postato il 22 luglio 2012 da gebuono | in "Politica"

«Un ultimo messaggio ai mercati, legge elettorale subito»

“Irresponsabile sfiduciare Monti. Se invece c’è valutazione comune, elezioni possibili in autunno”

L’intervista a Pier Ferdinando Casini su La Stampa
Di Fabio Martini
ROMA – In attesa che domani mattina i mercati ridicano la loro, uno dei protagonisti della politica italiana, Pier Ferdinando Casini, propone di inserire un nuovo mattone nella diga anti-bancarotta: «Oramai lo hanno capito tutti che gli italiani hanno fatto i compiti a casa e non possono fare ulteriori sacrifici. Però ai signori dello spread è opportuno mandare un ultimo messaggio: approvando una nuova legge elettorale almeno in un ramo del Parlamento prima della pausa estiva, daremmo un segnale forte a chi dubita sulla stabilità futura dell’Italia».

Presidente Casini, ma non le pare invece che i partiti – più che pensare alla riforma – siano già impegnati in una lunga campagna elettorale?
«Su questo tema bisogna essere chiari. Ne ho parlato anche con Monti, l’ultima volta che ci siamo visti a Palazzo Chigi: le forze politiche di maggioranza in questi mesi hanno dato grande prova di sé nel sostenere misure spesso impopolari. Qualche partito lo ha fatto in modo convinto, qualche altro obtorto collo. Certo, ora la tensione cresce, anche perché dopo i tanti compiti fatti a casa siamo tutti consapevoli che la causa della crisi sta nella reticenza europea a muoversi».

Mancano ancora nove mesi, ma è come se la sirena elettorale si fosse già accesa
«Certo, le elezioni si avvicinano ed è chiaro che tra i partiti possa emergere qualche nervosismo. D’altra parte tutti si rendono conto che non abbiamo la possibilità di mettere m cantiere ulteriori provvedimenti economici. Anche perché di sacrifici un Paese può anche morire. Proprio per questo motivi dobbiamo però dare un segnale forte all’opinione pubblica e ai mercati: prima del 10 agosto, dotiamoci di una nuova legge elettorale».

Facile a dirsi, e infatti lo dite in tanti, da anni. Per farcela, ogni partito dovrebbe rinunciare a qualche vantaggio: c’è un realistico punto di compromesso?
«Guardi, noi vorremmo una legge proporzionale pura con preferenze e in più diciamo una cosa ovvia: quando c’è uno sbarramento al 5% non può esserci un premio di maggioranza. Questo è un ragionamento logico, ma sappiamo che pure su questo occorrerà trovare un compromesso: un premio di governabilità al partito maggiore o ai partiti coalizzati. Certo, resta il problema delle preferenze, ma penso che ognuno debba fare passi avanti verso l’altro per evitare il nulla di fatto».

Ma lei non sta rilanciando un minimo comune denominatore che finora ha prodotto l’insabbiamento?
«Ho potuto constatare di persona che Bersani e Alfano hanno la voIontà di marciare in questa direzione».

Se la sentirebbe di essere ottimista?
«Sì, sono convinto che prima della pausa estiva, che a questo punto è stata fissata attorno al 10 agosto, si possa arrivare all’approvazione della riforma».

Ma se davvero riusciste a fare questa benedetta riforma, non pensa che questa sarebbe una ragione in più per anticipare le elezioni, eliminando una lunga, propagandistica campagna elettorale?
«Anche su questo dobbiamo essere chiari: anche in occasione delle campagne elettorali più drammatiche, ogni partito si presenta sventolando le proprie bandiere. Anche la Cancelliera Merkel e i socialdemocratici sventoleranno i loro vessilli e magari dopo le elezioni faranno assieme un governo di grande coalizione. Dopo la propaganda prevale sempre la ragionevolezza, tanto più m passaggi drammatici nella vita di un Paese. In questo momento evito di chiedere cose impossibili al Pd e al Pdl, ma siamo noi a vestire i panni della responsabilità: se ripetiamo che dopo il governo Monti nulla sarà come prima, questo significa che pure noi non saremo uguali a prima».

Ma non pensa che possa essere pericolosa una campagna elettorale di nove mesi?
«Non sono io che decido le scadenze. Il calendario ha una sua valenza che non può essere addomesticata dalla politica. Vedremo quale sarà il tragitto migliore. Il problema non sta soltanto nella tempistica del tragitto, ma anche nelle modalità con le quali fare la strada».

Ma se fossero tutti d’accordo?
«Guardi, se qualcuno pensasse di togliere la fiducia a questo governo sarebbe un pazzo. Un irresponsabile. Ma se ci fosse una valutazione comune, questo sarebbe un altro discorso».

Ma perché non candidate Monti per il dopo-Monti?
«Voglio troppo bene al presidente del Consiglio per tirargli la giacca o per esperio a candidature intempestive. Una cosa è chiara: il prossimo dovrà essere un governo politico».

Una cosa invece non si è ancora capita: l’Udc farà un polo a sé oppure, se resta il Porcellum, vi alleerete col Pd?
«Bersani e Franceschini dicono: Casini non metta veti. Di Pietro dice: Casini vuoi fare il padrone in casa altrui. Ma Casini fa un’altra gara! Ho già detto chiaramente che intendo mettere me stesso e il mio partito al servizio dell’organizzazione di un polo della responsabilità e del buon governo. Questa è la mia politica, senza rivendicare ambizioni personali o poltrone, come abbiamo già dimostrato nel corso degli anni».

Eppure, se non proprio una scelta di campo, almeno uno sguardo verso sinistra lei lo ha lanciato...
«Io dico: un Paese come questo, in una fase di così grande difficoltà sociale, può fare a meno della responsabilità di un’area del riformismo socialista?».

Ma da sinistra sono partiti anatemi contro la sua posizione sui diritti civili: possono precludere un’alleanza?
«Ho detto che è giusto riconoscere i diritti a conviventi dello stesso sesso. Dopodiché per me il matrimonio gay non sta in cielo né in terra. Questa è la mia opinione, ma non devo chiedere l’autorizzazione a nessuno, così come pretendo di non dare autorizzazioni agli altri».

Commenti

  1. Presidente Casini, anche questa sua intervista è condivisibile al 100% ed è da
    apprezzare la chiarezza con la quale ha risposto alle domande del giornalista
    sulla sua visione del quadro politico futuro. Ma la situazione economica è così
    grave che forse ormai dovrebbero prendersi determinazioni drastiche, veramente
    drastiche!
    Napolitano e Monti fino ad oggi hanno impedito che l’ Italia precipitasse
    nella bancarotta economica e sociale, ma per risollevarsi ed allontanarsi
    dall’orlo del baratro occorrerebbe che tutti i partiti della “strana
    maggioranza” appoggiassero con convinzione e soprattutto LEALMENTE l’azione del
    governo, come chiedono insistentemente sia il Capo dello Stato che il
    Presidente del Consiglio. Ma, a ben vedere, questa condizione non si è
    concretizzata, soprattutto in questi ultimi mesi: a livelli diversi, sia il Pd
    che il PDL sembra che appoggino il Governo con timidezza il primo e obtorto
    collo il secondo, quasi temessero un successo troppo chiaro da compromettere il
    loro ritorno al governo del Paese, mentre solo il centro lo sostiene in modo
    convinto e adeguato alla situazione. Allora, invece di impegnarsi totalmente
    per la risoluzione dei problemi e dare ai mercati internazionali ed ai nostri
    partners europei l’ immagine di affidabilità, indispensabile per far abbassare
    lo
    spread che rischia di mandare fuori controllo il nostro debito pubblico, i due
    maggiori partiti in Parlamento di cosa si occupano? Il PDL propone una riforma
    costituzionale con l’introduzione del semipresidenzialismo, ben sapendo della
    contrarietà di circa metà dei parlamentari e quindi quasi impossibile da
    condurre in porto (è solo un alzare un polverone per poi non fare alcuna
    riforma? Neanche quella elettorale richiesta da quasi tutti i cittadini e anche
    dal Presidente della Repubblica e della quale anche tutti i partiti a parole si
    dicono convinti ? L’ ex premier Berlusconi “minaccia”, perchè di una minaccia
    per l’ Italia si tratta, di ripresentarsi per l’ennesima volta come candidato
    per il CDX, dopo che ha dovuto dimettersi per la bufera economica, causata per
    la maggior parte dalla sua politica dissennata e populista, che stava mandando
    in pezzi anche le sue aziende. Perchè Berlusconi non si è dimesso per
    generosità,come dice lui, ma per lo stesso motivo per cui è
    entrato in politica: per il profitto delle sue aziende. In più, se a parole
    dice di appoggiare Monti, lo fa attaccare tutti i giorni dal suo giornale di
    famiglia e dai media che controlla. Dall’altra parte il PD si perde a
    discorrere di matrimonio gay (abbiamo visto quanto ha influito positivamente
    sull’ economia spagnola la sua introduzione essendo stato il primo
    provvedimento del governo Zapatero), di primarie, di contrarietà alla
    reintrodurre delle preferenze nella legge elettorale (sarebbero motivo di
    corruzione e di voto di scambio nelle elezioni politiche, mentre in quelle
    comunali, regionali ed europee no?), di allearsi nel 2013 con Di Pietro e
    Vendola, entrambi ferocemente contrari alla linea del governo Monti, appoggiato
    dal PD. Con questa situazione come possiamo sperare che gli investitori esteri
    ed i nostri partners europei abbiano fiducia nel quadro politico che si andrà a
    formare nel 2013, qualsiasi di questi due schieramenti vinca le elezioni? Se
    dovesse vincere il
    CDX, alleato con la Lega, ripiomberemmo al novembre 2011, se dovesse vincere il
    CSX, alleato con Di Pietro, Vendola e l’estrema sinistra, ci ritroveremmo con
    i no tav, no rigassificatori, no autostrade, al governo, con ministri che
    andranno a scioperare in piazza contro il proprio governo: altro film già visto
    con il finale che conosciamo.
    Che fare in questa situazione? Io da semplice cittadino, quindi senza creare
    alcun problema politico, un’idea ce l’avrei e spero che ce l’ abbiano in testa
    pure Napolitano e Monti, anche se per ora non possono evidentemente esternarla.
    Napolitano e Monti la loro parte per salvare l’ Italia l’hanno fatta ma i
    partiti, almeno alcuni, non l’hanno fatta completamente ed ora, con
    l’avvicinarsi delle elezioni, sono sempre più riottosi a farla. Quindi se il
    Capo dello Stato ed il primo ministro vogliono provare a tirarci fuori dai guai
    debbono di nuovo scendere in campo con ancora più determinazione, senza alcuna
    paura : Monti dovrebbe organizzare un “movimento di salute nazionale” con tutte
    le forze politiche che ci vorranno stare, rappresentando agli Italiani la
    gravità della situazione, mentre Napolitano dovrebbe sciogliere le Camere prima
    che arrivi il semestre bianco. Alcuni grideranno al golpe, ma sarebbe una
    decisione perfettamente in linea con la Costituzione, Monti si
    troverebbe contro molti politici ma avrebbe molte possibiltà di avere la
    fiducia e conseguentemente il voto della maggioranza degli elettori e quindi
    potrebbe governare con la “sua” maggioranza politica avendo la possibiltà di riacquistare
    la fiducia dei mercati internazionali e degli altri stati europei e mondiali.
    E’ fantapolitica? Forse, ma credo che questa sia l’ultima nostra speranza.
    Cittadino.


    Questo commento è stato inviato da 127.0.0.1 – realtimetv.it


  2. Casini ero un tuo sostenitore fino a quando lasciasti la presidenza della camera,ora per la cattiva politica che avete fatta voi insieme a tutti gli altri porcellum non meritate più la nostra fiducia ,pertando raccogliete i ferri del mestiere e andatevene a casa tutti.”Vogliamo volti nuovi e puliti”




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