, che con lui gioca come il gatto col topo. E dopo le elezioni si porrà il problema del rapporto tra i due. Quanto alla polemica sull’intervento del cardinal Bertone, Casini afferma che «i vescovi vanno sempre ascoltati, ma non secondo le convenienze, bensì secondo le convinzioni».</p>
<p><strong>Presidente Casini, la campagna elettorale sta finendo. Per lei com&#8217;è stata?</strong><br />
«Brutta. Una campagna dove s&#8217;è parlato sempre e solo di questioni che nulla hanno a che vedere con le elezioni regionali. Tutti impegnati a politicizzarla».<span id="more-7960"></span></p>
<p><strong>Colpa di chi?</strong><br />
«Da un lato la sinistra, come referendum contro Berlusconi. Dall&#8217;altro Berlusconi come referendum pro o contro se stesso. C&#8217;è stata una coincidenza di fini».</p>
<p><strong>Quindi, cosa prevede?</strong><br />
«Un grandissimo errore, farà aumentare l&#8217;assenteismo e dimostra ormai che questo bipolarismo è arrivato al capolinea».</p>
<p><strong>Lei sta lavorando per il «dopo Berlusconi». In che senso?</strong><br />
«Intendo dire che i fuochi d&#8217;artificio sono alla fine, gli effetti speciali ormai stanno finendo. E che lo stesso Berlusconi dovrebbe riflettere su come sta affrontando gli ultimi giorni di campagna elettorale».</p>
<p><strong>Troppo aggressivo?</strong><br />
«Una volta era lieve e simpatico, adesso è solo rabbioso e arrogante».</p>
<p><strong>Un esempio?</strong><br />
«Francamente che il premier dica che io vado troppo in tv nel momento in cui lui la sta invadendo in modo vergognoso, è il segno che ha perso il contatto con la realtà»</p>
<p><strong>E ora dice che vuole abolire la par condicio per cancellarvi.</strong><br />
«Vuole cancellare tutti, non solo me. Domani anche Bossi e Fini. E&#8217; il segno di una grande debolezza. Se per vincere deve rimanere solo alla televisione certifica il suo fallimento».</p>
<p><strong>L&#8217;opposizione accusa la Rai d&#8217;aver snobbato le Regionali, facendo un favore a Berlusconi che vuole solo parlare di sé e del suo governo.</strong><br />
«Condivido con Berlusconi il fatto che Santoro è un fazioso. Ma la differenza tra me e lui è che io non chiudo la televisione a chi la pensa diversamente dame. E anche su questo dovrebbe riflettere. E&#8217; diventato il Grande Censore, non vuole che nessuno in tv lo critichi. Ricordo che quando scese in pista il suo slogan era &#8220;vietato vietare&#8221;. Metamorfosi sorprendente».</p>
<p><strong>Comunque nella tv di Stato gli aspiranti governatori non si sono visti?</strong><br />
«La campagna elettorale si fa oggi solo nei tg. Tutti vedono come sono gestiti. Non dico altro. Prendo atto di una realtà che è scandalosa».</p>
<p><strong>Il presidente Napolitano ha detto che bisogna rispettare tutte le istituzioni e che non pensa ad altro se non tenere unito il Paese. Che riflessione fa?</strong><br />
«Sul rispetto delle istituzioni credo sia»giusto indirizzare il monito a chi, anche in queste ore, continua la sua lotta personale con i magistrati. Può darsi pure che qualche ragione personale di attrito con i magistrati Berlusconi ce l&#8217;abbia, ma da qui ad attaccare tutti i giorni tutti i magistrati italiani&#8230;si abbassa il tasso etico di un Paese, che comunque ha nei magistrati un presidio di legalità».</p>
<p><strong>E sull&#8217;unità nazionale?</strong><br />
«Il nostro slogan è stato &#8220;Ricuciamo l&#8217;Italia&#8221;. Questo ormai è un Paese di tutti contro tutti: destra contro sinistra, politici contro magistrati, Nord contro Sud e viceversa, italiani contro extracomunitari, lavoratori dipendenti contro gli autonomi&#8230;credo ci sia bisogno di un partito che riconcili l&#8217;Italia e gli italiani. Un partito che si ponga il problema non tanto di occupare il centro, la destra o la sinistra &#8211; tutte terminologie del passato che non rappresentano più nulla &#8211; ma che parli un linguaggio di riconciliazione nazionale. Siamo un Paese devastato dalle liti».</p>
<p><strong>Il premier dice che le riforme si decideranno nei gazebo.</strong><br />
«Quando sento parlare di gazebo mi viene in mente quel ridicolo e mortificante giuramento dei governatori in piazza San Giovanni. Appoggio la Polverini, sono convinto che sia il candidato migliore, non ho nessun rilievo da fare alla sua campagna che ha condotto con forza, nonostante le difficoltà per gli errori del Pdl, ma l&#8217;unica cosa che non ho condiviso è stata la partecipazione al giuramento. Capisco che non ne potesse fare a meno, ma la giudico mortificante per chi l&#8217;ha subito e ridicolo per chi lo ha ascoltato».</p>
<p><strong>Ma le riforme?</strong><br />
«Se si vogliono fare, prima di tutto bisogna chiarirsi le idee. Berlusconi le ha confuse: un giorno parla di presidenzialismo alla francese, un giorno all&#8217;americana., .mi sembra una delle tante boutade da campagna elettorale. Abbiamo finora sentito di tutto, manca solo l&#8217;abolizione del bollo auto, ma aspettiamo fiduciosi».</p>
<p><strong>La cosa più bizzarra?</strong><br />
«Beh, quando il premier ha annunciato che &#8220;sconfiggerà il cancro&#8221;. Promessa meravigliosa, ma rischia di essere come la cura Di Bella, una presa in giro.</p>
<p><strong>Che pensa di questa corsa dietro i vescovi per cercare di ingraziarsi il voto cattolico?</strong><br />
«Che Berlusconi faccia l&#8217;interprete di quello che dicono i vescovi, lascio giudicare ai cittadini sulla credibilità della cosa. Credo che i vescovi vadano ascoltati sempre, non secondo le nostre convenienze ma secondo le convinzioni: diritto alla vita, famiglia, solidarietà verso gli extracomunitari&#8230; La Chiesa è una ricchezza per la comunità nazionale. Credo che l&#8217;atteggiamento e lo stile con cui la Polverini ha ascoltato i vescovi, senza strumentalizzarli, sia l&#8217;esempio di ciò che tutti avrebbero dovuto seguire».</p>
<p><strong>Su immigrazione ed extra comunitari non pare proprio che il Pdl e la Lega seguano il Vaticano.</strong><br />
«Quando si cede alla convenienza, uno la legge in un modo, l&#8217;altro in un altro. I vescovi vanno ascoltati sempre, punto e basta. Il monito è diretto a tutti, tra i governatori ci sono i praticanti e i non, deve esserci un rapporto corretto con tutti»</p>
<p><strong>Crede alla sindrome francese?</strong><br />
«E&#8217; una situazione molto diversa da quella italiana, ma c&#8217;è una costante: il troppo stroppia. Sarkozy ha fatto tante promesse e pochi fatti, vedo una certa simmetria con Berlusconi. Chiaro che la gente prima o poi arriva al redde rationem».</p>
<p><strong>Stesso clima?</strong><br />
«Non lo so, voglio rapportarmi alle amministrative, ai candidati migliori, alla gente che va sostenuta. Qui a Roma non c&#8217;è lo scontro tra Berlusconi e la Bonino, ma tra la Polverini e la Bonino. Volerlo trasformare in scontro nazionale è utile solo alla Bonino».</p>
<p><strong>Lei cosa spera da queste regionali?</strong><br />
«Siamo sopravvissuti alle politiche, migliorati alle Europee, speriamo di migliorare ulteriormente e di essere determinanti nelle regioni. Bisogna fermare l&#8217;avanzata della Lega che oggi sta diventando il problema della politica nazionale. Perché Berlusconi sta ormai cedendo a Bossi la sovranità della direzione della politica italiana, i leghisti si stanno sostituendo a Berlusconi».</p>
<p><strong>Bossi si vanta d&#8217;avere nel cassetto milioni di voti.</strong><br />
«Bossi sta giocando come il gatto col topo. Sicuramente il giorno dopo le elezioni ci sarà il problema del rapporto tra Bossi e Berlusconi. Una ragione di più per cercare di rafforzare le componenti moderate. E&#8217; chiaro che noi diamo fastidio al Cavaliere, perché lo contestiamo sul suo terreno tra i moderati. Anche se lui ormai moderato non lo è più, ma più populista della Lega».</p>
<p><strong>Intanto l&#8217;occupazione è crollata dell&#8217;8,2%.</strong><br />
«Qui parliamo dei giudici, del complotto sulla lista Pdl, e non si parla mai delle questioni serie»</p>
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		<title>Da Silvio promesse vecchie 20 anni. E Bersani impari dal disastro Pd</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 08:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Berlusconi ci teme. Il voto per l’Udc è utile alla gente Pubblichiamo da &#8216;QN&#8217; l&#8217;intervista a Pier Ferdinando Casini di Marcella Cocchi Ripete di essere sereno. Rivendica di aver fatto scelte coraggiose, pragmatiche, «sempre per e mai contro». L&#8217;opposto, insomma, dell&#8217;«opportunismo politico» di cui è accusata l&#8217;Udc, alleata a volte con il centrodestra a volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/02/Pier-Ferdinando-Casini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7504" title="Pier Ferdinando Casini" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2010/02/Pier-Ferdinando-Casini-300x199.jpg" alt="Pier Ferdinando Casini" width="300" height="199" /></a> <em>Berlusconi ci teme. Il voto per l’Udc è utile alla gente</em></p>
<p><em> </em>Pubblichiamo da &#8216;QN&#8217; l&#8217;intervista a Pier Ferdinando Casini di <em>Marcella Cocchi</em></p>
<p>Ripete di essere sereno. Rivendica di aver fatto scelte coraggiose, pragmatiche, «sempre per e mai contro». L&#8217;opposto, insomma, dell&#8217;«opportunismo politico» di cui è accusata l&#8217;Udc, alleata a volte con il centrodestra a volte con il centrosinistra, spesso in corsa solitaria. E senza risparmiare critiche né a Berlusconi né a Bersani il leader dei moderati attende il verdetto elettorale.<span id="more-7945"></span></p>
<p><strong>Presidente Casini, firmerebbe per bissare il 6,5% ottenuto l&#8217;anno scorso alle europee?</strong><br />
«Sì, anche se il successo si misurerà non tanto dalla percentuale di voti, ma piuttosto da quanto saremo determinanti per la vittoria nelle singole regioni».</p>
<p><strong>Però il messaggio di una Udc né di qua né di là non è tra i  più semplici da far passare nell&#8217;elettorato&#8230;</strong><br />
«Spero che gli italiani capiscano che io non miro a ricreare un partito di centro. Ma per accorciare la distanza che c&#8217;è tra politici e cittadini, quella che oggi fa temere un astensionismo a 360 gradi, è altrettanto vero che bisogna combattere questo bipolarismo, che sa solo evocare suggestioni senza dare soluzioni».<!--more--></p>
<p><strong>A chi si riferisce?</strong><br />
«A Bersani, quando va in piazza trainato dall’Idv con l&#8217;unico collante dell&#8217;antiberlusconismo. A Berlusconi, quando si fa comandare dalla Lega o quando si nasconde dietro alla propaganda, che spaccia per soluzione ai problemi. Vuole qualche esempio?».</p>
<p><strong>Quali?</strong><br />
«Mi dicono che il premier stia per riproporre l&#8217;abolizione del bollo auto. Ha appena rispolverato il presidenzialismo e tutti i giorni invoca la riforma della giustizia. Ma di cosa parliamo? Promesse che tornano fuori da 20 anni e a cui, nei primi 5, ho creduto anch&#8217;io. Solo che i fatti non sono arrivati».</p>
<p><strong>Lei attacca il Pdl. E il premier dice che il voto all&#8217;Udc è un voto a perdere. Ma voi siete alleati in tre regioni. Come fa la gente a capirvi?</strong><br />
«I candidati appoggiati dall&#8217;Udc nelle varie regioni sono stati scelti semplicemente perché i migliori. Abbiamo deciso con chi schierarci sulla base del giudizio (positivo o negativo) dato al lavoro dell&#8217;amministrazione uscente, senza guardare al colore politico. E nel 60% dei casi siamo andati da soli. Il voto utile, al contrario di quel che dice Berlusconi, non è quello che serve a se stesso o a me, ma quello che è utile ai cittadini. E poi se il premier a Bologna e a Firenze attacca noi invece che la sinistra, si capisce bene chi teme di più».</p>
<p><strong>Frattini mette le mani avanti: &#8216;Vigileremo sull&#8217;Udc per il rispetto dei programmi elettorali&#8217;.</strong><br />
«Sarebbe meglio che pensasse alla politica estera. Sono stanco di sentire questi avvertimenti da chi ci ha prima insultato e poi è venuto a cercarci ovunque per le alleanze. Invece noi abbiamo avuto il coraggio di andare soli per esempio in Veneto e Lombardia dove potevamo ottenere posti di potere».</p>
<p><strong>Anche Formigoni non è molto tenero con l&#8217;Udc.</strong><br />
«Evidentemente non è così sicuro di avere quel 90% di consensi che sostiene di avere. Invito a votare Pezzetta, che risponde meglio a requisiti di moralità e trasparenza. Bisogna alzare la guardia sul tasso di eticità in una regione dove c&#8217;è chi è stato preso con le mani nel sacco».</p>
<p><strong>Presidente Casini, i vescovi indicano agli elettori di non scegliere candidati pro-aborto come Bonino. Chiedono un voto per il Pdl o per l&#8217;Udc?</strong><br />
«Questi moniti vengono strumentalizzati da chi si dichiara paladino dei valori cattolici. Ma il mio partito ha sempre difeso i principi cristiani, nei fatti. E io non ci sto a strumentalizzare il mondo cattolico, ognuno impari a rispondere alla propria coscienza».</p>
<p><strong>Eppure in Piemonte l&#8217;Udc sostiene Mercedes Bresso ribattezzata la Zapatero. Nessun imbarazzo?</strong><br />
«Il fondo del quotidiano della Cei, Avvenire, era sulla Bonino».</p>
<p><strong>Che prospettive vede a sinistra?</strong><br />
«Voglio dirlo chiaramente: sono contento che si sia manifestato il fallimento del Pd, con tanti ex democratici che stanno entrando nel nostro partito. Spero che questa lezione serva a Bersani».</p>
<p><strong>C&#8217;era una volta il centrodestra a quattro punte (Berlusconi, Fini, Bossi, Casini). Che effetto le ha fatto vedere la piazza con un premier sul palco da solo con il Senatur?</strong><br />
«Questa è una riflessione che dovrebbe fare Fini. Io l&#8217;ho già fatta due anni fa. Molti hanno pensato che fossi un superbo, mentre io avevo percepito già allora la deriva populista-leghista che stava prendendo piede».</p>
<p><strong>Teme di più questa &#8220;deriva&#8221; o quella vendoliana-dipietrista?</strong><br />
«Mi spaventa l&#8217;insieme, il fatto che da una parte comandi Di Pietro e dall&#8217;altra Bossi».</p>
<p><strong>Anche su questo, è innegabile il suo feeling con Fini.</strong><br />
«Con Gianfranco c&#8217;è stato un grande amore politico, tanta amicizia, alcuni momenti di delusione. Ora sono sereno nel dare un giudizio positivo al suo lavoro da presidente della Camera. E&#8217; vero, c&#8217;è sintonia. Ma lui sta in un altro partito, con un certo disagio, e io non lo tirerò per la giacca. Spero però che un giorno si possano creare le premesse di una politica che passi attraverso la riconciliazione con il Paese, con i problemi della gente e non votata agli estremismi».</p>
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		<title>Pier Ferdinando Casini a &#8216;Decidi Tu&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 14:43:42 +0000</pubDate>
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<p>Ospite della trasmissione di approfondimento sulle elezioni regionali 2010, condotta da Massimo Leoni.</p>
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		<title>Regionali, i candidati si impegnino a governare onestamente</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 13:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle regioni italiane in cui si voterà tra una settimana l’impegno di ciascun candidato deve essere quello di governare in maniera onesta e risolvere i problemi del territorio. Se così non sarà, i cittadini continueranno a perdere fiducia nella politica. Pier Ferdinando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle regioni italiane in cui si voterà tra una settimana l’impegno di ciascun candidato deve essere quello di governare in maniera onesta e risolvere i problemi del territorio. Se così non sarà, i cittadini continueranno a perdere fiducia nella politica.</p>
<p><em>Pier Ferdinando</em></p>
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