Sull’Afghanistan il governo riferisca subito in Parlamento, perché non si possono fare giochini politici sulla pelle dei nostri militari. La Lega non può essere un partito di lotta e di governo. Noi sosteniamo senza se e senza ma i nostri militari.
Le parole di De Magistris sul Presidente Mancino segnano un’altra seria discriminante tra le forze di opposizione.
L’operato di Mancino è sempre stato, ieri come oggi, da democratico cristiano prima e da esponente del centro sinistra dopo, al servizio dell’Italia e degli italiani, con una lealtà istituzionale su cui non possiamo nutrire alcun dubbio.
Gli attacchi dell’Italia dei Valori al capo dello Stato sono “lucidi”. Dal partito di Di Pietro è arrivato un attacco lucido per lucrare qualche rendita di posizione: così si è messo in competizione non con un’idea di governo, ma con un’idea delle istituzioni. Noi dobbiamo dire con nettezza che questa idea non ci appartiene, che non possiamo avere complicità politica con chi identifica in Napolitano il bersaglio e che alzerà sempre più il tiro.
“Ci sono tre questioni, su cui noi vorremmo che l’attenzione di un Parlamento disattento si concentrasse. Il primo: è stata cassata la norma che limita per le banche la possibilità di aumentare costi e tassi per i clienti risparmiatori.
Poi l’ambiente. [Continua a leggere]
Casini sulle regionali: «Siamo determinanti e con le mani libere» di Alessandro De Angelis
«Non auspico un governo tecnico, o di emergenza, per la crisi». Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini pensa che la legislatura arriverà a scadenza naturale. Per questo taglia corto sul sexgate («La mozione del Pd è pura propaganda») e chiede a Berluseoni un cambio di rotta: «Aprirebbe una fase nuova per tutti». In vista delle regionali («Siamo indispensabili ovunque») invoca «mani libere».
E sul capitolo alleanze gela il Pd: «Non siamo assolutamente disponibili a un nuovo centrosinistra». [Continua a leggere]
Spesso si sente parlare di voto di fiducia, elemento che ultimamente è fonte di varie polemiche nell’ambito politico e istituzionale. Ma che cosa è il voto di fiducia e come si è trasformato in uno strumento di governo?
Qualsiasi ragionamento deve partire dall’art. 94 della nostra Costituzione che stabilisce che il Governo deve avere, entro 10 giorni dalla sua formazione, la fiducia delle due Camere. Tale atto si sostanzia in una mozione (presentata e sottoscritta dai partiti che costituiscono la maggioranza parlamentare a sostegno del Governo) che deve essere votata per appello nominale. Una mozione di sfiducia può essere presentata solo se firmata da un decimo dei componenti di ciascuna Camera e non può essere discussa prima di tre giorni dalla sua presentazione.
Lo spiega Fabio Bistoncini, facendo una breve storia del voto di fiducia e del suo utilizzo nella storia del Parlamento.
Il metodo è sostanza e qui siamo in presenza di un esproprio del Parlamento a causa delle scelte del governo. La decretazione di urgenza unita alla fiducia e all’uso dei maxiemendamenti altera la corretta produzione legislativa. Siamo ormai a una patologia. Siamo molto rammaricati, anche verso la presidenza della Camera che si era fatta carico di un impegno sostanziale che è stato disatteso. Non la invidio perché conosco le difficoltà del presidente della Camera in situazioni di questo tipo, ma c’era un accordo limpido tra i gruppi che poteva essere rispettato, perché il Senato poteva cambiare il testo. Le voglio dire scherzando e con amicizia che lei è molto impegnato a “Farefuturo”, speriamo che si impegni anche a “farepresente”.
Nel decreto anticrisi c’erano questioni che pensavamo potessimo affrontare costruttivamente. Dal nodo delle pensioni al tema delle badanti trattato con grandi incongruenze, dalla detassazione degli investimenti, utile ma limitata sia per quanto riguarda gli interventi agevolabili che per le previsioni temporali, allo scudo fiscale. Dov’è finita la norma che limitava per le banche i costi ed i tassi per i clienti risparmiatori? Evidentemente hanno vinto i banchieri, che contano più del Parlamento anche in quest’Aula. [Continua a leggere]
Condivido il pensiero di Francesco…una politica che dà il buon esempio è un ottimo punto di partenza. I cittadini hanno bisogno di sentirvi vicini. Per quanto riguarda la Grecia…se uscisse dall’Euro sarebbe un bel problema anche per nazioni deboli come Italia e Spagna…siamo ad un passo dal baratro, purtroppo, e mai come ora ci vuole compattezza politica a sostegno del Governo Monti.
Bravo Presidente, dimostrate senso di responsabilità, e per essere credibili cominciate a dare voi per primi il buon esempio, tagliando seriamente il finanziamento ai partiti (veramente il referendum, per quel che vale la volontà degli italiani, lo aveva eliminato) e restituendo ciò che avete incassato e non avete ancora speso. Tagliate gli stipendi e gli incentivi, dei manager e funzionari della P.A., raccomandati e protetti dai partiti, e che sono il bubbone della corruzione e degli sprechi in Italia. Varate seri provvedimenti anticorruzione, chi è condannato per corruzione deve essere licenziato, e non promosso! Togliete la pesante zavorra della spesa pubblica dalle spalle dell’economia sana del paese, che è costretta a finanziarla con una pressione fiscale sempre più crescente, e liberalizzate per davvero il mercato del lavoro. Tutti devono guadagnare per quanto lavorano e producono, ora avviene il contrario, chi fà più danni viene premiato!
Se la gente vedrà che la politica agisce in questa direzione, forse un pò di credibilità la recuperate, altrimenti se continuerete a dare lo spettacolo degli ultimi giorni, dovrà aspettare le urne per liberarsi!
Si sbaglia di grosso on.Casini, sono proprio le scelte di Monti quelle che ci stanno facendo avvicinare sempre più allo spettro della grecia.Aumentare la tassazione come ha fatto questo governo in un paese dove il prelievo fiscale è già a livelli insostenibili e non toccare la folle spesa pubblica è semplicemente da irresponsabili.Di più, inasprire gli studi di settore (strumento liberticida degno di uno stato totalitario) in un momento di gravissima crisi economica in cui i fatturati delle imprese stanno cadendo a picco significa dare il colpo di grazia definitivo al sistema delle PMI che come lei ben sa (o almeno dovrebbe sapere) è quello che garantisce oltre il 90% dell’occupazione in italia e che rapresenta l’asse portante su cui si regge tutto il sistema economico del nostro paese (cioè se crollano le PMI,crolla tutto il sistema italia).
Comunque che Monti come premier sia del tutto inadeguato o addirittura dannoso lo dice anche l’on.Antonio Martino,ex ministro della difesa e allievo del premio nobel Milton Freedman,il quale afferma: “principio del pareggio è regola sacrosanta quando le pubbliche spese non superano il 10% del reddito nazionale (come al tempo di Minghetti) o si aggirano sul 30% (come all’epoca di Einaudi e Vanoni) ma, quando il rapporto della spesa pubblica sul reddito nazionale supera il 52% come adesso, il perseguimento del pareggio realizzato tentando di fare aumentare le entrate è semplicemente demenziale e ha conseguenze potenzialmente disastrose….
Pareggiare il bilancio significa pretendere di prelevare con i tributi il 52% del reddito al contribuente medio; quanto dovrebbero sborsare coloro che hanno redditi superiori alla media, il 60 o 70 per cento, e le imprese il 90 o più percento? Solo un folle può credere che la crescita sia possibile in queste condizioni”.