postato il 19 ottobre 2009 da Redazione | in "Media e tecnologia, Spunti di riflessione"

Banda larga, problema politico e culturale

Sulla banda larga segnaliamo un articolo di A. Longo pubblicato su Apogeonline

“Il problema dell’innovazione in Italia è soprattutto politico-culturale. Ed è per questo motivo che sarà molto difficile vincerlo. È questo il sapore che resta in bocca dopo le ultime notizie sui nostri ritardi nella banda larga e i due giorni di convegno di Between a Capri, dove tutto il gotha delle tlc era riunito a discutere dei nostri (e loro) mali. Per chi pensava che il fondo del barile fosse già raggiunto e bene illuminato dall’ultima relazione Agcom, una sorpresa: si può andare più giù.
Tra gli ultimi indizi arrivati in tal senso, il nuovo rapporto Ecta (8 ottobre), secondo cui la diffusione della banda larga in Italia è al 20,3% (rispetto alla media Europea del 23,5%), con un crescita su base annua del 11,7% (rispetto alla media europea del 14,1%). Siamo in ritardo e andiamo più lenti della media. «In sostanza, si conferma un trend di rallentamento nella diffusione», commenta Innocenzo Genna, portavoce Ecta (associazione degli operatori alternativi europei). Che chiosa: «La quota di mercato di Telecom Italia è al 57,3% (la media degli incumbent europei è 45,5%)». Forse anche dietro questa quota record di Telecom, segno di immaturità del mercato italiano, c’è un fattore culturale: l’italiano sceglie Alice perché convinto da un marchio che conosce e da una pubblicità molto presente, invece di esplorare alternative più economiche.”

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  1. Eh, chi meglio di me può parlare della banda larga? Parlo della mia regione, la Basilicata, dove la banda larga in molti comuni è un sogno, nel mio paese, poi, è un’utopia. “Pochi utenti”, la risposta di tutti. Eppure la mia zona è un’area dall’elevato potenziale turistico, ma nessuno è disposto ad investire. Manca la mentalità politica ed imprenditoriale, per questo manca l’ADSL. Per questo mi appello alla politica nazionale: ci sarebbe bisogno di una proposta seria e concreta, da portare in Parlamento, non soltanto promesse. Le promesse non servono.
    Per ora vi saluto, dal paesino dove internet è un’utopia, e dal mio pc a 44kbps.
    Marta


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