postato il 10 novembre 2011 da Redazione | in "In evidenza, Politica, Riceviamo e pubblichiamo"

Altro che elezioni, prima di tutto (come in Spagna) fronte comune contro la crisi

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

In questi frenetici giorni politici e autorevoli commentatori hanno suggerito a Berlusconi di “fare come Zapatero”. La formula “fare come Zapatero” è piuttosto equivoca, tanto che per alcuni indica il non ricandidarsi alle prossime politiche mentre per altri l’andare senza indugio ad elezioni. Tutti però dimenticano un passaggio fondamentale di questo “fare come Zapatero”: tra la decisione di non ricandidarsi e l’indizione delle elezioni Zapatero ha trovato il tempo di fare alcune riforme necessarie, con l’opposizione, per rimettere in forma la Spagna in attesa del voto. La Spagna, che per molti mesi è stata considerata la candidata più probabile a un’ipotetica deriva greca, negli ultimi tempi sembra essersi un po’ allontanata dall’orlo del precipizio. La Spagna non è ancora fuori dalla crisi, ma la decisione del premier José Luis Rodriguez Zapatero di ritirarsi dalla vita politica, e di condurre il paese a elezioni leggermente anticipate il prossimo 20 novembre, ha avuto un effetto positivo. Questa decisione, in combinato disposto con alcune riforme fatte insieme all’opposizione ha fatto sì che la Spagna potesse guadagnarsi qualche lode dalla Bce e dalla stampa economica internazionale e che Madrid potesse allontanarsi dal mirino degli speculatori.

Nello specifico il governo Zapatero ha proceduto alla ristrutturazione del sistema delle Casse di Risparmio e ha preso altre misure in campo economico che sono state apprezzate dalle istituzioni europee e per le quali ha ricevuto in Parlamento anche l’appoggio “di responsabilità” da parte del Partito Popolare di Mariano Rajoy, su tutte l’inserimento nella Costituzione spagnola di un limite al deficit. Quando dunque si chiede a Silvio Berlusconi di “fare come Zapatero” bisogna ricordare che questo “fare”  non significa solamente farsi da parte o invocare risolutive elezioni anticipate, ma significa, soprattutto, prendere quelle misure necessarie per allontanare dal Paese il rischio Grecia. E’ chiaro che se Berlusconi non ha la forza e il consenso per fare ciò è giusto che ceda il passo a qualcuno che, con il consenso suo e di gran parte del Parlamento, prenda quelle misure che l’Europa e i mercati aspettano da troppo tempo.

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