Immigrazione, coinvolgere l’Europa
Non possiamo solo fare cucu o raccontare barzellette, dobbiamo coinvolgere l’Europa nel pattugliamento delle fasce costiere. Si deve avere il pugno duro contro gli scafisti, ma il trattamento per i disperati che arrivano in Italia spinti dalla fame deve essere diverso.
Pier Ferdinando



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Il riordinamento dei processi produttivi e di circolazione delle merci, la ricomposizione delle forze produttive producono esseri umani che non sono utili al “nuovo ordine mondiale”, che non producono, che non consumano, che non sono soggetti di credito, che sono insomma del tutto prescindibili. I grandi centri finanziari impongono le loro leggi alle nazioni ed agli aggruppamenti di nazioni. Ne riordinano gli abitanti. Poi, conclusa l’operazione scoprono che vi sono persone in “sovrappiù”.
Nuovi territori, dopo la conclusione della Guerra fredda aspettano di essere conquistati (gli antichi paesi socialisti) e altri devono essere assorbiti nel “nuovo ordine mondiale”. Per fare ciò, i centri finanziari conducono una strategia criminale: proliferazione delle “guerre regionali” e dei “conflitti interni”, percorsi di accumulazione atipica dei capitali e mobilitazione di grandi masse di lavoratori.
Il risultato di questa guerra mondiale di conquista sono milioni di emigranti in tutto il mondo: “stranieri” nel mondo “senza frontiere”. Ovunque, milioni di persone soffrono persecuzione xenofoba, precarizzazione del lavoro, perdita di identità culturale, repressione poliziesca, fame, prigione e morte.
Per gli emigranti, i rifugiati e gli sfollati esistono differenti regimi giuridici e differenti etichette, ma ovunque essi continuano ad essere considerati “stranieri”. A volte sono tollerati, a volte sono rifiutati. L’incubo dell’emigrazione continua e si generalizza. Il numero di persone che ruotano nell’ambito dell’Alto Commissionato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), è cresciuto in maniera esponenziale da circa 2 milioni nel 1975 a 27 milioni nel 1995.
La politica del neoliberismo rispetto all’emigrazione è più orientata a destabilizzare il mercato mondiale del lavoro che a frenare l’immigrazione. Il processo di distruzione/spopolamento, seguito da quello di ricostruzione/riordinamento, provoca lo spostamento di milioni di persone, che continuano a vagare con l’incubo di essere una minaccia per i lavoratori locali. Essi diventano il nemico da combattere al posto del padrone.
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