postato il 11 Settembre 2016 | in "Politica, Riforme"

“Caro Matteo, dammi retta il ballottaggio è pericoloso”

Votare sì al referendum è un dovere morale Ma eliminiamo il doppio turno dalla legge elettorale

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L’intervista di Alessandro di Matteo a Pier Ferdinando Casini pubblicata su La Stampa.

Pier Ferdinando Casini, perché ha riunito i “centristi per il sì”?
«Credo sia un dovere morale che chi ha votato la riforma in Parlamento la sostenga nel paese e non mi piace che il dibattito sul referendum diventi un regolamento di conti nel Pd. Inoltre, io sostengo Renzi convintamente – perché è unica alternativa allo sfascio – ma gli ho voluto dire che se gli argomenti che usa per il sì sono quelli dei costi della politica allora siamo al grillismo di ritorno, sono argomenti deboli e autolesionisti».

Tocca a lui aprire il tavolo sulI’Italicum per salvare il referendum?
«Renzi ha capito di avere regalato ai suoi avversari un argomento in più di cui non c’era affatto bisogno, quando ha personalizzato il referendum. Ora è troppo burocratico dire che si rimette alla volontà del Parlamento, il governo dovrà prendere l’iniziativa. L’Italicum cambierà, lo sanno anche i sassi. Ma si farà dopo il referendum».

Ma come va cambiato l’Italicum?
«Non si può andare avanti con quel doppio turno che diventa un richiamo irresistibile per i populisti e per coloro che vogliono mettersi assieme per disintegrare chi vuole governare. E’ un pericolo che non possiamo correre. Poi, bisogna incentivare le coalizioni: senza alleanze non si fanno i governi, come si vede in Spagna»

Basterà? Ormai gli avversari di Renzi vedono a portata di mano la sconfitta del premier…
«È preoccupante che ci sia chi dice “voto no per farla pagare a Renzi”, è un elemento di incultura politica. L’elemento unificante di tutto è l’anti-renzismo. Ma l’Italia nel mondo non può permettersi l’ennesimo insuccesso. Perché sarebbero devastanti gli effetti sulla nostra credibilità».

D’Alema non la pensa così…
«Stimo D’Alema e gli voglio anche bene, ma quando lo sento dire che lui ha un’altra riforma pronta… Ma allora perché ha aspettato 20 anni per tirarla fuori? E comunque, a palazzo Chigi dopo Renzi c’è Renzi, si rassegnino tutti. A partire da Renzi».

Ma alle prossime elezioni lei sarà con Parisi o con Renzi?
«Apprezzo molto Parisi, che avrei votato a Milano. E come tutti sanno sono amico di Berlusconi. Ma se il nuovo corso di Fi è un “vorrei ma non posso”, una battaglia di potere senza che cambi la politica del centrodestra, allora sicuramente sarò con Renzi. Non ho dubbi, perché se prevarranno i no al referendum avrà vinto Grillo, non Berlusconi o Parisi. E lo sforzo di smarcarsi dai populisti risulterà effimero in mancanza di fatti concreti. Il referendum era una prima occasione, ed è stata persa. Il centrodestra non può votare no alle riforme che ha sempre sostenuto».

Cosa pensa di ciò che accade a Roma con la giunta M5s?
«Virginia Raggi è una dilettante allo sbaraglio e il 70% di romani che l’ha votata doveva saperlo».

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