Come fa un paese a crescere quando i suoi sudditi, pardon, i suoi “cittadini” percepiscono salari e pensioni che sono al limite della questua? Alla domanda la politica non ha saputo dare risposte concrete e ha delegato a questo i professori, facendosi da parte. I tecnici, da parte loro, hanno risposto al bisogno di crescita rivendicato ormai da anni dalla nazione intera, con una serie sconsiderata di aumenti ed una tassazione ai massimi storici. Per contro, ha lasciato ‘indisturbate’ le categorie più ricche del Belpaese che, nonostante tutto, continuano ad ingrassare i loro già lauti profitti! Così pur facendo parte dell’Unione Europea, almeno per quanto riguarda sacrifici e privazioni, gli italiani si ritrovano con gli stipendi che sono tra i più poveri del vecchio continente. Le retribuzioni dei lavoratori italiani non sono mai state così basse da 29 anni a questa parte e il divario con i prezzi è al top dal 1995. Lo fa sapere l’Istat, sottolineando che a marzo le retribuzioni sono state ferme su base mensile e in aumento dell’1,2% su base annua: si tratta dell’aumento tendenziale più basso almeno dal 1983. Secondo i dati Istat, inoltre, a marzo il divario salari-prezzi ha toccato un livello record: la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha registrato una differenza di 2,1 punti percentuali: si tratta del divario piu alto dall’agosto del 1995. Quanto ai principali macrosettori, a marzo, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che, lo scorso mese, hanno presentato gli incrementi tendenziali maggiori sono stati: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti). Si sono registrate, invece, variazioni nulle nell’agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione. Alla fine di marzo la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale è del 32,6% nel totale dell’economia e del 12,3% nel settore privato per un totale di 4,3 milioni di lavoratori senza contratto! L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di oltre due anni (27 mesi) tanto nel totale che nell’insieme dei settori privati. Alla fine di marzo 2012 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 67,4% degli occupati dipendenti e al 61,8% del monte retributivo osservato.
@Gattestro, finalmente il blog è ripartito, ma stenta moltissimo a riprendere le frequentazioni di due mesi fa perché appunto due mesi di stasi e di assenza praticamente totale dalla rete non sono facilmente recuperabili. Anche perché la fase di “stanca” purtroppo non mi sembra del tutto passata! Cittadino.
Buonasera Presidente. Per prima cosa mi lasci dire che finalmente, dopo un paio di mesi di (apparente) silenzio, il blog è “ripartito”. Fatto molto positivo perché, oltre che sui media tradizionali, conta molto essere presenti anche qui, sul web.
Detto questo trovo il suo discorso condivisibile nei toni e nella sostanza. Aggiungerei solo una osservazione, forse banale, sul fatto che lo Stato non può essere il solo e unico volano dell’economia. La ripresa può avvenire solo con il concorso di tutti gli attori della società: le banche devono tornare ad erogare credito alle imprese, gli imprenditori devono poter contare su un quadro normativo e fiscale semplice, chiaro e stabile, ed il mondo politico deve garantire tutte le condizioni più favorevoli per i nuovi investimenti. Non è pensabile che il peso della ripresa possa essere sostenuto solo ed esclusivamente dall’iniziativa pubblica delle grandi opere o da riforme del lavoro dal dubbio esito. Tutti i tentativi in tal senso dei governi degli ultimi anni infatti non hanno sortito alcun effetto: precari e disoccupati sono sempre di più!
Perciò il suggerimento è proprio questo: che ognuno faccia la sua parte. In particolare, invece di concentrarsi sui guai politici o giudiziari di questo o quel personaggio politico, è arrivato per voi, nostra classe politica, il momento del fare concreto. Buon lavoro
non mi aspettavo di dover dare una preferenza ad un partito che non conoscevo. Per la prima volta condivido, forza udc siamo grandi e forti, sono con voi.
Intervento condivisibile al 100%, serio, responsabile, da politico preparato e attento ai bisogni della gente. Giusta la rivendicazione dei risultati del governo Monti che ci permette di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo con tutti i conseguenti vantaggi per le nostre aziende. Intervento di spessore con un unico grande difetto, a mio modo di vedere, che è il ritardo che ha di almeno due mesi: queste considerazioni avrebbe dovuto iniziare a farle il giorno dopo i risultati elettorali, con decisione e con forza e non lasciare che populisti e venditori di tappeti prendessero il sopravvento su tutti i media. Comunque “meglio tardi che mai”, sperando che non sia troppo tardi per evitare il disastro economico civile e anche morale.
Comunque un grande in bocca al lupo, anche a tutti noi, ne abbiamo veramente un grande bisogno. Cittadino.
Intervento condivisibile al 100%: realistico, ma nello stesso tempo teso ad individuare un progetto credibile per il futuro dell’ Europa. Un intervento da politico preparato e attento ai bisogni della popolazione che porta un contributo di chiarezza sugli effettivi meriti e responsabilità della situazione attuale. Giusta la rivendicazione dei risultati ottenuti dal governo Monti che ci permettono oggi di uscire dalla procedura di infrazione e di poter usufruire dei rilevanti vantaggi che ne conseguiranno per le nostre aziende. Veramente un ottimo intervento che ha però, a mio modo di vedere, un gravissimo difetto: è in ritardo di due mesi. Queste motivazioni, queste considerazioni, queste prese di posizione dovevano essere esternate con forza e determinazione ad iniziare dal giorno dopo il voto. Due mesi di assenza dall’ agone politico hanno pesantemente danneggiato la possibilità di formare una nuova, più grande forza politica secondo la visione sia nostra che di Scelta Civica, anche perchè il 10,5% non è proprio un risultato insignificante! Se una gran parte degli elettori ha preferito non votare per chi, come lei, ha usato il linguaggio duro della realtà ed ha preferito ficcare la testa sotto la sabbia inseguendo populisti e venditori di tappeti, la responsabilità non è certo di chi ha detto la verità ma è di chi non ha voluto ascoltarla. Ma non per questo si deve smettere di proclamarla e darla vinta ai parolai, vecchi e nuovi, che imperversano sui media. Però è meglio tardi che mai: bentornato, Presidente, ed un grande in bocca al lupo (anche a noi che ne abbiamo veramente bisogno) Cittadino.
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Belpaese: stipendi da fame e prezzi alle stelle!
Come fa un paese a crescere quando i suoi sudditi, pardon, i suoi “cittadini” percepiscono salari e pensioni che sono al limite della questua? Alla domanda la politica non ha saputo dare risposte concrete e ha delegato a questo i professori, facendosi da parte. I tecnici, da parte loro, hanno risposto al bisogno di crescita rivendicato ormai da anni dalla nazione intera, con una serie sconsiderata di aumenti ed una tassazione ai massimi storici. Per contro, ha lasciato ‘indisturbate’ le categorie più ricche del Belpaese che, nonostante tutto, continuano ad ingrassare i loro già lauti profitti! Così pur facendo parte dell’Unione Europea, almeno per quanto riguarda sacrifici e privazioni, gli italiani si ritrovano con gli stipendi che sono tra i più poveri del vecchio continente. Le retribuzioni dei lavoratori italiani non sono mai state così basse da 29 anni a questa parte e il divario con i prezzi è al top dal 1995. Lo fa sapere l’Istat, sottolineando che a marzo le retribuzioni sono state ferme su base mensile e in aumento dell’1,2% su base annua: si tratta dell’aumento tendenziale più basso almeno dal 1983. Secondo i dati Istat, inoltre, a marzo il divario salari-prezzi ha toccato un livello record: la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha registrato una differenza di 2,1 punti percentuali: si tratta del divario piu alto dall’agosto del 1995. Quanto ai principali macrosettori, a marzo, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che, lo scorso mese, hanno presentato gli incrementi tendenziali maggiori sono stati: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti). Si sono registrate, invece, variazioni nulle nell’agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione. Alla fine di marzo la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale è del 32,6% nel totale dell’economia e del 12,3% nel settore privato per un totale di 4,3 milioni di lavoratori senza contratto! L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di oltre due anni (27 mesi) tanto nel totale che nell’insieme dei settori privati. Alla fine di marzo 2012 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 67,4% degli occupati dipendenti e al 61,8% del monte retributivo osservato.