postato il 6 febbraio 2018 | in "Politica, Rassegna stampa"

Basta clima odio. I miei avversari sono Lega e M5S

In campo per dare contributo a mia coalizione

L’intervista di Giulia Merlo pubblicata sul Dubbio

Che ci fa Casini, candidato della coalizione di centrosinistra del Pd nella rossa Bologna?
Su questo si è consumato l’ultimo strappo tra Partito Democratico e Liberi e Uguali, che nello stesso collegio uninominale hanno indicato Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia-Romagna. Una polemica che non tocca più del necessario il diretto interessato, l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, che tecnicamente a Bologna gioca in casa: nel capoluogo emiliano è nato, ha studiato e si è formato politicamente tra le fila della Democrazia Cristiana.

Presidente, dopo la prima settimana di campagna elettorale e conseguenti schermaglie, com’è il clima nel suo collegio?
Il clima è freddo, umido e con temperature piuttosto rigide. Politicamente, invece, il clima è perfetto e anzi, c’è gran calore da parte della gente.

Lei ha l’arduo compito di convincere gli scettici del centrosinistra, che vedono in lei un candidato anomalo per un collegio baluardo del Pci.
Guardi, io qui sono nella mia città e sono perfettamente a mio agio. Mi conoscono tutti e le assicuro che sono pronto allo scherzo: loro prendono in giro me e io prendo in giro loro, nessun problema davvero. Questo famigerato “problema-Casini” è una costruzione mediatica che non esiste tra la gente ma solo sui media.

E la stupisce?
Ma si figuri. Anzi la capisco, capisco che la polemica è ghiotta e anche il fascino del gossip descrittivo. Il problema, al netto di ciò che si dice sui giornali, è che la realtà è molto diversa e non ha nulla a che vedere con me. Per dirla in breve, mi trovo nel crocicchio di un rapporto tesissimo tra il Pd e i fuoriusciti dal Pd e intorno a me si è sviluppato un dibattito del tutto paradossale.

Insomma lei dice che il problema non è la sua candidatura a Bologna ma i vecchi rancori tutti interni a Pd e Leu?
Ma certo. Anche perché lo ricorderà: quando ci furono le primarie del Pd mi chiesero chi preferivo tra Matteo Renzi e Pierluigi Bersani e io risposi che senz’altro avrei scelto Bersani. Il giorno dopo Renzi fece il famoso poster con scritto “basta casini”. Insomma, io con Bersani ho fatto il governo Monti e sono stato tra i primi a solidarizzare con Vasco Errani ai tempi della sua vicenda giudiziaria, per altro conclusa senza alcun addebito. Questo per dire che non ho alcun motivo per polemizzare con Liberi e Uguali e anzi stimo profondamente molti di loro, ma se sono usciti dal Pd e la ferita non si è ancora rimarginata non può essere un problema mio.

A proposito di divisioni, lei ha scritto una lettera ai bolognesi in cui dice: “I tempi sono cambiati: le contrapposizioni ideologiche del passato che ci hanno diviso anche qui lasciano il campo ad altro”. E’ davvero convinto che le ideologie siano alle nostre spalle e da che cosa sono state sostituite?
Io ne sono convintissimo. Oggi l’Italia è un Paese caratterizzato da sfide nuove, una su tutte la violenza che genera altra violenza. Ecco, questa diffusione di odio deriva principalmente dalla Lega di Matteo Salvini e dal Movimento 5 Stelle, che non a caso considero i miei diretti avversari da sconfiggere sul campo.

Sono di pochi giorni fa i drammatici fatti di Macerata, e sono già diventati parte della campagna elettorale.
Guardo a ciò che è successo con grande preoccupazione e penso che sia il frutto malato di un fenomeno molto pericoloso: chi semina vento raccoglie tempesta. Bisogna stare attenti quando si gioca con gli istinti peggiori delle persone, perché si possono produrre fatti tragici come quelli di Macerata. Detto questo, le dico con molta sincerità che il ministro dell’Interno Marco Minniti ha fatto molto più per combattere l’immigrazione illegale di quanto non abbiano fatto tutti i governi di centrodestra.

C’è chi le imputa ancora, però, di essere stato a lungo parte di quel centrodestra di cui faceva parte anche la Lega?
Io sono stato presidente della Camera eletto dal centrodestra e, in quegli anni, ho fatto una dichiarazione pubblica in favore dello lus soli. Sa cosa è cambiato? Allora nessuno polemizzò con me, tantomeno a destra. A 13 anni di distanza, se si parla di lus soli il centrodestra fa le barricate. Non a caso, lo stesso succede anche con i vaccini: non sono più il frutto del progresso scientifico che ha permesso di debellare malattie mortali, ma il germe del raccordo insano tra poteri forti delle industrie farmaceutiche e scienziati corrotti. Ecco, io sono contro le rappresentazioni che fanno male alla gente e sono in campo per sfidare chi invece semina questa zizzania: Lega e 5 Stelle.

Ed è nella terra giusta per farlo, visto che l’Emilia Ro- magna è stata anche la culla del Movimento 5 Stelle. Li ha già incontrati nella sua campagna elettorale?
Il Movimento 5 Stelle è un fenomeno silente, non è che i suoi rappresentanti si incontrino per la strada. O meglio, si possono anche incontrare ma in realtà la loro campagna si gioca tutta su un terreno diverso: la contrapposizione con la politica e la semina di polemica su internet. Tante volte, infatti, non si ha nemmeno il piacere di incontrare e conoscere il proprio avversario. Poi, però, nelle urne il Movimento si vede eccome, e certamente anche a Bologna sarà così.

A proposito di risultati, il Pd punta al 25%, la lista Civica Popolare, invece, a cosa punta?
Io ora sono in campo per il mio collegio e penso a vincere qui. Per noi, comunque, è importante dare un contributo alla coalizione di cui facciamo parte, raggiungendo e anche superando il 3%. In ogni caso, un voto alla nostra lista non sarà buttato ma sarà utile all’alleanza di centrosinistra.

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