Voglio sperare che qualche beneficio arrivi effettivamente fino ai cittadini, e che questo ennesimo finanziamento non sia anche un ennesimo spreco di risorse, per alimentare clientelismo, politica e corruzione. Preferirei che fossero impiegati, oltre che per sostenere effettivamente le fasce deboli, anche per incentivare le imprese “vere” che creano occupazione “reale”. Ma questo è chiedere troppo, è da pazzi solo pensarlo!
Un idea geniale, altri soldi mandati in quel buco nero che sono le regioni meridionali, come se negli ultimi 60 anni ne avessimo mandati pochi e con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.Invece di cominciare a tagliare la spesa pubblica con la mannaia,magari partendo proprio dalle regioni della magna grecia che sono quelle che hanno un livello di spesa pubblica che non ha eguali al mondo,il Sig.Monti continua pedissequamente nelle fallimentari politiche assistenzialiste adottate da tutti i governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi e che consistono nel depredare sistematicamente le zone virtuose e produttive del paese per mantenere un esercito di pirati e bucanieri che pretendono di vivere alle spalle di chi lavora e produce ricchezza, in regioni il cui livello produttivo è paragonabile a quello dei paesi nordafricani.Io dico che così non si può più andare avanti, speriamo che il default arrivi presto e che faccia piazza pulita una volta per tutte di questo stato ladro e criminogeno.
La Corte dei Conti boccia i tagli al pubblico impiego.
In tempi di crisi e di tagli torna prepotentemente alla ribalta la spesa pubblica italiana, insostenibile ed eccessiva per i servizi resi alla collettività. E se tagliare il numero dei parlamentari e i loro stipendi è demagogia, tagliare il numero dei dipendenti pubblici è un argomento che di tanto in tanto ritorna la centro del dibattito politico! I sindacati di categoria fanno orecchio da mercante e assecondano le direttive del governo avendo 151 milioni di euro di permessi sindacali da farsi ”perdonare”. A difesa del pubblico impiego, laddove il sindacato latita da decenni, interviene la Corte dei Conti: “La spesa dell’Italia per i redditi dei dipendenti pubblici è in linea con i principali paesi dell’Unione Europea. Il raffronto tra il numero dei dipendenti pubblici e il totale degli occupati, in forte discesa per l’Italia nell’ultimo decennio (dal 16,4% al 14,4%), evidenzia un peso della burocrazia sul mercato del lavoro pari a circa la metà della Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito. Con la politica di soli tagli al personale della pubblica amministrazione il risultato è stato un peggioramento della qualità dei servizi pubblici che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità, con inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati”. Per la prima volta dalla privatizzazione del pubblico impiego il conto annuale rileva una significativa diminuzione del costo del personale, che si attesta su un valore di 152,2 miliardi (1,5% in meno rispetto al 2009). Il rapporto tra Pil e spesa per i redditi dei dipendenti pubblici è in continuo calo e raggiungerà, nel 2014, un valore pari al 10%. La Corte fa una stima dell’esborso per le finanze pubbliche dei permessi sindacali del pubblico impiego: “Nel 2010 il costo per l’erario dei permessi sindacali è di 151 milioni di euro. La fruizione dei diversi istituti (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi), può essere stimata come equivalente all’assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4mila e 569 unità di personale, pari ad un dipendente ogni 550 in servizio!”. Così si è espressa la Corte nella relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico. Alcuni comparti della P.A. sono stati colpiti duramente e si trovano in “forte scopertura” gli organici di forze armate, corpi di polizia, vigili del fuoco, prefetti, diplomatici, magistrati e professori universitari. “Il personale in regime di diritto pubblico – si legge nella relazione – rappresenta nel 2010 circa il 18% del totale complessivo dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con una spesa pari a 25,5 miliardi. In netta flessione, rispetto al 2009, gli appartenenti alle varie categorie, in particolare professori universitari (-5,6%) e magistrati (-2,8%). Al termine del 2010 i dipendenti in servizio presso tutte le pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti dell’1,9%, calo che fa seguito a quello di analogo valore del 2009″. Per quanto riguarda poi il metodo meritocratico la Corte sottolinea: “Il blocco della crescita delle retribuzioni complessive e della contrattazione collettiva nazionale hanno comportato il rinvio, da un lato, delle norme più significative in materia di valutazione del merito individuale e dell’impegno dei dipendenti”. I giudici tributari osservano che “nel periodo 2005-2011 il divario tra le retribuzioni contrattuali del settore pubblico e quelle dei comparti privati subisce un drastico ridimensionamento, passando da un valore dell’8% al 2,6%, forbice destinata a restringersi ulteriormente per effetto del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il 2014.”.
Buonasera Presidente. Per prima cosa mi lasci dire che finalmente, dopo un paio di mesi di (apparente) silenzio, il blog è “ripartito”. Fatto molto positivo perché, oltre che sui media tradizionali, conta molto essere presenti anche qui, sul web.
Detto questo trovo il suo discorso condivisibile nei toni e nella sostanza. Aggiungerei solo una osservazione, forse banale, sul fatto che lo Stato non può essere il solo e unico volano dell’economia. La ripresa può avvenire solo con il concorso di tutti gli attori della società: le banche devono tornare ad erogare credito alle imprese, gli imprenditori devono poter contare su un quadro normativo e fiscale semplice, chiaro e stabile, ed il mondo politico deve garantire tutte le condizioni più favorevoli per i nuovi investimenti. Non è pensabile che il peso della ripresa possa essere sostenuto solo ed esclusivamente dall’iniziativa pubblica delle grandi opere o da riforme del lavoro dal dubbio esito. Tutti i tentativi in tal senso dei governi degli ultimi anni infatti non hanno sortito alcun effetto: precari e disoccupati sono sempre di più!
Perciò il suggerimento è proprio questo: che ognuno faccia la sua parte. In particolare, invece di concentrarsi sui guai politici o giudiziari di questo o quel personaggio politico, è arrivato per voi, nostra classe politica, il momento del fare concreto. Buon lavoro
non mi aspettavo di dover dare una preferenza ad un partito che non conoscevo. Per la prima volta condivido, forza udc siamo grandi e forti, sono con voi.
Intervento condivisibile al 100%, serio, responsabile, da politico preparato e attento ai bisogni della gente. Giusta la rivendicazione dei risultati del governo Monti che ci permette di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo con tutti i conseguenti vantaggi per le nostre aziende. Intervento di spessore con un unico grande difetto, a mio modo di vedere, che è il ritardo che ha di almeno due mesi: queste considerazioni avrebbe dovuto iniziare a farle il giorno dopo i risultati elettorali, con decisione e con forza e non lasciare che populisti e venditori di tappeti prendessero il sopravvento su tutti i media. Comunque “meglio tardi che mai”, sperando che non sia troppo tardi per evitare il disastro economico civile e anche morale.
Comunque un grande in bocca al lupo, anche a tutti noi, ne abbiamo veramente un grande bisogno. Cittadino.
Intervento condivisibile al 100%: realistico, ma nello stesso tempo teso ad individuare un progetto credibile per il futuro dell’ Europa. Un intervento da politico preparato e attento ai bisogni della popolazione che porta un contributo di chiarezza sugli effettivi meriti e responsabilità della situazione attuale. Giusta la rivendicazione dei risultati ottenuti dal governo Monti che ci permettono oggi di uscire dalla procedura di infrazione e di poter usufruire dei rilevanti vantaggi che ne conseguiranno per le nostre aziende. Veramente un ottimo intervento che ha però, a mio modo di vedere, un gravissimo difetto: è in ritardo di due mesi. Queste motivazioni, queste considerazioni, queste prese di posizione dovevano essere esternate con forza e determinazione ad iniziare dal giorno dopo il voto. Due mesi di assenza dall’ agone politico hanno pesantemente danneggiato la possibilità di formare una nuova, più grande forza politica secondo la visione sia nostra che di Scelta Civica, anche perchè il 10,5% non è proprio un risultato insignificante! Se una gran parte degli elettori ha preferito non votare per chi, come lei, ha usato il linguaggio duro della realtà ed ha preferito ficcare la testa sotto la sabbia inseguendo populisti e venditori di tappeti, la responsabilità non è certo di chi ha detto la verità ma è di chi non ha voluto ascoltarla. Ma non per questo si deve smettere di proclamarla e darla vinta ai parolai, vecchi e nuovi, che imperversano sui media. Però è meglio tardi che mai: bentornato, Presidente, ed un grande in bocca al lupo (anche a noi che ne abbiamo veramente bisogno) Cittadino.
Buongiorno @Redazione
Anzitutto grazie per la sollecita risposta e per il complimento che mi onora. Poi, per quanto possa suonare strano dirlo, sono lieto che i problemi segnalati non siano dovuti ad un cambiamento della politica di gestione del blog, ma siano invece causati da interventi esterni di malintenzionati. Questo mi da l’opportunità di fare un paio di osservazioni. La prima è che, nonostante possa sembrare un paradosso, si diventa oggetto di attacchi informatici solo nel caso in cui il sito abbia un qualche rilievo (in termini di visite e/o idee espresse). Quindi l’attacco informatico può di fatto sancire il buon esito di una iniziativa come il presente sito. La seconda cosa da dire è che, contrariamente a quanto alcuni demagoghi sostengono con convinzione, il web non è il paradiso terrestre e anche qui come nel mondo reale, accanto a iniziative lodevoli (come il presente blog) trovano spazio e vi si agitano emozioni ed interessi tutt’altro che limpidi e cristallini. Concludo con un suggerimento: continuate così perché la vostra presenza sul web è un punto di riferimento sempre più indispensabile per molti cittadini.
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Voglio sperare che qualche beneficio arrivi effettivamente fino ai cittadini, e che questo ennesimo finanziamento non sia anche un ennesimo spreco di risorse, per alimentare clientelismo, politica e corruzione. Preferirei che fossero impiegati, oltre che per sostenere effettivamente le fasce deboli, anche per incentivare le imprese “vere” che creano occupazione “reale”. Ma questo è chiedere troppo, è da pazzi solo pensarlo!
sig. francesco, può trovare maggiori dettagli in questo articolo: http://www.pierferdinandocasini.it/2012/05/12/fondi-per-il-sud-23-miliardi-di-euro-per-la-crescita/
Un idea geniale, altri soldi mandati in quel buco nero che sono le regioni meridionali, come se negli ultimi 60 anni ne avessimo mandati pochi e con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.Invece di cominciare a tagliare la spesa pubblica con la mannaia,magari partendo proprio dalle regioni della magna grecia che sono quelle che hanno un livello di spesa pubblica che non ha eguali al mondo,il Sig.Monti continua pedissequamente nelle fallimentari politiche assistenzialiste adottate da tutti i governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi e che consistono nel depredare sistematicamente le zone virtuose e produttive del paese per mantenere un esercito di pirati e bucanieri che pretendono di vivere alle spalle di chi lavora e produce ricchezza, in regioni il cui livello produttivo è paragonabile a quello dei paesi nordafricani.Io dico che così non si può più andare avanti, speriamo che il default arrivi presto e che faccia piazza pulita una volta per tutte di questo stato ladro e criminogeno.
La Corte dei Conti boccia i tagli al pubblico impiego.
In tempi di crisi e di tagli torna prepotentemente alla ribalta la spesa pubblica italiana, insostenibile ed eccessiva per i servizi resi alla collettività. E se tagliare il numero dei parlamentari e i loro stipendi è demagogia, tagliare il numero dei dipendenti pubblici è un argomento che di tanto in tanto ritorna la centro del dibattito politico! I sindacati di categoria fanno orecchio da mercante e assecondano le direttive del governo avendo 151 milioni di euro di permessi sindacali da farsi ”perdonare”. A difesa del pubblico impiego, laddove il sindacato latita da decenni, interviene la Corte dei Conti: “La spesa dell’Italia per i redditi dei dipendenti pubblici è in linea con i principali paesi dell’Unione Europea. Il raffronto tra il numero dei dipendenti pubblici e il totale degli occupati, in forte discesa per l’Italia nell’ultimo decennio (dal 16,4% al 14,4%), evidenzia un peso della burocrazia sul mercato del lavoro pari a circa la metà della Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito. Con la politica di soli tagli al personale della pubblica amministrazione il risultato è stato un peggioramento della qualità dei servizi pubblici che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità, con inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati”. Per la prima volta dalla privatizzazione del pubblico impiego il conto annuale rileva una significativa diminuzione del costo del personale, che si attesta su un valore di 152,2 miliardi (1,5% in meno rispetto al 2009). Il rapporto tra Pil e spesa per i redditi dei dipendenti pubblici è in continuo calo e raggiungerà, nel 2014, un valore pari al 10%. La Corte fa una stima dell’esborso per le finanze pubbliche dei permessi sindacali del pubblico impiego: “Nel 2010 il costo per l’erario dei permessi sindacali è di 151 milioni di euro. La fruizione dei diversi istituti (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi), può essere stimata come equivalente all’assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4mila e 569 unità di personale, pari ad un dipendente ogni 550 in servizio!”. Così si è espressa la Corte nella relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico. Alcuni comparti della P.A. sono stati colpiti duramente e si trovano in “forte scopertura” gli organici di forze armate, corpi di polizia, vigili del fuoco, prefetti, diplomatici, magistrati e professori universitari. “Il personale in regime di diritto pubblico – si legge nella relazione – rappresenta nel 2010 circa il 18% del totale complessivo dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con una spesa pari a 25,5 miliardi. In netta flessione, rispetto al 2009, gli appartenenti alle varie categorie, in particolare professori universitari (-5,6%) e magistrati (-2,8%). Al termine del 2010 i dipendenti in servizio presso tutte le pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti dell’1,9%, calo che fa seguito a quello di analogo valore del 2009″. Per quanto riguarda poi il metodo meritocratico la Corte sottolinea: “Il blocco della crescita delle retribuzioni complessive e della contrattazione collettiva nazionale hanno comportato il rinvio, da un lato, delle norme più significative in materia di valutazione del merito individuale e dell’impegno dei dipendenti”. I giudici tributari osservano che “nel periodo 2005-2011 il divario tra le retribuzioni contrattuali del settore pubblico e quelle dei comparti privati subisce un drastico ridimensionamento, passando da un valore dell’8% al 2,6%, forbice destinata a restringersi ulteriormente per effetto del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il 2014.”.